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Definizioni di gruppo nella psicologia sociale FFFFF

Gruppi come aggregazione McGrath 1984

  • Aggregazioni artificiali: gruppi statistici, categorie sociali basate su una caratteristica comune. Sono gruppi detti “artificiali” perché non sono stati creati dalla dimensione emotiva, ma per fini di ricerca. Es. maschio, femmina, studenti universitari, studenti delle medie.
  • Aggregazioni non organizzate: aggregati, soggetti che si trovano nello stesso luogo, condividono lo spazio comune ma non hanno legame, hanno uno scopo comune. Es. coda in posta, coda al supermercato.
  • Unità sociali con modelli di relazione: soggetti che condividono valori, abitudini, costumi, linguaggio (culture, parentele) Es. a Pasqua e Natale condividiamo con queste persone degli elementi valoriali o di abitudini di vita.
  • Unità sociali strutturate: sono quelle unità dove esiste un gruppo, in cui tra i diversi componenti c’è interdipendenza (Kurt Lewin, cioè che le persone sono tra loro dipendenti, quindi il mio comportamento avrà una ricaduta sugli altri componenti del gruppo) e relazioni strutturate (ognuno di noi sa cosa si può aspettare dall’altro) Es. società, comunità, famiglia (rientrano qua perché sono strutture che non dipendono dalla numerosità del gruppo, ma dal concetto di interdipendenza)
  • Unità sociali intenzionalmente progettate: unità dove abbiamo uno scopo comune/condiviso tra i partecipanti, dove al suo interno abbiamo soggetti che ricoprono ruoli/status definiti, fondamentali per raggiungere l’obiettivo. Es. organizzazione, gruppo di lavoro.
  • Unità sociali meno intenzionalmente progettate: c'è uno scopo comune, ma non necessariamente interazione diretta Es. associazione/organizzazione volontaria, amici (perché hanno lo scopo comune per esempio di divertirsi, ma non sono organizzati come un gruppo di lavoro in cui ci sono ruoli definiti, nel gruppo di amici i ruoli nascono in modo spontaneo).

Tipo di relazioni e grandezza definiscono il gruppo di aggregazione

A seconda della grandezza, possiamo definire:

  • Gruppo: è un’aggregazione sociale in cui c’è reciproca consapevolezza e interazione. Il numero di partecipanti si riduce notevolmente rispetto a un aggregato, quindi sono piccoli, strutturati e organizzati.
  • Aggregato: insieme di persone che non ci permette di conoscere i soggetti uno ad uno.

Il piccolo gruppo psicologico è formato da 10-12 persone.

Grandezza e interazione

  • Grandi gruppi: aggregato
  • Piccoli gruppi: le persone si conoscono e si influenzano reciprocamente (concetto di interdipendenza), e gruppi faccia a faccia (interagiscono direttamente sia a distanza che vicini)

Il leader è colui che influenza gli altri più di quanto gli altri influenzino lui.

Bales piccolo gruppo e interazione diretta 1950

Bales è un autore importante perché è stato uno dei primi a trattare l’argomento di piccolo gruppo e di interazione diretta → è stato anche uno dei primi a parlare dei gruppi di lavoro, li ha studiati e ha affermato che sono gruppi intenzionalmente organizzati, e sono caratterizzati dall’interazione diretta tra i partecipanti “faccia a faccia” (elemento condiviso anche da altri autori), ma si ha anche un obiettivo comune che per Bales è la cosa che distingue un gruppo da un aggregato (cose in grassetto sono le caratteristiche che per Bales un gruppo ha).

Dentro ai gruppi possono esserci tensioni, che portano a emozioni anche negative → Bales ha cercato di leggere come osservatore esterno le interazioni che avvenivano nei gruppi di lavoro, in questo modo è riuscito a costruire IPA, una griglia di osservazione che consente di comprendere le dinamiche del gruppo.

Osservazione libera: diverse persone guardano lo stesso gruppo, ognuno può aver notato qualcosa di diverso, quindi il risultato non sarà mai lo stesso, per questo Bales ha costruito la griglia.

