PSICHIATRIA
ESAME OBIETTIVO PSICHIATRICO
L’esame obie+ivo psichiatrico consiste nella valutazione sistematica delle condizioni
mentali e dello stato psicopatologico del paziente. Può essere effe+uato in diversi contesti
clinici — dal pronto soccorso al reparto ospedaliero fino all’ambulatorio — e richiede
sempre a+enzione alla diagnosi differenziale, senza escludere la possibilità che i sintomi
abbiano una causa internistica o organica. L’osservazione segue una sequenza stru+urata
che perme+e di raccogliere informazioni in modo completo e confrontabile nel tempo.
Dal punto di vista cronologico, le prime valutazioni riguardano lo stato di coscienza e le
capacità cognitive. È fondamentale stabilire se il paziente sia vigile, soporoso, torpido o in
coma e verificare il suo orientamento temporale e spaziale, ad esempio chiedendo l’anno, il
luogo o altre informazioni di base. Solo successivamente si approfondiscono gli aspe+i
qualitativi della coscienza, come eventuali fenomeni dissociativi o di depersonalizzazione.
Nello specifico l’esame obie+ivo psichiatrico comprende:
- Descrizione generale
- Analisi dell’umore e dell’affe+ività
- Analisi del linguaggio
- Analisi del sensopercezione
- Analisi del peniero
- Analisi della coscienza e delle capacità cognitivie
- Analisi dell’insight
Descrizione generale
La descrizione generale del paziente si fonda su tre elementi principali:
- l’aspe+o esteriore,
- il comportamento con l’a+ività psicomotoria
- l’a+eggiamento verso la situazione e l’interlocutore.
L’aspe+o comprende postura, cura di sé, igiene personale e abbigliamento; elementi
apparentemente banali possono avere grande valore clinico, come presentarsi con abiti
eccessivamente eleganti in un contesto inappropriato o, al contrario, con scarsa igiene.
Il comportamento e l’a+ività psicomotoria perme+ono di individuare disturbi del
movimento e dell’iniziativa motoria. Possono emergere
- impulsività, spesso legata a dipendenze o comportamenti discontrollati;
- eccitamento psicomotorio tipico della mania, con umore eccessivamente elevato;
- rallentamento psicomotorio, frequente nella depressione o nelle intossicazioni ma da
distinguere da cause organiche come il Parkinson;
- fino all’arresto psicomotorio, come nello stupor.
- catatonia, condizione in cui il paziente non riesce a muoversi né a parlare e che può
nascondere un’eccitazione maniacale latente, con rischio di reazioni improvvise e
aggressive alla stimolazione farmacologica.
- catalessia o flessibilità cerea, in cui il paziente mantiene posture anche scomode,
spesso associata a stupor psicotico o a stati traumatici e dissociativi.
- negativismo,
- manierismi,
- stereotipie,
- acatisia — frequente effe+o collaterale degli antipsicotici dopaminergici e
cara+erizzata dall’incapacità di restare fermi
- distonie da farmaci,
- alterazioni dell’equilibrio come astasia-abasia e tic.
L’a+eggiamento verso l’esaminatore può variare da collaborante e amichevole a ostile,
sospe+oso o eccessivamente sedu+ivo, anche al di fuori della sfera sessuale.
Umore e affe1vità
Un’area fondamentale è quella dell’umore e dell’affe+ività, termini spesso confusi ma
distinti.
L’umore è lo stato emotivo di fondo, pervasivo e duraturo, che colora la percezione del
mondo e non dipende da stimoli immediati; può essere eutímico, depresso, esaltato,
espansivo, disforico o labile.
L’affe+ività, invece, è la risposta emotiva a+uale a uno stimolo specifico e quindi variabile
nel tempo. Può risultare appropriata o inappropriata al contesto, coartata quando il sogge+o
appare indifferente a stimoli sia positivi sia negativi, ristre+a, limitata, appia+ita o labile.
Linguaggio
Il linguaggio rappresenta il principale canale a+raverso cui il pensiero viene espresso e deve
essere valutato distinguendo eventuali disturbi psichiatrici da patologie neurologiche. Si
considerano
- la quantità una quantità eccessiva di parole (logorrea) può indicare mania, tra+i
à
temperamentali o condizioni internistiche come la tireotossicosi, mentre la povertà
di linguaggio può derivare da depressione, paura, ostilità o mutismo.
