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Politica economica

Che cos’è la Politica Economica? “è quella parte di scienza economica che studia

una comunità, riguardo all’individuazione dei fini, al modo di perseguire tali fini, e

all’esito dell’eventuale intervento”.

I fini di una comunità?

Per comunità, o “ente collettivo”, si intende un aggregato di individui, con

preferenze (e quindi obiettivi) eterogenei.

È fisiologico che in ogni ente costituito da più soggetti sia presente un conflitto tra

gli obiettivi individuali dei soggetti che lo compongono.

La Teoria delle scelte collettive studia se e come sia possibile individuare obiettivi

per una comunità, a partire dalle preferenze degli individui che la costituiscono, e

che relazioni esistano tra le preferenze individuali e le preferenze collettive.

Il conflitto nasce necessariamente tra obiettivi politici di natura redistributiva e

l’interesse dei soggetti danneggiati dalla redistribuzione.

La politica economica studia la gestione dei conflitti tra gli obiettivi che ci si è

assegnati.

Il perseguimento dei fini?

La Teoria della Controllabilità studia se sia possibile raggiungere i fini assegnati,

ossia studia le condizioni che devono essere soddisfatte affinché sia raggiungibile il

fine che l’ente collettivo si sia posto, data la struttura dell’economia.

La strada da percorrere viene riassunta nella cosiddetta ricetta di politica

economica, che stabilisce quali azioni bisogna intraprendere per raggiungere

determinati obiettivi.

Nella ricetta di politica economica vengono enunciati sia gli obiettivi che si

intendono realizzare, sia gli strumenti da utilizzare.

Le strade per raggiungere un risultato possono essere molteplici e occorre quindi

individuare un criterio utile per capire quale strada sia preferibile.

I soggetti della politica economica

In ogni modello di politica economica (P.E.) utilizzabile per esemplificare la realtà

devono figurare due soggetti:

a) I privati: sono gli individui che perseguono i propri obiettivi individuali

(consumatori, imprese);

b) Autorità di Politica Economica (Policy maker): il soggetto al quale spetta

l’individuazione dei fini di politica economica e delle ricette da attuare.

Secondo la teoria tradizionale della P.E. (derivante dall’Economia del Benessere),

l’autorità di P.E. è un ente che non ha una propria personalità, ma è un

aggregatore delle preferenze individuali.

L’autorità di P.E. può essere vista come un insieme di enti, differentemente

articolati:

• Articolazione in base alla natura dei fini perseguiti: Musgrave (1959) nel

modello dei bureau, suggerisce di rappresentare l’autorità di politica

economica come l’insieme di tre uffici, che si differenziano per la natura

dell’obiettivo perseguito:

➢ Allocation bureau: persegue obiettivi di efficienza microeconomica

dei mercati;

➢ Stabilization bureau: persegue obiettivi di natura macroeconomica,

specificatamente stabilizzazione del livello del reddito e

dell’occupazione;

➢ Redistribution bureau: si occupa degli interventi volti a realizzare la

redistribuzione del reddito.

• Articolazione in base all’ambito di intervento: vi sono policy maker di

livello internazionale, nazionale e di livello territoriale limitato (regionale,

comunale);

• Articolazione in base alla natura dei compiti svolti: occorre distinguere tra

policy maker “politici” che devono individuare i fini e le eventuali azioni da

intraprendere per raggiungerli, e i “burocrati”, che devono operativamente

mettere in atto le misure individuate dai politici.

L’autorità di P.E. è costituita da uomini diversi fra loro e quindi soggetti a conflitti

reciproci.

Dunque, il mondo può essere rappresentato come costituito da tre categorie di

soggetti:

1. Cittadini;

2. Politici (eventualmente eletti dai cittadini e che comunque a questi

rispondono);

3. Burocrati (che debbono rispondere del loro operato ai politici).

Ciascuno di questi tre soggetti persegue, di fatto, obiettivi propri, e quindi è

necessario studiare i rapporti tra cittadini e governo, tra governo e burocrati e tra

cittadini e burocrati.

