Psicolinguistica: lezione iniziale
Informazioni organizzative
Il Prof.ssa caricherà le registrazioni e il materiale di studio. Per l’esame studiare le slides, aiutandosi con gli appunti e con il materiale bibliografico di supporto. Da studiare quindi le dispense delle lezioni pubblicate su E-Learning + bozze capitolo libro (di Psicologia Generale a cura di Massimo Turatto solo capitolo 8, di Psicologia Generale a cura di Paolo Cherubini solo capitolo 1, di La scalata di Babele: un'esplorazione su linguaggio, mente, comprensione. Traduzione di Lucia Cornalba solo capitoli 1-9 inclusi).
Nell’e-learning è presente un questionario di autovalutazione per testare la propria preparazione, allenandosi con gli esercizi proposti nelle varie sezioni. Per comunicare con la Prof.ssa usare l'e-learning (evitare di mandare messaggi su e-mail unimib).
Esame scritto
L’esame è scritto con:
- Domande a scelta multipla
- Domande aperte/esercizi
La prova si svolgerà in laboratorio informatico. La prova orale è solo su richiesta e viene modulata sulla base dell’esito della prova scritta. Dà diritto ad un punteggio di ±2 rispetto al punteggio ottenuto nello scritto.
L’esame è scritto e prevede:
- Domande aperte volte ad accertare l’effettiva acquisizione sia delle conoscenze teoriche, sia della capacità di analizzare un caso reale di comunicazione;
- Domande a scelta multipla per misurare la competenza teorica di base;
- Analisi di uno dei grafici discussi a lezione, relativo ai risultati di uno degli studi sperimentali, volta a valutare la capacità di leggere criticamente i dati e analizzarne le implicazioni teoriche rispetto alle ipotesi formulate e ai modelli di parsing discussi a lezione;
- Una serie di esercizi in cui è richiesta l’applicazione pratica di quanto discusso in classe relativamente all’analisi linguistica di testi e alla risoluzione di ambiguità linguistiche mediante l’analisi di esempi reali.
E' previsto un pre-appello (esame scritto) a fine corso nel mese di dicembre. Per gli studenti che lo richiedano, è previsto anche un colloquio orale (facoltativo), che può portare fino a un aumento o decremento di 2 punti rispetto al punteggio dell’esame scritto. Il colloquio orale partirà dalla discussione dello scritto e toccherà tutti gli argomenti trattati durante il corso.
Al termine di ogni lezione/ciclo di lezioni la Prof.ssa caricherà sul sito le dispense relative alle lezioni + domande di studio per autovalutazione (non correggerà le risposte ma è disponibile per chiarimenti se qualcosa non torna).
Argomenti che affronteremo
- Lessico mentale (com’è organizzato il lessico mentale? come attiviamo e recuperiamo il significato delle singole parole? cosa succede nel caso di parole ambigue? come interpretiamo espressioni idiomatiche e metaforiche?)
- Il parser (come combiniamo le parole in frasi? quali strategie/regole ci guidano nell’elaborazione delle frasi? quali informazioni usiamo? cosa succede nel caso di frasi (sintatticamente/semanticamente) ambigue?)
- Psicolinguistica
- Strumenti e tecniche per l’indagine sul linguaggio (quali sono gli strumenti utilizzati in ricerca? quali vantaggi/svantaggi comportano? quali tecniche sono usate per l’indagine sul linguaggio? di quali macchinari disponiamo presso il nostro dipartimento?)
Psicolinguistica lezione 1: introduzione
La psicolinguistica si occupa di come è organizzato e processato il linguaggio nel nostro cervello. È una branca della psicologia cognitiva, riguardante lo studio dei processi cognitivi cerebrali relativi al linguaggio (la sua elaborazione, acquisizione, ecc.). A partire da tale studio si possono indagare diversi aspetti della mente umana:
- Come impariamo
- Come organizziamo le informazioni
- Come parliamo
- Come capiamo
- Come sbagliamo
- Come perdiamo le nostre facoltà
In quanto, quando produciamo e/o capiamo il linguaggio lo facciamo in modo inconscio, immediato e automatico. Il nostro interesse in questo corso non sarà descrittivo-teorico (linguistico) ma cognitivo (psico) → se la linguistica si occupa di come è fatto il linguaggio, la psicolinguistica si occupa di come viene processato il linguaggio nel cervello.
