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Cartesio (1596-1650)

Cartesio (1596-1650) → primo esponente della filosofia moderna. Nasce a La Haye, riceve un'educazione gesuitica.

  • 1618 → Partecipa alla guerra dei 30 anni.
  • 1650 → Fa un soggiorno a Stoccolma come precettore dalla regina Cristina ma lì si ammala e morirà di polmonite.

Opere:

  • Discorso sul metodo (1637).
  • Meditazioni metafisiche (1641/47).
  • Le passioni dell’anima (1649).

La ragione

Cartesio è il principale esponente del razionalismo moderno.

La ragione è per lui il potere di giudicare rettamente distinguendo il vero dal falso, lo dice nel Discorso sul metodo.

I sinonimi di ragione che usa Cartesio sono: intelletto, lume naturale, buon senso.

Lui si fa portavoce del carattere intuitivo intuitivo della conoscenza → infatti secondo lui la conoscenza è di carattere immediato e si oppone alla concezione aristotelica/scolastica che vedeva la conoscenza di carattere dimostrativo.

Il razionalismo cartesiano si basa su 3 presupposti:

  • Unità della ragione: è una tematica che riprende da tradizioni antiche di pensiero secondo cui la ragione è una facoltà infallibile se usata correttamente, dalla ragione discende l’unità del sapere, dal sapere discende il metodo.
  • Unità del sapere: la filosofia è la disciplina che conferisce unità al sapere in quanto è la scienza fondamentale che coordina tutte le altre discipline.
  • Unità del metodo: Cartesio vuole ricercare e individuare il metodo che deve fornire un principio di tipo formale per arrivare a formulare ogni conoscenza possibile → Cartesio usa un sinonimo: il buon filosofo deve fare come il buon architetto cioè, il filosofo prima di creare un sistema filosofico deve togliere tutti i pregiudizi tramite un metodo e l’architetto prima di costruire deve fare piazza pulita sul terreno dove vuole costruire, togliere i ruderi ecc.

Discorso sul metodo (1637)

In uno scritto giovanile, Regulae ad directionem ingenii, aveva già posto questo problema, scritto in latino; qui aveva delineato 21 regole del metodo che vengono poi ricondotte a 4 nel Discorso sul metodo.

  • Evidenza → Prendere per vero solo ciò che è evidente, ciò che è chiaro e distinto, ma molte cose non sono sia chiare che distinte, qualcosa di chiaro ci può sembrare confuso quindi per risolvere questo problema si utilizza la regola dell’analisi.
  • Analisi → Regola che suddivide delle conoscenze più complesse in conoscenze più semplici, scomporre un problema complesso nelle sue parti più semplici; dopo l’analisi si utilizza la regola della sintesi.
  • Sintesi → Dopo che le conoscenze più complesse sono state suddivise possiamo riorganizzare queste ultime. Vi segue a questa la regola dell’enumerazione.
  • Enumerazione → Consiste nel ricontrollare tutti i passaggi, perché più i passaggi sono complessi più cadremo in errore.

La morale

Cartesio si rende subito conto che il metodo rischia di avere conseguenze indesiderate, se si devono accettare accettare solamente conoscenze indubitabili si potrebbe giungere a mettere in discussione l’intero ordine delle cose come le conoscenze religiose; inoltre noi applichiamo il dubbio e quindi sospendiamo il nostro giudizio in ambito gnoseologico ma non lo possiamo sospendere nell’ambito morale, noi non possiamo vivere non sapendo cosa è giusto e cos'è sbagliato.

Quindi lui nella parte terza del Discorso sul metodo enuncia una morale provvisoria, perché non riuscì a scrivere una morale definitiva.

La morale provvisoria è fondata su 4 regole legate al buonsenso:

  1. Obbedire alle leggi e ai costumi del paese: conservando fedelmente la religione in cui Dio mi ha fatto la grazia di essere educato fin dall’infanzia.
  2. Essere il più fermo e risoluto possibile nell'azione: una volta orientato in certo senso dovrò seguire le opinioni più dubbie come se fossero certissime, metafora: lanterna e viandante → persona nel bosco deve continuare la strada che ha cominciato così avrà più possibilità di uscire dal bosco.
  3. Cercare di vincere se stessi piuttosto che la fortuna: di mutare i miei desideri piuttosto che l’ordine del mondo, riprende lo stoicismo. Metafora degli stoici: la fortuna ci trascina con sé, l’uomo saggio che sa accettare la fortuna la prende per mano, lo stolto che non sa modificarsi per adeguarsi ad essa verrà trascinato dai capelli.
  4. Dedicare la vita alla ricerca della verità.

