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Gli altri presupposti della concorrenza perfetta

La molteplicità degli operatori non implica risultati di concorrenza perfetta in presenza di accordi o intese tendenti a limitare la competizione fra gli stessi operatori, da ciò scaturisce un ulteriore compito dell’ente pubblico ovvero garantire l’assenza di questi accordi.

Omogeneità dei prodotti è una condizione che potrebbe non verificarsi per effetto di politiche aziendali di differenziazione che viene esaltato dalla pubblicità e che deve essere fermata nel momento in cui non abbia reale contenuto informativo.

Perfetta informazione riferita ai prezzi praticati nelle diverse contrattazioni relative allo stesso bene.

Segmentazione dei mercati.

L’incompletezza dei mercati e le esternalità

Il primo teorema dell’economia del benessere postula l’esistenza di mercati completi.

Nella realtà può esservi incompletezza in relazione:

  • Esistenza di esternalità
  • Esistenza di beni pubblici
  • Assenza di taluni mercati a pronti o a termine (a causa di costi di transazione e asimmetria informativa in ambiente incerto)

Data la definizione di esternalità si può dedurre che l’inesistenza di un corrispettivo a fronte del vantaggio o dello svantaggio configura l’assenza di un mercato, il che può essere dovuto da:

  • Inesistenza di diritti di proprietà, che posso essere di proprietà comune per cui l’operatore li utilizzerà eccessivamente
  • Inesistenza di attività di produzione o consumo congiunto

L’effetto che in linea generale le esternalità provocano sulle condizioni di efficienza paretiana è quello di chiedere che i s.m.s siano diversi tra i vari individui.

La esternalità sono causa di divergenza tra i costi privati e i costi sociali, ovvero fra prodotto marginale privato e prodotto marginale sociale.

In presenza di economie esterne il costo marginale privato è maggiore di quello sociale.

Le diseconomie comportano che il costo marginale privato sia minore di quello sociale.

I beni pubblici

Nei mercati concorrenziali i beni scambiati mostrano rivalità nell’uso, ovvero che l’uso di un bene da parte di un operatore ne riduce la disponibilità per altri operatori.

Nella realtà vi sono anche beni non rivali.

Beni per cui l’aumento del consumo da parte di un soggetto non riduce la disponibilità per il consumo di beni pubblici: un altro essi sono detti

  • Costo marginale nullo
  • Sono una particolare categoria di esternalità
  • Chi li produce causa vantaggio non solo a se stesso ma anche ad altri che possono usufruirne liberamente.
  • Non rivalità perché il bene è utilizzabile per il suo intero valore da tutti.
  • Bene per cui i costi sono solo fissi
  • Per alcuni di essi non è possibile escludere dal consumo nessun operatore
  • Per alcuni la possibilità di escludere esiste ma comporta costi addizionali

In caso di non escludibilità del bene i benefici sarebbero solo quelli derivanti dall’uso del bene, questa caratteristica però renderà meno conveniente la produzione di beni e ognuno sarà incentivato ad agire da parassita RIVALITA_NON2 PROPRIETA scontatanonescludibilitàNon MA PROBABILE.

Queste proprietà favoriscono l’intervento degli enti pubblici per produrli e per stimolarne la produzione o tragedia delle proprietà comuni (commons). per regolamentarne l’uso al fine di evitare la la

Condizione di efficienza generale nell’allocazione delle risorse in presenza di beni pubblici è che somma dei saggi marginali di sostituzione dei vari soggetti sia uguale al saggio marginale di trasformazione.

Beni pubblici globali = beni i cui benefici si estendono al di là dei confini nazionali (es. ambiente pulito)

L’esistenza di costi fissi e la decrescenza di costi medi portano al fallimento del mercato.

L’entità ottimale di bene pubblico da produrre è difficile da determinare per 2 motivi:

  • Complessità dei meccanismi di rilevazione delle preferenze
  • Problemi di Congestione; questi problemi non esistono per quei beni per cui la caratteristica di non rivalità è assoluta. Quando i problemi di congestione son molto rilevanti allora vi saranno economie di scala limitate e può esserci convenienza a produrre il bene pubblico attraverso un processo di scelte beni da decentrate, da parte di comunità come enti locali o circoli (clubs) da cui la denominazione club.

