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Organizzazione dei sistemi informativi aziendali

Il ruolo delle imprese nella società

La nostra vita è condizionata e intermediata dalle imprese, osservando la realtà che ci circonda notiamo come le imprese siano diventate invasive. Abbiamo a che fare con qualcosa che a livello politico, economico e sociale ha una grande importanza nella società. Le imprese sono organizzazioni che nella storia hanno dimostrato di essere efficaci e di funzionare così bene che i loro sistemi organizzativi hanno pervaso sempre più istituzioni (es. università). Se vogliamo capire il mondo in cui viviamo e la società in cui ci troviamo non possiamo non considerare l'impresa. L'impresa è attore importante nei processi, nei contenuti e nelle agende dell'ambiente comunicativo nella nostra realtà. Le imprese sono anche degli attori culturali: è ora di passare da un concetto di impresa e cultura a un'idea di impresa che è cultura.

Caratteristiche dell'impresa

  • Attore, entità destinata a durare nel tempo;
  • Soggetto;
  • Cultura (know how → conoscenza produttiva, output → cultura materiale);
  • Fatto economico;
  • Collaborazione, convivenza, rispetto, integrazione;
  • Progresso, miglioramento, creatività;
  • Innovazione, rinnovamento;
  • Espressione del territorio.

Per definizione, un'impresa è un'organizzazione stabile di persone e mezzi in cui vengono svolti processi di produzione di beni o servizi da scambiare con entità esterne (altre imprese, sistema distributivo…) al fine della produzione di ricchezza. I fini, in realtà, non sono propriamente dell’impresa, ma dell’imprenditore o del gruppo imprenditoriale: autosufficienza economico-finanziaria (entrate e uscite monetarie), produzione di valore, ricchezza ossia reddito, redditività, profitto.

Concetti economici chiave

Reddito: divario positivo tra il ricavo dei prodotti venduti ed il costo delle risorse impiegate;
Redditività: è il reddito (flusso) rapportato al capitale investito (fondo);
Profitto: quota del reddito che spetta all’imprenditore.

All'interno delle imprese si parla di organizzazione, ovvero più organi, più parti, più unità che lavorano tra loro e funzionano tra loro. Questi organi si basano fondamentalmente sul principio della divisione del lavoro.

P (produttore) → D (distributore) → C (consumatore), gli anelli sono inter-dipendenti, esiste competizione e collaborazione intra/inter-anello.

Cambiamenti nell'idea di impresa

Siamo in un momento in cui l’idea di impresa sta cambiando a causa di una serie di eventi, fatti, fenomeni, legati all’ambiente naturale e all’ecosistema, alle disuguaglianze all’interno della società, infine fenomeni legati al filone esistenziale della vita, per cui l’impresa è sempre più spinta a cambiare la propria natura e ragion d’essere. Oggi sono emerse una serie di nuove visioni alternative di cosa è e cosa deve fare l’impresa, si può in un certo senso parlare di cambio di paradigma.

Esempi di imprese moderne:

  • Unilever è un’impresa formata da un insieme di brand con obiettivi comuni, promuove diritti, uguaglianza e si interessa dei problemi e delle questioni che riguardano la società in cui viviamo.
  • World Economic Forum è insieme di imprese e istituzioni che si riuniscono per discutere su grandi tematiche e problematiche che riguardano il mondo.
  • Patagonia è un’impresa di abbigliamento, ma che nel tempo è diventata un’impresa attivista, poiché si impegna su questioni per migliorare le cose a livello globale.

Il management e il vantaggio competitivo

Management significa gestire relazioni con le persone (getting things done through other people). La gestione dell’impresa è dipendente dalla capacità delle persone che la guidano. Il vantaggio competitivo delle imprese è dato soprattutto dalle persone che ci lavorano, fonte del vantaggio competitivo dell’impresa.

Great resignation (grandi dimissioni), nel 2023 le persone non cercano più un posto di lavoro qualsiasi, le imprese devono impegnarsi ad offrire un posto di lavoro che garantisca un buon guadagno e una serie di fattori importanti per garantire un buon stile di vita alle persone.

Quiet quitting fare il minimo indispensabile per sopravvivere all’interno del proprio posto di lavoro.

