Pedagogia sperimentale
1. Nozioni introduttive
1. Definizione di pedagogia sperimentale
La pedagogia è una disciplina che studia l’educazione e nasce nella seconda metà dell’800, in pieno periodo positivista, quando si sviluppano le scienze sociali come la psicologia, la sociologia e l’antropologia culturale.
Prima di questo periodo la pedagogia era filosofia dell’educazione, non studiava in modo empirico i fatti di natura educativa.
I 3 orientamenti che hanno contribuito a dare una definizione alla pedagogia:
- Teorico-speculativo: studia i principi filosofici, morali e politici che guidano le azioni educative.
- Clinico-speculativo: analizza il vissuto e la cura delle persone, principalmente dei bambini e adolescenti che crescono e si “introducono” alla vita adulta.
- Empirico-sperimentale: si basa sull’utilizzo di un metodo induttivo, finalizzato allo studio degli eventi nelle varie azioni educative. Un punto di vista innovativo. È posto alla base della pedagogia sperimentale.
2. Gli oggetti di riflessione e di studio
Oggetti educativi:
- Fatti reali.
- Fatti vissuti.
Eventi educativi: è opportuno distinguere tra fatti reali, accadimenti, eventi e azioni intenzionali, dalle persone. I romani distinguevano l’accadimento, id quod évenit, ciò che accade nella realtà, dall’evento, id quod cuique evènit, ciò che è accaduto ad un soggetto. Vi è una differenza tra eventi che riguardano i fatti reali, eventi che riguardano i fatti vissuti e quelli vissuti come fatti intenzionali, l’accadimento diviene un evento nel momento in cui entra a far parte dell’esperienza personale, quando vi prendiamo parte.
Processi formativi: avvengono all’interno di azioni che si svolgono indipendentemente dall’educazione e si distinguono in:
- Crescita biologica e allevamento: è possibile studiare cosa avviene nel periodo di vita iniziale dei bambini da un pdv educativo, senza dimenticare che esistono processi evolutivi “naturali”, i quali avverrebbero comunque anche in mancanza di interventi educativi specifici.
- Inculturazione e socializzazione: ogni soggetto viene al mondo in una determinata società, in una precisa zona geografica, in cui esistono differenti culture, differenti religioni e modi di pensare. All’interno di questa organizzazione sociale, si acquisiscono conoscenze, regole di vita, sistemi di pensiero, che sono spesso del tutto indipendenti da processi specifici di istruzione.
- Apprendimento e istruzione: organizzato all’interno di strutture formali come la scuola.
- Formazione umana e professionale: connessa ai contesti lavorativi, è riferita all’acquisizione di competenze per svolgere una professione. Anche in questo caso esiste una crescita umana legata al fatto che si diventa produttivi per la società.
Contesti comunicativi: si distinguono in:
- La famiglia e i gruppi sociali: possibile effettuare una ricerca pedagogica al fine di capire come avvengono i processi comunicativi e che tipo di influenza hanno questi contesti rispetto all’educazione.
- La scuola: è un’istituzione artificiale, all’interno della quale lo svolgimento dei processi formativi e lo studio degli eventi educativi sono dipendenti dalla organizzazione del contesto stesso e, quindi, possono essere studiati in modo specifico adottando tecniche, metodi e strumenti.
- Organizzazioni di lavoro: non finalizzate all’educazione ma alla produzione di oggetti, di beni o di servizi, importante capire i contesti di natura formativa che l’organizzazione produce.
- Luoghi sociali del tempo libero: in tutte le società, si assiste al passaggio da un’idea dell’uomo inteso come semplice cittadino, all’idea di consumatore, non solo di beni materiali, ma anche immateriali, quelli coltivati nel tempo libero, es: arte, musica, turismo. In questi luoghi sociali, si attuano processi educativi, fx educativa dei musei, rassegne teatrali, cinematografiche, artistiche.
- Ambienti mediali e multimediali: definiti una “seconda realtà” oltre quella che viviamo concretamente a livello sociale. I mass media ci propongono un’interpretazione quotidiana e in tempo reale di ciò che succede nel mondo. Con Internet si è addirittura costruita un’immagine speculare della realtà in cui viviamo: “Second life” è un grande gioco in cui milioni di persone hanno ricostruito un mondo speculare in cui agire.
