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Politica economica

La politica economica studia l’attività economica degli operatori pubblici. La validità di molte dipende dall’apparato analitico utilizzato. La politica economica è quella parte della scienza economica che studia l’azione economica pubblica. In particolare:

  • Il processo di formazione delle preferenze della collettività, scelte sociali
  • Scelte delle istituzioni che compongono il governo collettivo. Queste sono lo stato e il mercato (nel caso della politica economica non sono naturali)
  • Correnti dell’ente pubblico, cioè gli obiettivi che vengono definiti e realizzati dall’ente pubblico attraverso una serie di interventi.

Ambiti della politica economica

Possiamo ripartirla in 3 ambiti:

  1. Economia del benessere che si occupa di individuare e prevedere obiettivi sociali diversi da quelli individuali, ricercare le istituzioni economiche ottime cioè i soggetti che possono meglio attuare gli interventi di politica economica, cioè mercato e stato, e individuare competenze e complementarietà.
  2. Teoria della politica economica, si occupa di definire i criteri di programmazione cioè impostazioni e decisioni dell’intervento pubblico dal punto di vista ideale. Si concentra sull’aspetto concreto.
  3. Teoria delle scelte correnti. La questione ricorrente è il punto di vista sociale cioè collettivo. Se noi abbiamo un sistema economico che funziona in cui i singoli agenti cercano di perseguire i propri obiettivi, perché ci interessa il collettivo? Si possono verificare dei fenomeni che non sono desiderati e che nascono dall’agire dei singoli individui a livello nazionale quanto internazionale.

Come realizzare le preferenze collettive?

Stato, mercato, istituzioni. Io valuto stato e mercato sulla base di due criteri: efficienza ed equità. Efficienza quando si raggiungono gli obiettivi con il minor impiego di risorse. Equità quando gli obiettivi vengono raggiunti secondo una qualche idea di giustizia (diverso da uguaglianza).

Criterio di efficienza

  • Economia del benessere: Primo teorema, solo un sistema di mercato perfettamente concorrenziale è in grado di realizzare un’allocazione ottimo-paretiana. (Ottimo paretiano: situazione economica dove non si può accrescere il benessere di una persona senza diminuire quello di un’altra.)

Diversi tipi di efficienza:

  • Statica:
    • Allocativa: allocazione delle risorse
    • Efficienza X: riguarda aspetti organizzativi
  • Dinamica:
    • Adattiva: capacità di adeguarsi ai cambiamenti
    • Innovativa: capacità di introdurre elementi di innovazione relativamente al processo e al prodotto.

Critiche al criterio paretiano tendono a soddisfare l’interesse del singolo. L'ottimo paretiano non è detto che sia buono (es. schiavitù).

Criterio di equità

Ci sono varie concezioni di equità che hanno a che fare con l’idea di eguaglianza ma nell’ambito economico si parla di uguaglianza di risultati e uguaglianza di opportunità. Le pari opportunità non tengono conto delle disuguaglianze date dai talenti naturali. Si possono generare delle situazioni di disequilibrio quindi qualcuno deve ridistribuire le risorse. Di questo si occupa lo stato.

  • Economia del benessere: Secondo teorema, se la distribuzione iniziale delle risorse tra gli individui non è appropriata esistono delle allocazioni ottimo-paretiane migliori che si realizzano attraverso l’operatore pubblico.

Il mercato ha il compito allocativo e lo stato redistributivo. Ci sono dei casi in cui non si riesce a realizzare l’allocazione quindi la concorrenza perfetta e si possono generare dei fallimenti microeconomici o macroeconomici.

Fallimenti microeconomici

Situazioni che violano il primo teorema cioè ad esempio il mercato non è di concorrenza perfetta (concorrenza imperfetta: oligopolio, monopolio, concorrenza monopolistica) oppure in presenza di mercati incompleti (esternalità, beni pubblici, asimmetrie informative e costi di transazione).

Fallimenti macroeconomici

Legati ad esempio all’instabilità del mercato (non converge l’equilibrio economico generale), si verificano situazioni di non perfetta equità o efficienza. Si registrano in presenza di rigidità reali, mercati incompleti, problemi di coordinamento. Disoccupazione involontaria, inflazione, deflazione, squilibri dei pagamenti, sottosviluppo. I due paesi che presentano in maniera quasi costante gli squilibri dei pagamenti sono gli USA (deficit) e Cina (surplus).

