Estratto del documento

Pedagogia della famiglia

La famiglia di oggi, tra fragilità e risorse

Le trasformazioni dei comportamenti matrimoniali e riproduttivi, la presenza di nuove situazioni familiari e l’emersione di questioni poste da nuove realtà sociali e culturali ridisegnano la struttura della famiglia. Nonostante ci siano stati dei gradi cambiamenti, a partire dalle famiglie d’origini (che erano rigide, estese e patriarcali), oggi le coppie sembrano non credere più al legame coniugale: in particolare, rispetto al passato, si mette in primo piano la realizzazione personale piuttosto che pensare a un progetto familiare comune e l’amore diventa una nuova forma di sacro che dipende solo da noi stessi. Con questo la famiglia moderna presenta dei grandi interrogativi, fondamentali per la società, che permettono di analizzare degli aspetti particolari della famiglia:

La famiglia lunga del giovane adulto

Dopo gli anni '60 e '70, in cui si è manifestata con forza la contestazione della famiglia, negli anni '90 si assistette a un progressivo recupero del valore della famiglia da parte dei giovani che vedono nella famiglia un elemento essenziale della propria vita sia come:

  • Costruzione dell’identità.
  • Passaggio verso la vita adulta.

A differenza del passato oggi i giovani manifestano la tendenza a dilazionare il distacco dalla famiglia d’origine sia per ragioni economiche ma anche affettive (soprattutto da parte della famiglia) e di conseguenza la famiglia sembra essere passata dall’essere “trampolino da lancio”, che doveva preparare al salto nell’adultità, ad essere un “nido” in cui è possibile rifugiarsi; infatti il nido consente ai giovani di esplorare l’ambiente circostante ma rimane sempre disponibile ad accoglierli dopo ogni tentativo di indipendenza. Questa trasformazione non deve essere letta solo come elemento negativo ma può essere anche l’occasione per un incontro rinnovato tra le generazioni, aprendo nuove prospettive educative e anche a costruire nuovi linguaggi e regole nella vita familiare.

Il fidanzamento

Oggi la separazione tra passione e ragione incide sul modo con cui i giovani vivono le relazioni d’amore. Parlare di fidanzamento oggi può sembrare anacronistico perché si sta confondendo con un periodo informale di convivenza preconiugale; infatti il termine viene messo in discussione perché se nel passato il fidanzamento era un momento di passaggio verso il matrimonio, oggi il fidanzamento è un periodo di vita temporalmente più esteso in cui:

  • Non ci sono impegni morali.
  • Non esiste più un coinvolgimento.

Con questo si può dedurre come oggi vi è la tendenza a costruire delle relazioni di coppia come un fatto privato in cui prevale la ricerca di un rapporto caldo sul piano emotivo ed affettivo.

La fragilità della vita di coppia

Le coppie possono presentare delle fragilità che possono essere affrontate ma possono anche sfociare in forme di violenza fisica o psicologica. Nel corso della vita familiare la coppia può essere colpita da una serie di cambiamenti, che sono vari e complessi, che portano la coppia alla separazione; da questo punto di vista le separazioni e i divorzi sono in costante aumento: in poco meno di 20 anni il tasso di separazione e divorzio risulta raddoppiato. Attualmente si dà facilmente per scontato che l’unica soluzione nella risoluzione di problemi sia la rottura del legame mentre è importante che le coppie sappiano di poter chiedere aiuto prima di arrivare all’irreversibilità.

Quando a disgregarsi sono le famiglie con i figli, si aggiungono ulteriori problematiche e soprattutto:

  • Gestione dei figli.
  • Educazione dei figli.
  • Affidamento dei figli.

In queste situazioni a soffrire maggiormente sono proprio i figli perché la separazione crea incertezze da cui i bambini chiedono delle risposte e attendono dagli adulti la capacità di sostare nella sofferenza. Per fare questo è necessario che i genitori recuperino la propria responsabilità educativa e che si facciano garanti di una promessa nei confronti dei figli.

La genitorialità

In Italia si diventa genitori sempre più tardi e si assiste a un aumento progressivo dei tassi di denatalità. Secondo alcune ricerche l’età media delle donne alla nascita del:

  • Primo figlio: il 50% delle donne nate nel 1971 ha avuto un figlio prima dei 30 anni.
  • Secondo figlio: il 50% delle donne attualmente quarantenni ha avuto un secondo figlio.