Le meditazioni (1647): una nuova metafisica

Il metodo teorizzato nell’opera Il discorso sul metodo viene applicato in questa 2 opera.

Questo è uno dei testi più importanti perché inaugura un genere nuovo, la metafisica era considerata da Aristotele come la “scienza dell’essere in quanto essere” oppure la scienza delle sostanze spirituali come Dio e anima.

Cartesio ricerca invece un sapere che deve essere così evidente da non lasciare adito al minimo dubbio, inoltre non è neanche interessato alle discussioni sull’oggetto della metafisica perché essa parte necessariamente dal soggetto e da questo cerca di innalzarsi a tutte le altre verità.

La metafisica di Cartesio è rivoluzionaria non soltanto per il contenuto ma anche per la forma, è scritta in prima persona perché la ricerca della verità è un'impresa dell’io pensante, non una dottrina da apprendere dall’esterno.

Secondo Cartesio ci sono due modi per ottenere la certezza:

  • Conoscenza intuitiva → Riguarda qualcosa di immediato che non richiede dimostrazione.
  • Conoscenza deduttiva → Deduzione = congiunzione necessaria delle cose semplici per ottenere cose composte.

Quindi la conoscenza nasce dall’intreccio di deduzione e intuizione. Nella storia del pensiero questi due elementi sono stati utilizzati in modo scorretto e quindi siamo caduti in errore.

Nella prima regola del metodo c’è scritto che solo ciò che è evidente è vero allora tutto ciò che non offre tale garanzia deve essere messo in discussione. Dobbiamo applicare un ragionamento di tipo scettico a tutto ciò che non è evidente, questo processo viene chiamato dubbio metodico.

Il dubbio metodico diventa iperbolico tramite delle tappe.

  • Testimonianza dei sensi → Mettiamo in discussione i nostri sensi in quanto possono ingannarci, illusioni ottiche; se i sensi sono inaffidabili dobbiamo estendere questo dubbio alla nostra esistenza corporea → il mondo quindi potrebbe essere qualcosa di illusorio.
  • Esistenza corporea/mondo esterno → Il dubbio si estende infine anche a quelle cose che di base sono indubitabili come la matematica e a questo punto il dubbio diventa sempre più radicale.
  • Certezze matematiche.

Cartesio sostiene che la verità del nostro pensiero non potrà essere stabilita con certezza finché non sapremo chi ci ha creato, se fossimo creature di un dio ingannatore le nostre presunte verità sarebbero sempre perpetue immaginazioni. Da qui nasce l'ipotesi del genio maligno che ci fa mettere in dubbio quelle certezze che di norma sono indubitabili.

Memo: il dubbio metodico inizialmente riguarda solo le conoscenze sensibili ma con l’ipotesi del genio maligno si estende a tutto e diviene universale, l’unica verità che ci sottrae dal dubbio è il cogito ergo sum.

Come facciamo ad uscire da questo dubbio iperbolico?

Tramite il passaggio dal dubbio al cogito; infatti il genio maligno mi può ingannare su tutto tranne che per un aspetto, io esisto come soggetto ingannato, io quindi esisto come soggetto pensante e da qui nasce l’espressione cogito ergo sum, esisto in quanto soggetto pensante.

Il cogito è un'intuizione immediata.

Dal cogito a Dio

Il soggetto quindi deve riappropriarsi della certezza sul mondo esterno e può farlo solo dimostrando l’esistenza di Dio.

Il cogito ha anche un limite intrinseco → non mi dice nulla su ciò che è fuori di me, quindi sarà necessario innalzarsi dal cogito a un principio superiore che sia al contempo la fonte e la garanzia delle nostre conoscenze: Dio.

La terza meditazione “Di Dio e della sua esistenza” ha appunto lo scopo di dimostrare che un Dio esiste e questo lunge dall’ingannarci e ci ha fornito una mente atta a concepire verità evidenti su se stessa e sul mondo.

Dal soggetto a Dio, fiducia esistenza soggetto a fiducia esistenza di Dio.

Il pensiero assume una dimostrazione ontologica quindi il pensiero diventa sostanza e da qui si vede che l’idea è oggetto interno del pensiero ed è tutto ciò che è concepito direttamente dallo spirito.

La mente umana è capace di concepire “idee” cioè rappresentazioni mentali di oggetti, le idee si distinguono dagli altri atti di pensiero proprio perché contengono in sé un elemento rappresentativo, ci dà l’immagine di un oggetto diverso da noi.

