Pedagogia generale e della cura educativa
L’educazione e la cura
In generale quando si parla di educazione si pensa all’ “insegnare”, all’ “apprendimento”, alla “famiglia” (luogo primario dell’educazione) a cui si affianca la scuola.
L’educazione è un rapporto strutturato in base al quale le persone, investite di una responsabilità educativa, mirano a far acquisire determinati traguardi di crescita.
L’educazione fa parte della pedagogia in cui la riflessione pedagogica permette di ridare valori all’uomo perché gli avvenimenti in cui ci imbattiamo impongono una riflessione intorno a numerosi quesiti (che presentano un certo pessimismo).
Ciò è dovuto da un motivo di disagio esistenziale in cui si nota l’incapacità dell’uomo di porsi in relazione con la natura.
Nonostante lo sviluppo scientifico e tecnico abbia provocato una diminuzione delle distanze tra gli uomini, l'uomo contemporaneo è solo perché ha la sensazione di non avere più la possibilità di dialogare con il mondo delle cose, delle persone e dei valori.
Per questa ragione l'uomo mette in crisi le sue sfere di personalità e in particolare:
- Sfera psicologica: oggi l'uomo è incapace di dialogare con sé stesso. La tendenza ad interrogare sé stessi non è più una caratteristica dell’adolescente ma si presenta anche nell'adulto l'incapacità di colmare il vuoto interiore prodotto dalla mancanza d'identità.
- Sfera conoscitiva: oggi l'uomo è inadatto a cominciare un dialogo con i prodotti della propria ragione, i quali acquistano una tale autonomia fino a dominare l’uomo.
- Sfera affettiva: l'uomo non sa comunicare con i propri sentimenti a vantaggio di una esaltazione della dimensione corporea.
- Sfera morale: oggi l'uomo non dialoga con il mondo dei valori (creandosi un vuoto valoriale) perché oggi certi problemi sono vissuti in termini di insuccesso (in particolare alla sofferenza e alla morte, intesi come fenomeni da evitare).
Di fronte a questa crisi, alcuni studiosi propongono un'inversione di tendenza perché abbiamo bisogno di una nuova elaborazione teorica idonea a ricostruire un legame positivo tra uomo e natura e questo è stato provato attraverso tre approcci:
- Personalismo pedagogico: il personalismo pedagogico, il cui esponente è Manuel Mounier, sottolinea come la persona sia un essere razionale con il mondo delle cose, delle persone e dei valori; l'idea principe è che ogni uomo è una cosa unica e originale con l'obiettivo di non conformare.
- Antropologia dialogale: l'antropologia dialogale, il cui esponente è Martin Buber, pone al centro dell'uomo il tema del dialogo. In particolare Buber tratta i rapporti tra l'Io-Tu e l’Io-Esso (entrambi costituiscono la base dell'esistenza umana in quanto sono due relazioni che spiegano come l'Io non possa mai essere considerato da solo).
- La teoria generale dei sistemi: le posizioni contro le tendenze meccanicistiche trovano riscontro anche nel campo delle scienze sperimentali dove si assiste al nascere della teoria generale dei sistemi (TGS), che considera il mondo come di un organismo dotato di leggi che coinvolgono la totalità delle sue componenti costruttive.
L'uomo, per essere tale, non può mai essere considerato isolato perché egli è continuamente in relazione e questo lo conduce all'aspirazione verso il Tu. Punto fondamentale è che la persona diventa tale nella misura in cui si apre e di conseguenza la relazione ha anche valore per sé stessa.
Nel mondo sociale se il soggetto non riconosce l'indipendenza allora si ha un io-esso mentre se riconosce l'indipendenza si ha un io-tu.
Per Buber la vera relazione tra le persone ha luogo nello spazio intersoggettivo, ossia nella sfera dialogica suscitata dall'incontro tra Io e Tu, dando così importanza allo scambio evitando di attivarsi una relazione unidirezionale. Per Buber sono tre le sfere in cui si costruisce il mondo della relazione:
- Vita con la natura, da cui si ricava il mondo fisico.
- Vita con l'uomo, da cui si ricava il mondo psichico.
- Vita con le entità spirituali, da cui si ricava il mondo della validità.
