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Progettazione didattica e didattica speciale

Corso diviso in 2 parti: 1° Progettazione didattica e 2° Didattica speciale.

Progettazione didattica

Libri di testo

Mario Castoldi (2015), Didattica generale, Mondadori università. Ver. cartacea o Ver. E-book.

Simona Nicolosi (2016), Strategie didattiche per l’educazione motoria, Milano: Franco Angeli.

Sono 24 ore di lezione – 3 CFU, e gli argomenti del corso sono:

  • Introduzione;
  • Campi di applicazione della didattica;
  • Dimensioni dell’insegnamento;
  • Dimensione metodologica;
  • La ricerca didattica;
  • L’innovazione didattica;
  • La documentazione;
  • L’azione d’insegnamento;
  • La dimensione relazionale;
  • La dimensione organizzativa;
  • La progettazione;
  • Lavorare per competenze;
  • Le competenze chiave;
  • I campi della didattica;
  • Didattica tecnologica;
  • Didattica speciale;
  • Usabilità e accessibilità dei mediatori didattici;
  • Didattica interculturale;
  • Educare al movimento;
  • Il cooperative learning;
  • Il Problem Based Learning;
  • Creatività in educazione motoria;
  • Decisori esperti;
  • La valutazione;
  • Progettazione didattica per Ud.

Didattica speciale

Libro

Cottini L., Didattica speciale e inclusione scolastica, Carocci, Roma 2018.

Programma del corso

  • Il mondo della disabilità tra stereotipi e pregiudizi;
  • La storia della pedagogia speciale;
  • Le classificazioni internazionali;
  • I concetti di diversità e differenze;
  • Inserimento, integrazione e inclusione;
  • I bisogni educativi speciali;
  • Individualizzazione e personalizzazione: strategie possibili;
  • Dalla diagnosi funzionale al profilo di funzionamento;
  • Il PEI: i modelli nazionali;
  • I piani educativi personalizzati;
  • I lavori di équipe;
  • Fare e avere un progetto: quale integrazione possibile con la programmazione di tutti?;
  • La differenziazione didattica, la didattica esperta, la comprensione didattica esclusiva e l’Universal Design for Learning;
  • Il progetto di vita e la qualità della vita.

Progettazione didattica

1. Introduzione

Intorno alla parola didattica ruotano alcune parole chiave che sono:

Ricerca: che si divide in documentazione e innovazione.

E azione di insegnamento: che si divide in programmazione, comunicazione, metodologia, organizzazione e valutazione.

Però comunque nell’azione di insegnamento le attività fondamentali sono metodologia, organizzazione e comunicazione.

Scienza dell’insegnamento

La didattica è una e per questo è formata da 2 elementi, ovvero: il primo elemento si riferisce al fatto che non è un insieme casuale di elementi, ma è un sapere sistematico, teorico e metodico che studia le strategie e le tecniche più efficaci per trasmettere i contenuti, e che è formata da un’azione di progettazione, che viene svolta prima dell’azione di insegnamento, e che ha come obiettivo quello di dare delle risposte su come si può insegnare con maggiore efficacia.

Mentre il secondo elemento è che la didattica rientra nella pedagogia, che è la scienza dell’educazione, andando a formare un settore specifico.

Questa didattica per essere efficace, non deve rimanere in un ambito puramente teorico, ma deve essere concreta, pratica e orientata alla risoluzione dei problemi, producendo dei risultati visibili e verificabili, e quindi i concetti teorici devono essere sempre legati ad esempi pratici nel mondo reale.

La didattica tradizionale

La didattica tradizionale è intesa come didattica scolastica in cui le componenti principali sono:

  • Il soggetto che fornisce la conoscenza: come il docente, l’educatore ecc., che è uno dei due attori principali dell’azione didattica, in quanto trasmette le conoscenze;
  • Il soggetto che acquisisce la conoscenza: ovvero lo studente, che è l’altro attore principale, in quanto è il destinatario dell’azione didattica;
  • L’acquisizione dell’oggetto della conoscenza: ovvero l’apprendimento, che è l’obiettivo dell’azione didattica, ovvero il risultato.

Però oggi la didattica tradizionale ha subito qualche modifica, in particolare i principali cambiamenti riguardano: l’ampliamento del campo di azione, la distinzione di momenti e ruoli, la distribuzione della conoscenza e il rendere più significativo l’apprendimento.