Con questi dati si dimostra come l’accesso alla genitorialità sia accompagnato da timori e nuove consapevolezze perché richiede una disponibilità al cambiamento e una trasformazione dei propri ruoli e compiti. Oltre a ciò, questa esperienza rappresenta un momento critico per la vita di coppia: quando viene messo in crisi un equilibrio, la transizione alla genitorialità mette in luce le qualità e le debolezze della coppia genitoriale ma non sempre la coppia possiede tutte le risorse necessarie per affrontare autonomamente questo percorso e quindi diventa fondamentale ricostruire reti relazionali di sostegno che facciano sentire meno soli i giovani che si preparano a diventare genitori.

Famiglia e lavoro

L'ingresso della donna nel mondo del lavoro ha modificato il suo ruolo sociale. Oggi le donne sono incentivate a realizzarsi anche sul piano professionale mentre l’uomo è chiamato a un progressivo coinvolgimento nelle attività domestiche, nella cura e nell'educazione dei figli. Però si tratta di una transizione incompiuta perché esiste ancora una divisione asimmetrica dei compiti familiari (alla donna il lavoro domestico e all'uomo il lavoro). Questa permanenza asimmetrica (anche se ci sono segnali di cambiamento) è dovuta soprattutto da quelle politiche di sostegno alla conciliazione famiglia-lavoro che non sono in grado di offrire un reale sostegno alle famiglie; quindi si pongono alcune questioni fondamentali che vanno affrontate per poter dare avvio ad adeguate politiche sociali, che devono promuovere una solidarietà condivisa sia all'interno del nucleo familiare sia nella società civile, nella consapevolezza che bisogna agire per liberarla dalle strumentalizzazioni del mercato.

La famiglia come luogo di relazioni generative

I cambiamenti radicali che caratterizzano la vita di coppia rappresentano nuove sfide che mettono in luce aspetti critici e nuove possibilità. Nella vita familiare l’appartenenza di genere e i cambiamenti relativi ai ruoli genitoriali possono:

  • Condurre a una maggiore condivisione delle attività e delle decisioni.
  • Generare dubbi e incertezze.

Nella relazione di coppia la piena realizzazione di sé non è frutto solo dell’impegno individuale ma è anche affidata all’altro; in questa prospettiva la relazione amorosa può essere vista come una fondamentale esperienza educativa che permette la crescita e la realizzazione della coppia, passando da un amore egocentrico a un amore progettuale. Inoltre se da un lato la coppia è il luogo in cui ciascuno può usufruire della generosità dell’altro, dall’altro lato la famiglia viene considerata come spazio della condivisione e quindi la famiglia rimane il luogo:

  • Della cura e degli affetti.
  • Del legame affettivo e generativo.
  • Di educazione e solidarietà: le diverse generazioni hanno la possibilità di accettarsi e di comprendersi.

Pedagogia della famiglia

Nascere genitori: una rivoluzione silenziosa

Il concepimento e la gravidanza attivano una rivoluzione silenziosa che culmina con la nascita, dato che costituisce la realizzazione del progetto affettivo. Anche le trasformazioni fisiche e psicologiche legate alla gravidanza (da ambi i sessi), sono un’occasione per ridefinire il progetto evolutivo della coppia. L’attesa è considerata un momento di svolta nello sviluppo del ciclo di vita familiare, perché la coppia che si approccia alla genitorialità:

  • È messa davanti a diversi compiti adattivi.
  • È chiamata a modificare la propria identità, adattandola ai nuovi compiti educativi per entrare meglio in sintonia con il nascituro.

Quest’ultimo, ancor prima di essere concepito, vive nell’immaginario dei futuri genitori sotto forma di desiderio che si trasforma in un progetto, dando, quindi, un duplice significato alla parola “concepimento”:

  • Significato biologico, ovvero l’incontro spermatozoo-ovulo.
  • Significato psicologico, ovvero uno spazio nella mente dei genitori.

L’esperienza dell’attesa è vissuta in modo diverso tra maschi e femmine, nonostante la condividano. Ovviamente la donna è più coinvolta, soprattutto sul piano fisico, ma anche il padre è preso molto in causa. Anche le modalità e i tempi sono differenti, ma tale distinzione è costruttiva nella misura in cui c’è una relazione di reciproco riconoscimento. Entrambi, però, vivono questo periodo come una “ristrutturazione psicologica”, dove i membri mettono in condivisione i loro vissuti, i loro sentimenti e le loro fantasie verso il figlio, trovando anche un’opportunità per incrementare la qualità delle relazioni.

