C.I. di SALUTE MENTALE
MODULO DI PSICHIATRIA
Prof. Alessandro Bertolino
Lezione n.1
Data: 23/02/26
Sbobinatore: Paola Cazzetta
La psichiatria rientra negli studi della medicina. È importante sottolinearlo in quanto si tratta di una branca che
epistemologicamente è un pochettino diversa dalle altre, difatti è un pensiero comune che la psichiatria tratti
disturbi non visibili, quindi non diagnosticabili con TAC e RM, e malattie non organiche.
Nella realtà medica è giusto dice che tratta disturbi non visibili perché, appunto, se si svolge una risonanza magnetica,
a fronte di un rischio o presenza di un disturbo psichiatrico, essa comunque non darà informazioni diagnostiche
rispetto alla presenza o assenza di una malattia.
Peró è errato dire che tratta malattie non organiche perché i disturbi psichiatrici hanno una fortissima componente
generale. Ad esempio, il rischio di ammalarsi di disturbo bipolare, schizofrenia, autismo è spiegato all'80% da varianze
genetiche.
Quindi affermare che i disturbi psichiatrici non sono organici, rappresenta solo una piccolissima parte della verità;
infatti, l'80% è spiegato da fattori genetici, il rimanente 20% invece è spiegato da altri fattori, incluso l'ambiente.
E quindi i disturbi psichiatrici sono disturbi organici e l'organo di interesse è il cervello, il quale determina le
variazioni di comportamento che si descrivono nei disturbi psichiatrici.
Però non tutti i disturbi psichiatrici hanno un'altissima componente genetica, alcuni come la depressione maggiore,
non riconoscono una componente genetica così forte, ma decisamente inferiore (circa 40%).
La psichiatria è una parte della medicina complessa.
Complessa perché:
● prevede una serie di variazioni interindividuali del comportamento,
● prevede diversi fattori eziopatologici,
● la diagnosi in psichiatria richiede che vengano rispettati una serie di criteri.
A questo riguardo, è importante ricordare che la diagnosi è un atto medico. Quindi nel momento in cui un paziente
ha un problema psichiatrico bisogna indirizzarlo ad uno psichiatra e non allo psicologo.
Non è una banalità perché ci sono tonnellate di medici che inviano il paziente a uno psicologo.
Perché? Perché sulla psichiatria incombe ancora lo stigma delle malattie mentali e dei disturbi psichiatrici.
Tale stigma deriva da una tradizione culturale antica che faceva capo alla istituzionalizzazione delle persone affette da
disturbi psichiatrici gravi, ovvero agli ospedali psichiatrici, e quindi a causa di questa tradizione che si è tramandata
nel tempo lo stigma sui disturbi psichiatrici esiste ancora.
Da ciò deriva uno dei principali predittori della prognosi a lungo termine è la cosiddetta durata di malattia non
trattata, o per la psicosi, duration of untreated psychosis, che è abbreviato con l'acronimo DUP. Perché
evidentemente più a lungo persiste il disturbo, più difficile diventa trattarlo sia da un punto di vista farmacologico che
da un punto di vista
psicoterapico.
Solo lo psichiatra prescrive le analisi e indica se è necessaria terapia farmacologica, psicologica, o una combinazione
delle due.
LA DIAGNOSI IN PSICHIATRIA
È il punto di partenza di ogni branca della medicina, compresa la psichiatria.
La diagnosi in psichiatria ad oggi viene fatta con il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali nella sua 5^
versione. Il DSM 3^ versione fu elaborato più o meno nel 1983 in seguito all'esigenza di avere una diagnosi condivisa
in psichiatria. Infatti, prima del 1983 la classificazione dei disturbi mentali era un purpurrì di sistemi classificativi: vi
era una classificazione anglosassone, una italiana, una tedesca, ecct…
Quindi nel momento in cui si faceva una diagnosi di disturbo dissociativo in Italia, in America veniva fatta la diagnosi
di schizofrenia o in un altro posto si faceva la diagnosi di psicosi e così via…
Questo impediva:
1. di comprendersi nel momento in cui si parlava dei vari disturbi psichiatrici,
2. di fare ricerca in maniera seria perché se cambia il modo in cui io categorizzo la diagnosi è evidente che la
mia ricerca in italia non potrà mai essere riprodotta negli Stati Uniti e viceversa.
