PROCESSI DECISIONALI NEGOZAZIONE E LEADERSHIP
Organizzazione complesse e moderne: organizzazioni che si pongono obiettivi
complessi ovvero obiettivi nuovi, posti in risposta a nuovi problemi e che
singolarmente non potrebbero essere risolti singolarmente.
Sono organizzazioni che possiedono caratteristiche nuove:
Brain intensive:
- alta intensità di conoscenza -> organizzazioni che detengono al loro
interno un livello di scolarità medio molto alto (lauree di 2° e 3° livello) e che assumo
persone che possiedono capacità diagnostiche e di problemi solving.
Process intensive:
- alta intensità di processo -> ambienti in cui è necessario
l’interazione tra le persone e quindi l’importanza della presenza fisica di quest’ultime.
La capacità di un soggetto essere riconosciuto come leader dipende da tre variabili:
1. Tratti della personalità che emergono e catalizzano;
2. Collaboratori: un individuo non può essere leader senza un gruppo di persone
che lo ritengano tale e sulla base della quale il leader adotterà un determinato
stile di leadership;
3. Ambiente circostante che il leader può o meno influenzare.
DIRETTORE/DIRIGENTE VS. LEADER
La leadership è attribuita da altri, sono i collaboratori che possono affermare se un
individuo è un punto di riferimento o meno. Il direttore non è per forza un leader, è
riconosciuto dalla linea gerarchica, ha un contratto che gli attribuisce determinati
poteri e responsabilità, ma non per forza è capace di essere un punto di riferimento
Tutto risale alla rivoluzione industriale in cui ci sono diverse scuole di pensiero, tra cui
la scuola scientifica del lavoro da cui tutto deriva; da questa partono degli studi su
base scientifica (Taylor) ad esempio che portano poi alla definizione di canoni e
principi che diventano i fondamenti del management moderno. Dalla fine dell’800 ci
sono poi una serie infinita di contributi dal punto di vista della letteratura e della
ricerca e i modelli sono cambiati, adattandosi ai contesti storici, sociali ed economici,
cambiano i metodi di indagine e i metodi di elaborazione dei dati, arrivando così ad
una sofisticazione riguardo alla ricerca della leadership molto diversa dal passato.
Uno tra gli autori più importanti fu Peter Drucker, Drucker mette al centro il ruolo del
manager, la leadership e la capacità di guidare le persone, delineando un modello che
si distingue da quelli precedenti.
I manager fanno realizzare cose attraverso altre persone, prendono decisioni,
allocano risorse e dirigono le attività per raggiungere obiettivi. I manager svolgono il
proprio lavoro in un’organizzazione, ossia unità sociale coordinata composta da due o
più persone per raggiungere un obiettivo o obiettivi comuni.
Il manager inoltre ha un contratto da dirigente, ha la responsabilità di decidere e i
sottoposti devono accettare le sue decisioni. Il leader invece è indipendente dalla
gerarchia dell’organizzazione, è qualcosa che viene riconosciuto.
L’alternativa all’attività manageriale è la specializzazione, lo specialista è una
figura che possiede competenze approfondite in un settore specifico, si concentra sullo
svolgere compiti legati al proprio campo di competenza senza necessariamente
occuparsi di coordinare altre persone o prendere decisioni strategiche come invece fa
il manager
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To lead: guidare, essere alla guida; a differenza del manager che basa la sua azione
sulla capacità di raggiungere un obiettivo dato, la leadership ha una visione di lungo
termine. Essere leader significa essere responsabile degli strumenti e delle persone
che si guidano, e avere la capacità di sviluppare strategie per raggiungere il punto a
cui si vuole arrivare.
I leader non sono solo in grado di dichiarare il futuro, ma anche costruirlo, si
impegnano affinché le cose dichiarate accadano. Si impegnano a costruire il futuro
indipendentemente da ciò che accade oggi, adattandosi al contesto di riferimento.
La leadership serve a guidare le persone “quando non sanno cosa fare” a causa di:
- Incertezza: si misura sulla base del tempo che intercorre tra le decisioni e la
conoscenza del risultato, più l’intervallo di tempo è ampio più sarà l’incertezza.
In un contesto in cui i collaboratori sono avversi all’incertezza, uno dei compiti
del leader sarà quello di portare certezza.