L'aver messo in luce lo spazio intersoggettivo permette a Buber di criticare le tendenze individualistiche a favore dell'edificazione di un ordinamento sociale volto a tutelare l'originalità personale; per Buber se l'individualismo ha una conoscenza parziale dell'uomo, il collettivismo lo riduce a una parte e quindi nessuno dei due movimenti coglie l'integralità umana.
Il primo offre l'immagine di un individuo chiuso mentre il secondo trascura la persona assoggettandola alle esigenze della società: di fronte a un simile stato l'unica via da percorrere è l’incontro tra uomini; il superamento della solitudine si avverrà quando il singolo saprà riconoscere il proprio simile e sarà disponibile all'incontro di reciprocità.
L'ipotesi si deve al biologo Bertalanffly, il quale comincia a chiarirne gli effetti scientifici nel 1947.
Egli conduce le riflessioni in alternativa all'impostazione razionalistica classica (tipico di Cartesio, Galileo e Aristotele) che proponeva un’indagine attraverso il metodo analitico (cioè la scomposizione in parti dell'oggetto sottoposto ad indagine) e in tal modo le singole parti sono studiate e successivamente sommate le une alle altre.
La TGS, invece, mette l'accento sull'aspetto globale della conoscenza, sulla complessità strutturale degli organismi e sulle interazioni esistenti tra i vari fenomeni. Così il concetto di sistema diventa una nozione chiave per la formulazione di una nuova concezione scientifica del mondo.
La TGS è una teoria logico matematica, quindi applicabile a diversi settori scientifici, ma può essere applicata alla pedagogia mettendo in risalto quattro concetti:
- Sistema: è un complesso di parti che istituiscono tra loro relazioni in modo che il comportamento risulta contraddistinto dal legame in cui è coinvolto. Ne consegue che una variazione si ripercuote tanto sul funzionamento di tutto il sistema quanto sul comportamento delle altre componenti. Da ciò si pone distinzione tra sistema chiuso e sistema aperto (il primo è quello che non scambia materia nell'ambiente circostante, il secondo, invece, istituisce scambi con l'ambiente).
- Assunti di base: con questo concetto si intende che per conoscere il tutto occorre conoscere il singolo e viceversa.
- Feedback: è l'informazione di ritorno dall'effettore al recettore, che porta a riformulare la modalità comunicativa dell'effettore. Il feedback può essere verbale o non verbale.
- Stato stazionario: lo stato stazionario consente di mantenere una permanente consistenza pur nello scambio costante di componenti attivato con l'ambiente circostante e in tal modo il sistema rimane costante, anche se si svolgono dei processi continui.
Lo stato stazionario è equifinale, cioè un sistema aperto (pur partendo da condizioni iniziali diverse) può raggiungere ugualmente un certo fine.
Tutto questo in contrasto con l'andamento dei sistemi fisici convenzionali per i quali lo stato di equilibrio è dettato dalle loro condizioni iniziali. Ne deriva che mentre i sistemi chiusi raggiungono lo stato di equilibrio direttamente, i sistemi aperti possono raggiungere allo stato stazionario attraverso tre fenomeni (lineare, del superamento, falsa partenza).
In base alla TGS si possono individuare tre principi pedagogico educativi:
- Individualizzazione: cioè un rafforzamento delle caratteristiche soggettive dei singoli.
- Gerarchizzazione: cioè un sistema di gerarchie all'interno di un sistema.
- Specializzazione di funzione: la funzione educativa si costruisce nel quotidiano in base ai rapporti.
Pedagogia generale e della cura educativa
La comunicazione
La comunicazione è l'elemento centrale del rapporto educativo, delineandosi come un rapporto interpersonale intenzionalmente orientato verso la formazione integrale della persona (e quindi non un semplice passaggio di contenuti).
Una delle particolarità della comunicazione è il fatto che la comunicazione è frutto di intenzionalità formando una relazione autentica (che implica un atteggiamento di ascolto e di comprensione).
Gli studiosi della MRI (cioè la Mental Research Institute), di Palo Alto in California, propongono l'analisi della pragmatica della comunicazione, cioè l'esame degli effetti della comunicazione umana sul comportamento.
