Peplum: cinema e cultura italiana
Peplum segna diverse fasi in cui la cultura italiana tocca l'antichità greca, romana, egizia e biblica, ridefinita di volta in volta dalla letteratura, stampa, spettacoli, ma anche da istante politiche e sociali. Questo termine è stato coniato dalla critica francese per delineare i film italiani storico-mitologici divenuti famosi negli USA tra gli anni '50 e '60, intendendo quell'universo ispirato all'antichità. Questa etichetta deriva dal peplo, veste femminile in uso presso le donne greche fino al IV secolo a.C.
Il peplum è passato poi a indicare la produzione italiana tipica degli anni '60 e ai kolossal statunitensi degli anni '50 e '60 come "Quo Vadis", "Ben Hur" e "Cleopatra". Peplum è un'etichetta-ombrello che fa riferimento a contesti differenti sotto il profilo cronologico, geo e culturale, ma eterogeneo dal punto di vista dei contenuti, che riguardano la sfera antica: mitologia greco-romana, Antico e Nuovo Testamento, Antico Egitto e Roma Imperiale.
Personaggi e produzioni
Si parte da universi culturalmente distinti che si fondono unendo vari personaggi presenti in produzioni differenti: Ercole, Sansone e Maciste. Quest'ultimo, già presente in "Cabiria", si trasferisce dal III secolo all'epoca contemporanea, dando vita al cinema dei forzuti. Le due epoche di massimo splendore del peplum sono gli anni '10 e gli anni '60. Negli anni '60, il peplum intrattiene un rapporto complesso con il cinema d'autore di P.P. Pasolini e Federico Fellini e marca il passaggio della RAI dagli sceneggiati girati in studio su nastro magnetico alla realizzazione di coproduzioni internazionali come "Mosè" e "Gesù di Nazareth".
Il ruolo del peplum
Il film storico del peplum offre agli spettatori una rappresentazione sensibile della storia attraverso una ricostruzione dei fatti realmente accaduti. Diffuso in Hollywood quanto nel resto d'Europa, ha un ruolo fondamentale nel cinema italiano. L'avvento del genere storico-mito è avvenuto durante l'epoca del muto ed è stata estremizzata per via della dimensione fortemente identitaria che il mito della Roma imperiale e mondo classico assume per la cultura italiana dell'epoca, che cerca di edificare un cinema nazionale.
Contesto storico
Ad esempio, "Scipione l'Africano" è l'unica pellicola ambientata nell'antica Roma e si situa negli anni '30, in piena epoca fascista, periodo ossessionato dall'idea della romanità, in cui appartengono film ispirati al Risorgimento e Rinascimento italiano. Si cerca di allineare la romanità alle politiche del regime fascista. Già nei primi anni del fascismo, con il crollo dell'industria cinematografica, il mondo antico tende a sparire dagli schermi e vi fa ritorno solo nel '37 dopo l'avvento sonoro e una completa ristrutturazione del settore produttivo.
Nel periodo post-liberazione, il peplum risorge e serve per esorcizzare la memoria, far leva su analogie tra resistenza e origini del cristianesimo (già attivata da "Roma città aperta", poi abbiamo "Fabiola" e "Spartaco"). Negli anni '60 si cercavano nuove modalità produttive nel cinema popolare italiano e negoziare l'evoluzione della società dei consumi. Dalla metà degli anni '60, quando il peplum declina, il rapporto con il mondo classico si complica e, a partire dagli anni '80 e ancora oggi, è in corso una rilettura malinconica del genere perché alcuni prodotti nascono come imitazione di pellicole americane manifestando un debito nei confronti dei film italiani anni '60.
Origine storico-mito
"Cabiria" sancisce la nascita del genere nell'epoca del muto, anni '10. Periodo di pieno sviluppo del cinema italiano ma già alla fine di quegli anni volge verso il proprio declino. Questo è dovuto alla stanchezza derivata dalle stesse formule su cui si basava il cinema e la concorrenza tra le grandi città: Milano, Roma, Napoli, ma soprattutto Torino, capoluogo del cinema storico.
L'ingresso di esponenti aristocrazia e alta borghesia nella produzione cinematografica provoca cambiamenti nella scelta dei soggetti, struttura della pellicola e composizione del pubblico. La realizzazione di pellicole ambientate nell'antichità romana va contestualizzata come un processo di adattamento di un repertorio di testi conosciuti dalla classe borghese e una trasformazione del cinema in un luogo in cui vengono diffusi elementi e simboli forti dell'identità nazionale, i quali riflettono le aspirazioni nazionaliste di borghesi e aristocratici.
Il 1911 (fino alla Prima Guerra Mondiale) rappresenta un anno cardine di aggiornamento linguistico: il cinema adotta strategie discorsive complesse e affronta gradualmente il passaggio al lungometraggio, vengono allungati i metraggi delle pellicole. Si consolida la legittimazione della nozione di autore e la critica cinematografica si amplia offrendo recensioni da 2/3 pagine per film e un'antologia critica.
Fino alla Prima Guerra Mondiale, il genere storico-mito funge da supergenere soprattutto dal punto di vista sociologico perché integra borghesi e popolani (diversi strati sociali).