- Ambiguità: si verifica quando lo stesso fenomeno ha più interpretazioni
possibili. In questo caso, la responsabilità del leader è scegliere una sola strada,
assumendosi la responsabilità della scelta.
- Senso di impotenza/carenza di risorse: in situazioni in cui si deve scegliere
tra più vie, ma non si ha abbastanza tempo o risorse.
Henry Fayol, successore di Taylor, definisce le attività di coloro che hanno
responsabilità gerarchica all’interno di una organizzazione, analizza attraverso il
metodo specialistico di Taylor, (il cui limite era che guardava solo quello che accadeva
dentro la fabbrica e non alle opportunità esterne) quali sono le responsabilità e le
funzioni di chi è al governo dell’azienda: (1) Divisione del lavoro: il datore di lavoro
definisce i compiti dei collaboratori che
lavorano con lui
(2) Autorità: farsi rispettare, capacità di far
capire che c’è una persona più
responsabile di altre e quindi questa
deve essere rispettata. In questo caso
c’è una sola base di potere che è far
valere il grado gerarchico.
(3) Disciplina: formazione sui modi di fare
attesi all’interno dall’organizzazione, il
manager deve saper orientare i
dipendenti sul modo di fare le cose
(4) Comandare: il compito più difficile del
manager è scegliere tra più possibili
opzioni la migliore, la più efficace, non obbligatoriamente l’ottimale
(5) Direzione: avere una strategia, al manager si richiede di guardare al futuro, il
dipendente guarda al contingente, il manager deve avere una visione del futuro
alla definizione di management si associa la definizione di direzione
(6) Interesse generale: il manager non sta portando avanti il suo interesse ma fa
parte di un sistema superiore, ne deve tenerne conto e contribuire
(7) Giusta remunerazione: la remunerazione non è solo quella monetaria, è
qualsiasi riconoscimento anche simbolico e sociale. Ci sono due fenomeni
particolari: Ingroup, ossia ci sono relazioni all’interno di gruppi di lavoro che
privilegiano delle persone rispetto alle altre, come avere più informazioni o
essere maggiormente ascoltati; outgroup, persone che hanno relazioni meno
2 dirette o meno favorevoli con la leadership, ricevono meno attenzioni e
opportunità di partecipare ai processi decisionali
(8) Centralizzazione: alla fine la responsabilità delle scelte è del manager, lui ne è
il garante
(9) Organizzazione: essere capace di capire e distribuire le responsabilità anche
dal punto di vista formale
(10) Ordine: ordine anche rispetto agli spazi e alle risorse, avere la capacità di
distribuirle in maniera razionale
(11) Equità: gestire sulla base del valore della giustizia le decisioni e la
distribuzione di incarichi
(12) Stabilità: le condizioni di lavoro devono essere prevedibili
(13) Iniziativa: il manager deve essere anche imprenditore, il manager deve
saper fare cose addizionali e diverse rispetto a chi lo ha preceduto, in modo da
apportare un valore aggiunto
(14) Spirito di corpo: è importante capire le attese di ruolo che
l’organizzazione pone nei confronti di persone che scalano la piramide sociale
nel tempo
Un altro autore molto importante è Henry Mintzberg, lui non si limita a definire in
modo astratto le funzioni manageriali, come aveva fatto Fayol, ma è andato a
osservare e capire cosa fanno concretamente i manager e quali sono le responsabilità
che ai diversi livelli dell’organizzazione le persone assumono, indipendentemente dalle
dimensioni o dal settore.
Dalla sua analisi è emerso che il lavoro del manager non può essere ridotto a semplici
funzioni astratte ma si articola in una serie di ruoli concreti raggruppati in 3 aree
principali:
1. Ruoli interpersonali gestire vuol dire avere l’abilita di costruire relazioni
2. Ruoli informativi come il manager raccoglie, elabora e diffonde informazioni,
sia all’interno che all’esterno dell’azienda
3. Ruoli decisionali assumersi la responsabilità di scegliere, prendere decisioni
Minzberg classifica la leadership come uno dei tanti aspetti che caratterizzano il ruolo
manageriale, secondo lui non c’è differenza, la leadership è un sottoinsieme che
richiama le competenze manageriali, poiché guidare, motivare è parte integrante
dell’attività di gestione non c’è differenza tra essere leader e essere manager,
Minzberg vede la leadership come una parte del lavoro del manager
RUOLI INTERPERSONALI (prima area su cui poter investire) in virtù del suo status
e dell’autorità formale di cui è investito, il manager svolge ruoli interpersonali di:
- Figura rappresentativa: chi ricopre una posizione gerarchica rappresenta
coloro che gestisce e rispetto a coloro che operano all’interno dell’unità questa
persona rappresenta l’azienda stessa, il ruolo del manager e il modo in cui si
comporta è rappresentativo dell’organizzazione stessa.