Da questi derivano alcuni concetti che portano a sostenere come l'individuo sia irriconoscibile nella sua interiorità: egli va considerato come componente di una fitta rete di relazioni dove la variazione di un elemento si ripercuote su tutti gli altri.
Questo fa capire che gli studiosi del MRI si oppongono alle concezioni che tendono a spiegare i problemi esistenziali dell'individuo mediante lo studio della sua vita intrapsichica, sostenendo che l'orientamento pragmatico poggi su una epistemologia in cui dominano le nozioni di sistema.
Si può notare come gli studiosi della pragmatica siano critici verso la psicoanalisi e ne dichiarano l'inconciliabilità negando valore all'analisi dell'esperienza passata del soggetto e ritengono che la pragmatica sia un modello positivo d'analisi e di osservazione del processo comunicativo perché fanno riferimento alla struttura e alle proprietà del processo della comunicazione.
Il problema della comunicazione si snoda con determinati tratti: si può notare che si può passare da un accostamento di tipo biologico ad uno di natura etologica, sociologica, psicologica, linguistica e ciascuno di essi non opera in maniera isolata ma si avvale di contributi provenienti dagli altri. Legato a ciò è il fatto che oggi si diffonde l’intenzione scientifica di abbandonare un modello unidimensionale di comunicazione per accedere ad uno multidimensionale.
Per esempio, prima delle ricerche di Birdwhistell (1952), si considerava la comunicazione sotto l'aspetto linguistico oppure McLuhan interpretava la comunicazione solo sotto forma di trasmissione lineare di informazioni.
In questi ultimi anni la comprensione del processo di comunicazione si è talmente ampliata che assume sempre più peso anche lo studio della comunicazione non verbale (diffondendosi la consapevolezza che l'aspetto verbale è solo una parte della comunicazione) che ha attribuito nuove caratteristiche alla stessa parola.
Però bisogna riconoscere come in tutti gli indirizzi scientifici si trovi uno stesso punto di avvio: uno schema base costituito da un emittente di messaggi, da un canale di trasmissione, da un recettore. Se oltre a questi elementi si inseriscono i messaggi trasmessi e gli effetti da essi provocati, si ottiene lo schema base costruito attraverso gli interrogativi elaborati da Lasswell nel 1948:
- Chi comunica?
- Che cosa comunica?
- A chi si rivolge?
- Quale canale adopera?
- Quali effetti suscita?
Tutte queste considerazioni rendono la comunicazione uno scambio di significazione tra due o più soggetti. Il fatto questa definizione non sia troppo precisa, evita il rischio di non prendere in considerazione messaggi non quantificabili, dando importanza al codice attraverso cui viene enunciato il messaggio: infatti se il messaggio è inviato attraverso un codice ignorato dal recettore, questo troverà difficoltà a decodificarlo; dall'altra parte, nei casi in cui il messaggio è ben codificato, la sua trasmissione può essere disturbata da ostacoli (che possono provenire dall'ambiente circostante).
Quindi è evidente come il rapporto di comunicazione possa essere descritto nei termini di un sistema di due soggetti legati tra loro da relazioni e di conseguenza la diade può essere valutata come l'unità base del rapporto di comunicazione.
Gli studiosi del MRI compiono il tentativo di mettere in risalto alcuni assiomi della comunicazione, sostenendo che la comunicazione interpersonale sia governata da una serie di regole, che possono essere più o meno rispettate, dando accesso ad un tipo di comunicazione. A consentire questi risultati è il processo di metacomunicazione, ossia l'atto di riflessione sulla comunicazione umana.
Le proprietà della comunicazione messe in luce dai ricercatori sono cinque:
- Impossibilità di non comunicare: ogni comportamento ha un valore di messaggio (e quindi anche il silenzio esprime dei significati).
- In ogni processo comunicativo vi è un livello di contenuto e uno di relazione: il primo si risolve nelle notizie trasmesse mentre il secondo riguarda i comportamenti attraverso cui sono fornite le informazioni.
- Punteggiatura della sequenza di eventi: coloro che partecipano all'interazione non prendono solo parte ad una serie costante di scambi ma recano ad essi qualcosa di originale. Per questa ragione, durante la comunicazione, i conflitti sono dati da un disaccordo sul tipo di punteggiatura da dare alla relazione.