La linguistica ci ha dato gli strumenti per descrivere il linguaggio. La psicolinguistica usa quegli strumenti per parlare di cosa succede nel nostro cervello quando usiamo il linguaggio. Nasce negli anni ’50 del ‘900 per un interesse nei confronti del linguaggio (di radice antichissima, con Aristotele). Linguistica + Psicolinguistica = si interessati meccanismi o processi cognitivi messi in atto durante l’elaborazione del linguaggio, per capire come poterli sfruttare. Essendo una disciplina ancora in divenire, le sue risposte non sono ancora del tutto definitive. Spesso possiamo ritrovarci a porci delle domande a proposito del linguaggio (“come posso scrivere un testo perché sia facile da comprendere?” “Dovrei imparare una seconda lingua?”).
In psicolinguistica è opportuno ricordare che il processo di elaborazione è incrementale: si processa pezzo per pezzo (a partire dalla prima lettera che sentiamo, che vanno ad attivare alcuni processi automatici). Ambiguità: sono estremamente pervasive e possono essere di 2 tipi: lessicali e semantiche. In caso di ambiguità, il meccanismo si “inceppa” e proprio grazie a ciò, lo studio dell’ambiguità è un canale privilegiato per indagare i processi mentali che sottendono l’uso del linguaggio.
Psicolinguistica lezione 2: la percezione categoriale dei suoni
Cosa succede quando un input linguistico colpisce i nostri sensi? L’udito è una fonte primaria di codifica del linguaggio da parte dell’essere umano (oltre alla vista). Nel momento in cui qualcuno ci parla il primo passo è proprio quello di decodifica del messaggio, tramite una serie di strategie di cui siamo dotati. Adottando il nostro sistema percettivo una discriminazione categoriale dei suoni, noi siamo in grado fin da piccolissimi di distinguere tra 2 fonemi (unità minima di una parola) nonostante le differenze tra alcune coppie siano minime.
Come facciamo a distinguere i suoni sulla base della loro differenza fonemica? Il nostro sistema percettivo effettua una discriminazione sui suoni che sente di tipo categoriale. Es. i fonemi /b/ e /p/ sono quasi identici (entrambi consonanti occlusive bilabiali) tranne che per un tratto: nel caso di /b/ si ha subito la vibrazione delle corde vocali (consonante sonora); nel caso di /p/ le corde non vibrano subito (consonante sorda). La differenza fra i due fonemi sta nel VOT (Voice Onset Time), ovvero il tempo di inizio della sonorità: l’istante in cui le corde iniziano a vibrare.
- Nel caso della [b], il VOT è tra gli 0 e i 20 ms
- Nel caso della [p], il VOT è dopo i 40 ms (in quanto sorda, le corde non iniziano a vibrare subito)
Se prendiamo la coppia minima (coppia di parole uguale in tutto, tranne che in un fonema, che ne differenzia il significato) /pa/ e /ba/ (es. panca e banca) la differenza tra i due suoni iniziali sta nel tempo di inizio della sonorità.
Ripasso di fonetica articolatoria
Nella fonetica articolatoria, le consonanti vengono classificate in base alla loro:
- Sonorità: vibrazione delle corde vocali;
- Non sonore (sorde): S(di sapore) P C T F
- Sonore: S(di sapore) P C T F
- Punto/Luogo di articolazione il suono; consonanti dove viene prodotto
- Bilabiale B P M
- Dentale D T(dino)
- Labiodentale F V
- Velare G C
- Alveolari i restanti + T(di tane o tasca) {N che poi cambia e prende il punto di art. della consonante successiva
- Modo di articolazione: come e dove esce l’aria
- Nasali N M
- Liquide L R
- Fricative F V S { C+P+T solo in fiorenti no in posizione intervocalica (normalmente sono occlusive)
- Africative Z (es. pizza o zero)
- Occlusive i restanti
Come abbiamo detto, la discriminazione adottata dal nostro sistema percettivo, è di tipo categoriale. Essa si distingue da quella continua, in quanto in quest’ultima passo da sinistra a destra in maniera molto graduale.