- Leader: l’obiettivo del manager è guidare, motivare, e portare risorse in
azienda
- Collegamento: capacità di integrarsi con altre unità organizzative all’interno
dell’organizzazione creando e mantenendo una rete di relazioni al di fuori della
linea gerarchica occupare il tempo nelle relazioni (human capital)
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Seconda area su cui poter investire è l’area informativa. RUOLI INFORMATIVI il
manager deve saper prendere nota e recepire informazioni da poter riportare
nell’organizzazione, è l’antenna informativa dell’unità produttiva. Ciò che caratterizza
il manager è che lui ha informazioni provenienti dall’esterno e le porta all’interno
dell’impresa.
Le informazioni possono assumere forme diverse, possono essere dati numerici o
conoscenze tacite, ma la loro rilevanza varia in base al modello organizzativo adottato:
in un contesto più meccanico e burocratizzato, prevalgono le informazioni codificate e
informatiche; in un’organizzazione più organica e flessibile, invece, diventa
fondamentale la capacità di ascoltare, osservare, anticipare segnali meno formali per
arricchire il patrimonio informativo dell’impresa. burocrazia: modello organizzativo
basato su regole, procedure formali e gerarchie precise, pensato per garantire ordine
ed efficienza in un’organizzazione. La burocrazia ha una quantità di codici e moduli
scritti, tale da orientare e chiarire quali sono le attività che l’azienda si aspetta da
qualsiasi persona, in modo che sia tutto chiaro e non ci sia ambiguità. Un’altra
caratteristica della burocrazia è che esiste un’attenzione nei confronti dei processi di
selezione delle persone all’ingresso, ossia le persone sono selezionate sulla base delle
loro conoscenze che sono funzionali a perseguire gli obiettivi dell’azienda
Le relazioni interpersonali danno al manager l’accesso a varie fonti di informazione per
svolgere ruoli informativi di:
- Collettore di informazioni: il manager deve essere in grado di catturare le
informazioni rilevanti e raccoglierle all’interno e all’esterno dell’azienda. Le
informazioni riguardano anche le procedure di selezione e reclutamento, la
raccolta delle informazioni in questo caso diventa uno strumento fondamentale
per selezionare il personale e valutare i requisiti e competenze dei candidati. La
burocrazia, grazie alle sue regole chiare, permette di ridurre i margini di errore
garantendo l’ingresso di persone adeguate, in modo da prevenire problemi
futuri e favorendo il funzionamento dell’impresa.
- Diffusore di informazioni: che trasferisce ai subordinati all’interno
dell’azienda, il manager raccoglie informazioni e le trasferisce ai collaboratori. Il
manager non deve trattenere la propria conoscenza ma diffonderla in modo da
non danneggiare l’azienda. Oggi si parla di under mentoring, ossia di un
rapporto in cui una persona più giovane insegna all’anziano, il suo capo,
trasferendogli competenze aggiornate su strumenti, tecnologie o nuovi
approcci. Allo stesso tempo, l’anziano condivide con il giovane la propria
esperienza e fa capire al giovane come le cose devono essere fatte all’interno
dell’azienda. in questo modo c’è uno scambio reciproco di conoscenze, utile a
entrambe le parti.
- Portavoce: il manager rappresenta la sua intera azienda, quindi deve avere
anche competenze di interloquire con soggetti esterni ad essa. Il manager
rappresenta l’azienda anche all’esterno, contribuisce alla reputazione di essa.