Esistono 3 tipi idee:

  1. Idee innate → Sono presenti in noi fin dalla nascita e non dipendono dall’esperienza, Dio è un idea innata.
  2. Idee avventizie → Provengono dall’esterno quindi dall’esperienza, donna, pesce.
  3. Idee fattizie → Idee che vengono costruite dal soggetto stesso, es. sirena = composizione idea di donna e idea di pesce.

Tra le idee accessibili alla mente c’è anche l’idea di Dio ma è un idea che appunto non può essere prodotta dall’uomo in quanto uomo = essere imperfetto e finito e Dio = essere perfetto e infinito.

La mente umana infatti essendo limitata e finita non può rappresentare qualcosa di infinito quindi l'idea di Dio è innata, soltanto un Dio infinitamente perfetto può essere la causa dell’idea di Dio.

Dio come ente perfettissimo è incompatibile con l’idea di un dio ingannatore in quanto l’inganno è una debolezza.

Esistono 3 dimostrazioni dell’idea di Dio:

  1. Finitezza/infinitezza → L’idea di Dio non può essere creata dall’uomo o dalle cose esterne perché queste sono finite e imperfette.
  2. Causa efficiente → Un essere perfetto, Dio, deve avere come causa efficiente un essere perfetto.
  3. Prova ontologica, riprende prova dell’esistenza di Dio di sant’Anselmo → dall’idea di Dio è possibile dedurre i suoi attributi. Uno degli aspetti fondamentali in Dio è la perfezione, se ammettiamo la perfezione di Dio dobbiamo ammettere anche l’esistenza di Dio.

Quindi Dio diventa garante della verità, diventa funzione gnoseologica; se Dio esiste l’idea del genio maligno decade e quindi il mondo esterno è giustificato.

Procedimento cartesiano:

Io → Dio → mondo esterno → dalla mia evidenza a Dio → da Dio al mondo, altre evidenze → Dio esiste e non mi inganna → la ragione è vera → la verità sul mondo è attendibile.

Da Dio al mondo fisico

Nella V meditazione riprende l’idea che la realtà fisica sia interpretabile in termini matematici e che anzi i corpi stessi siano riconducibili a enti matematici. L’essenza della materia è costituita dall’estensione cioè dallo spazio dei geometri. Non essendo derivata dall’esperienza, avventizia, e non potendo venir costruita arbitrariamente, fittizia, l’idea dello spazio geometrico è un idea innata.

Quindi la natura è interpretabile matematicamente perché da una parte i corpi sono solo enti matematici, non hanno impulsi, appetiti, finalità ecc., e dall’altra parte perché la mente umana possiede l’idea innata di estensione con cui è in grado di concepire l’universo materiale.

Il problema dell’esistenza del mondo e della distinzione fra anima e corpo?

Il mondo materiale esiste realmente o è soltanto un sogno?

La mia mente non si differenzia dal mio corpo oppure ha un’essenza diversa ed esiste indipendentemente da esso?

A queste due questioni è dedicata la VI meditazione con cui l’opera si conclude → dimostrare che il mondo materiale esiste.

Cartesio inizia col distinguere le varie facoltà conoscitive umane: intelletto e immaginazione.

L’intelletto dà un'idea chiara e distinta della materia, identificandosi con lo spazio geometrico ma non può dir niente sulla sua esistenza reale. Un conto è conoscere l’essenza della materia, altra cosa è conoscere l’esistenza. Dall’intelletto si passa all'immaginazione, facoltà che permette di formare rappresentazioni mentali delle cose in forma figurata. Se fosse puramente mentale, non dovrebbe avere limiti e potremo formarci rappresentazioni di qualsiasi figura.

Il fatto che non sia così e che la facoltà immaginativa comporti uno sforzo fisico è indizio che oltre alla mente che pensa, esiste anche un corpo materiale finito e illimitato.

La sostanza

Altra grande questione rimasta aperta è quella del rapporto tra mente e corpo. Enunciando il cogito, Cartesio aveva stabilito che la mente è una "cosa che pensa" senza però chiarire se essa fosse diversa dal corpo e tale da poter sussistere senza di esso. Nella VI meditazione egli cerca di dimostrare che mente e corpo sono realmente distinti, cioè due res, due cose diverse; la dimostrazione costituisce il fondamento del dualismo metafisico secondo cui nell'universo esistono 2 generi di sostanze create.

