MACROECONOMIA CAPITOLO 1
NOZIONI INIZIALI...
Beni intermedi beni prodotti in un certo arco temporale e completamente riutilizzati in
→ (
produzione nello stesso periodo legno, chiodi, vernice che usi per fare le sedie sono beni intermedi
quindi→ beni per creare altri beni)
Beni finali beni prodotti in un certo arco temporale non riutilizzati in produzione nello stesso
→
periodo. Destinati ai così detti impieghi finali (sedia finita quindi bene prodotto per l’utilizzo
→
immediato)
Beni capitali e i beni di consumo fanno riferimento ai beni finali.
I beni capitali finali utilizzati dalle imprese (macchinari, attrezzature) possono essere
→beni
chiamati anche beni di investimento.
sono beni venduti da aziende ad altre aziende e utilizzati nella produzione in periodi futuri.
I beni di consumo→ beni finali utilizzati da famiglie (automobili, alimenti, libri).
SETTORI ECONOMICI
1 ) IMPRESE 2) FAMIGLIE 3) SETTORE PUBBLICO 4) RESTO DEL MONDO
IMPRESE
Producono beni utilizzando diversi input che includono beni intermedi e fattori di produzione
primari
Quali sono i fattori di produzione primari ??
Lavoro attività umana impiegata nella produzione di beni o servizi, remunerazione
→
attraverso salario
Risorse naturali→ risorse presenti in natura (terra, foreste), questi elementi vengono utilizzati
nelle attività produttive (foreste forniscono legname)
Capitale si riferisce ai beni capitali (macchinari, attrezzature) per produrre beni e servizi. Le
→
scorte di questi beni sono considerati INVESTIMENTI.
FAMIGLIE
• Offrono lavoro alle imprese
• Ricevono salari
• Sono proprietari delle imprese, ricevono dividendi da parte delle imprese (azioni)
• Hanno titoli obbligazionari emessi dalle imprese da cui ricevono interessi sulle
obbligazioni
Gli interessi e dividendi è il reddito da capitale-impresa
→
le famiglie dall’economia possono ricevere due tipi di reddito, reddito da lavoro (salario) o
reddito da capitale impresa.
SETTORE PUBBLICO
• Fornisce particolari tipi di servizi (ordine pubblico, difesa) tramite la spesa pubblica
• Preleva risorse dalle famiglie tramite le tasse
• Redistribuisce le risorse sottoforma di trasferimenti (pensioni, disoccupazione)
RESTO DEL MONDO
Intrattengono relazioni commerciali e finanziarie con l’economia nazionale (esportazioni e
importazioni)
PIL (PRODOTTO INTERNO LORDO)
Il pil è un modo per misurare l'attività produttiva (quantità di beni e servizi) che un paese
produce in un determinato periodo di tempo.
È importante perché una volta diviso per il numero di abitanti, ci dà una misura dello
standard di vita medio.
Se il PIL pro-capite è alto, ci sono più beni e servizi disponibili per ogni persona nel paese
quindi di conseguenza aumentano le risorse economiche (maggiore potere di acquisto) dei
singoli individui.
PIL DEFINIZIONE 1
ATTENZIONE Esistono tre definizioni ricorda la misura deve essere uguale.
→
PIL = VALORE DELLA PRODUZIONE LORDA COMPLESSIVA – VALORE DEI BENI INTERMEDI
si vuole calcolare il pil di un paese in un anno e l’unica cosa prodotta in quell’anno è
IPOTESI
l’automobile.
Il pil è il valore di tutti i BENI FINALI prodotti nel paese durante un certo periodo di tempo →
nel nostro esempio è quindi il valore dell’automobile prodotta
Per calcolare tale valore dell’automobile dobbiamo considerare tutti i costi e gli input che
sono stati utilizzati per produrla. sono stati utilizzati acciaio e lavoro, di cui l’acciaio viene
→
prodotto tramite carbone ferro e lavoro.
PIL DEFINIZIONE 2
Pil = somma di tutti i valori aggiunti (VA)
Il valore aggiunto che cos’è? È la differenza tra il valore complessivo dei beni o servizi
prodotti e il valore dei beni intermedi utilizzati in quella fase.
ESEMPIO Se produciamo una sedia, il valore aggiunto è la differenza tra il prezzo per cui la
→
sedia viene venduta e il costo dei materiali per produrla (legno, chiodi, vernice) quindi alla
→
fine rimane solo il valore dei beni FINALI. NB. stiamo tornando alla prima definizione
→
VA= VALORE PRODUZIONE – VALORE DEI BENI INTERMEDI
PIL DEFINIZIONE 3
PIL = somma di TUTTI i redditi dei fattori di produzione
In sostanza, il pil rappresenta l’intero reddito generato dall’attività economia di un paese,
distribuito tra coloro che hanno contribuito alla produzione.
