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D’Annunzio, vita e panoramica delle opere, sulla base del testo consigliato: “D’Annunzio”, Simona Costa (Salerno, 2012)

I modelli e le suggestioni dell’estetismo europeo

  • La prima comunione tra un giovane e quindicenne D’Annunzio e la letteratura avviene nel novembre 1878 con le Odi barbare di Carducci, che saranno d’influenza per il Primo vere.
  • Ma furono due testi in particolare a decretare la sua iniziale svolta: Le fleurs du mal di Baudelaire e Madame Bovary di Flaubert, segnando in D’Annunzio le sue prime esperienze col decadentismo. Nelle opere di questa corrente sono palpabili la solitudine e libertà dell’artista in contrapposizione alla società, l’anticonformismo e la spregiudicatezza di vita. Rimbaud, Verlaine, Baudelaire, questi sono i nomi che echeggiano nella fase di prima formazione letteraria del giovane D’Annunzio. Esso guarda a quell’orizzonte, ansioso di sprovincializzarsi.
  • Tra il 1884 e il 1888 D’Annunzio si porrà difatti come mediatore della cultura d’oltralpe, retroterra che formerà il suo bagaglio di novità. Inizia ad assumere tale ruolo mediatore scrivendo nel 1887 per la “Tribuna” (quotidiano romano).
  • Dalla metrica poetica di Théodore de Banville trae modello per quella di un intero brano del Piacere. Da Verlaine ed il suo primato poetico della musicalità mutua le tonalità del Poema paradisiaco. Saggia la retorica civile dell’americano Walt Whitman ed il suo Leaves of Grass per le sue Odi navali.
  • Per esordire nei romanzi però, il modello è À rebours di Huysmans (1884), anno tra l’altro in cui, sulle colonne della “Tribuna”, si fa cronista di una capitale italiana allo stesso modo di come verrà resa nel Piacere, nato appunto da una costola del libro di Huysmans.
  • Siamo nell’epoca dell’eleganza “borghese”, del gusto effimero e del mutevole, del grande décor, dell’imperversare delle “giapponeserie”, tanto che si firma in una delle sue prime cronache della “Tribuna” con (tra i tanti) lo pseudonimo di Shiun-Sui-Katsu-Kava, che ci conduce in Via Condotti nella bottega della signora Maria Beretta, luogo di convegno pomeridiano per le aristocratiche romane. In questo salotto, tra gli oggetti degni della tendenza dell’epoca che si affollano, spunta una orientaleggiante gru in bronzo che regge in bocca una lama wakizashi. Tra gli invitati della narrazione, spunta anche un certo cavaliere Sakumi.
  • Da notare poi l’influenza dei dipinti raffaelliti e dei canoni del decadentismo inglese à la Oscar Wilde: In uno scritto sulla “Tribuna”, a firma di Vere de Vere, racconta di una “Miss Multon” che “veste di velo bianco e dal volto di una diafanità indefinibile”. Tali agili e sinuose figure femminili richiamano la Salomè di Oscar Wilde.
  • Nel 1888 afferma poi che “il romanzo naturalista è all’agonia”, mosso da uno spirito wagneriano.
  • Il fiorentino Enrico Nencioni sarà poi per lui una figura guida per un adolescente D’Annunzio dislocato presso il Collegio Cicognini di Prato.
  • Altra figura importante è Angelo Conti, nodo collettore dell’estetica idealistica, che introdurrà D’Annunzio nelle sale del Caffè Greco di Roma, nel circolo artistico “In arte libertas”.
  • Avventura successiva fu la partecipazione di D’Annunzio insieme ad altri quali Carducci, nella rivista e gruppo editoriale “Cronaca bizantina” (1881). Il nome e l’idea alla base richiamavano il mito decadente di una Bisanzio corrotta quanto raffinata, che doveva a sua volta richiamare lo scenario politico e sociale ad essi coevo. Il gruppo si scisse nel 1884, tra i quali esodati vi fu appunto D’Annunzio, salvo poi riprenderne le redini in una seconda edizione del 1885, dove pubblicò varie liriche dell’Isaotta.
  • Le riviste si dimostrano in quegli anni sedi di importanti sodalizi intellettuali. D’Annunzio prenderà prima parte difatti alla rivista romana “Il Convivio” guidata da De Bosis (1895), per la quale D’Annunzio stende un anonimo Proemio; successivamente inizierà la sua fase fiorentina, nella rivista “Il Marzocco” (nome suggerito da D’Annunzio stesso, è uno dei simboli di Firenze, un leone seduto che regge uno scudo gigliato) dei fratelli Orvieto. A Firenze prenderà, sullo scorcio del secolo, dimora presso l’iconica Villa della Capponcina a Settignano, piccola frazione di Firenze vicino a Fiesole. È il periodo delle accuse di plagio mosse dal torinese Thovez, che sosteneva che parte del Piacere fosse calcata da L’initiation sentimentale di Joséphin Péladan.
  • Lo sperimentalismo dannunziano è in cerca di nuove strade, suggerite sempre dalla cultura d’oltralpe che fa capolino, tuttavia è l’incontro con Nietzsche che segna una nuova svolta, come nel caso dello sposalizio tra quest’ultimo ed il Culte de moi di Maurice Barrès, che diede il via al Trionfo della morte. Sempre più a Nietzsche si avvicinerà anche durante il suo periodo napoletano, dove frequenta una biblioteca tutta nietzschiana, periodo in cui stenderà il romanzo-poema Le vergini delle rocce, chiaro richiamo all’omonimo dipinto leonardesco (1483-86).
  • All'inizio del nuovo secolo si misurerà con la realtà del futurismo dentro la quale, come proprio suggerisce il carattere della stessa corrente, sarà trascinato dentro, misurandosi con la realtà della macchina e dell’aereo. È il periodo di Forse che sì, forse che no (1910), pubblicato dopo la comparsa del Manifesto Futurista su “Le Figaro” del febbraio 1909.

