PEDAGOGIA GENERALE E SOCIALE
Esame orale
PEDAGOGIA: disciplina che studia le teorie educative dell’educazione
◦ Termine di origina greca, significa «guida del fanciullo»
⁃ pais=fanciullo
aghein=condurre
⁃
◦ Quindi: condurre il fanciullo verso l'educazione
◦ Il termine oggi designa la disciplina che ha per oggetto di studio le teorie, i metodi e problemi
relativi all'educazione
«La pedagogia riflette in modo organico, critico e razionale su!'insieme di quei processi rivolti a!a
crescita, a!'istruzione e a!a formazione dei so"etti, considerati sia in termini individuali che co!ettivi»
(Franco Cambi).
◦ Loris Malaguzzi diceva che esistono 100 linguaggi con cui i bambini si esprimono, ogni
bambino è diverso, e per Loris ogni persona che ci lavora deve sapere questi linguaggi
la pedagogia studia:
TEORIE
METODI DELLA PEDAGOGIA
PROBLEMI ATTUALI DELL’ EDUCAZIONE (disabilità, famiglia, migranti, società,
pedadogia:speciale,familiare,interculturale e sociale)
dipendenze, devianza, bullismo, disturbi alimentari.
La pedagogia deve lavorare con altre materie, ad esempio psicologia, sociologia, antropologia,
storia, filosofia (russeau), letteratura, arte
Cos'è l'Educazione?
Due diverse radici, in cui è inscritto un doppio movimento e una «doppia funzione»:
Éduco (edere): nutrire, allevare e, quindi, far crescere
• Edúco (ex-ducere): tirar fuori, far uscire.
• L'educazione è il processo che avviene tra educatore ed educando.
⁃ L’educazione costituisce un passaggio da ciò che era a ciò che diventa
⁃
Educazione formale: scuola, università
Educazione NON formale: corsi religiosi, corsi pomeridiani
Educazione informale: Famiglia, amici, società, social libri
il contesto influisce sul processo educativo, LLL= life long learning, ovvero, si impara per tutta la durata della propria vita, giovane e adulta.
Il fine dell'educazione è la promozione della personalità, quindi lo sviluppo della persona:
- facendo crescere qualcosa di preesistente (educere)
- inserendo qualcosa di nuovo (istruzione)
Istruzione = "costruire dentro", immettere dei contenuti
L'educazione è il passaggio da una situazione di partenza a una di arrivo, che avviene in
funzione dell'intervento di un numero di fattori potenzialmente infinito e per un periodo di
tempo limitato o per tutta la vita.
il processo educativo crea cambiamento e ha una durata limitata, l’unico rapporto non limitato sono i genitori.
• L'educazione è:
«Lo sviluppo de!a perfezione di cui l'uomo è capace» (Immanuel Kant)
«Il modo attraverso cui si fa de!'individuo uno strumento di felicità per sé e per gli altri» (Stuart Mill)
«Un processo tanto più valido quanto più tende ad avvicinarlo a!a sua natura» (Charles Bernard Renouvier)
L'educazione:
• si confronta con un soggetto, l'essere umano, che si trasforma e vive nel mutamento
• è una necessità vitale
• è un insieme di processi volti a favorire e ad orientare la crescita della persona verso l'autonomia, la
responsabilità personale e la completa socializzazione.
PROSPETTIVE
Necessità di fermarsi a riflettere e pensare
Un individuo riflette attraverso i suoi "occhiali", ovvero il suo sguardo sul mondo e su se stesso,
che contiene:
i pensieri
• le emozioni
• le esperienze
• la trama della sua biografia
• la sua soggettività costruita nel mondo, in quel gioco di rimandi tra condizionamenti
• socioculturali e scelte individuali che delimita il perimetro della libertà di ciascuno.