Capitale e sistema economico

Mezzi/capitale: insieme di condizioni che rendono possibile e necessaria l’attività dell’impresa. Il sistema economico nel quale ci troviamo viene definito capitalismo, ed è diventato così importante che tutta la nostra società viene definita capitalista. Il ruolo che le imprese hanno occupato negli ultimi 200 anni è uno spazio rilevante ed importante.

Il capitale può essere finanziario, ovvero le risorse economiche a disposizione oppure può manifestarsi sotto forma di macchinari, impianti, strutture produttive, che è quello che prende il nome di capitale industriale, entrambi sono indispensabili per un’impresa. Il capitale finanziario è fungibile, quindi si può impiegare per acquisire tutto ciò che serve all’attività, non ha una finalità univoca. Il capitale industriale invece è idiosincratico, cioè viene impiegato per qualcosa di specifico. Esiste inoltre un capitale immateriale (intangible assets), strettamente legato alle persone, che sono altrettanto importanti ai fini della competitività dell’impresa per stare nel mercato.

L’impresa ha come scopo primario quello di far avvenire una trasformazione fisica che fa si che si chiami impresa di produzione. L’impresa è anche il luogo in cui le conoscenze scientifiche vengono utilizzate e applicate per creare beni e servizi utili al mercato.

Imprese B Corp

Quindici anni fa tre imprenditori americani hanno creato un sistema che certifica che un’impresa abbia determinati standard sia dal punto di vista ambientale che sociale, hanno messo in atto un protocollo di verifica a cui le imprese possono (volontariamente) sottoporsi per controllare una serie di parametri e ottenere un certificato di B lab (organizzazione non profit nata con la missione di diffondere un nuovo modello di business) in modo da avere un riconoscimento da parte del mercato e dei consumatori. Un’azienda B corp è un’azienda che certifica il suo impatto positivo sulle persone e sull’ambiente, persegue obiettivi che vanno oltre il profitto, a partire da un modello socioeconomico rigenerativo, più inclusivo e sostenibile, che crea e ridistribuisce valore tra tutte le parti interessate.

Beni e servizi

Beni: materiali; Servizi: immateriali. La produzione del bene avviene in un altro luogo e in un altro tempo, senza la partecipazione del destinatario di quel bene; nella produzione del servizio il fruitore è presente, infatti il destinatario di un servizio si chiama pro-sumer (producer+consumer).

Output delle imprese

Nel corso del tempo sono emerse ulteriori forme che l’impresa ottiene, parliamo di esperienze, non così lontane dai servizi, sono un’estensione e ampliamento di essi. Esistono servizi che sono già naturalmente abbastanza vicini al significato di esperienza (es. crociera), altri casi in cui invece si può aggiungere un contenuto esperienziale a qualcosa che non lo è. La tendenza da parte delle imprese (quando è possibile) è cercare di arricchire il loro bene o servizio di contenuti esperienziali, in modo da appagare maggiormente il destinatario.

Ad esempio Starbucks è un’azienda che ha deciso di esperienzializzare il servizio che vendono (diverso da un qualunque bar). L’impresa che vuole vendere esperienze vende sensazioni memorabili, le imprese hanno capito che le persone hanno bisogno di qualcosa di nuovo oltre al bene o al servizio di cui hanno bisogno, spesso infatti usano i negozi come luoghi dove non solo vendere i prodotti, ma che offrono tante altre opportunità.

La marca o brand

Un altro tipo di output che le imprese offrono e che noi acquistiamo è la marca o brand, elemento sostanzialmente creato dall’impresa che accompagna il bene o il servizio e che lo rende più attraente e interessante per noi consumatori. Nel mercato possiamo trovare prodotti unbranded, dunque privi di marchio o identità e prodotti branded, dotati di una specifica identità, intorno ai quali l’impresa costruisce la propria offerta.

Esempio: Levy, 1959, symbols for sale, componente simbolica che accompagna il prodotto nel corso del tempo è diventata sempre più importante e rilevante. La marca spesso è anche garante di qualità, dunque rendersi identificabili è una garanzia qualitativa (una sorta di patto che l’impresa fa con il consumatore). Esistono casi di volgarizzazione della marca, ovvero quando il prodotto viene identificato con il nome della marca (es. scotch, kleenex…).