La pedagogia sperimentale nello studio di questi contesti e oggetti si avvale dell’adozione di 2 paradigmi:
3. Il paradigma neopositivista
Il paradigma neopositivista: la realtà sociale è “re-ale”, conoscibile solo in modo imperfetto e probabilistica. Di natura nomotetica, il termine deriva dal greco nomos, legge, e thétes, che stabilisce, che spiega. Tale paradigma intende spiegare i fenomeni educativi attraverso leggi generali, efficaci per formulare previsioni su ciò che deve accadere. Non vi è uno studio dei singoli fatti, ma si ricercano leggi scientifiche universali valide per tutti gli eventi.
“Regolarità”, è una ricerca oggettiva, si avvale dell’utilizzo di metodi e procedure di indagine quantitativa di natura quali:
- Rilevazione empirica delle variabili, protocolli condivisi di osservazione.
- Misurazione delle variabili e l’assegnazione di valori quantitativi numerici, con procedure formalizzate.
- L’elaborazione statistica dei dati, uso di test parametrici o probabilistici.
4. Il paradigma fenomenologico-ermeneutico
Il paradigma fenomenologico-ermeneutico: il mondo conoscibile è solo quello dei significati che noi attribuiamo, legato al modo in cui gli individui concepiscono questo mondo. Ci sono realtà multiple costruite a livello sociale. Dal greco idios, proprio, e graphos, disegno: ha uno specifico disegno, finalità idiografica, mira alla comprensione dei singoli eventi educativi, attraverso interpretazioni che consentano di cogliere il significato e il senso specifico.
Esiste uno studio di caso inteso come irripetibile: l’evento educativo è sempre irripetibile, poiché cambiano il tempo, le persone, i contesti.
Lo studio del caso può essere sia atomico, quando ci si riferisce al singolo evento, che molecolare, quando si prende in considerazione un aggregato, una scuola, un gruppo di metodi. Le procedure di indagine adottati in base a tale orientamento sono di natura qualitativa e si distinguono in 3 strumenti:
- L’osservazione partecipante, oggi chiamata etnografica.
- L’intervista, normale o in profondità.
- Il colloquio clinico-psicologico.
Domande e risposte su nozioni introduttive
- ✓ L’orientamento che la pedagogia dotta, sin dalla sua origine, è: Teoretico-speculativo.
- ✓ La pedagogia che adotta un orientamento teoretico-speculativo studia: I principi filosofici, morali e politici che guidano le azioni educative.
- ✓ La pedagogia che adotta un orientamento clinico-esperienziale studia: Il vissuto dei bambini che crescono e si introducono alla vita adulta.
- ✓ L’orientamento posta alla base della nascita della pedagogia sperimentale è: Empirico-sperimentale.
- ✓ L’orientamento empirico-sperimentale si basa sull’adozione di un metodo: Induttivo.
- ✓ La pedagogia sperimentale nasce: Nella seconda metà dell’800.
- ✓ Gli oggetti di studio della pedagogia sperimentale sono: Gli eventi educativi, i processi formativi e i contesti comunicativi.
- ✓ La finalità della ricerca scientifica di natura educativa che si ispira al paradigma neopositivista è di natura: Nomotetica.
- ✓ Il paradigma neopositivista si avvale dell’utilizzo di metodi e procedure di indagine di natura: Quantitativa.
- ✴ La finalità della ricerca scientifica di natura educativa che si ispira al paradigma fenomenologico-ermeneutico è di natura: Idiografica.
- ✓ Il paradigma fenomenologico-ermeneutico si avvale dell’utilizzo di metodi e procedure di indagine di natura: Qualitativa.
2. Metodologia della ricerca pedagogica
1. Modello della ricerca pedagogica di natura empirica
La metodologia della ricerca pedagogica può essere divisa in 2 parti:
- Una metodologia della ricerca teorica.
- Una metodologia della ricerca empirica: fa riferimento a fatti, teorie e concetti. Le osservazioni empiriche consentono di descrivere un fenomeno al fine di estrapolare leggi generali rispetto allo studio di eventi, di processi, di contesti. Queste osservazioni empiriche fanno da base anche per la costruzione delle teorie pedagogiche.
Lo studio del pensiero ha permesso di capire che la teoria comportamentista era insufficiente a spiegare le modalità con cui si apprende e si comunica e si è giunti a sostenere che la costruzione della conoscenza non avviene più solo attraverso una modalità di relazione con la realtà che viene studiata, ma attraverso una costruzione sociale della conoscenza, oggi definita “costruttivismo sociale”.