IPA: Interaction process analysis--griglia di Bales

Tipo di intervento A chi è diretto l’intervento
Partecipanti Anna Ada Mara Elio Ciro Elia Cloe Ele Luca a tutti
1. Sostiene, aiuta, incoraggia, mostra stima
2. Tende a ridurre le tensioni, scherza, sorride, si mostra soddisfatto
3. Si mostra d’accordo, accetta, comprende
4. Offre suggerimenti, dà idee, alternative d’azione
5. Espone opinioni, esprime valutazioni
6. Dà informazioni, ripete, chiarifica, conferma
7. Chiede informazioni, chiarimenti, spiegazioni
8. Chiede opinioni, valutazioni, impressioni
9. Chiede suggerimenti, idee, direttive
10. Si mostra in disaccordo, rifiuta
11. Manifesta tensione ed accresce la tensione
12. Mostra antagonismo, tende ad affermare sé stesso, a difendersi

Sopra la griglia bisogna mettere il nome del partecipante che sto osservando e la data della riunione, molto importante perché una persona a seconda della giornata potrebbe comportarsi in modi diversi.

Ci sono poi 12 tipi di intervento che sono le interazioni/comportamenti che posso osservare → se noto quel comportamento, dovrò mettere una “X” sotto al nome della persona a cui è rivolto.

Gli interventi si dividono in:

  • Area socio-emozionale positiva (1-2-3)
  • Area socio-emozionale negativa (9-10-11-12)
  • Orientati al compito (4-5-6-7-8): essi non sono né positivi né negativi (sono neutri), ma quelli più vicini all’area negativa sono tendenti al negativo, e quelli vicini all’area positiva sono tendenti al positivo.

Criteri descrittivi dei gruppi: diversi vertici di osservazione

Per definire che tipo di gruppo abbiamo davanti, possiamo usare dei criteri, possiamo definire un gruppo a seconda della sua:

  • 1. Ufficialità e strutturazione: gruppi creati da un’organizzazione Es. gruppi istituzionali
  • 1. Non ufficialità e non strutturazione: non c’è ufficialità e neanche strutturazione Es. gruppi spontanei amici/famiglia
  • 2. Finalità e motivazioni: gruppo che esiste per finalità e motivazione Es. gruppi di base e gruppi di lavoro
  • 3. Norme e obbligatorietà: ci sono norme definite, e coloro che partecipano al gruppo sono obbligati a seguirle Es. gruppi formali
  • 3. No norme e no obbligatorietà: sono gruppi spontanei, non c’è ufficialità e neanche strutturazione all’interno Es. gruppi informali amici
  • 4. Gruppi primari: gruppi dove c’è un legame emotivo Es. famiglia/amici
  • 5. Gruppi secondari: non c’è il legame di interdipendenza delle parti Es. gruppi di lavoro ↓ però sappiamo che un gruppo primario può trasformarsi in secondario e viceversa Es. io sono dentro alla mia famiglia (gruppo primario), se mi ci allontano diventa un gruppo secondario, e la nuova famiglia che mi creo diventa il gruppo primario.
  • 6. Gruppi di riferimento: dove l'individuo si identifica, gruppi su cui basiamo la nostra identità, o ai quali si aspira ad appartenere
  • 7. Gruppi nella ricerca: quando faccio ricerca possono avere varie tipologie di gruppi Es.: gruppi che esistono già in natura, e che non creo io per finalità

Gruppi naturali di studio (gruppo scout, gruppo sportivo), : non hanno gruppi inventati caratteristiche in comune coloro che ne fanno parte, quasi gruppi, e infine gruppi costruiti per studiare una certa cosa (persone con gli occhiali).

Un gruppo esiste anche solo con 2 persone all’interno.

Piccolo gruppo psicologico: da 2 a 10 persone

Mini focus group: almeno 4 persone

Gruppi primari e gruppi secondari

  • Primari: gruppi di persone che condividono legami emotivi/affettivi, dove è forte il senso di appartenenza e la lealtà.
  • Secondari: gruppi di persone che interagiscono tra loro senza vincoli emotivi, legati dal raggiungimento di scopi pratici → quando subentra la dimensione emotiva, passiamo al gruppo primario.

Primarietà e secondarietà De Grada

De Grada parla di primarietà e secondarietà come se nello stesso gruppo questi due elementi siano già presenti, e a seconda delle fasi di vita del gruppo sarà più forte una o un’altra → questi due termini si possono utilizzare per quando i gruppi si trasformano, quindi non ha senso parlare di gruppo primario o secondario.