  • L’ampliamento del campo di azione: in quanto la didattica non è più solo scolastica, ma si adatta alla realtà sociale, tecnologica e cognitiva di oggi, infatti oggi apprendiamo anche dai social media, dalla famiglia, sul posto di lavoro ecc.
  • La distinzione di momenti e ruoli: in quanto essi non sono più rigidi come nella didattica scolastica, ma l’apprendimento prosegue a casa, online ecc. e per questo i ruoli diventano più dinamici e meno gerarchici.
  • La distribuzione della conoscenza: in quanto il docente non è più il solo distributore della conoscenza, perché quest’ultima è distribuita anche su internet, nei database, nelle piattaforme digitali ecc., che offrono accesso a tantissime informazioni.
  • Il rendere più significativo l’apprendimento: in quanto nella didattica tradizionale l’apprendimento era spesso mnemonico e astratto, che aveva come unico obiettivo il superamento di verifiche, mentre oggi l’apprendimento è più significativo, in quanto lo studente connette i contenuti con i bisogni, gli interessi, le esperienze ecc.

Inoltre la didattica assume un valore simbolico all’interno delle istituzioni educative, che sono strutture create per favorire l’apprendimento attraverso l’interazione tra persone, regole e strumenti, e le quali operano in contesti più ampi come scuole, università e ambiti interculturali o di disabilità.

Quindi la didattica non è un fenomeno astratto, ma è un processo che prende forma e acquista significato dentro questi luoghi.

Infine gli elementi che caratterizzano la didattica sono:

  • L’oggetto d’indagine;
  • Il metodo della ricerca didattica;
  • Gli strumenti;
  • La comunicazione didattica.

2. I campi di applicazione della didattica

I campi di applicazione della didattica comprendono tutti i contesti, principi, teorie e strumenti utilizzati per organizzare, gestire e valutare i processi di apprendimento, sia in contesti formali, come la scuola, sia informali.

Oggi però non si parla più di didattica in senso generale, ma di didattica disciplinare. Accanto alla didattica generale, che fornisce la struttura di base, esistono infatti didattiche specifiche legate ai diversi ambiti di conoscenza, ad esempio: didattica della matematica, dell’ambiente, della pratica sportiva, dei livelli culturali, ecc.

La didattica generale funge quindi da fondamento teorico su cui si sviluppano le didattiche disciplinari.

La posizione della didattica rispetto alle altre discipline

Per comprendere lo spazio occupato dalla didattica, si utilizza una classificazione basata su 9 elementi, che rappresentano diversi modi di osservare il fenomeno educativo:

  1. Organizzazione dell’ambiente di apprendimento: analizza aspetti specifici dell’azione didattica, come l’organizzazione degli spazi e dei tempi, visione settoriale.
  2. Gestione del rapporto tra soggetto e oggetto di apprendimento: si concentra su alcune dimensioni del processo educativo, senza una visione complessiva.
  3. Ruolo dello studente nel processo di insegnamento/apprendimento: prospettiva centrata sull’allievo, quindi parziale.
  4. Patrimonio culturale da trasmettere: attenzione ai contenuti culturali, con una visione limitata.
  5. Comunicazione educativa tra docente e studente: analizza soprattutto la relazione educativa, con un approccio settoriale.
  6. Studio del processo di apprendimento: vicino alle discipline prescrittive e alla filosofia dell’educazione.
  7. Ricerca sull’insegnamento: è l’elemento centrale della didattica, perché si focalizza sull’oggetto della didattica, l’insegnamento, e sui metodi di ricerca.
  8. Riflessione sulle intenzionalità formative: riguarda gli scopi educativi ed è anch’essa vicina alla filosofia dell’educazione.
  9. Analisi del comportamento dell’insegnante: prospettiva centrata sul docente, quindi parziale.

I tre grandi campi disciplinari

Questi 9 elementi si collocano all’interno di tre campi principali:

1. Discipline rivelative

Studiano il fenomeno educativo descrivendone le diverse dimensioni:

  • Psicologia dell’educazione: analizza l’educazione dal punto di vista dello studente.
  • Sociologia dell’educazione: considera il contesto sociale.
  • Antropologia dell’educazione: osserva l’influenza dell’ambiente culturale.