- la velocità la velocità può aumentare indipendentemente dalla quantità,
à
suggerendo possibili cause neurologiche o psicotiche
- il tono il tono di voce può essere anormalmente alto nelle fasi maniacali o molto
à
basso nella depressione, ma può dipendere anche da problemi meccanici o uditivi
- la qualità dell’eloquio la qualità dell’eloquio può mostrare disprosodia, con
à
alterazioni di ritmo ed enfasi, disartria di possibile origine neurologica, balbuzie o
farfugliamento.
Sensopercezione
La sensopercezione riguarda l’a+ività cognitiva mediata dagli organi di senso e integrata
con memoria ed esperienza. Devono essere indagate tu+e le modalità sensoriali — uditiva,
visiva, olfa+iva, gustativa e somatica — sia dal punto di vista quantitativo, come iperestesie
o ipoestesie, sia qualitativo, come illusioni, allucinazioni, pseudoallucinazioni o allucinosi.
Le illusioni possono avere anche cara+ere fisiologico, ad esempio nel lu+o, quando una
persona può percepire la presenza del partner defunto.
L’allucinazione, invece, è una percezione sensoriale falsa non legata a stimoli esterni reali e
può interessare qualsiasi senso; deve essere valutata in base alla modalità sensoriale e alla
congruenza con l’umore. Il contenuto emotivo è importante: una percezione riferita con
calma può essere più preoccupante di una descri+a con paura, che potrebbe suggerire
un’intossicazione da sostanze. Le allucinazioni visive sono spesso associate a uso o
astinenza da sostanze — ad esempio l’alcol nei primi giorni di sospensione — o ad alcune
forme di schizofrenia. Quelle olfa+ive fanno sospe+are epilessia temporale, sopra+u+o se
accompagnate da odori cara+eristici come gomma bruciata o sapore metallico, e richiedono
un ele+roencefalogramma per escludere crisi epile+iche; possono però comparire anche in
contesti deliranti senza necessità di EEG. Le allucinazioni somatiche sono tipiche dei
disturbi psicotici o delle psicosi associate ai disturbi dell’umore.
L’allucinosi, o pseudo-allucinazione, è una percezione priva di un ogge+o reale in cui il
sogge+o mantiene un insight conservato. Ciò significa che la persona sperimenta fenomeni
perce+ivi simili alle allucinazioni, ma è consapevole della loro natura irreale e patologica. A
differenza delle allucinazioni vere, queste esperienze non sono accompagnate da
convinzioni deliranti e non vengono interpretate come eventi realmente esistenti nel mondo
esterno. Il sogge+o, pur percependole in modo vivido, riconosce che si tra+a di un’anomalia
della propria mente o della propria percezione.
Pensiero
Il pensiero rappresenta l’insieme delle funzioni mentali superiori che consentono
all’individuo di relazionarsi con la realtà, elaborare conce+i a partire dall’esperienza e
formulare giudizi. Nell’esame psichiatrico è fondamentale valutare
- la forma del pensiero
- il contenuto del pensiero,
ma in clinica psichiatrica assume particolare importanza la forma, cioè il modo in cui il
pensiero si esprime e si organizza.
Forma
In condizioni normali il pensiero segue un flusso logico e finalizzato, che conduce da una
premessa a una conclusione a+raverso passaggi intermedi coerenti. Nei disturbi formali del
pensiero questo percorso si altera e il discorso diventa disorganizzato o incomprensibile.
La valutazione della forma comprende innanzitu+o la quantità e la velocità dei contenuti
ideativi. Può verificarsi
- un’accelerazione con fuga delle idee, in cui l’a+ività associativa aumenta e vengono
evocati molti più conce+i del normale; il paziente passa rapidamente da un’idea
all’altra e questa velocità è evidente sia nel pensiero sia nel linguaggio. Tale quadro è
tipico degli stati maniacali e può comparire anche nella tireotossicosi.
- all’opposto si osserva il rallentamento o blocco del pensiero, in cui la velocità ideativa
diminuisce e si perdono elementi essenziali per la comprensione del discorso, fino
all’impoverimento dei contenuti.
Un altro aspe+o cruciale è la coerenza dei nessi associativi, cioè il modo in cui le idee si
collegano tra loro. Si distinguono:
- circostanzialità, in cui il paziente si perde in de+agli secondari e apre numerose
digressioni prima di arrivare al punto principale.
- Tangenzialità, in cui il discorso segue un percorso marginale e superficiale rispe+o
all’obie+ivo, senza approfondire realmente il tema.