- Comunicazione numerica e analogica: quella numerica ha una sintassi logica molto complessa mentre quella analogica rappresenta ogni comunicazione non verbale. Di questi due moduli comunicativi prevale l'uno o l'altro in riferimento alle esigenze poste dal soggetto.
- Forme di interazione complementare e simmetrica: la prima forma poggia sulla disuguaglianza delle due persone, in modo che quella in posizione di dominanza, che ricopre un ruolo primario, dà inizio all'azione mentre l'altra persona, che si trova in una posizione secondaria, esegue passivamente l’azione. Invece la seconda forma si attua quando i soggetti si trovano in condizione paritaria e ciascuno di essi si presenta con le stesse caratteristiche dell'altro.
Pedagogia generale e della cura educativa
La comunicazione interpersonale e le categorie della relazione educativa
Le categorie pedagogiche della relazione comunicativa sono:
- Relazione educativa: la relazione educativa è un legame interattivo di scambio tra educatore ed educando che ha subito nella storia una molteplicità di revisioni:
- Fino al XV secolo, viene esaltata la figura dell'adulto che domina in tutti i campi di convivenza mentre il minore è inteso come passivo: quindi si ha un rapporto educativo adultocentrico.
- Verso il XVI secolo si ha l’attestarsi di un forte interesse nei confronti del bambino. Tale variazione è causa ed effetto dell'affinamento delle conoscenze psicologiche: quindi è un rapporto educativo “puerocentrico”.
- Il XIX secolo segna l'inizio di un fenomeno significativo perché cresce l'attenzione intorno al tema delle tecniche educative che provoca un maggior peso alle scienze empiriche: tra le conseguenze negative emergono l’adultismo e l'infantilismo (il primo consiste nell'attribuzione al minore di caratteristiche operative che non trovano riscontro nella sua realtà mentre il secondo consiste in una svalutazione delle potenzialità del minore).
Gli aspetti che contraddistinguono la relazione educativa sono:
- Centralità della relazione: cioè mettere al centro la relazione tra educatore ed educando. Prestare attenzione alla centralità della relazione vuol dire capire che la formazione della personalità non può risolversi nella semplice offerta di contenuti.
- Reciprocità educativa: la personalità non cresce all'insegna dell'autosufficienza ma si può asserire che l'adulto e il minore si educano vicendevolmente; l’educando incide sul comportamento dell'educatore e lo sollecita così a rivedere le sue posizioni dando forza al concetto di feedback formativo (l’intervento educativo risulta non unidirezionale ma circolare).
Densità axiologica della comunicazione educativa: il generale processo di comunicazione non può fare a meno di un sistema di valori non soltanto perché i termini che interagiscono sono dei valori ma anche perché lo scambio chiede di essere orientato nella direzione di precisi traguardi.
La persona è valore: nella sua esistenza l'individuo è volto a cercare il significato di sé ed è chiamato a rispondere all'appello rivoltogli dalla sua stessa condizione di uomo.
La struttura valoriale del soggetto non indica l’essere tesi a conquistare la piena umanità ma implica l'avveramento delle varie facoltà individuali. Fin dall’infanzia l'individuo è predisposto progredire verso la personalizzazione (mostrandosi con le caratteristiche dell'unicità) e se così non fosse, la natura individuale risulterebbe svincolata da quella personale che sarebbe intesa come un valore esterno all'uomo.
Quando si parla di valori, si parla anche di osmosi valoriale cioè lo scambio di valori in cui è possibile un perfezionamento tra educatore ed educando. L'osmosi valoriale è importante perché sollecita ognuno dei partner a ridefinire la relazione con l'altro e giova allo stabilirsi di una modulazione particolare della comunicazione educativa in cui i termini non sono vincolati a semplici aspetti di ruolo ma si mostrano come persone dedite al reciproco perfezionamento.
Differenziazione: se per un verso la comunicazione educativa evita di isolare le personalità coinvolte, dall’altro esclude l’idea della fusione.
Infatti nella comunicazione si avvia un processo di individuazione in modo che l’avvaloramento dello scambio interumano si accompagni alla tutela dell’integrità personale e quindi all’educatore spetta il compito di guidare l’educando verso l’affermazione di sé e verso l’aper
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Pedagogia Generale e Sociale - 3° Anno
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