La teoria normativa della politica economica

L’uso dei modelli in economia

Un modello è la descrizione stilizzata e semplificata della realtà e deve essere:

• Semplice: i dettagli non rilevanti devono essere trascurati;

• Generalizzabile: applicabile ad una classe più vasta possibile di fenomeni;

• Robusto: al mutamento marginale delle ipotesi del modello non si devono

avere variazioni radicali nelle conclusioni.

Ogni modello può essere letto in modo:

• Positivo (o descrittivo): racconta il funzionamento del sistema che si sta

descrivendo (ci dice “che cosa succede e perché”);

• Normativo (o prescrittivo): ci dice che cosa deve essere fatto affinché

vengano raggiunti determinati risultati.

Esempio: se noi prendiamo in considerazione il mercato del lavoro, la prospettiva

normativa sarà contraria al salario minimo mentre la prospettiva positiva sarà

favorevole a tale applicazione nel mercato del lavoro.

Le relazioni che intercorrono tra gli elementi del modello possono essere illustrate

in modo discorsivo, o facendo ricorso a relazioni formalizzate (equazioni).

Si distinguono quattro categorie di relazioni:

1) Relazioni tecniche: equazioni che descrivono la tecnologia o le preferenze

degli individui. α β

Per esempio: la funzione di produzione (Y=K J ) o la funzione di utilità;

2) Relazioni comportamentali: equazioni che descrivono il comportamento

degli individui.

Per esempio: le funzioni di domanda o di offerta di mercato (Q=a-bP)

oppure la funzione di consumo aggregato keynesiana (C=C +cY);

o

3) Relazioni di equilibrio: come l’imposizione dell’eguaglianza tra quantità

domandata e quantità offerta di un certo bene [D(p)=S(p)];

4) Relazioni di definizione: che servono per definire una grandezza.

Per esempio: la domanda aggregata (D=C+I+G+X-M).

NB: NX= X-M

In ogni modello figurano delle variabili, ossia grandezze osservabili e misurabili.

Esse possono essere:

• Endogene: il cui valore viene spiegato all’interno del modello;

• Esogene: il cui valore viene assunto come dato e non viene spiegato

all’interno del modello.

Nelle relazioni tra variabili figurano anche parametri di comportamento (valori

numerici che figurano nelle relazioni sui comportamenti dei soggetti) e parametri

tecnici (valori numerici che figurano nelle relazioni tecniche).

La politica economica essendo interessata a proposizioni normative, piuttosto che

positive, sistematicamente tratta come esogeno ciò che una lettura positiva del

modello interpreta come endogeno.

Un modello può avere una:

- Forma strutturale: nelle equazioni che compongono il modello compaiono

sia variabili endogene sia esogene;

- Forma ridotta: il modello sarà costituito da un numero di equazioni pari al

numero delle variabili endogene.

Gli obiettivi e gli strumenti

Tra le variabili possono essere individuati obiettivi e strumenti.

Per obiettivo si intende un traguardo o un fine dell’azione dell’Autorità di politica

economica.

L’obiettivo può essere:

• Fisso: quando l’Autorità di politica economica mira a raggiungere un valore

puntuale di una certa variabile.

Per esempio: un tasso di inflazione (π) pari al 2,7%;

• Flessibile: quando l’Autorità di politica economica mira a raggiungere il

massimo o il minimo di una funzione.

Per esempio: minimizzare i costi o massimizzare il benessere sociale.

Per strumento si intende una variabile che viene usata dal policy-maker come leva

per raggiungere un fine.

Affinché una variabile sia configurabile come strumento occorre che questa

soddisfi alcuni requisiti, in particolare deve essere:

1. Controllabile dall’Autorità di politica economica;

2. Sufficientemente “isolata” dall’influsso di elementi esterni;

3. Efficace sugli obiettivi che l’Autorità si pone.

Gli obiettivi fissi nel modello formale

Secondo il Teorema della regola aurea di Tinbergen, “Condizione necessaria

affinché un modello statico e deterministico di politica economica con obiettivi fissi

sia controllabile è che il numero di strumenti a disposizione del policy-maker sia

almeno pari al numero degli obiettivi”.