Cenni biografici dell’autore

  • Nato in una famiglia di condizione economica agiata, viene subito eletto erede maschio dal padre che ne riconosce sagacità e precocità. Col padre avrà un rapporto, trasposto poi nelle pagine del Trionfo della morte, destinato a divenire conflittuale. A vigilare su di lui l’amorevole madre con la quale sviluppa un enorme legame e da cui patirà il distacco durante il collegio, la sua figura verrà consacrata nel Poema paradisiaco, nella Maia, nelle faville, il Notturno ed il Libro segreto.
  • L’educazione pre-pratese è impartita dalle due sorelle zitelle inizialmente, verso le quali incrudelirà la sua penna, poi da maestri precettori.
  • Gabriele cresce nel comune di Pescara e nella vicina Villa del Fuoco, luogo che riapparirà in entrambi L’innocente e nel Trionfo della morte. La città di Pescara confinava allora con il comune di Castellammare Adriatico, la cui rivalità con la prima venne tratteggiata da D’Annunzio nella Guerra del ponte.
  • A undici anni viene iscritto dal padre al Collegio Cicognini di Prato, in modo da aprire la mente del ragazzo dal chiuso ambiente abruzzese e farlo “sciacquare i panni in Arno” (o meglio, nel Bisenzio). Nelle vacanze estive, cui era negato il ritorno nella città natale, trascorreva il suo tempo presso la dipendenza estiva del collegio o presso amici fiorentini, durante il quale periodo rimane estasiata alla visione dell’etrusca Chimera del Museo Archeologico di Piazza Santissima Annunziata, che menzionerà nelle pagine del Secondo amante di Lucrezia Buti.

Le testimonianze degli insegnanti riferiscono di un ragazzo di risentita personalità, impegno e ambizione, ma insofferente alla disciplina e propenso ad anarchismo e ateismo (brutto neo in un convitto), nonché coinvolto in bravate e burle. Gli anni del Cicognini sono gli anni di appassionate letture e dell’infatuazione napoleonica. Nel 1878, di ritorno da Pescara a Prato, sosta a Bologna dove acquisterà ciò che sarà una vocazione e rivelazione: le Odi barbare di Giosuè Carducci con prefazione di Giuseppe Chiarini al quale scriverà nel 1880 di come divorò le liriche delle Odi. Da quella lettura nacque quindi un nuovo poeta che combatteva coraggiosamente “per questa scuola che chiamavano nuova (...)”, a fianco del fortemente patriottico e quasi pagano magistero carducciano in reazione all'estenuante romanticismo cattolico manzoniano.