La cultura contemporanea, inoltre, ha modificato in modo significativo l’esperienza dell’attesa a causa della medicalizzazione del periodo della gestazione, in quanto vengono fornite eccessive informazioni:

  • Igienico-sanitarie.
  • Sulla fisiologia della gravidanza e del parto.
  • Su aspetti psicologici senza un accompagnamento pedagogico.

Inoltre, non bisogna considerare l’esperienza alla genitorialità come una pedagogia del privato ma come un fatto che coinvolge e investe la rete relazionale che sostiene i genitori. Questi ultimi, infatti, si assumono anche una responsabilità nei confronti della società (come nell’art.30 Cost quando si chiede ai genitori di mantenere, istruire ed educare i figli). Durante questo percorso, i genitori affrontano diversi e possibili momenti di transizione e la nascita di un figlio è l’avvenimento cruciale; tant’è che gli studi psicologici considerano questo periodo un evento critico per la trasformazione del Sé, dato che per entrambi i genitori si ha una vera e propria mutazione identitaria.

Fin da subito, la madre costruisce delle rappresentazioni mentali del figlio che non sono realistiche, ma esito di proiezioni che originano dai suoi vissuti esperienziali infantili, confermando il suo investimento affettivo nel bambino. Oltre a trasformare i rapporti nella coppia, si trasformano anche i rapporti con la famiglia d’origine e con gli amici, i quali non hanno sempre le stesse esigenze (Si modifica il modo di gestire il tempo libero, ad esempio). Durante il processo di trasformazione nell’attesa di diventare genitori, la sfera della salute pubblica gioca un ruolo importante. Negli ultimi 50 anni in Italia è cambiato l’organizzazione dell’accoglienza e all’assistenza alla nascita dei servizi sanitari e degli operatori.

Negli anni '60, infatti, l’attenzione era volta verso l’assistenza al parto in ospedale, mentre oggi ci si concentra di più sul sostegno alla genitorialità, che segue tutto il processo che porta alla nascita con anche nuovi servizi d’intervento. Ciò è dato da questi cambiamenti:

  • Considerare la nascita come un evento multidimensionale.
  • Avere un interesse verso il periodo perinatale, ovvero anche dopo la nascita del bambino.
  • Avere la consapevolezza per nascita s’intende anche quella dei genitori.
  • Considerare il ruolo dell’operatore che accompagna un processo e non lo dirige.

Da questa prospettiva, l’ecografia ostetrica ha rivoluzionato il modo di vivere l’attesa del bambino, non solo perché controlla la salute del bambino, ma in qualche modo velocizza l’esperienza genitoriale. Infatti con gli strumenti moderni è possibile vedere in anteprima come sarà il bambino reale e avere delle piccole interazioni. In gravidanza aumentano i pensieri, le emozioni, le fantasie e le aspettative riguardo il futuro bambino, favorendo la creazione di uno spazio mentale che accoglie il bambino. Esistono, infatti, degli studi sull’attaccamento al feto che riguardano il fatto che con l’andare avanti della gravidanza, la qualità del legame emotivo e l’intensità della preoccupazione sono migliorate, anche grazie alle ecografie.

Esse, infatti, sono fondamentali in tre momenti principali della gravidanza:

  • All’inizio.
  • A metà percorso.
  • Nell’ultimo trimestre.