- deragliamento, forma più grave e tipica delle psicosi croniche o degli stati
confusionali delle demenze, in cui il pensiero devia verso contenuti non pertinenti e
la finalità viene completamente persa, fino a quadri di amentia cara+erizzati da grave
compromissione cognitiva ed espressiva.
- disorganizzazione
- illogicità, con sequenze di idee apparentemente prive di relazione e non
comprensibili dal punto di vista logico.
Le anomalie formali possono manifestarsi anche nel linguaggio, ad esempio:
- la perseverazione consiste nella ripetizione degli stessi conce+i in cicli narrativi,
spesso associata a lesioni frontali o traumi cranici.
- le assonanze portano il paziente a usare parole simili per suono a quelle precedenti,
- i neologismi introducono termini inventati e privi di significato condiviso,
- l’ecolalia è la ripetizione automatica delle parole dell’interlocutore o delle proprie.
Contenuto
Oltre alla forma, va valutato il contenuto del pensiero, che comprende principalmente
- deliri,
- idee prevalenti o dominanti
- fobie.
Il delirio è definito come un’idea falsa, immodificabile, sostenuta da una convinzione
sogge+iva assoluta, non so+oponibile a critica e non spiegabile dal contesto culturale del
sogge+o. Quest’ultimo criterio è importante perché una credenza condivisa da una
comunità non è considerata delirante. Il paziente delirante manifesta un’eccessiva certezza,
non acce+a confutazioni e presenta un grave disturbo del giudizio di realtà. Tu+avia, non
sempre il contenuto è bizzarro: nel delirio di gelosia o di riferimento lavorativo, ad esempio
legato al mobbing, i temi possono sembrare plausibili. In questi casi la discriminante è la
forma con cui l’idea viene sostenuta, l’incorreggibilità e l’impossibilità di me+erla in dubbio.
Il delirio bizzarro, come quello mistico in cui il sogge+o si crede la reincarnazione di Cristo,
è più facilmente riconoscibile. La cara+eristica fondamentale resta comunque
l’incorreggibilità: anche di fronte a prove contrarie, la convinzione non cambia, come
dimostrato da studi in cui più pazienti con lo stesso delirio continuavano a sostenerlo
nonostante il confronto reciproco.
Il delirio deve essere classificato secondo diversi criteri. In base allo stato di coscienza può
presentarsi
- in condizioni lucide
- in stati confusionali come il delirium, che è un’alterazione della coscienza distinta dal
delirio propriamente de+o, il quale è invece un disturbo del contenuto del pensiero.
Dal punto di vista della stru+ura può essere
- elementare
- sistematizzato; quest’ultimo indica un’organizzazione complessa tipica delle psicosi.
Per quanto riguarda l’insorgenza, il delirio può essere primario o secondario e includere
fenomeni come la percezione delirante, in cui a una percezione reale viene a+ribuito un
significato personale e minaccioso; la rappresentazione delirante, in cui il sogge+o
interpreta la realtà come riferita a sé; e l’intuizione delirante, tipica delle psicosi, in cui il
paziente ritiene di aver improvvisamente compreso il senso di eventi passati.
Il rapporto con l’umore è un altro elemento fondamentale: il delirio può essere congruo o
incongruo rispe+o allo stato affe+ivo. Nella depressione sono frequenti deliri di colpa,
rovina, negazione o ipocondriaci, come nella sindrome di Cotard; nella mania prevalgono
deliri di grandezza, genealogici o mistici.
I contenuti deliranti possono assumere forme diverse.
- Nei deliri di persecuzione il sogge+o si sente minacciato o danneggiato
dall’ambiente;
- nel delirio di riferimento crede che gli altri parlino di lui o lo osservino;
- nei deliri di influenzamento o controllo percepisce forze esterne che agiscono sulla
sua mente o sul suo corpo. In questo ambito rientrano sintomi considerati
patognomonici della schizofrenia, come l’inserimento, il furto, la diffusione o il
controllo del pensiero, oltre alle voci dialoganti che commentano le azioni del
paziente.
- deliri di colpa e indegnità,
- deliri di negazione o nichilistici,
- deliri di grandezza nelle loro varianti ambiziose, erotomaniche o megalomaniche,
- deliri di gelosia,
- deliri mistici,
- deliri ipocondriaci,
- deliri di trasformazione corporea o cosmica.
- Esistono anche forme rare, come le sindromi di Capgras e Fregoli: nella prima il
sogge+o è convinto che una persona familiare sia stata sostituita da un impostore o
duplicata, nella seconda crede di riconoscere persone note in individui sconosciuti.