2. Discipline prescrittive

Si concentrano sui fini e sui valori dell’educazione:

  • Filosofia dell’educazione: riflette sui linguaggi, sulle idee e sui traguardi formativi.

3. Discipline operative

Sono orientate all’azione educativa concreta:

  • Analizzano il contesto educativo e gli obiettivi formativi, occupandosi direttamente delle pratiche di insegnamento.

3. Le dimensioni dell’insegnamento

Nella dimensione dell’insegnamento troviamo i 3 aspetti dell’azione didattica, ovvero l’azione didattica è un’azione:

  • Relazionale comunicativa: rapporto tra docenti e studenti;
  • Metodologica didattica: strumenti che il docente usa per guidare l’attività didattica;
  • Organizzativa: gestione dello spazio, del tempo, dei materiali e delle risorse e delle persone coinvolte.

4. La dimensione metodologica

La dimensione metodologica, ovvero l’insieme delle strategie, delle tecniche e degli strumenti che il docente usa per guidare l’attività didattica, collega gli studenti, che sono i soggetti dell’apprendimento, con i contenuti culturali, che sono l’oggetto dell’apprendimento.

Infatti l’approccio cognitivista, che fa riferimento a quella corrente pedagogica e psicologica che si concentra sui processi mentali che l’individuo mette in atto per acquisire, elaborare e organizzare le informazioni, come la memoria, l’attenzione, la percezione ecc., considera la metodologia della didattica come uno strumento che adegua il contenuto culturale al soggetto che deve apprendere.

Inoltre sempre secondo questo approccio esistono diversi tipi di apprendimento, che sono: l’apprendimento significativo, l’apprendimento per ricezione e l’apprendimento per scoperta.

  • L’apprendimento significativo: è caratterizzato dalla relazione tra l’apprendimento e ciò che già si conosce, e quindi è un tipo di apprendimento più attivo e duraturo.
  • Nell’apprendimento per ricezione, invece: il soggetto ha una posizione un po’ più passiva rispetto al contenuto culturale, e quindi è meno attivo e più meccanico.
  • Mentre l’apprendimento per scoperta: come l’apprendimento significativo, vede il soggetto in una posizione più attiva, che consente al soggetto di riconoscere il contenuto derivandolo da una rielaborazione cognitiva del proprio sapere, e quindi questo apprendimento si trova in una posizione intermedia tra i due apprendimenti precedenti.

In più esistono anche dei principi che caratterizzano una metodologia didattica efficace, che sono: la significatività, la motivazione, la direzione, la continuità/ricorsività, l’integrazione e la trasferibilità linguistica.

  • La significatività: permette allo studente di collegare i contenuti con le sue esperienze pregresse.
  • La motivazione: deve stimolare e sostenere l’interesse dello studente per una specifica attività.
  • La direzione: deve dare uno scopo strutturato all’azione educativa e quindi sapere cosa imparare.
  • La continuità/ricorsività: fa sì che l’apprendimento sia visto come un processo non lineare e quindi tutti i concetti chiave devono essere ripresi e rielaborati più volte.
  • L’integrazione: deve favorire la connessione tra le diverse parti del sapere, ovvero teoria, pratica ecc., evitando di suddividere le conoscenze.
  • La trasferibilità linguistica: aiuta lo studente a comunicare ciò che ha appreso.

4.1. I dispositivi didattici: le strategie didattiche

Le strategie didattiche sono dei dispositivi didattici che variano in base al coinvolgimento di docenti, studenti e supporti esterni, come tutor e tecnologie, e fanno riferimento alle modalità operative e alle sequenze di azioni che il docente adotta per raggiungere specifici obiettivi di apprendimento.

A questo proposito esistono 10 strategie didattiche, ognuno delle quali ha una strategia propria, di cui 5 sono incentrate sul docente e sono:

  1. La lezione;
  2. Il modellamento, l’apprendistato e la pratica guidata;
  3. L’approccio tutoriale e il drill and practice;
  4. La discussione;
  5. Lo studio del caso.

Mentre le altre 5 sono incentrate sullo studente e sono:

  1. L’apprendimento di gruppo cooperativo;
  2. Il problem solving;
  3. La simulazione e il role playing;
  4. Il progetto e la metodologia di ricerca;
  5. L’espressione libera o brainstorming.