Quindi PIL = SALARI + PROFITTI + TASSE
→
Profitti→ ricavi-costi
ATTENZIONE VA più alto indica l’impresa che contribuisce di più al pil
→
ALTRE NOZIONI PIL
IL PIL rappresenta il valore massimo che la domanda finale potrebbe raggiungere in un
periodo.
Questo valore max di produzione potrebbe NON essere interamente venduto durante il
periodo quindi otteniamo la variazione delle scorte viene considerata come investimento
→
VARIAZIONE DELLE SCORTE SI CALCOLA FACENDO LA DIFFERENZA TRA LA
PRODUZIONE E LA DOMANDA
IL PIL può essere valutati ai prezzi di mercato (include il valore dei beni finali al prezzo corrente
e le imposte indirette→ IVA ) oppure al costo dei fattori produttivi (è la somma dei beni finali
sottraendo le imposte indirette)
IL PIN
L’ammortamento è una parte del “valore” del capitale fisso (macchinari, attrezzature) che si
consuma nel tempo a causa dell’usura dovuta all’uso nella produzione
PIN= PIL-AMMORTAMENTO
IL PNL
IL PNL rappresenta i redditi netti dall’estero ovvero è la DIFFERENZA tra i redditi guadagnati
dagli italiani che vivono all’estero e i redditi guadagnati dagli stranieri che vivono in Italia
ESEMPIO Se gli italiani all’estero guadagnano più reddito rispetto agli stranieri in italia,
→
allora ci sarà un saldo POSITIVO dei redditi netti dall’estero per l’Italia.
PNL = PIL+REDDITI NETTI ALL’ESTERO
PIL NOMINALE
Il PIL nominale è il valore di tutti i beni e servizi prodotti in un’economia, valutati ai prezzi
correnti
Come si calcola il pin nominale ?? somma di tutti i valori delle transazioni relative a tutti i
beni finali, dove il valore corrente di una transazione dipende dal prezzo corrente di un bene e
dalla quantità scambiata
PIL REALE
Il PIL REALE o a prezzi costanti (dell’anno base) si ottiene moltiplicando, per ciascun bene, la
quantità dell’anno corrente (t) per il prezzo dell’anno base (anno 0) e sommando tra loro i
valori così ottenuti
DEFLATORE DEL PIL
Il deflatore implicito del PIL (“livello medio generale dei prezzi”) è il rapporto tra PIL nominale e PIL
reale.
Il deflatore è una media ponderata degli indici di prezzo dei beni finali.
COME SI CALCOLA IL TASSO DI CRESCITA DEL PIL??
Il tasso di crescita del PIL è la variazione percentuale del PIL tra l’anno t –1 e l’anno t
E INVECE IL TASSO DI INFLAZIONE??
−
=
FLUSSO CIRCOLARE REDDITO E SPESA
Il flusso circolare del reddito spesa descrive come il reddito e la spesa si muovono attraverso
l’economia.
Vedremo:
Flussi circolari di reddito e spesa
1. Solo beni di consumo senza scorte
2. Solo beni di consumo con investimento involontario in scorte
3. Beni di consumo e di investimento senza scorte
4. Beni di consumo e di investimento con investimento involontario in scorte
5. Flusso circolare con spesa pubblica
6. Flusso circolare in economia aperta
FLUSSO CIRCOLARE BENI DI CONSUMO COM INVESTIMENTO
INVOLONTARIO IN SCORTE
SETTORI: Famiglie ed imprese (no governo, no resto del mondo)
FUNZIONI ECONOMICHE: Le famiglie lavorano, ricevono un salario e consumano; le imprese
producano beni (intermedi e finali) di consumo utilizzando solo lavoro (no beni di investimento).
MERCATI: (i) il mercato dei beni (finali) di consumo (domandati dalle famiglie e offerti dalle imprese) e
(ii) il mercato del lavoro (domandato dalle imprese e offerto dalle famiglie)
Le linee continue sono flussi di unità di conto a prezzi costanti, le linee tratteggiate sono flussi di beni
fisici.
COSA POSSIAMO DIRE SUL PIL DI QUESTA ECONOMIA?
Il PIL è uguale alla quantità di beni di consumo acquistati dalle famiglie, più la spesa involontaria in
scorte.
L’investimento involontario in scorte (di prodotti finiti) può essere visto come la manifestazione di un
eccesso di offerta di beni di consumo – ossia di un disequilibrio sul mercato dei beni aspettavano S = 0
Ricordiamo che il risparmio è: Da cui: S = Y – C S = ∆C
L’equilibrio sul mercato dei beni di consumo si verifica quando le decisioni di produzione da parte
delle imprese coincidono con le decisioni di spesa da parte delle famiglie, ossia: Y = C
Investimento volontario in scorte (IS): le imprese accantonano una parte della produzione per
precostituirsi una scorta con la quale far fronte a picchi imprevisti di domanda in futuro.