I costi di transazione e asimmetria informativa

Costi di transazione = costi per l’organizzazione e il funzionamento dei mercati. Questi costi interessano sia i mercati a pronti (in cui il bene viene scambiato contro il prezzo nel periodo considerato), sia nei mercati a termine (bene viene scambiato contro il prezzo ad una prestabilita scadenza futura, ma il prezzo viene fissato nel momento presente) in questi mercati i costi di transazione possono essere elevati per l’alto grado di incertezza. delegante

Sono più elevati per l’asimmetria di informazione: la parte con meno informazione si chiama delegato. mentre la parte con info completa è il

L’informazione asimmetrica può dar luogo a 2 situazioni:

  • Selezione avversa quando una delle due parti non può osservare importanti caratteristiche esogene del delegato
  • Azzardo morale: quando il delegante successivamente alla decisione di effettuare le transazioni non riesce ad osservare le azioni compiute dal delegato o i caratteri di un bene da esso fornito.

Incentivo

Da entrambe le situazioni nascono i problemi di ovvero il delegante non è incentivato a mettere in atto le prestazioni nei termini previsti.

La soluzione può essere l’intervento pubblico con regolamentazione e creazioni di aziende pubbliche.

La distribuzione del reddito e l’equità

Un indicatore di equità è la distribuzione del reddito.

Possiamo dire anche che in una situazione di ottimo paretiano può esserci anche quando l’allocazione finale dei beni non consente la sopravvivenza di alcuni individui.

Nel secondo teorema dell’economia del benessere equità ed efficienza vengono considerati due concetti separati. Questo però ha comportato molte critiche tra cui:

  • La prima secondo cui l’equità può essere raggiunta solo a scapito dell’efficienza e per cui si viene ad trade off tra efficienza ed equità affermare il

Nei paesi sotto sviluppati le disuguaglianze sono molto superiori a quelle dei paesi sviluppati.

L’azione pubblica di redistribuzione può essere attuata semplicemente attraverso:

  • Spesa pubblica (trasferimenti alle famiglie/ imprese)
  • Tassazione: progressività delle imposte
  • Politica dei prezzi: fissazione dei prezzi sia minimi che massimi

Bisogni meritori

Sostituire le scelte personale con scelte di tipo paternalistico come ad esempio fa lo stato negli ambiti:

  • Sanitari
  • Antinfortunistici
  • Istruzione
  • Artistico

Queste scelte di tipo paternalistiche sono giustificate da:

  • Le persone non posseggono informazioni sufficienti per poter effettuare decisioni su questi aspetti
  • Il loro processo decisionale non rispetta gli usuali canoni della razionalità

Beni meritori: beni di cui si vuole salvaguardare il consumo al di la delle preferenze individuali.

Efficienza dinamica e forme di mercato

Secondo Schumpeter l’attività innovativa è massima proprio nei regimi di mercato monopolistici, nei quali lo stimolo all’innovazione è offerto dalla prospettiva di appropriabilità dei frutti di essa.

Nei mercati concorrenziali non sarebbe possibile perché i concorrenti si approprierebbero delle innovazioni emulandole.

Possiamo inoltre dire che regimi non concorrenziali sono praticamente inefficienti ma possono risultare efficienti nel senso che potrebbero minimizzare il costo unitario di produzione in condizione di rendimenti crescenti di scala; oppure potrebbero stimolare le attività innovative e quindi l’efficienza dinamica

Capitolo 3.

I fallimenti del mercato: aspetti macroeconomici della realtà

L’instabilità di un economia capitalistica di mercato: i fallimenti macroeconomici

Instabilità delle economie di mercato capitalistiche che si manifestano con inflazione, disoccupazioni o squilibri della bilancia dei pagamenti.

Con il termine instabilità si intende la mancata convergenza del sistema economico verso un determinato equilibrio ma anche che l’economia possa evolvere lungo sentieri non ottimali da punto di vista di equità e efficienza.

Le teorie microeconomiche: rappresenta una visione delle cose in cui nelle situazioni di equilibrio dei mercati la disoccupazione viene definita volontaria e in cui è assente la moneta e le attività finanziarie.

Ciò impedisce la valutazione di situazioni da cui possono dipendere realmente effetti negativi sull’occupazione. Queste teorie sono teorie dei prezzi relativi e non valutano un’economia monetaria per cui non possono dar conto dell’inflazione.