1. La lezione

La lezione è la forma didattica più tradizionale e diffusa. È caratterizzata dalla centralità del docente, da una struttura tematica prestabilita e da una comunicazione prevalentemente unidirezionale. L’apprendimento risulta quindi trasmissivo e asimmetrico, con lo studente in una posizione perlopiù ricettiva.

Esistono diverse modalità di lezione:

  • Espositiva, finalizzata alla trasmissione sistematica dei contenuti;
  • Interrogativa, che alterna spiegazione e domande per stimolare il pensiero;
  • Partecipativa, in cui il docente assume un ruolo di mediatore;
  • Riflessiva, che promuove la metacognizione e la consapevolezza del proprio apprendimento.

Oggi la lezione è spesso integrata da strumenti visivi e multimediali, che ne aumentano l’efficacia comunicativa.

2. Il modellamento, l’apprendistato e la pratica guidata

Queste strategie si fondano sul principio del learning by doing, ovvero sull’apprendimento attraverso l’azione.

  • Nel modellamento, il docente mostra come svolgere un compito, rendendo visibili anche i processi cognitivi.
  • Nell’apprendistato, lo studente opera in un contesto pratico reale o simulato sotto la guida di un esperto.
  • Nella pratica guidata, lo studente agisce in autonomia, ma con il supporto e il feedback costante del docente.

Elementi comuni sono la centralità dell’esperienza, la supervisione iniziale dell’insegnante e la progressiva riduzione del suo intervento. Sono strategie particolarmente efficaci in contesti strutturati, come i laboratori.

3. L’approccio tutoriale e il drill e practice

L’approccio tutoriale si basa sull’uso delle tecnologie per presentare contenuti, porre esercizi e fornire feedback immediato. Il docente progetta e organizza il percorso, mentre lo studente lavora in autonomia.

Nel tempo si è assistito a un’evoluzione degli strumenti: CAI, CAL, CBT fino al WBT, che utilizza il web e contenuti multimediali interattivi.

Caratteristiche fondamentali sono la chiarezza degli obiettivi, la personalizzazione dei ritmi e il supporto tempestivo.

Il drill and practice, invece, è fondato sulla ripetizione sistematica di esercizi per consolidare conoscenze e abilità, favorendo l’automatizzazione e il rispetto dei tempi individuali di apprendimento.

4. La discussione, seminario

La discussione in classe è un metodo didattico strutturato basato sul confronto di idee tra docente e studenti e tra gli studenti stessi. Serve a porre domande, chiarire dubbi e costruire conoscenze in modo condiviso, considerando la classe come una comunità di ricerca.

Favorisce l’ascolto attivo, l’inclusione e può avvenire in forma bidirezionale o multidirezionale. Inoltre, rappresenta una competenza metodologica fondamentale per l’insegnante, utile a gestire la diversità delle classi.

5. Lo studio del caso

Lo studio di caso è un documento breve (5–10 pagine) che descrive in modo narrativo una situazione reale o verosimile. Può essere svolto individualmente o in gruppo ed è applicabile a qualsiasi ambito del sapere. Il suo obiettivo è creare un contesto di simulazione in cui gli studenti utilizzano conoscenze e competenze acquisite per prendere decisioni appropriate.

Questo metodo unisce le caratteristiche della lezione teorica, della narrazione e della simulazione, permettendo di trasferire la teoria nella pratica attraverso l’analisi di variabili e la formulazione di ipotesi. Per essere efficace, deve essere progettato in base a chiari obiettivi di apprendimento.

In sintesi, lo studio di caso è sia uno strumento di ricerca sia una tecnica di apprendimento utile a comprendere in profondità una situazione specifica.

6. L’apprendimento di gruppo cooperativo

L’apprendimento cooperativo di gruppo comprende diverse tecniche, come il peer tutoring (insegnamento reciproco tra pari) e le comunità di apprendimento. È efficace quando si lavora in piccoli gruppi, con compiti chiari e una responsabilità condivisa: il gruppo è responsabile del lavoro e del risultato finale,

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giovanni_Menta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Progettazione didattica e didattica speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Orazi Roberto.
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