Accanto ai deliri esiste il cosidde+o pensiero dominante, in cui alcuni contenuti occupano
la maggior parte dell’a+ività mentale. L’idea prevalente è un pensiero accompagnato da
forte partecipazione emotiva e percepito come coerente con il proprio io, mentre l’idea
ossessiva è involontaria, intrusiva, persistente e vissuta come estranea e disturbante, contro
cui il sogge+o tenta di opporsi. Il pensiero dominante non rappresenta di per sé una
patologia psichiatrica, ma una cara+eristica individuale che porta alcune persone a
focalizzarsi costantemente sugli stessi temi; diverso è il caso delle ossessioni, che fanno parte
di un quadro clinico specifico come il disturbo ossessivo-compulsivo.
Coscienza e capacità cogni;ve
La coscienza è un conce+o complesso per il quale non esiste una definizione univoca, ma
che può essere compreso facendo riferimento a due elementi fondamentali: lo stato di veglia
e l’integrità della vigilanza. In ambito clinico viene valutata considerando
- l’ampiezza del campo di coscienza,
- la lucidità
- l’orientamento nel tempo, nello spazio e verso la propria persona.
Le alterazioni della coscienza possono essere quantitative o qualitative.
- Tra quelle quantitative rientrano l’ampliamento dello stato di coscienza, le condizioni
ipnoidi e gli stati crepuscolari;
- tra quelle qualitative si distinguono invece le alterazioni oniroide e onirica. Queste
esperienze non sono necessariamente patologiche, poiché possono verificarsi anche
in condizioni parafisiologiche come durante l’addormentamento o il risveglio,
quando alcune persone percepiscono per pochi secondi elementi del sogno pur
essendo già sveglie. Fenomeni simili sono più frequenti nei sogge+i predisposti e
possono essere collegati anche al sonnambulismo.
Dal punto di vista clinico, una condizione particolarmente importante è il delirium, cioè uno
stato confusionale acuto a esordio rapido, transitorio e con andamento flu+uante. Si tra+a
di una condizione di pertinenza medica, non psichiatrica, perché riconducibile a cause
organiche o iatrogene, ad esempio dopo interventi chirurgici, in presenza di infezioni,
disidratazione o polifarmacoterapia, sopra+u+o negli anziani. Può anche insorgere su una
demenza preesistente o in seguito allo spostamento dell’anziano dal proprio ambiente
abituale. Una forma specifica è il delirium tremens, che compare tipicamente intorno al terzo
giorno di astinenza da alcol e si manifesta con intensa confusione, angoscia e allucinazioni
visive cara+eristiche, spesso micro- o macrozooptiche, come la visione di inse+i su superfici
chiare, che possono indurre comportamenti pericolosi. Si tra+a di un’urgenza medica che
richiede tra+amento, oggi con benzodiazepine. Il delirium è cara+erizzato da riduzione
dell’a+enzione, pensiero disorganizzato, tendenza alla sonnolenza, disturbi perce+ivi,
alterazioni del ritmo sonno-veglia, variazioni dell’a+ività psicomotoria, disorientamento
temporo-spaziale e personale e deficit della memoria di fissazione e rievocazione. È
importante distinguerlo dal delirio: il primo è un’alterazione dello stato di coscienza, il
secondo un disturbo del contenuto del pensiero.
Esistono anche stati confusionali secondari a patologie psichiatriche primarie, come psicosi
acute, stati oniroidei, schizofrenia, mania, depressione o disturbi dissociativi. Tra questi
ultimi rientrano la fuga psicogena, cara+erizzata da restringimento del campo di coscienza
e stato crepuscolare, e il disturbo dissociativo dell’identità.
Un’altra area riguarda i disturbi della coscienza dell’Io, come la depersonalizzazione, che si
verifica a coscienza lucida e consiste in un’esperienza di distacco o estraneità da sé stessi o
dal mondo. Può essere autopsichica (estraneità rispe+o alla propria identità),
somatopsichica (rispe+o al proprio corpo) o allopsichica, nota anche come derealizzazione,
in cui l’ambiente appare irreale o estraneo. Depersonalizzazione e dissociazione sono spesso
legate a eventi traumatici.
- Nella derealizzazione la persona non riconosce la realtà e può chiedere spiegazioni
su dove si trovi o desiderare di tornare a casa;
- nella depersonalizzazione, invece, viene meno il
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.