Le 3 teorie dell’apprendimento hanno ispirato, nel tempo, 3 teorie dell’insegnamento.
- La teoria comportamentista ha ispirato una teoria trasmissiva dell’insegnamento: le conoscenze vengono trasmesse dall’insegnante all’allievo. Si ispira al modello stimolo-risposta.
- La teoria cognitivista ha comportato una teoria interazionista dell’insegnamento: non si assiste più alla trasmissione di nozioni da un emittente ad un ricevente, ma ad una modalità interattiva dove l’allievo è emittente e ricevente così come il docente non è solo trasmittente.
- La teoria costruttivista ha determinato lo sviluppo di un apprendimento cooperativo, attraverso la rete, come ad esempio Internet, ma anche all’interno delle classi reali in cui si produce istruzione ed educazione.
Le teorie ispirano le modalità con cui si fa ricerca, e queste si sottopongono a verifica empirica, quindi sono modificabili nel tempo. I concetti permettono di operazionalizzare le teorie.
2. La ricerca orientata alla conoscenza e alle decisioni
In ambito educativo vi sono dei limiti:
- Di natura deontologica: sempre tener conto che vi sono persone, spesso adolescenti, e quindi devo rispettarle senza avere seconde finalità.
- Del contesto in cui si svolge la ricerca: fare ricerca nella famiglia, nella scuola significa rispettare la vita normale in quel contesto.
- Degli attori nei contesti di ricerca: devo formare gli attori ad essere educatori, perché spesso non posso sostituirmi.
Le finalità della ricerca educativa sono:
- Comprensione: attività finalizzata a rilevare quale sia il collegamento logico con altri eventi.
- Predizione: al fine di conoscere ciò che avverrà. Si crea un rapporto empirico con gli eventi antecedenti, in modo da apportare miglioramenti o prendere provvedimenti rispetto ai processi che probabilmente si svolgeranno nel modo previsto.
- Controllo degli eventi di natura educativa: il sistema di valutazione all’interno di tutti i sistemi educativi tende a controllare i processi formativi.
La ricerca empirica può avere due grandi campi di applicazione:
| La ricerca orientata alla conoscenza | La ricerca orientata alle decisioni |
|---|---|
| Rappresenta una ricerca orientata a conclusioni, finalizzata a scoprire le leggi di comportamento generale. | È finalizzata a determinare dei cambiamenti all’interno di istituzioni e organizzazioni. |
| Metodi quantitativi -> ricerca sperimentale. | Metodi quantitativi -> ricerca operativa. |
| Metodi qualitativi -> ricerca idiografica. | Metodi qualitativi -> ricerca-azione. |
| È una ricerca “nomotetica”, cioè finalizzata alla ricerca di regolarità. | È una ricerca “idiografica”, orientata allo studio del singolo, del gruppo o dell’ambiente. |
| Predilige la verificabilità, la consistenza e la generalizzazione dei risultati. | Privilegia l’utilità sociale dei risultati e delle soluzioni ed è contestualizzata allo specifico caso. |
| Si pone come fine primario la spiegazione dei fenomeni educativi. È autonoma ed è una ricerca monodisciplinare. | Ha come fine primario la comprensione dei fenomeni. È al servizio di chi ha il potere decisionale e di chi è coinvolto all’interno delle istituzioni. È una ricerca multidisciplinare. |
| È motivata dai ricercatori e dai professionisti della ricerca, che sono a conoscenza di problemi presenti in aree che non sono state ancora esplorate fino in fondo. | Prende vita dalla situazione problematica specifica, cioè da un problema che non si riesce a risolvere. |
3. L’integrazione dei metodi quantitativi e qualitativi
Il paradigma neopositivista e quello fenomenologico-ermeneutico sono due paradigmi distinti ma complementari e integrabili.
Il primo, è riconducibile alla generalizzazione dei risultati della ricerca nomotetica e della verifica delle ipotesi, la quale avviene mediante la logica statistica. Per quanto riguarda la ricerca idiografica non si possono generalizzare risultati ma si dovrebbe riuscire a trasferirli perché l’interpretazione dell’evento, avviene in base ad una logica di natura euristica, si cerca il perché ci siano casi analoghi.
Sono due modi per conoscere la realtà sociale ed educativa, due stili diversi di ricerca con un’unica logica, quella dell’inferenza, dallo studio della realtà alla costruzione dello studio dei fenomeni.