Es. la primarietà l’abbiamo nel gruppo famiglia, la secondarietà nel gruppo di lavoro, che se le persone si frequentano anche al di fuori del lavoro si trasforma in primarietà--

Il gruppo per Lewin: sia per piccoli che per grandi gruppi

La definizione che lui dà, va bene per descrivere sia i grandi e sia i piccoli gruppi

  • Secondo Lewin il gruppo è qualcosa di più o di diverso dalla somma dei suoi membri, un insieme di persone non è la sua somma, ma qualcosa di più. Es. se c’è un problema, il confronto dei pensieri degli appartenenti al gruppo porta a superare il problema.
  • Lewin non parla solo della struttura del gruppo, ma dice che un gruppo ha un fine specifico, e che quel gruppo non è lì da solo, ma è in relazione anche con gli altri gruppi/ambiente → quindi quando analizziamo un gruppo, non possiamo considerarlo separato dall'insieme.
  • L'essenza di un gruppo è il concetto di interdipendenza, certi nostri comportamenti hanno delle ricadute sugli altri componenti del gruppo Es. se io mi sono svegliata male, il mio malumore lo trasmetterò anche agli altri componenti del gruppo.
  • Totalità dinamica del gruppo → io non vedo Mario, Lucia, Chiara, ma vedo il gruppo nella sua totalità dinamica perché si modifica nel tempo, e un cambiamento di stato interessa lo stato di tutti gli altri Es. se una persona un giorno a lavoro manca, questa mancanza interessa a tutti i componenti del gruppo, perché quella persona faceva una cosa che gli altri non sanno fare.

Interdipendenza destino/compito

L’interdipendenza può essere legata al:

  • Destino: è quello che possiamo definire “siamo sulla stessa barca”, cioè siamo nella stessa situazione e quindi ci aiutiamo a vicenda (questa visione nasce dalla sindrome di Stoccolma).
  • Compito: è lo scopo del gruppo che determina un legame tra i componenti, i risultati delle azioni di ciascuno, hanno implicazioni sui risultati degli altri. Es. squadra sportiva, se non faccio gioco di squadra e mi tengo la palla, magari ce la faccio a vincere, però tendenzialmente passare palla agevola il risultato.--

Sherif: concezione architetturale del gruppo

Lui parla di architettura nel gruppo → secondo lui il gruppo è come se fosse una struttura definita, in cui i membri sono legati da rapporti di status/ruoli, in cui si definiscono delle regole/norme/valori comuni (questo concetto di struttura Bales e Lewin non lo avevano utilizzato), senza interazione non esiste il gruppo.

Per lui l’interazione che avviene tra i partecipanti del gruppo si sviluppa in un arco temporale, quindi il gruppo ha natura longitudinale → cioè il gruppo che ha una sua storia presente/futuro, in questi casi quindi i comportamenti che io metto in atto dovrò pensarli molto, perché un conto è far parte di un gruppo che durerà solo per una giornata, ma se è longitudinale evito, per esempio, di litigare coi componenti perché li devo rivedere.--

Tajfel: gruppo e identità sociale

Lui ha basato la sua definizione di gruppo sull'identità sociale, cioè noi apparteniamo a tanti gruppi, e all’interno di ognuno definiamo noi stessi.

Es. sono studente, sono un figlio, sono sportivo

Parte dal presupposto che l’identità sociale nasca dal fatto che le persone si sentano appartenenti a una nazione → questa definizione che dà, si basa su:

  • Autocategorizzazione: cioè io mi considero appartenente a quel gruppo X
  • Sentimento di appartenenza (cognitiva/valutativa/emozionale): cioè che tipo di valutazione do di quel gruppo (positiva/negativa), e in più cercherò di appartenere a gruppi che mi danno soddisfazioni, in cui la mia autostima possa crescere.

Paradigma dei gruppi minimali: è sufficiente una categorizzazione sociale che distingua ingroup e outgroup per condurre a comportamenti discriminatori nei confronti dell'outgroup, e a coesione nell’ingroup.

Il gruppo psicologico è necessariamente piccolo Licciardello

Il piccolo gruppo psicologico ha 10-12 persone al suo interno, questo tipo di gruppo è funzionale perché c’è interazione reciproca che porta cambiamenti nel gruppo.

Quando i gruppi diventano più numerosi, all’interno nascono delle divisioni in sottogruppi → questo avviene perché manca interazione reciproca, non tutti riusciranno a parlare e partecipare attivamente.

Comunque qualsiasi tipo di gruppo possiamo definirlo come sistema complesso che viene influenzato da elementi interni (malumore, benessere dei partecipanti), ma anche da elementi esterni (contesto in cui questo gruppo è inserito) che ne creano variabilità.

Es. norme legate alla pandemia, sono norme esterne che hanno ripercussioni nei piccoli gruppi psicologici.