Memo: la sostanza è ciò che esiste di per sé, Aristotele.

  1. In senso stretto, Dio → Soltanto Dio esiste di per sé.
  2. In senso lato → Tutto ciò che esiste solo e grazie a Dio.

In questo 2 senso di sostanza si può parlare di dualismo metafisico.

  1. Res cogitans → Sostanza pensante, volontà, priva di estensione e indivisibile, inestesa, consapevole e libera. Cartesio la riconduce a qualche forma di materialità.
  2. Res extensa → Sostanza estesa, passione, estesa = perché materiale e quindi divisibile, spaziale, inconsapevole e determinata.

Questo dualismo si ripercuote nella visione:

  • Del mondo fisico → Si riconduce all’opera “Il mondo”, dimensione fisica della sostanza.
  • Del corpo umano → Si riconduce all’opera “Le passioni dell’anima”, differenza tra passioni e idee, idee soggetto attivo mentre per le emozioni il soggetto è passivo in quanto noi non dominiamo le nostre passioni.

Mondo fisico

Il mondo fisico si identifica nell’estensione.

La materia, res extensa, funziona tramite un rigido meccanismo, si rifà all’atomismo di Democrito → la materia si muove in maniera meccanica e tutte le forme di creazione e distruzione della materia avvengono tramite meccanismi studiabili in maniera scientifica.

L’azione di Dio nella creazione del mondo fisico riguarda esclusivamente:

  1. L’iniziale creazione della sostanza.
  2. Provvidenza ordinaria → Dio interviene per la P.O. perché deve garantire che la quantità di moto impressa nella sostanza estesa sia sempre costante.

Per i meccanicisti la materia è caratterizzata da questo movimento.

Cartesio individua riguardo il movimento della materia 3 importanti leggi:

  1. Legge dell’inerzia → Ogni materia conserva il proprio stato fino a che non viene modificato da un altro corpo.
  2. Legge della conservazione → La quantità di moto che un corpo trasmette ad un altro corpo è uguale a quella che perde.
  3. Legge per la quale ogni corpo tende a muoversi in linea retta.

Trattato sulle passioni dell’anima (1649)

Opera fortemente innovativa.

Le passioni diventano oggetto di scienza.

La passione è un tipico fatto psicofisico, è costituita da una serie di fatti, alcuni mentali ed altri corporei tra loro concatenati. All'inizio vi è un evento corporeo: un oggetto viene a contatto con gli organi sensoriali determinando un movimento di nervi che a loro volta comunicano un impulso al cervello e modificano la ghiandola pineale.

Il meccanicismo caratterizza sia il mondo naturale sia il corpo umano.

Il corpo umano è paragonato ad un automa, in quanto il funzionamento è riconducibile a delle leggi meccaniche.

Come funziona il corpo umano? A questa domanda lui risponderà in quest'opera.

Come nascono le emozioni? → Grazie a 2 importanti elementi:

  1. Ghiandola pineale.
  2. Spiriti animali.

Gli spiriti animali sono particelle di materia finissima che circolano nel nostro sistema nervoso e raggiungono il cervello dove incontrano la ghiandola pineale, epifisi; gli spiriti comunicano una determinata reazione emotiva.

Con questa spiegazione Cartesio riesce a superare l’obiezione mossa da altri filosofi riguardo l’impossibilità di relazione tra le due sostanze, molti filosofi avevano mosso delle critiche riguardo il suo dualismo in quanto poco esplicativo → infatti la ghiandola pineale media tra volontà e passione.

Esempio: se vedo qualcosa di spaventoso, campo di battaglia, gli spiriti comunicano alla ghiandola una determinata emozione ovvero quella di paura e quindi fuggirò, spavento = paura = fuga, però io posso decidere di andare comunque a combattere anche se ho paura e quindi qui subentra la mia volontà.

Cartesio propone una mappatura delle passioni e le divide in:

  • Passioni primitive → Meraviglia, amore, odio, tristezza.
  • Passioni composte → Derivate per composizione dalle prime.

Età cartesiana

Dualismo tra materia e spirito → conduce a due esiti differenti:

  1. Interpretazioni spiritualistiche-religiose che accentuano il dualismo e la rilevanza della res cogitans.
  2. Interpretazioni materialistiche che accentuano la funzione della res extensa sino a mettere in dubbio il dualismo.

Pierre Gassendi

Lui è un religioso.

Condivide molte conclusioni di Cartesio → esi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Elisaaxsa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Menin Marco.
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