C.I. di SALUTE MENTALE
MODULO DI PSICHIATRIA
Da queste esigenze è nato il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali che distribuisce i disturbi mentali in
diverse categorie:
categorie delle psicosi che includono la schizofrenia;
categoria dei disturbi del rumore che includono il disturbo bipolare e la depressione maggiore;
categoria dei disturbi d'ansia che includono il disturbo di panico e il disturbo d'ansia generalizzata e così via.
Queste categorie diagnostiche vengono fatte in base a specifici criteri cioè, affinché io possa fare la diagnosi di
schizofrenia, il paziente deve avere determinati sintomi e tali sintomi devono avere una certa durata nel tempo,
inoltre devono essere escluse altre cause.
N.B. I disturbi del rumore includono il disturbo bipolare e la depressione maggiore caratterizzati da un sintomo in
comune che è la depressione quindi nel momento in cui si parla di depressione, e non di depressione maggiore, si fa
riferimento ad un sintomo quindi la diagnosi può essere molteplice in quanto la depressione è un sintomo comune
alla depressione maggiore, al disturbo bipolare, ma si può trovare anche nella schizofrenia e nei disturbi d'ansia.
Queste diagnosi categoriali sono state estremamente utili da un punto di vista, ma al contempo sono limitative per
via della sovrapposizione di sintomi e di criteri fra diverse categorie e quindi la capacità dello psichiatra deve essere
quella di riuscire a fare diagnosi nonostante ci siano tali sovrapposizioni.
Un ulteriore vantaggio del DSM-5 è il suo carattere eziologicamente agnostico. Il manuale, infatti, adotta un
approccio descrittivo e fenomenologico: la diagnosi si basa sull’osservazione dei sintomi, sulla loro durata, intensità e
sull’impatto sul funzionamento del paziente, indipendentemente dalle cause del disturbo.
In questo modo il DSM-5 non presuppone specifici modelli eziopatogenetici (biologici, psicodinamici o ambientali),
ma utilizza criteri operativi condivisi per migliorare l’affidabilità diagnostica e l’uniformità del linguaggio clinico.
Questo approccio consente di formulare diagnosi anche quando le cause dei disturbi mentali sono complesse o non
ancora del tutto chiarite.
Infatti, in passato, era stata ipotizzata la figura della “madre schizofrenogena”, concettualizzata a partire dalla teoria
del doppio legame (double bind).
Secondo tale ipotesi, la relazione madre–figlio sarebbe caratterizzata da comunicazioni contraddittorie su piani
differenti: sul piano verbale la madre esprimerebbe vicinanza, affetto e approvazione, mentre sul piano emotivo e
non verbale manifesterebbe freddezza, distacco o rifiuto. Questa incongruenza comunicativa cronica porrebbe il
bambino in una condizione di impossibilità a decodificare correttamente i segnali relazionali, generando confusione
cognitivo-affettiva e disorganizzazione dei modelli di attaccamento. In passato si era ipotizzato che tale pattern
relazionale potesse costituire un fattore eziologico nello sviluppo della schizofrenia, da cui la definizione di “madre
schizofrenogena”.
Tuttavia, le evidenze scientifiche successive hanno progressivamente confutato questa interpretazione. Attualmente
la schizofrenia è considerata un disturbo a eziologia multifattoriale, determinato dall’interazione tra vulnerabilità
genetica, alterazioni neurobiologiche e fattori ambientali, senza che uno specifico stile genitoriale possa essere
ritenuto causa diretta del disturbo.
Un ulteriore vantaggio del DSM-5 riguarda l’elevata riproducibilità diagnostica tra diversi clinici. Ciò significa che,
applicando gli stessi criteri diagnostici, psichiatri differenti tendono a formulare la stessa diagnosi nello stesso
paziente.
La riproducibilità diagnostica può essere valutata con diversi indici statistici; tra i più utilizzati vi è l’Intraclass
Correlation Coefficient (ICC), che misura il grado di concordanza tra più valutatori o tra valutazioni ripetute nel
tempo. In merito a ciò, nel caso del DSM-5, l’uso di criteri standardizzati consente di ottenere livelli di concordanza
elevati e valutare quanto le varie diagnosi combaciano sebbene in maniera non perfetta, a causa della parziale
sovrapposizione sintomatologica tra diversi disturbi psichiatrici.
Un altro importante vantaggio delle diagnosi DSM-5 è il loro significato prognostico e terapeutico. Ad esempio, la<