La condizione individuata è necessaria ma non sufficiente; quindi di fronte ad un

sistema di m equazioni da risolvere (obiettivi) per n variabili incognite

i i

(strumenti), sono possibili tre casi:

- m =n : il numero degli strumenti è perfettamente uguale al numero degli

i i

obiettivi; in questo caso il sistema è perfettamente controllabile ed esiste

una e una sola soluzione;

- m <n : il numero di strumenti è maggiore rispetto a quello degli obiettivi; il

i i

sistema è sotto determinato e presenta infinite soluzioni.

- m >n : il numero di strumenti è minore rispetto a quello degli obiettivi; il

i i

sistema non è controllabile.

L’obiettivo flessibile

Si costruisce una funzione di perdita che dipende da quanto la realizzazione

di una variabile si discosta dal valore ritenuto ottimale dal policy maker.

Gli scostamenti possono essere misurati in valore assoluto oppure se ne può

considerare il quadrato.

La funzione di perdita (loss-function) assume la forma seguente:

2 2

L= (x -x *) + (y -y *) sotto il vincolo y= A x

i i i i

Okun ha proposto di utilizzare come funzione di perdita (L): la somma del tasso di

inflazione (π) più il tasso di disoccupazione (u), questa funzione è nota come

indice di malessere di Okun (IMO): IMO= π + u

Il tasso di disoccupazione ed il tasso d’inflazione non si muovono in modo

disgiunto, ma sono tra loro legati da una relazione, che sarà rappresentata dalla

curva di Phillips. L’economia del benessere

L’Economia del Benessere (welfare-economics) è la branca della scienza

economica che si occupa di fornire criteri per valutare socialmente allocazioni

alternative.

L’economia del benessere studia anche quali giudizi di valore ideologici siano

impliciti in ciascun ordinamento sociale di allocazioni diverse.

L’economia del benessere segue diverse linee di pensiero:

• La “vecchia economia del benessere” partendo dalle utilità degli individui

che compongono la società, tenta di creare funzioni di benessere sociale;

• La “nuova economia del benessere” cerca di individuare una serie di criteri

di minima da richiedere alla funzione di benessere sociale per poi studiare il

modo di giungere a tali requisiti;

• La “teoria delle votazioni”, in cui la scelta sociale deve dipendere dall’esito

delle votazioni;

• La teoria delle “public choices”, secondo la quale i rappresentanti degli enti

collettivi perseguono i propri fini, trascurando gli obiettivi individuali.

Le impostazioni individualiste della vecchia economia del benessere

La paternità dell’economia del benessere è attribuita Pigou, il quale propose il

criterio di valutazione individualista che riprendendo il pensiero dell’economista e

filosofo Bentham.

Il criterio individualista stabilisce che l’indicatore del benessere sociale deve

dipendere dalle utilità dei componenti della collettività.

Siano gli individui 1,2…i...N.. di una collettività conseguono utilità U1, U2, …U n

allora la funzione di benessere sociale dipenderà dalle utilità di tutti questi

individui. Social welfare (SW)= f(U , U , …, U , ..U )

1 2 i n

Già l’economista Bentham aveva ipotizzato che il benessere di una collettività

fosse la somma del benessere dei singoli individui.

Quindi la funzione di benessere sociale di Bentham è:

ni=1

SW=∑ U = U +U +…U

i 1 2 n

Nel caso di una società formata da due soli individui, la funzione di benessere

sociale di Bentham può essere scritta come: SW= U +U ed è facile fornirne una

1 2

rappresentazione grafica.

Si può infatti ricavare una mappa di curve, ciascuna è associata ad un livello di

benessere sociale.

Queste linee di livello vengono chiamate curve di isobenessere.

Una curva di isobenessere è la curva che contiene tutte le combinazioni di utilità

dei due individui a cui è associato il medesimo benessere sociale.

Nel caso di una società formata da due individui si tratta di una retta che ha

equazione: U =SW- U , e che ha un’inclinazione pari a -45°.

2 1

Ad ogni possibile livello di SW corrisponde una diversa retta di isobenessere, più

elevato è SW, più alta sarà nel grafico, la retta di isobenessere associata.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mario_Vargiu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Sassari o del prof Vannini Marco.
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