Domande e risposte sulla metodologia della ricerca pedagogica
- ✓ La metodologia della ricerca pedagogica può essere divisa in metodologia della ricerca: Teorica e empirica.
- ✓ Per ricerca empirica si intende una ricerca che fa riferimento a: Fatti, teorie e concetti.
- ✓ La teoria comportamentista dell’apprendimento si ispira al modello: Stimolo-risposta.
- ✓ La teoria comportamentista ha ispirato una teoria: Trasmissiva dell’insegnamento.
- ✓ La ricerca empirica si suddivide in: Ricerca orientata alle conoscenze e decisioni.
- ✓ I limiti alla ricerca educativa sono di natura: Deontologica e legati al contesto e agli attori della ricerca.
- ✓ Se nella ricerca orientata alla conoscenza si adottano metodi quantitativi si produce una ricerca: Sperimentale.
- ✓ Se nella ricerca orientata alle decisioni si adottano metodi qualitativi si produce una ricerca: Ricerca-azione.
- ✓ Definire se è possibile, nella ricerca di natura empirico sperimentale, effettuare un’integrazione tra i metodi di natura quantitativa e qualitativa: È possibile effettuare un’integrazione dei due metodi.
- ✓ Il metodo di natura quantitativa è riconducibile: Alla generalizzazione dei risultati della ricerca nomotetica.
3. La ricerca empirica
1. Introduzione alla ricerca empirica osservativa
La ricerca di natura sperimentale si fonda intervenendo con un progetto prestabilito che viene realizzato utilizzando la relazione tra variabili indipendenti e variabili dipendenti. Introducendo un fattore di modifica sperimentale, si agisce in maniera tale da verificare se il risultato conferma o meno l’ipotesi su cui si è fondato il progetto di ricerca.
La ricerca osservativa non interviene sulla situazione educativa con il fine di modificarla, ma diventa importante la modalità con cui osservatore si pone nei confronti degli eventi che si stanno osservando: viene utilizzata in modo sistematico da organi come la scuola perché non modifica l’attività formativa.
I 2 concetti essenziali riguardano:
- Cosa osservare: comportamenti verbali e non verbali degli allievi.
- Come osservare: riguarda le procedure standard, coerenti e ripetibili, gli osservati nelle condizioni in cui si lavora, la definizione di un setting molto preciso, come muoversi durante l’osservazione, la definizione di tecniche di osservazione, ossia gli strumenti con cui annotare ciò che si sta osservando e quelli con cui codificare tale osservazione.
Gli errori tipici di un’osservazione casuale sistematica possono essere imputati:
- All’osservatore.
- Agli strumenti per codificare o registrare i dati.
- Al soggetto che viene osservato.
2. L’osservazione partecipata e non partecipata
Il ruolo dell’osservatore è determinante in una ricerca osservativa sul campo.
‣ Osservatore esterno non partecipante alla relazione educativa, trae 3 tipi di info dalla situaz. osservata:
- Informazioni inconsce, l’atmosfera, il clima che regna nell’ambiente osservato, non volontarie.
- Informazioni estranee agli intendimenti dell’osservatore, che possono far perdere di vista la situazione che si vuole esaminare. Tal volta alcune di queste possono essere molto importanti per comprendere e dare il giusto valore all’evento.
- Informazioni che riguardano i fenomeni che si vogliono indagare all’interno del progetto di ricerca.
3 oggetti di osservazione:
- Le persone che il ricercatore intende osservare.
- Le relazioni, i rapporti esistenti tra chi osservo, precedenti a ciò che voglio osservare.
- Rapporti determinati dalla situazione specifica in cui ognuno è immerso, dalla situazione di osservazione che si viene a creare.
‣ Osservatore interno ma non partecipante, alla situazione che si vuole osservare, dove l’osservatore si trova all’interno della situazione osservata. Si stabiliscono relazioni tra il soggetto osservatore e il soggetto osservato, le quali incidono fortemente sul risultato.
‣ Osservatore interno e partecipante alla situazione della situazione che si vuole osservare dove l’osservatore è parte attiva della situazione, ha delle finalità da raggiungere, adottando comportamenti che inducono l’osservato a reagire, a modificare la propria azione, in funzione delle reazioni dell’allievo.
In questo tipo di situazione l’insegnante-osservatore deve fare 2 operazioni:
- Deve astrarsi dalla situazione, per giudicare.
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