• Soggettività = parzialità, "posizionamento", un certo punto di vista:
⁃ la conoscenza che realizziamo non è mai neutra, ma sempre valutativa
occorre esserne consapevoli e relativizzare la visione offerta dai nostri occhiali chiedendo "in
⁃ prestito" agli altri i loro
a determinare il punto di vista interviene la soggettività costruita nel mondo, condizionamenti socioculturali e scelte individuali
• Per un professionista, vi è l'esigenza di
- essere consapevole della propria soggettività
- evitare il condizionamento della "chiacchiera" pervasiva
- evitare di farsi dominare dalla propria spontaneità
- conoscere i risultati di studi e ricerche
• Lo studio e la riflessione teorica sono strettamente collegate all'azione pratica, al "fare":
⁃ studio dei contenuti professionali
studio dei meccanismi relazionali e dei comportamenti umani
⁃
• Bisogna partire dalla fase del problem posing (= porre il problema)
• Problemi:
⁃ comportamenti, atteggiamenti
⁃ pensieri, emozioni
⁃ modalità relazionali e comunicative
compiti e imposizioni
⁃
• I problemi riguardano:
⁃ noi
⁃ i soggetti con cui operiamo
• Dai nostri occhiali dipende:
⁃ il come poniamo il problema
⁃ il come lo interpretiamo e valutiamo
• Tutti noi abbiamo aspettative:
⁃ di successo e di insuccesso
⁃ di strade aperte o apribili
⁃ di strade chiuse o tortuose e accidentate
• Le aspettative iniziali influiscono sullo svolgersi del processo di cura
• Il professionista riflessivo:
⁃ è capace di riflettere su!a propria riflessione scoprendone i limiti e le eventuali trappole,
nonché le direzioni di cambiamento
⁃ deve possedere la capacità del dubbio e la forza della curiosità
• Questi aspetti sono fondamentali per evitare due enormi rischi:
⁃ alla competenza routinaria, che segue sempre il medesimo copione a prescindere dalla sua
efficacia
⁃ alla normalizzazione, cioè all'azzeramento e alla disconferma degli aspetti più "perturbanti"
dell'inatteso, minimizzare, sottovalutare.
• Farsi carico dell'inatteso implica:
⁃ considerarsi, mentre si lavora nell'operatività, soggetti in ricerca: pronti, sulla base di quanto
si scopre, a cambiare, correggere, trasformare
⁃ connettere la teoria con la pratica: illuminare quest'ultima con i saperi e le competenze;
arricchire la conoscenza teorica con quanto si impara tramite la ricerca nella pratica
⁃ essere attenti e disponibili a cogliere i feedback, le risposte: da parte dei soggetti, dei
contesti, di tutto cio che accade in un sistema di cui si sa di far parte
• Domanda di fondo:
«Cosa posso fare per ampliare gli spazi del possibile per un so"etto in posizione di svanta"io? Cosa cambia, cosa può
cambiare se lo vedo diversamente, se non lo esaurisco in que!o svanta"io, se intravedo un possibile, non generico e
titanico, ma un possibile che... sia possibile per lui?» (Mariagrazia Contini)
mentore= grande maestro del giovane, lo sprona.
gli unici mentori duraturi per tutta la vita sono i genitori.
tra mentore e alunno si crea un legame di dipendenza, il mentore deve fare in modo di diminuire questa dipendenza quando
l’alunno sarà pronto e più indipendente.
il mentore deve valutare il distacco, il giovane tradisce il mentore.
RELAZIONE DI CURA
• Necessità di fondare la relazione di cura su valori di rispetto reciproco che:
⁃ si dispongono in direzione di accoglienza e ascolto
prevengono l'impersonale erogazione di competenze e la mera strumentalizzazione del
⁃ ruoli operanti nel servizio
• Ogni intervento rivolto alla persona contiene complessità e unicità:
⁃ non è sintetizzabile a priori in una legge o in un protocollo
⁃ non è trascrivibile a un unico modello di gestione delle buone prassi
• Ogni intervento deve essere ispirato dal tentativo di:
⁃ mettere a proprio agio l'utente, anche quando si tratti di sollecitarlo a confrontarsi con
ostacoli, resistenze, zone d'ombra e di disagio
⁃ coinvolgerlo attivamente nella ricerca delle soluzioni di cura, anche scontrandosi con
implicite richieste di delega
⁃ non cancellare le distanze che rendono possibile l'ascolto e il riconoscimento
• L'intervento di cura è sempre a rischio di paradossalità comunicativa.