Attualità

Il 28 settembre è stata approvata la nota di aggiornamento, cioè un documento del consiglio dei ministri che aggiorna le previsioni economiche e di finanza pubblica sulla base delle ultime informazioni dell’economia internazionale e nazionale. Quindi aggiorna i contenuti di previsioni del documento di economia e finanza, cioè il principale strumento della programmazione economica e finanziaria della nostra economia. Definisce gli obiettivi in tema di finanza pubblica e articola gli interventi. Viene redatto più o meno all’inizio dell’anno, poi nella seconda parte dell’anno viene aggiunta la nota. La programmazione è di 3 anni ma il documento è annuale.

Nel Nader c’è scritto che il PIL rallenterà di +0.5% rispetto alle previsioni precedenti nel DEF che era del -3%. Per il prossimo anno il deficit scenderà al 3,4% (PIL), non è positiva del tutto perché siamo ancora lontani dal valore target fissato dall’Unione Europea 3%. 140% previsione del debito rispetto al PIL che è meglio del 2022 in cui è 155%. Inflazione 4.5% prevista nel 2023, diminuisce rispetto al 2022 che è 6% circa ma il target BCE è 2%.

Fallimenti microeconomici

Le precondizioni per la validità del primo teorema nell’economia del benessere sono: assenza di potere di mercato, assenza di esternalità e di interdipendenza strategica, diritti di proprietà ben definiti e completezza dei mercati, simmetria dell’informazione. Se anche una sola di queste 5 non è soddisfatta, cioè nel mondo reale sempre, vi è un fallimento microeconomico del mercato. Nella realtà può esservi incompetenza di mercati: in caso di esternalità, di beni pubblici, di costi di transazione e asimmetrie informative.

Esternalità

Si definisce esternalità l’effetto che il comportamento di un agente esercita direttamente sul risultato di un altro agente. Le esternalità possono riguardare attività di consumo oppure attività di produzione e possono essere positive nelle economie esterne o negative nelle diseconomie esterne. Chi subisce un’esternalità si vede arrecare un vantaggio, nel caso di esternalità positiva, o uno svantaggio, nel caso di esternalità negativa, senza che questo paghi alcun indennizzo. Le cause possono essere:

  • Inesistenza dei diritti di proprietà individuali su alcuni beni che risultano di proprietà comune, il rischio e lo sfruttamento eccessivo o il comportamento opportunistico.
  • Esistenza di attività di produzione o consumo congiunto, cioè esternalità di produzione (Ad esempio la diffusione di informazioni tecnologiche) e esternalità di consumo (ad esempio l’inquinamento acustico provocato da volume alto della radio).

Nel caso di esternalità, la valutazione dei costi e dei benefici che da il singolo individuo differisce dalla valutazione dei costi e benefici operata a livello di società nel suo complesso cioè il costo sociale è diverso dal costo privato. Se in un sistema economico, dove ciascuno sia lasciato libero di perseguire la sua massima utilità, esistono esternalità, allora tipicamente il comportamento ottimale del singolo individuo non produce l’esito migliore dal punto di vista sociale. Quindi vi è un conflitto tra l’ottimo individuale e l’ottimo sociale che provoca un intervento di politica economica. Gli interventi possono essere attuati tramite:

  • Imposizione di vincoli sulle quantità: rappresentano interventi diretti dell’autorità di politica economica che limita la libertà di scelta del singolo agente. Si tratta di una sorta di violenza rispetto alla logica della libertà, giustificata dal fatto di incrementare il benessere sociale. Per fissare il vincolo sulla quantità in modo appropriato, ossia massimizzare effettivamente il benessere sociale, l’autorità di politica economica deve conoscere con esattezza le funzioni del beneficio lordo e di costo di tutti gli individui coinvolti.
  • Tasse o sussidi: le tasse vengono introdotte per le esternalità negative e i sussidi per le esternalità positive. L’idea è quella di far inglobare, cioè internalizzare, nella valutazione individuale gli effetti esterni esercitati.

Beni comuni

I beni comuni sono beni per i quali c’è domanda ma non è possibile escludere alcuni soggetti dal loro consumo. Il rischio a loro connesso è che se si può utilizzare un bene che non ha prezzo né libertà di accesso si abusa di questo bene. Ad esempio le risorse ittiche. Il singolo massimizza la propria soddisfazione, quindi è portato a consumare senza preoccuparsi degli altri. Man mano che si consuma il soggetto si rende conto che si può raggiungere una soglia che mette a repentaglio l’esistenza futura del bene. La tragedia dei beni comuni consiste nel fatto che questi beni sono sovrasfruttati a causa della non rivalità. Hardin sostiene che la produzione e conservazione richiede strategie cooperative per fornire maggiore utilità rispetto alle non cooperative. Il rischio è quello di finire in un equilibrio non ottimale definito equilibrio di Nash (situazione in cui davanti a una scelta due soggetti agiscono senza conoscere il comportamento dell’altro). Hardin sostiene che se l’umanità non si limita distruggerà i beni comuni da cui dipende la vita della specie umana. Quando si raggiunge la soglia critica è troppo tardi e a volte si sfrutta allo stesso modo. Le soluzioni sono 2: Si può creare un patto sociale con sanzioni per scoraggiare a non limitarsi oppure si può creare un’etica individuale per attribuire un valore al bene comune nel lungo periodo.