  • Per il compleanno di re Umberto I (marzo 1879), compone un’ode poi stampata a Prato, a fine 1879 arriva la prima edizione del Primo vere, che scatena scandalo presso il Cicognini date le tematiche sì letterarie ma anche erotico-sataniche, giudicate inadatte dal Direttivo che poco o niente altro potrà fare se non ammonire ed invigilare. In onore della nonna paterna morta, l’anno successivo viene stampata a Pistoia la raccolta lirica In memoriam, di scarso successo. Nel novembre 1880 appare una seconda edizione del Primo vere che sarà accompagnata da una sagace trovata pubblicitaria riportante la falsa morte del presunto giovane autore. Dopo aver terminato gli studi al Cicognini nel 1881 rientra a Pescara, passando prima per Bologna per un infruttuoso tentativo di collaborazione con Zanichelli.
  • A novembre dello stesso anno inizierà gli studi presso l’Università di Roma, nuova capitale, alla Facoltà di Lettere. Inizia a farsi strada tra redazioni di giornali come il “Capitan Fracassa”, il cui ambiente viene da D’Annunzio preferito a quello delle aule della facoltà, che poi abbandonerà. Inizia quindi il periodo dannunziano tra apprendistato giornalistico e mondano, le molte e appassionate lettere a Lalla (conosciuta a Firenze), seguiranno al matrimonio con Maria D’Altemps, duchessina il cui padre osteggerà il matrimonio alla cui cerimonia non sarà presente il padre di Gabriele. I due si trasferiranno prima in Abruzzo per poi far ritorno a Roma fino alla separazione nel 1890. Nel 1884 nasce il loro primogenito Mario. Nel 1883 esce Intermezzi di rime, il cui Peccato di maggio suscita ire e scandali censori. Dopo il ritorno a Roma nel 1884 D’Annunzio è assunto alla redazione della “Tribuna”, punto di svolta. Negli anni del matrimonio intraprende relazioni amorose clandestine con la napoletana Olga Ossani e la già maritata Elvira Fraternali. In questi anni lo scrittore. In questi anni l’autore alterna lirica (Intermezzo di rime nel 1884 e Isaotta Guttadàuro e altre poesie nel 1886) alla prosa (Libro delle vergini, 1884, e San Pantaleone, 1886). È tra il 1884 e il 1888 che le cronache giornalistiche della “Tribuna” sfociano finalmente nel Piacere da tempo sognato e progettato. Nel 1889 presta servizio militare per un anno. Dopo di esso, oltre che dalla separazione con la prima moglie, è tormentato da febbre malarica contratta nel servizio militare e dai creditori che gli pignoreranno mobili e oggetti nella casa romana. Si rifugia quindi presso il “Convento” Michetti dove stenderà il racconto Tullio Hermil che diventerà poi L’innocente.
  • Il viaggio a Napoli programmato per soli pochi giorni del 1891 si trasformerà in una lunga permanenza e fase per un D’Annunzio che si innamorerà di una nobile con la quale condurrà una relazione tormentata culminante in una figlia, Renata, e un’aggressione fisica della donna ai danni dello stesso Gabriele con conseguente processo per adulterio. Questi sono gli anni napoletani di un D’Annunzio che vive sì di una “splendida miseria” e in sistemazioni di fortuna ma anche in un vivacissimo sebbene superstizioso ambiente che avvicina l’autore ai temi dell’esoterismo e delle sedute spiritiche. Nel mentre pubblica a puntate sul Corriere di Napoli di Scarfoglio e Serao L’innocente, ed il Trionfo della morte sul Mattino.
  • Dopo il ritorno in Abruzzo pubblica il Trionfo e incontra la (forse prima da lui già conosciuta) Eleonora Duse a Venezia. Nel 1895 esce Le vergini delle rocce, romanzo che afferma il mito del superuomo sotto l’egida di una personale lettura di Nietzsche.
  • La conoscenza con Eleonora Duse si trasforma in un “patto” d’amore e lavoro con la quale principia la stagione teatrale dannunziana. Compone drammi teatrali di maggiore e minore successo quali il Sogno d’un mattino di primavera, la Gioconda, la Gloria (un fiasco).
  • Il 1897 è l’anno della candidatura in politica e del famoso “discorso della siepe” sulla proprietà privata (la siepe è il confine di essa), la sua fase politica si chiuderà con la sua clamorosa svolta socialista del 1900.
  • Nel 1898 D’Annunzio e la Duse si trasferiscono rispettivamente alle ville della Capponcina e della Porziuncola entrambe a Settignano (Firenze). In questo periodo dedito all’attrice, la segue in tutte le tournée, passando le estati in Versilia e Casentino, luogo d’ispirazione per la vena lirica delle Laudi futuro del 1903. Dalla Duse si separerà nel 1904 dopo un tormentato rapporto epistolare durante le sue tournées.
  • Nel 1905 si rifugerà in Versilia dove scriverà la tragedia Più che l’amore, mentre è perseguitato dai creditori che assediano la Capponcina.
  • 1907 morte Carducci. D’Annunzio non si reca a Bologna delegando Pascoli le sue condoglianze ma compone per il deceduto la canzone Per la tomba di Giosuè Carducci.
  • 1908, stesura della Nave per il Teatro Argentina di Roma che suscita grande consenso dato il crescente clima nazionalistico nell’Italia primo-novecentesca. Successivamente però persino la pubblicazione del Forse che sì, forse che no (1910) non porta gli incassi sperati, tanto che gli vengono pignorate la Capponcina e la residenza di Marina di Pisa. D’Annunzio si trasferirà poi a Parigi per un intenzionalmente breve soggiorno che però si protrarrà fino al 1915.
  • Il periodo francese: gli incontri con gli intellettuali francesi non furono tutti d’intesa e consonanza, D’Annunzio si ritira per la stesura del dramma in francese antico Martyre de Saint Sébastien, musicato da Claude Debussy. Condannato poi dall’Arcivescovo di Parigi a cui seguirà da Roma la messa al bando delle sue opere in toto (tranne le poesie).