Esempi:
⁃ si vuole praticare rispetto ma si genera nel paziente inadeguatezza
⁃ si vuole promuovere autonomia ma si genera dipendenza
• Si genera cosi confusione nei pazienti, in quali non hanno chiaro il senso:
⁃ delle cure ricevute
⁃ degli sguardi e delle parole che le hanno accompagnate
• Il professionista della cura rischia spesso di:
⁃ semplificare il ricorso ai protocolli e alle buone prassi, trasformandoli in strumenti di delega
all'esercizio della propria professionalità assumere un atteggiamento passivo, limitandosi a
ripetere i gesti e le azioni che quei protocolli consigliano o suggeriscono
⁃ non fidarsi di se stesso e del proprio background culturale e professionale, riducendo Il suo
compito a quello di un esecutore
• L'osservanza al protocollo ha valore solo quando è sostenuta da un esercizio preciso e responsabile
dell'intenzionalità professionale, tale da non delegare nu#a al protoco#o medesimo che pure si è
chiamati a rispettare
• Protocolli e buone pratiche:
⁃ non hanno valore in sé, ma lo acquisiscono all'interno di uno stile riflessivo che non
consente alla personalità del professionista di astrarsi dalla situazione e lo induce anzi a calarsi
nella relazione con l'altro da sé
⁃ costituiscono un valido punto di partenza, non certo un punto d'arrivo che esaurisca il
pieno esercizio delle competenze professionali in gioco (valutazione della situazione,
considerazione delle variabili e delle eccezioni coinvolte, delle interferenze in atto, della propria
personale propensione a lavorare su quella situazione, ecc.)
• Occorre transitare da forme di razionalità tecnica a!a capacita di essere riflessivi nel corso
dell'azione.
• Razionalità tecnica = applicare le conoscenze acquisite nel proprio background formativo.
• Riflessività nel corso dell'azione = cogliere la specificità di ogni situazione, verificando
l'adeguatezza delle informazioni possedute e accettando di acquisirne di ulteriori dall'esperienza
LA COMUNICAZIONE
La comunicazione: significa letteralmente "mettere in comune".
• Ciò che viene messo in comune nella comunicazione non sono beni materiali, ma messaggi
che esprimono intenzioni, sensazioni, pensieri, sentimenti, informazioni.
• Comunicare non vuol dire trasmettere ad altri sensazioni o situazioni, ma la rappresentazione
mentale delle sensazioni e delle situazioni.
• Per poter comunicare è necessario che si verifichino alcune CONDIZIONI DI BASE:
1. Almeno due soggetti entrino in contatto tra di loro in modo anche indiretto
2. Devono esistere dei messaggi che devono essere trasmessi da un soggetto mittente ad
uno o più soggetti destinatari
3. Esista un codice comune tra i due o più soggetti che permetta la comprensione del
messaggio
4. Deve esistere la volontà di comunicare, cioè la volontà di parlare e di ascoltare, di
trasmettere e di ricevere messaggi. Ci sono vari tipi di comunicazione; -direzionale
-indirezionale Watzlawick-Beavin-Jackson
PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE UMANA
| 5 assiomi della comunicazione:
1. E impossibile non comunicare.
2. In ogni comunicazione si ha una metacomunicazione che regolamenta i rapporti tra chi sta
comunicando.
3. Le variazioni dei flussi comunicativi all'interno di una comunicazione sono regolate dalla
punteggiatura utilizzata dai soggetti che comunicano.
4. Le comunicazioni possono essere di due tipi: analogiche (ad esempio le immagini, i segni) e
digitali (le parole)
5. Le comunicazioni possono essere di tipo simmetrico, in cui i soggetti che comunicano sono
sullo stesso piano, e di tipo complementare, in cui i soggetti che comunicano non sono sullo
stesso piano
Approfondisco:
1º ASSIOMA : è impossibile non comunicare, anche il silenzio e l'assenza
sono comunicazione
• Noi comunichiamo sempre, anche quando non pensiamo di comunicare
• Può esserci una contraddizione tra le nostre comunicazioni intenzionali e quelle spontanee,
poiché sono incontrollate. Il silenzio spesso comunica più delle classiche parole, visto che il
nostro sguardo, il nostro corpo comunica.
«L'uomo in silenzio è più be!o da ascoltare.» (Proverbio giapponese)
«Parlare bene ed eloquentemente è una gran be!a arte, ma è parimenti grande que!a di conoscere il momento giusto in
cui smettere.» (Wolfgang Amadeus Mozart)
«Ogni lingua ha un suo silenzio.» (Elias Canetti)
«Persino nel suo silenzio c'erano errori linguistici.» (Stanislaw Jerzy Lec)
2ºASSIOMA: Secondo assioma: In ogni comunicazione convivono aspetti di contenuto e aspetti
di relazione
Aspetti di contenuto = veicolati dalla comunicazione verbale
Aspetti di relazione => veicolati dalla comunicazione non verbale
• Comunicazione non verbale: linguaggio del corpo (gestualità, espressioni facciali, postura, sguardo),
abbigliamento, tano della voce
• La comunicazione verbale è costituita da parole e numeri, è molto più circoscritta rispetto a quella
non verbale.
• La comunicazione non verbale è più ricca e ambigua, più difficile da decifrare. E su questa che
occorre concentrarci per capire quello che accade nelle relazioni.