Secondo altri più ‘accreditati’ bisognerebbe valutare i problemi dei mercati in un’ottica che definiremo Macroeconomica: secondo cui la causa dell’instabilità dei mercati risiede in aspetti strutturali degli stessi.

I fallimenti sono legati all’instabilità delle economie di mercato; gli aspetti della realtà come: disoccupazione, inflazione, squilibri della bilancia dei pagamenti, sottosviluppo, sono considerati fallimenti macroeconomici del mercato per 2 ragioni:

  • Sono fallimenti in quanto denotano inefficienza e/o iniquità
  • Sono fallimenti macroeconomici perché la teoria che meglio li spiega è quella macroeconomica.

La disoccupazione

Intendiamo la disoccupazione involontaria connessa al livello di domanda = questa si realizza quando i lavoratori sono disposti ad occuparsi al livello di salario vigente ma l’offerta di lavoro non è sufficiente per razionata. occuparli per cui l’offerta di lavoro viene definita

L’esistenza di disoccupazione involontaria crea una perdita di efficienza statica e dinamica per il sistema economico.

Dal punto di vista statico implica la possibilità di migliorare la condizione di alcuni individui (disoccupati) senza peggiorare quella di altri;

Inoltre il prolungato mancato utilizzo di risorse umane per un certo periodo di tempo ne implica il deperimento, inoltre maggiore è la durata della disoccupazione minore sarà la possibilità di trovare un lavoro.

Disoccupazione frizionale: quella causata da errori di calcolo, attriti, mutamenti imprevisti che causano squilibri temporanei tra domanda e offerta di lavoro nelle varie aree.

FORMULE: P NFLFLu= tasso di disoccupazione NONCHEPERSONEU=disoccupati totali FLIESINRientranoFL= forza lavoro BAMBININ= occupati 1MP= popolazione

Inflazione

Inflazione è un termine che indica un’aumento sostenuto del livello generale dei prezzi e, la perdita di assenza di stabilità monetaria interna valore della moneta =

Possiamo operare un macro-distinzione dei tipi di inflazione:

  • Dal punto di vista delle cause immediate abbiamo inflazione da domanda, da offerta, da costi, da profitti, finanziaria, creditizia e importata
  • Dal punto di vista del ritmo di aumento dei prezzi abbiamo inflazione strisciante, galoppante e iper inflazione.

Analizziamole:

  • Inflazione da domanda: deriva dalla pressione della domanda che tende ad espandersi al di la dell’offerta disponibile in prossimità della piena occupazione delle risorse.
  • Inflazione finanziaria e creditizia: forme di inflazione da domanda innescate rispettivamente da crescita della spesa pubblica finanziata in deficit o da eccessiva creazione di credito da parte del sistema bancario.
  • Inflazione da offerta: si verifica per effetto di uno schock che porta a ridurre l’offerta
  • Inflazione da costi: trasferimento sui prezzi dell’aumento dei costi dell’impresa
  • Inflazione da profitti: connessa all’aumento delmargine di profitto reso possibile dall’esistenza di FP g forme di mercato diverse dalla concorrenza perfetta.

Un modo per analizzare gli effetti sui prezzi di P PREZZO TIFEOWvariazione di costi e margini di profitto è il principio del costo pieno = suggerisce che il processo di formazione PRODUTTIVITÀTU del prezzo avvenga aggiungendo ai costi variabili o lavoro delredia Profittodiretti una percentuale di ricarico sui costi (o margine di diLORDOrargine9profitto detto mark-up).

  • Inflazione importata: connessa con un prolungato aumento delle esportazioni del paese considerato stimolate da un eccesso di domanda del paese estero.

La differenza tra i tipi di inflazione non va enfatizzata in quanto spesso possono presentarsi in modo combinato.

  • Inflazione strisciante = 2-3% annuo
  • Inflazione moderata = 10% annuo
  • Inflazione galoppante = due o 3 cifre
  • Iper inflazione= 300% annuo

Il delfattore del pil può essere un modo per misurare l’inflazione insieme ai prezzi all’ingrosso, prezz della produzione e prezzi al consumo. puvorioaceanna 100PAREACEANNOEautopuprocaereinacasenessere pornazionale

Stagflazione: inflazione + disoccupazione

Meccanismi di indicizzazione: ovvero alcuni operatori legano il loro compenso alle variazioni del livello generale dei prezzi in Italia l’esempio di questo era definito scala mobile e consisteva nel periodico adeguamento del salario alla variazione dei prezzi.