La spesa complessiva in beni di consumo diventa: C’=C + ∆C + IS
Il PIL nominale diventa Y = C + ∆C+ IS
Quindi la spesa programmata (per consumo da parte delle famiglie e in scorte da parte delle imprese)
è: Z= C + IS
la definizione di risparmio (S=Y-C): S= ∆C+ IS [1.8ter] il risparmio delle famiglie, quindi, è la somma
dell’investimento (volontario e involontario) in scorte delle imprese.
Disinvestimento involontario in scorte: le imprese investono in scorte meno di quanto programmato
a causa di un eccesso di domanda
FLUSSO CIRCOLARE REDDITO E SPESA BENI DI CONSUMO E DI
INVESTIMENTO
SETTORI: Famiglie ed imprese (no governo, no resto del mondo)
FUNZIONI ECONOMICHE: Le famiglie lavorano, ricevono un salario e consumano; le imprese
producano beni (intermedi e finali di consumo) utilizzando beni intermedi e i fattori di produzione
lavoro e capitale.
MERCATI: (i) mercato dei beni (finali) che si articola in beni di consumo e beni di investimento
(domandati da imprese ed offerti da altre imprese che producono beni di investimento) (ii) il mercato
del lavoro (domandato dalle imprese e offerto dalle famiglie)
COSA CAMBIA??
Il pil è la somma della spesa effettiva per beni di consumo e investimento
PCC’ + PII’= PIL = PY
Ipotesi: il deflatore della spesa in beni di consumo sia uguale al deflatore della spesa in beni di
investimento (un solo tipo di bene) PC = PI = P → PC + PI = PY C + I = Y
Qui la spesa programmata: I = I + ∆I Z = C + I
Investimento involontario complessivo in scorte: ∆ = ∆C + ∆I
Condizione di equilibrio sul mercato dei beni finali in questo scenario:
le decisioni di investimento delle imprese coincidono con le decisioni di risparmio delle famiglie
Y = Z = C + I Da cui S= Y – C = I
RICORDA→ RISPARMIO E’ UGUALE ALL’INVESTIMENTO COMPLESSIVO .
RUOLO SISTEMA FINANZIARIO
Il sistema finanziario è l’insieme dei canali che “mettono in contatto” operatori in surplus finanziario
–ossia operatori aventi un eccesso delle entrate sulle uscite –ed operatori in deficit finanziario –ossia
operatori aventi un eccesso delle uscite sulle entrate.
• Canali diretti: mercati dei diversi tipi di titoli emessi dalle imprese (e quindi rappresentanti una
passività delle imprese) e collocati presso le famiglie (e quindi rappresentanti una attività delle
famiglie)
• Canali indiretti: canali in cui giocano un ruolo fondamentalegli intermediari finanziari (quote fondo,
depositi)
Tesoreggiamento:risparmio trattenuto in forma monetaria, quindi non torna alle imprese. MA tutto il
reddito non consumato fa parte del risparmio, indipendentemente dalla sua utilizzazione.
Quel reddito è comunque generato dalla produzione di beni quindi si ha un investimento involontario
in scorte. In altri termini, a fronte del risparmio tesoreggiato, si materializza un investimento
involontario in scorte di identico ammontare.
FLUSSO CIRCOLARE REDDITO E SPESA CON SETTORE PUBBLICO
SETTORI: Famiglie, imprese e settore pubblico (no resto del mondo)
FUNZIONI ECONOMICHE: …il settore pubblico (i) riscuote imposte dalle famiglie, famiglie , (iii)
produce servizi non destinabili alla vendita (effettua spesa pubblica (ii) )
FORMULE PER PIL E SPESA PROGRAMMATA
Y = C + I + ∆ + G
Z = C + I + G
Il bilancio del settore pubblico sarà: BS = TA – (TR + G)
Il reddito disponibile delle famiglie, Quindi il risparmio al netto delle imposte nette: YD = Y – TA +
TR
Condizione di equilibrio sul mercato dei beni finali in questo scenario: Y = Z = C + I + G
S =Y – C = I + G PER CALCOLARE IL RISPARMIO
→
FLUSSO CIRCOLARE REDDITO E SPESA IN ECONOMIA APERTA
SETTORI: Famiglie, imprese e settore estero (resto del mondo)
FUNZIONI ECONOMICHE: …il resto del mondo compra (nostre esportazioni) dalla economia
nazionale e vende (nostre importazioni) alla economia nazionale.
Comprendiamo che il reddito nazionale è uguale alla somma della spesa per
consumo,investimento,spesa pubblica e esportazioni nette.