• Canali della comunicazione:
⁃ Verbale => Parole e frasi, Linguaggio (grammatica, semantica, sintassi)
⁃ Paraverbale => Volume, tono ritmo, energia, cadenza
Non verbale => Look, mimica facciale, gestualità, postura, prossemica
⁃
Le distanze della comunicazione:
la distanza va calibrata secondo il percorso educativo,
educazione: passare da un legame di dipendenza ad un legame in cui l’educando raggiunge la sua autonomia.
Legato al 2º Assioma CONFERMA, RIFIUTO, DISCONFERMA
• Attraverso la comunicazione non verbale possiamo lanciare tre tipi di messaggio: conferma, rifiuto,
disconferma. Con la comunicazione verbale possiamo dire il contrario ma sarebbe poco credibile se il corpo
indica altro.
• La conferma:
⁃ è un messaggio positivo, di gratificazione, di cui tutti abbiamo bisogno perché alimenta la nostra
autostima
⁃ è possibile solo se accettiamo di misurarci con la complessità dell'esperienza, passando attraverso
l'errore.
• Gli insegnanti e gli educatori non possono non confermare i bambini; anche le neuroscienze ci dicono che il
sistema nervoso complesso ha bisogno di ottenere dall'ambiente gratificazione
• Non è però possibile crescere solo attraverso conferme.
• Il rifiuto: ⁃ abbiamo bisogno di rifiuti tanto quanto di conferme
⁃ non è immediatamente gratificante, trasmette una piccola o grande frustrazione
⁃ deve aderire al reale
⁃ può essere meno o!ensivo di una conferma data troppo facilmente per essere efficace deve
essere una variazione sul tema della conferma, deve essere circoscritto (es. "sei bravo a
scrivere ma sei disordinato")
• Il rifiuto consente al soggetto di fare bilanci
• Il rifiuto è circoscritto e parziale, non è mai invasivo e non deve diventare accanimento.
• Quando diventa accanimento e cambia la natura di una relazione il rifiuto diventa pseudorifiuto, quindi
disconferma, negazione totale di ogni rapporto di fiducia e di stima.
• La disconferma:
⁃ è la negazione di ogni conferma possibile
⁃ "tu non esisti", "sei qua ma sarebbe meglio che non ci fossi", persegue la negazione de!'altro, la non
esistenza dell'altro
⁃ non è legata a momenti di rabbia.
• Esistono pseudoconferme che non sono autentiche (es. valutazioni positive che non sono positive: voti alti
dati per non avere problemi: voti così alti non corrispondono alla conferma delle competenze acquisite)
• Quando la conferma diventa pseudoconferma è un problema enorme: non ci si impegna nella relazione,
non si considera significativo un soggetto.
• Il primo gradino della competenza educativa è la sincerità con noi stessi e con gli altri. Una volta ammessi i
propri limiti è possibile entrare nel merito.
• Il rifiuto consente al soggetto di fare bilanci
• Il rifiuto è circoscritto e parziale, non è mai invasivo e non deve diventare accanimento.
• Quando diventa accanimento e cambia la natura di una relazione il rifiuto diventa pseudorifiuto, quindi
disconferma, negazione totale di ogni rapporto di fiducia e di stima.
• Ci sono rifiuti necessari e rifiuti elettivi.
• Rifiuto necessario: quello che siamo costretti a opporre a tutela del soggetto che abbiamo di fronte
• Rifiuto elettivo: rifiuto che io scelgo di opporre all'altro
• I rifiuti necessari non sono tantissimi. La maggior parte dei rifiuti sono elettivi.
• I rifiuti elettivi devono avere un loro margine di flessibilità; funzionano bene nel rapporto con qualcuno,
molto meno bene nel rapporto con qualcun altro.
• I rifiuti elettivi non sono necessari, ma sono oggetto di una nostra scelta, che deve essere ponderata.
(sempre 2º assioma) IPOCRISIA
• Dal greco "ipocrisis" Sienifica "simulazione": nel mondo antico lipocrita era lattore sulla
scena teatrale.
• Malattia sociale, a volte contagiosa, che nasconde dietro sembianze amichevoli una
volontà di potenza mirata al possesso di un bene, di una posizione, Ma anche alla
conquista della benevolenza o dell'affetto di una persona, senza che questo scopo primario (la
conquista) sia dichiarato, anche quando legittimo.
• Perchè l’ipocrita dissimula e camuffa le sue vere intenzioni?
⁃
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