Per la guerra in Libia appare sul Corriere della Sera dell’amico Albertini la Canzone delle gesta d’oltremare e la Canzone dei Dardanelli, dai forti toni antiaustriaci. Sono questi gli anni in cui hanno vita le faville, la Contemplazione della morte, il Proemio e la Vita di Cola di Rienzo. Grazie a queste pubblicazioni che appariranno sulle amiche pagine del Corriere, riuscirà a sanare molti dei suoi debiti.

  • La guerra e Fiume: Nel ‘15 è di ritorno in Italia, a Genova, dove tiene il famoso discorso dello scoglio di Quarto. Inizia l’ardore interventistico e successivamente militare dannunziano, che vedrà la sua nomina a tenente di complemento dei Lancieri di Novara per poi essere promosso a capitano fino ad arrivare a tenente colonnello alla fine del conflitto. Prende parte a rischiose azioni propagandistiche quali i due voli su Trieste e Vienna lanciando volantini patriottici e azioni belliche di prima linea quali il Cattaro, Pola (1917), San Michele (1916), e l’assalto di quota 28, dove perde l’amico Giovanni Randaccio, il quale figurerà molte volte nelle sue pagine. A seguito di un ammaraggio di fortuna subisce un trauma alla retina che ne provoca il distacco, portandolo ad un periodo di cecità nel quale cerca di buttar giù le bozze del Notturno. Con la fine della guerra si vede sfumare per lui l’opportunità di una “bella morte”, è così che principia l’iniziativa fiumana. La presa di Fiume avviene il 12 settembre 1919, grazie anche all’aiuto logistico del tenente Guido Keller che fornirà automezzi. Il governo di Fiume capitanato da D’Annunzio durerà sedici mesi, stroncato nel “Natale di Sangue” del 1920 dal bombardamento del generale Caviglia sotto ordini di Giovanni Giolitti.
  • Sciolto il governo fiumano, D’Annunzio si stabilirà al Vittoriale, sul Lago di Garda, in una sorta di dimissione-esilio. È qui che D’Annunzio ritorna alla pagina scritta, sistemando i cartigli stesi durante la cecità per il Notturno, pur mantenendosi comunque attivo in ambiente politico come forte elemento catalizzatore.
  • Il 1922 segna l’inizio di un lento declino, con la caduta quasi mortale dalla finestra da parte del Poeta per via di una donna che mal voleva le sue attenzioni. Nell’ottobre dello stesso anno infatti, la marcia su Roma segna l’affermazione di Mussolini e l’arresto decisivo dell’influenza politica del Vate. Mussolini, con il quale D’Annunzio era già ai ferri corti sin da dopo l’impresa di Fiume per affermazioni ambigue del primo, instaurerà un rapporto di stretta vigilanza e prudente elargizione di favori, in cambio di un’autoemarginazione dalla scena politica di D’Annunzio, mandando (ufficialmente per ispezione post furto), uno dei suoi ufficiali di polizia che terrà d’occhio il poeta.
  • D’Annunzio vivrà recluso nel Vittoriale con sporadiche apparizioni pubbliche sostenute da Mussolini, mentre la salute si fa sempre più cagionevole. Nel 1937 viene insignito del premio Nobel.
  • Il 1 marzo 1938, a seguito di un’emorragia cerebrale, il Vate spirò nel suo studio.

Gli esordi in versi e prosa: il Primo vere, Canto novo, Terra vergine, le novelle e le prose giornalistiche

  • Il Primo vere: la prima edizione del 1879 rimanda ai sedici anni dell’autore, comprendeva 26 liriche e 4 traduzioni da Orazio. Fondamentale l’influenza carducciana cui sono debitori i suoi versi, dall’uso del metro barbaro alle tematiche: esemplare il caso di Ora satanica, sul modello del carducciano Inno a Satana e della relativa voluttà della scoperta sensuale. Per quanto riguarda le traduzioni, la preponderanza di Orazio è affiancata a Catullo e Tibullo. Parte non esente da errori, siamo a delle “prove tecniche” di formazione di un giovane ingenuo poeta, nonché all’avvio di una voce.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LowHertzBand di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Stracuzzi Riccardo.
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