Quindi mentre il collettore raccoglie informazioni e il diffusore le condivide
internamente, il portavoce le trasforma in massaggi chiari da comunicare
all’esterno. Il portavoce non si limita a trasmettere informazioni, spesso ha
anche un ruolo persuasivo perché deve convincere gli interlocutori esterni
riguardo alle decisioni e valori dell’azienda
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Terza area di responsabilità del manager su cui poter investire è quella decisionale.
RUOLI DECISIONALI in virtù dell’autorità di cui è investito, il manager svolge
diversi ruoli decisionali in base alle informazioni di cui dispone e dell’autorità di cui è
investito:
- Imprenditore: il manager deve avere delle valide idee, deve individuare le
opportunità di miglioramento e promuovere cambiamenti il manager deve
essere un imprenditore che fa cose nuove. È importante però tenere conto
anche della resistenza al cambiamento, quindi dei possibili effetti che ha il
cambiamento all’interno dell’azienda. Il cambiamento genera sempre delle
barriere e queste possono assumere forme diverse: mentali; quindi, legate a
convinzioni consolidate o alla paura dell’ignoto, di status, ossia legate al ruolo
e alla considerazione che una persona ha all’interno dell’azienda e che potrebbe
cambiare con le nuove dinamiche, con il cambiamento può cambiare la
considerazione che si ha di me all’interno dell’azienda; di responsabilità, le
responsabilità possono cambiare e generare senso di perdita di controllo. La
capacità del manager è anticipare anche le resistenze e capire di che tipo
possano essere in modo da dare già anticipatamente una soluzione ad esse.
- Gestore di problemi: alla base dell’autorevolezza del manager c’è l’evidenza
di una sua conoscenza superiore, il manager ha la responsabilità di fronteggiare
e risolvere problemi
- Allocatore di risorse: le risorse sono, per loro natura, scarse. Il problema è lo
scambio di esse, dato che queste non sono infinite è necessario fare delle scelte
e stabilire delle priorità e questa è una delle responsabilità del manager, deve
allocare le risorse, assegnando compiti a persone competenti e motivate, in
modo da massimizzare l’efficacia e il rendimento dell’organizzazione.
- Negoziazione: il manager si occupa di scambiare risorse e negoziare con altre
unità organizzative
Abilità manageriali
Un altro modo di considerare ciò che i manager fanno è osservare le abilità e le
competenze di cui necessitano per raggiungere i propri obiettivi. Mintzberg afferma
che per gestire un’azienda sia necessario possedere anche delle tecniche e dei
metodi:
1. Abilità tecniche: capacità di sapersi coordinare, di comunicare, applicare le
conoscenze specialistiche e competenze
2. Abilità umane: la capacità di capire, motivare e collaborare con le persone, sia
individualmente sia in gruppo.
3. Abilità concettuali: la capacità mentale di analizzare e individuare situazioni
complesse. Goleman parla dell’intelligenza emotiva che comprende sia
l’intelligenza intrapersonale, quindi conoscere sé stessi, e interpersonale,
ossia la capacità empatica di entrare a contatto con gli altri. L’intelligenza
emotiva serve a misurare quanto siamo in grado a sostenere situazioni
impreviste. Per intelligenza emotiva si intende anche la capacità di stare al
5 mondo, quindi il sapersi adattare a diverse situazioni. Nel contesto della
leadership, questa richiede capacità cognitive di un certo livello ma non troppo
elevate, altrimenti si rischia di non essere in sintonia con il modo di pensare
delle persone con cui devo collaborare; quindi, l’eccesso di intelligenza rende il
manager inefficace nel modo di realizzare le cose, per questo chi è dotato di
un’eccessiva intelligenza predilige attività di specializzazione.
Spesso si pensa che la gestione manageriale e la leadership siano due mondi
distinti, quasi separati. In realtà, questo è un mito da sfatare. Non esiste una linea
netta tra manager e leader: un buon manager può, e dovrebbe, essere anche un
leader, capace di guidare le persone con visione e ispirazione.
Un altro mito diffuso è che la gestione manageriale sia una scienza; per quanto questo
richieda competenze tecniche e organizzative, non si limita a procedure e regole:
implica anche capacità di guidare, motivare e adattarsi al contesto.
Invece di distinguere rigidamente manager e leader, dovremmo iniziare a vedere i
manager come leader e considera
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