Y = Z = C + I + G+NX
La domanda estera netta NX = X – Q (differenza tra esportazioni e importazioni)
→
La spesa programmata Z = C + I + G + NX
→
Condizione di equilibrio sul mercato dei beni finali in questo scenario: L’equilibrio si ha quando
Y=Z
IL risparmio si calcola facendo S = I + ∆+ G + X– Q
→
MACROECONOMIA CAPITOLO 2
CONCETTI PER INIZIARE...
Alcuni concetti base:
Variabili endogene
• : una variabile si dice endogena se il suo valore viene determinato all’interno
del modello
Variabili esogene
• : una variabile si dice esogena se il suo valore viene determinato all’esterno del
modello sono considerate come fattori esterni.
→
LEGGE DI SAY
Un principio cardine dell’economia neoclassica (NC) è la Legge di Say: “ogni offerta crea la propria
domanda”, non si può verificare una situazione di sottoutilizzazione persistente delle risorse
produttive; come per esempio nel lavoro, secondo tale teoria infatti non esiste la disoccupazione
involontaria. ogni volta che qualcuno produce qualcosa viene automaticamente creata la
→
domanda su quell’oggetto o servizio. (̅
Il PIL è a livello di piena occupazione ), la domanda (Z) si adegua all’offerta.
(̅
In caso di eccesso di offerta > ), i prezzi si abbassano e sale la domanda, si torna quindi alla
0
domanda di piena occupazione Z* poiché salendo la domanda, si ha la riduzione dell’eccesso di
offerta.
KEYNES CRISI DEL 29’
Keynes: crisi del ’29 caratterizzata da alti livelli persistenti di disoccupazione che portano al
→
rovesciamento delle leggi di Say (“ogni domanda crea la propria offerta”).
̀
Il PIL in equilibrio per il mercato dei beni può non essere sufficiente ad assorbire tutta la forza lavoro
disponibile. esogena
̅
Supponiamo: la domanda aggregata di beni è il che significa che il suo valore è
→
determinato al di fuori del modello che stiamo esaminando
endogena
L’offerta è invece una variabile cui valore è determinato all'interno del modello.
→Il
L’offerta si adegua alla domanda. ̅
Se c’è eccesso di offerta fosse le imprese sono indotte a ridurre la produzione.
→
>
0 ̅
In equilibrio, l’offerta aggregata sarà L’OFFERTA AGGREGGATA è UGUALE ALLA DOMANDA
∗ →
=
AGGREGATA. ̅
Il reddito di equilibrio per il mercato dei beni è inferiore al reddito di piena occupazione ( ) e
∗ <
pertanto nell’economia ci sarà disoccupazione persistente.
Questo scenario contraddice l'idea della Legge di Say, che suggerisce che ogni offerta crei la propria
domanda e che non possa verificarsi una disoccupazione involontaria.
MODELLO REDDITO-SPESA o Y-Z
Una rappresentazione molto semplificata della Teoria Generale Keynes: il modello Reddito-Spesa o Y-
Z
Qualche nozione di base:
• L’offerta di lavoro si misura in unità di tempo (come ore, settimane o mesi) dedicate al lavoro
durante un certo periodo di tempo.
L’offerta di lavoro complessiva è dato dal prodotto delle unità di tempo dedicate al lavoro da un
individuo per il numero di individui che appartengono alla forza lavoro;
• La domanda di lavoro: il fabbisogno di servizi del lavoro espressa dalle imprese.
• Piena occupazione (mercato del lavoro in equilibrio): offerta di lavoro = domanda di lavoro;
• Disoccupazione: somma di disoccupati e persone in cerca di prima occupazione;
• Tasso di disoccupazione: rapporto tra somma di disoccupati e persone in cerca di prima
occupazione e la forza lavoro.
Quando l'offerta di lavoro e la domanda di lavoro sono in equilibrio, si raggiunge la piena occupazione,
mentre un tasso di disoccupazione più elevato indica una sottoutilizzazione delle risorse lavorative
disponibili.
Ipotesi di partenza:
• Economia chiusa, senza settore pubblico.
• L’offerta di lavoro è anelastica rispetto al salario reale→ , significa che i cambiamenti nel
salario reale non hanno un impatto sulla quantità complessiva di lavoro offerta dalle persone.
(esogena)
• La forza lavoro (o popolazione attiva) è data : .
̅
• Normalizziamo a 1 il numero di unità di tempo dedicate al lavoro = offerta lavoro.
̅
Da cui: la domanda di lavoro coincide con il numero di occupati.
endogena
• La domanda di lavoro (l’occupazione) è una variabile : N.
• La disoccupazione − è quindi una misura dell’eccesso di offerta di lavoro.
̅
=
• Tasso d
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