Costi di transazione e asimmetrie informative

Si verifica un’asimmetria informativa quando i soggetti coinvolti nello scambio economico dispongono di informazioni differenti. È un fallimento perché gli scambi quando non c’è trasparenza non sono efficienti. Possono essere classificate in:

  • Selezione avversa: è precedente lo scambio. Chi ha più informazioni può sfruttarle a suo vantaggio. Si interviene cercando di rendere più facilmente osservabili le caratteristiche del bene, cercando di riconoscere un indennizzo a chi ha minori informazioni. (Esempio: mercato auto usate)
  • Azzardo morale: avviene dopo la conclusione del contratto, un comportamento scorretto rispetto a quello dichiarato prima dello scambio. Per limitarlo si può introdurre una franchigia che induca l’agente a non comportarsi in quel modo.

È previsto un intervento da parte dello stato:

  • Certificazioni obbligatorie delle competenze professionali dell’agente o la qualità dei prodotti venduti
  • Standard qualitativi minimi da rispettare
  • Rendere pubbliche specifiche informazioni
  • Adozione di forme assicurative.

Gli interventi di politica microeconomica hanno l’obiettivo di far funzionare il mercato e ottenere efficienza ma anche di equità e fornire beni meritori. Nel caso di fallimenti microeconomici si hanno a disposizione imposte e sussidi, politiche di supporto della concorrenza e legislazione monopolistica, per incentivare l’impresa pubblica. L’azione pubblica di redistribuzione si attua attraverso La spesa pubblica, la tassazione progressiva, politica dei prezzi.

Uso dei modelli economici

È una rappresentazione semplificata ma è abbastanza realistica della realtà che serve per fare previsioni, descrivere relazioni all’interno del sistema economico. Deve essere semplice, generalizzabile e robusto (al variare marginale delle ipotesi non devono corrispondere variazioni radicali nelle conclusioni). Le grandezze chiave sono le variabili che possono essere di tipo endogeno o esogeno; un altro elemento chiave sono le relazioni tra variabili. Non può essere realistico al 100% perché se no faremo riferimento alla realtà che però è variabile. Esistono più modelli economici a seconda del fenomeno o variabili che vogliamo studiare. Anche in un fenomeno possiamo avere più modelli perché possono esistere più teorie.

Categorie di relazioni

  1. Tecniche: funzione di produzione, di utilità
  2. Comportamentali: funzione di domanda, di consumo
  3. Di equilibrio: equilibrio del mercato singolo, equilibrio macroeconomico.
  4. Definitorie: domanda aggregata, bilancio dello stato, bilancia commerciale

Categorie di variabili

  1. Endogene: valore spiegato all’interno del modello
  2. Esogene: valore assunto come dato non spiegato all’interno del modello

La distribuzione endogena e esogena Forma del modello:

  1. Strutturale: insieme delle equazioni del modello
  2. Ridotta: equazioni risolte

Obiettivi della politica economica

  • Fissi: traguardi numerici prefissati
  • Flessibili: funzione obiettivo da rendere massima o minima

Esistono degli strumenti per realizzare gli obiettivi, controllabili, efficaci, isolati da elementi esterni. Il problema è che ci possono essere più obiettivi che strumenti. I requisiti di uno strumento sono 3: controllabile dal policy maker, efficace e deve essere sufficientemente isolato in modo da non essere influenzato da elementi esterni.

Per risolvere m1 equazioni (che indicano ciascuna una variabile obiettivo) con n1 incognite (valori degli strumenti) ci sono 3 casi:

  1. m1=n1: il numero degli obiettivi è uguale al numero degli strumenti, quindi il numero di equazioni è uguale al numero di variabili. Il sistema è perfettamente identificato quindi abbiamo una e una sola soluzione.
  2. m1<n1: il numero degli obiettivi è minore del numero degli strumenti, quindi il sistema è sotto determinato e ha infinite soluzioni, cioè una ridondanza di strumenti.
  3. m1>n1: il numero degli obiettivi è maggiore di quello degli strumenti perciò il sistema non si può risolvere poiché si tratta di un modello di politica economica non controllabile. Per uscire da questa impossibilità si può rinunciare ad alcuni obiettivi, creare altri strumenti oppure passare ad obiettivi flessibili.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Desiana02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica Economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Nenci Silvia.
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