Es. Di solito, gli individui concordano tutti nel definire l’elemento più a sinistra come tazza, e quello più a destra come ciotola. Le percentuali di chi categorizza un oggetto come «tazza» diminuiscono man mano che ci si sposta da sinistra verso destra. Si incontra anche uno spazio intermedio d’incertezza, in cui la maggior parte delle persone non sanno fare una distinzione tra i due oggetti. Psicolinguistica A differenza di questo tipo di percezione, quella del linguaggio è invece di tipo categoriale se lo percepissimo in maniera continua, nel momento in cui venisse manipolato il loro VOT, allungandolo ad intervalli compresi tra 0 e 60, dovremmo aspettarci che in un intervallo intermedio, il sistema uditivo non sia più in grado di identificare il suono sentito (come con la tazza e la ciotola, a un certo punto non si è in grado di comprendere che oggetto sia) → La percezione del suono non è continua, bensì categoriale quando si chiede a un individuo di riconoscere il suono che ha sentito, questo lo categorizza o come [p], o come [b], senza essere indecisi su che tipo di suono sia. Siamo inoltre anche molto consistenti tra gruppi, siamo in grado di classificare un suono tutti nello stesso modo, a seconda dell’intervallo VOT:
- Figura: comportamento atteso se la percezione del suono fosse continua
- Nel caso della [b], il VOT è tra gli 0 e i 20 ms
- Nel caso della [p], il VOT è dopo i 40 ms
- Figura: comportamento rilevato la percezione del suono è categoriale
Si passa da /ba/ a /pa/ in maniera categoriale, in quanto, quando smetto di dire che il suono è /ba/, esso diventa immediatamente /pa/. Si tratta di un passaggio categorico, con una slope della linea molto ripida (determina un passaggio da 0 a 100 molto veloce). Il nostro sistema percettivo, nonostante i suoni siano distribuiti su un continuum, adotta una discriminazione categoriale dei suoni:
- Asse delle y = % di persone che identificano il fonema come una P
- Asse delle x = si passa da un suono B a uno P, “stiracchiando” il VOT
Alla domanda “hai sentito una B o una P?”, lo 0% dirà B; solo a un certo punto sull’asse, in cui il VOT raggiunge un valore di 30, il 100% classificherà il suono come una P. Dal grafico possiamo vedere come il paesaggio sia ripido e immediato, senza stadi intermedi (o è B o P). Dunque, la percezione categoriale riconduce il continuum dei segnali acustici a categorie discrete facendo sì che il nostro sistema uditivo colga i suoni come categorie discrete piuttosto che in maniera continua.
Il numero di fonemi che posso distinguere sullo stesso continuum non è universale e comune a tutte le lingue. Le lingue si differenziano per il numero di confini disponibili lungo il continuum del VOT.
Es. l’italiano ha un confine solo: al max 2 suoni possono essere discriminati lungo la linea della sonorità, sulla base del VOT: sullo stesso continuum abbiamo solamente coppie minime. Al contrario, altre lingue come il thai, hanno più di un confine: fino a 3 suoni possono essere distinti sul continuum (in thai ci sarebbe un suono intermedio tra /b/ e /p/). Questo spiega perché in alcune lingue, alcune differenze nel suono si traducono in differenze fra parole, ma in altre lingue non si sente questa differenza. Es. il giapponese o il cinese, a differenza dell’italiano, non hanno nessun confine sul continuum della sonorità fra /l/ e /r/, quindi il parlante nativo cinese o giapponese, non sente la differenza tra i due fonemi.
Un parlante nativo possiede un sistema specializzato nell’identificazione e discriminazione dei suoni che gli servono per quella lingua. I neonati appena nati sono equipaggiati per imparare qualsiasi lingua nel mondo e mostrano la capacità di discriminare qualsiasi suono gli venga proposto. Questa capacità viene mantenuta per i primi mesi, ma dopodiché il sistema adattivo fa decadere questa capacità discriminatoria di suoni (un bambino di 9 mesi perde la capacità di discriminare suoni che fanno parte di altre lingue, ma non della lingua in cui è immerso). Questo processo è adattivo e si specializza in ciò che gli è utile in quel determinato ambiente e non in generale.
Esperimento del 2003 utilizza un paradigma molto frequente: quello del visual world. Consiste nell’esposizione dei partecipanti ad un input acustico, mentre vengono mostrate loro delle immagini o una scena. In poche parole si occupa di studiare l’elaborazione linguistica mentre il partecipante è esposto ad una scena visiva, per mimare il più possibile ciò che avviene nella nostra vita quotidiana (quando sentiamo qualcuno che ci parla, stiamo anche condividendo anche lo stesso contesto visivo). Questo tipo di paradigma nasce alla fine degli anni ’90, per cercare di studiare il linguaggio il più ecologicamente possibile.