Il piccolo gruppo psicologico è importante perché queste cose non accadono:

  • Aumentando i componenti del gruppo, i soggetti diventano passivi Es. se ho un’aula troppo numerosa, le persone non sono libere di parlare, in un gruppo più ristretto, gli interventi ci sono più facilmente e i soggetti sono più soddisfatti, perché possono partecipare attivamente.
  • Emerge leader dominante: nei gruppi numerosi nasce il leader dominante, e le persone non partecipano, invece in un gruppo piccolo partecipiamo di più e il risultato lo sentiamo nostro (Bales dice che se un gruppo è troppo numeroso, emerge il leader dominante che è necessario perché non si ha direzione, quando siamo pochi, siamo tutti leader di noi stessi).
  • Gruppi numerosi, soggetti meno soddisfatti dell’interazione e scarsa partecipazione alle attività di gruppo: perché se bisogna fare un lavoro con tanta gente c'è chi lavora e chi no.
  • Meno collaborazione reciproca: perché nel caso in cui un lavoro andasse bene, non si saprebbe a chi dare il merito, nel piccolo gruppo è più evidente.--

Brewer dinamica autonomia-dipendenza

Teoria della distinzione ottimale (Brewer 1991) → le identità sociali derivano da una tensione tra:

  • Il bisogno di conferma di similarità agli altri
  • Il bisogno di unicità e di individuazione

Brewer afferma che dentro al gruppo, ogni individuo è sempre in tensione tra l’autonomia (voglio rendermi autonomo, avere un ruolo) e la dipendenza dal gruppo (faccio parte del gruppo quindi sono uguale agli altri) → perché:

  • Se mi stacco troppo da un gruppo, non mi sento di farne parte
  • Se continuo ad esserne troppo dipendente non faccio emergere la mia personalità

Per questo parliamo di teoria della distinzione ottimale, perché c’è bisogno di far coesistere l’autonomia e la dipendenza → questo problema si sviluppa in un momento preciso della vita di gruppo (all’inizio siamo tutti uguali, abbiamo stesse motivazioni valori), nella dimensione della dipendenza, che è da superare perché se no il gruppo non cresce e non si sviluppa → quindi siamo tutti diversi nella nostra uguaglianza, perché ci differenziamo con l’esterno ma anche con l’interno, infatti ognuno di noi deve fare cose diverse, a seconda di cosa sa fare meglio.

Concetto del noi

Concetto del noi → ”noi siamo/facciamo”, questa visione di gruppo è qualcosa che emerge nella fase iniziale della vita di gruppo, all’inizio la tendenza dei partecipanti è usare la dimensione del noi, perché vogliamo differenziarci da quelli al di fuori dal gruppo (noi siamo ingroup).

Nella fase iniziale costruiamo il noi, ma nella fase successiva passiamo alla dimensione dell’io per andare a definire i ruoli nel gruppo, per poi tornare nella fase finale al noi, che non è il noi iniziale, ma un noi che racconta la storia/evoluzione del gruppo.

  • Sintalità: personalità, unitarietà del gruppo (Catell 1948)
  • Noità: esprime clima psicologico relazionale, dal sentire individuale al sentire gruppale, spirito d’appartenenza, interpretazione condivisa del comune sentire (Spaltro 1972).
  • We feeling (Summer 1906)
  • Noi (Sooley 1909)

Senso di appartenenza

Il senso di appartenenza è un concetto che definisce i gruppi, ci consente di capire che noi siamo parte di quel gruppo e che ci differenziamo dagli altri → sentirci partecipi di un gruppo crea la nostra identità (chi siamo).

Il senso di appartenenza ci fa sentire:

  • Coesi: devo sentirmi differenziata dalle persone esterne
  • Definisce a priori i confini: il sentimento di appartenenza marchia i confini del gruppo
  • Regola le relazioni con l’esterno

Fasi di sviluppo di un gruppo

Lewin afferma che il gruppo cambia nella sua essenza perché è dinamico.--

Transizioni sociali e riti collettivi

Transizione sociale: quando passiamo da un gruppo a un altro, in questo caso facciamo un cambiamento di ruolo che porta ovviamente al cambiamento della nostra identità e dovremo ridefinire chi siamo.

Es. trasferirsi dall’Italia alla Francia, divorzio, esperienza della morte dei congiunti

Riti collettivi: sono quelle transizioni che non siamo gli unici a vivere, è un cambiamento che si affronta a livello di gruppo e non di persona singola, cioè un cambiamento di ruolo e di identità sociale a livello di più persone.

Es. passaggio dalla scuola media alle superiori, passaggio dalla famiglia alla scuola elementare, pubertà, pensionamento.

Transizione normativa: sono transizioni che ci si aspetta che le persone realizzino in un certo periodo di tempo.

Es. puber

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara381 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei gruppi e di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Rania Nadia.
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