Il rapporto ecografia-sviluppo delle cure parentali, però, non è stato ancora ben studiato: quelli effettuati nei primi anni '80, hanno dimostrato l’importanza, perché dà la conferma visiva della gravidanza e possono stabilire un contatto con il bambino. L’ecografia ha notevolmente modificato l’attesa del bambino e ci si chiede se effettivamente possa essere addirittura un elemento perturbante, perché, senza un adeguato accompagnamento, i futuri genitori potrebbero rimanere fermi a immagini che inibiscono la capacità di generare pensieri, creando altresì un atteggiamento di passività da parte della madre nel momento in cui c’è la presenza del professionista. Egli, infatti, deve saper offrire risposte ai dubbi dei futuri genitori, diventando indubbiamente uno strumento che “interferisce” con l’elaborazione delle rappresentazioni genitoriali e uno “schermo” sul quale i genitori possono proiettare fantasie, dubbi e speranze. Emerge, poi, l’importanza della funzione riflessiva, ovvero la capacità del genitore di pensare al bambino fin da subito come un soggetto provvisto di mente. Ciò è particolarmente importante perché, nella relazione madre-bambino, può essere un indicatore della capacità di comprendere gli stati mentali del bambino. Il rischio dell’ecografia, però, è dare un’eccessiva importanza a ciò che si vede sottostimando ciò che si sente. L’ascolto del medico può accogliere e accompagnare sia alla nascita del figlio che a quella dei genitori, implicando la necessità di aprirsi emotivamente e utilizzando le competenze relazionali, empatiche e d’ascolto degli operatori sanitari. Le ecografie, quindi, non si sa se ostacolano o facilitano il processo di transizione alla genitorialità, ma aprono nuovi spazi relazionali che vanno abitati affinché possano essere uno spazio di pensiero e progetto che favoriscono la nascita genitoriale.

Pedagogia della famiglia

Il potenziale religioso del bambino

Per “potenziale” s’intende ciò che dispone della possibilità di realizzarsi, rimandando a qualcosa che non è ancora compiuto ma che dà la possibilità di compimento. Per quanto riguarda il “potenziale religioso del bambino”, invece, si possono individuare due discorsi:

Il potenziale religioso tramite i genitori

Il potenziale religioso inteso come potenziale che si realizza tramite i genitori che utilizzano il bambino stesso: qui si può considerare l’attendere di un bambino, la nascita, il compito di cura e la responsabilità educativa degli strumenti che mettono l’adulto in una situazione di alterità e potenzialmente a una dimensione religiosa della vita. Quindi il venire al mondo di un bambino è un fatto inaugurale, cioè una novità che instaura un nuovo inizio, della vita adulta di due persone. In particolare “attendere” possiede un duplice significato:

  • L’atto di aspettare e del mantenere una promessa.
  • Dedicarsi a qualcuno e attendere a qualcuno.

Nonostante queste due distinzioni, con l’attesa si crea uno spazio dove accogliere l’altro, attraverso un processo generativo, e promuove la capacità di aprirsi al nuovo lasciandosi cambiare con la relazione. Quando l’attesa si trasforma in aspettativa, invece, si riempie lo spazio vuoto, creando una relazione strumentale che tende a conformare l’altro al desiderio di chi si attende qualcosa. L’attesa, poi, si fa attenzione nel momento in cui si fa spazio all’altro attraverso un lavoro di “svuotamento”. Esso non deve essere considerato come una mancanza, ma una possibilità che coinvolge tutti i membri della famiglia in uno scambio reciproco e fecondo: la madre in gravidanza ha un figlio che la attende ma lei ha anche bisogno dell’attenzione e delle cure del padre, il quale favorisce sia il processo di assunzione alla genitorialità di entrambi i coniugi.

Il potenziale religioso nel bambino

Il potenziale religioso inteso come potenzialità che il bambino si porta dentro e che attende la manifestazione: ogni bambino che nasce è una novità che chiede ai genitori un “prendersi cura” denso di significati. Uno di questi vede la nascita come un agire significativo che si qualifica come una promessa, da cui emerge la responsabilità educativa, cioè un atteggiamento di disponibilità che parte dal genitore che percepisce i bisogni del figlio e si sente convocato nello spazio della relazione educativa. Tale responsabilità si declina nella relazione educativa asimmetrica, che si stabilisce tra adulto e bambino, cioè la capacità dell’adulto di farsi carico della situazione del bambino che chiama il genitore alla sua responsabilità attraverso il volto (considerata come l’unica condizione di sopravvivenza). In questo senso i bisogni dei bambini possono essere accolti solo da quegli adulti che:

  • Intendono ascoltare il bambino in modo fecondo e autentico.
  • Che siano disposti ad essere coinvolti nella relazione educativa.

Oltre a ciò, sono stati effettuati degli studi di psicologia della religione che hanno confermato il fatto che nei primi...

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 151
Pedagogia della famiglia Pag. 1 Pedagogia della famiglia Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 151.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia della famiglia Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 151.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia della famiglia Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 151.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia della famiglia Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 151.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia della famiglia Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 151.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia della famiglia Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 151.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia della famiglia Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 151.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia della famiglia Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 151.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia della famiglia Pag. 41
1 su 151
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Simone-Murdaca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Simeone Domenico.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community