Presenta 2 Esperimenti:
- Compito di identificazione di fonemi: sullo schermo i partecipanti non hanno una scena visiva, ma solamente 2 lettere (B e P). L’istruzione è di cliccare su una della 2 lettere. I risultati sono esattamente quelli attesi: dimostrano che la percezione del suono è di tipo categoriale e fa inoltre sì che vi sia: 0% di risposte P, se la consonante è sonora; 100% di risposte P, se la consonante è sorda (dopo i 30 VOT) e le corde iniziano a vibrare dopo 20 secondi. Passo da 0 a 100 senza distinzione intermedia (sento una B o una P).
- Compito nel quale entra in gioco il contesto visivo: il compito è lo stesso e prevede che il partecipante clicchi su un’immagine tra 4 di quelle presentate. Vi erano 4 immagini sullo schermo con un punto di fissazione centrale: il partecipante doveva cliccare sull’immagine corrispondente a Bear o Pear (orso-pera, coppia minima), rispetto a ciò che udivano. Indipendentemente dalla parola che sentivano, a tutti veniva mostrata la stessa scena visiva (che prevedeva un target, l’immagine di ciò che veniva udito, che poteva essere un orso o una pera; un competitor, l’immagine che si riferisce alla parola quasi identica al target, ma che differisce per il fonema iniziale; e 2 distrattori, ovvero, immagini che non hanno alcuna relazione fonologica, semantica, ecc... con gli elementi interessanti ai fini dell’indagine). Ciò che interessa non è solamente dove clicchino, bensì anche il movimento degli occhi (che venivano monitorati). Per vedere quanto il competitor influenzasse il movimento oculare.
Risultati: le linee del target sono settate al 70% (rispondono ai risultati attesi), le linee dei distrattori sono poco più in basso rispetto al competitor, il residuo di quel 70% si concentra lo stesso sul competitor fonologico anche dopo aver udito la parola. La forma di questo grafico è la stessa del grafico del primo studio del paradigma sperimentale: Asse y = proporzione di risposte P e Asse x = VOT. Tuttavia, la forma dei due grafici è molto diversa. Nel primo si ha un cambio di direzione molto più ripido (pendenza della linea); in questo, la pendenza è molto meno ripida e categorica; si ha una sorta di area intermedia di indecisione (l’attenzione non è rivolta solo ed esclusivamente sul target, anzi, il competitor fonologico interferisce nel processo di categorizzazione). Nonostante la distinzione tra i suoni fosse identica, si trova una differenza significativa tra le pendenze delle linee.
- Esperimento 1: la proporzione dei clicchi sulla P, sono allo 0% assoluto quando viene sentita la B (< 20 VOT); sono al 100% con la P (> 20 VOT)
- Esperimento 2: con fonemi inseriti su parola, gli estremi sono abbastanza netti (sebbene non allo 0% o 100% assoluto); tuttavia, vi è un’indecisione intermedia.
Differenza nella pendenza = differenza nel processo di categorizzazione tra i 2 esperimenti e maggiore indecisione di discriminazione dei suoni con contesto visivo. Il 1° esperimento testa l’identificazione di fonemi come B/P in funzione dell’aumento nel VOT sul continuum della sonorità. Dimostra che la percezione dei suoni è categoriale: lungo il continuum della sonorità, i suoni che possono essere percepiti sono B o P; si dimostra che i soggetti percepiscono B se il VOT è compreso tra 0 e 20 e percepiscono P se invece il VOT è maggiore di 20 (in modo categorico).
Il 2° esperimento dimostra però che, al crescere del VOT, il fonema può essere percepito come “ambiguo” quando: (i) non è isolato ma è associato ad una parola e (ii) quando viene pronunciato in presenza di una scena visiva in cui sono presenti due oggetti che differiscono per la sillaba iniziale (es. Bear/Pear). Infatti, i soggetti non hanno dubbi a guardare il Bear quando il VOT è vicino allo 0, ma più ci si allontana dallo 0, tanto più i soggetti considerano anche la possibilità che la parola che stiano sentendo sia Pear (referente presente nel contesto).
Psicolinguistica lezione 3: confini di parola e coarticolazione
La domanda a cui ci rifacciamo sempre è: “Cosa succede nel nostro cervello quando percepiamo il linguaggio e viene processato a livello uditivo?” Una prima caratteristica del processo è sicuramente il fatto che, mentre si parla vengono fatte delle pause, tuttavia esse, non sono segnalate come nella lingua scritta (con spazi tra una parola e l’altra). Nell’udire il flusso costante di parole...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti Psicolinguistica
-
Appunti di lezione Psicolinguistica
-
Psicolinguistica - Appunti con domande e risposte esame
-
Appunti lezioni Psicolinguistica