L’inflazione è un onere per la società in quanto fa sorgere oneri specifici per l’adeguamento dei listini e delle apparecchiature detti rispettivamente menu costs e slot-machine costs.

Tralasciando i costi sopra citati possiamo dire che rispetto alla disoccupazione i costi dell’inflazione strisciante o moderata per una società sono abbastanza moderati; ciò non toglie che la riduzione dell’inflazione non possa essere uno degli obiettivi di politica economica per 2 motivi:

  • Affievolimento dei conflitti sociali ad essa legati
  • Il timore che possa innestarsi un fenomeno incontrollabile di iper-inflazione.

Nei casi di inflazione galoppante e iper-inflazione infatti il rischio è che si riduca la trasparenza nel funzionamento del meccanismo dei prezzi relativi che è alla base dell’allocazione delle risorse e si creano distorsioni e inefficienze.

Disoccupazione e inflazione nella teoria economica: l’insufficiente capacità riequilibratrice del mercato

La teoria keynesiana

Visione economia classica: sistema capitalistico in cui operano forze guidate dall’interesse individuale, capaci da sole di assicurare l’equilibrio. Il mercato è l’unica istituzione da loro considerata. Ritengono che il sistema finanziario possa essere, dal punto di vista reale, ben rappresentato prescindendo dalla considerazione della moneta. LEGGE DI SAY

In un’economia di baratto vale la: l’offerta crea la propria domanda. Chi risparmia compie un’atto di investimento e assicura l’equilibrio del mercato dei beni.

In un economia monetaria la legge di say non è più vera.

In un economia senza moneta si può ipotizzare l’esistenza di un prezzo del risparmi i cui movimenti potrebbero consentire di eguagliare risparmio e investimento (ipotesi scarsamente realistica).

Serrata critica neoclassica che mostra l’inesistenza della mano invisibile in termini macroeconomici.

L’oggetto dell’analisi KEYNESIANA è costituito da movimenti dell’occupazione prodotti da variazioni della domanda globale.

Secondo I Keynesiani i movimenti dei prezzi sono lenti rispetto alle variazioni delle quantità. La vischiosità dei prezzi (rigidi verso il basso) scaturisce dal contrasto in materia distributiva fra i vari percettori di reddito: ognuno tenderà a non far diminuire il prezzo del bene.

KEYNES CLASSICIDELRIDUZIONEUNA FLESSIBILITÀSALARIOE OTTENUTACONsalario MONETARIO REALECRESCEREPuò FAR prezzideiRiduzioneREALEl'occupazione ILA CONSENTIREBBESOLTANTORestinecondizione che non pienaReddito diinfluenzata lanegativamente occupazioneGlobaleDOMANDA LIMITATAVARIABILI visioneALPROPENSIONE CONSUMO ALLAQUANTITÀDI COSTOefficienza DELCAPITALEMARGINALE REALEDEL SALARIOTassod'INTERESSE L'IMPRESAPEREffetti variazioni salario monetario su queste variabili:

  • Caduta salario reale induce una redistribuzione del reddito a danno dei lavoratori
  • Riduzione salario migliora competitività delle merci del paese
  • Riduzione prezzi e caduta salario monetario provoca aumento del valore reale dei debiti
  • La riduzione del salario reale può portare ad aspettative di ulteriori diminuzioni o aumenti nei periodi successivi
  • La riduzione del salario monetario accompagna da qualche diminuzione dei prezzi fa diminuire la domanda di moneta per transazioni.

Se la quantità di moneta nominale resta invariata questo equivale ad un aumento della moneta in termini reali e porta a una riduzione del tasso di interesse e da ciò dovrebbero scaturire effetti positivi sull’investimento

I molti effetti che sono prodotti da variazioni del salario reale portano a dubitare che queste possano assicurare l’equilibrio del mercato del lavoro. A questo si aggiunge l’inesistenza di un prezzo che possa rendere coerenti le scelte di risparmio con quelle di investimento.

Nell’e

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Paola4312 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Raitano Michele.
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