Strategie di marketing

Come fa un’impresa a far sì che i consumatori preferiscano prodotti che vende rispetto a quelli dei loro concorrenti che offrono sostanzialmente le stesse cose ad un prezzo simile? Bisogna lavorare molto sulla costruzione dell’identità del brand (attraverso la comunicazione, la pubblicità…); per certi aspetti si può dire che un consumatore scelga prima il brand piuttosto che il prodotto stesso, si tratta principalmente di soddisfare un nostro bisogno psicologico più che una necessità.

Purpose (ragione di esistere), le marche cercano sempre più spesso di avere uno scopo e di diventare dei purpose brand, ovvero di essere portatori di un messaggio con una valenza più ampia rispetto al prodotto o servizio in sé. Ad esempio Patagonia, aveva individuato questa strategia molti anni prima dei suoi competitors.

Soluzioni o brandle

Sempre più spesso quando è possibile, le imprese tendono ad offrire non più un singolo prodotto o servizio, ma cercano di soddisfare il bisogno in maniera più ampia e completa, offrendo un pacchetto di servizi per risolvere un problema o un'esigenza.

Esempi:

  • Telepass, impresa nata per svolgere un compito specifico e preciso, offre oggi un insieme di servizi legati alla mobilità e tutto ciò che ne concerne; l’elemento chiave è la semplicità e la comodità.
  • Bassetti, impresa che nasce per vendere prodotti di biancheria per la casa, oggi promuove un servizio di Home Innovation, per disegnare e rinnovare la propria casa.

Business to business e business to consumer

Esistono imprese che producono beni intermedi e quindi siamo nel caso di business to business, cioè imprese che lavorano e vendono i loro prodotti o servizi ad altre imprese, che a loro volta li utilizzano per la propria attività. In altri casi le imprese di produzione arrivano direttamente al consumatore finale, per cui si parla di business to consumer; è il caso del cosiddetto “chilometro zero” o “spaccio”, dove tipicamente il cliente entra direttamente in contatto con il produttore.

Innovazione e filiera

Nella visione di filiera c’è l’idea di inglobare anche il consumatore che in effetti gioca un ruolo fondamentale. All’interno della filiera possono essere introdotte o create anche altre attività, che magari precedentemente erano svolte da un altro soggetto o dal consumatore finale, chiaramente questo apporta dei cambiamenti anche in termini di remunerazione. L’impresa non è niente di statico o definito, è sempre un continuo sviluppo, una continua evoluzione che viene chiamata fasi di generazione del valore.

L’innovazione del prodotto non deriva tanto dai cambiamenti tecnici che con il tempo vengono apportati a quel determinato prodotto, quanto e soprattutto da un diverso modo di configurare l’attività all’interno della filiera, ovvero cambia il modo in cui il consumatore entra in possesso e utilizza il prodotto. Ad esempio Ikea, ha cambiato il modo in cui le persone acquistano mobili per la casa, cioè ha delegato al consumatore il compito che tradizionalmente è affidato alla filiera o ad altre attività. Si tratta di un’innovazione del modello di business.

Il ruolo della distribuzione e del consumatore

Di recente è aumentata l’importanza degli “anelli” a valle; in origine l’anello più importante era la produzione, era fondamentale ottenere prodotti validi sia a livello qualitativo che quantitativo per soddisfare la domanda del mercato. La distribuzione aveva più che altro un ruolo logistico dalla fase di distribuzione alla fase di consumo. Il consumatore era invece poco valorizzato e coinvolto.

Con il tempo, si è capita l’importanza di offrire al consumatore modi più efficienti ed efficaci per acquistare i prodotti. Si è verificata infatti una rivoluzione commerciale, cioè è cambiata in maniera significativa la modalità in cui i prodotti vengono distribuiti per arrivare ai consumatori → da un commercio tradizionale, sistema fatto di tanti punti vendita distinti per merceologia, di piccole dimensioni e distribuiti su una certa area geografica, a un commercio moderno, dove i punti vendita appartengono a grandi catene e vengono gestiti in maniera manageriale, quella che oggi si chiama GDO (grande distribuzione organizzata).

La grande differenza è il self-service, che nelle piccole attività o botteghe non c’è poiché si viene serviti; si tratta sempre di uno “spostamento” delle attività che precedentemente venivano eseguite da qualcuno e oggi vengono svolte da qualcun altro. La GDO si è diffusa ed è stata applicata a numerosi settori (alimentare, elettronica, ferramenta…). Oggi anche per effetto della digitalizzazione, il consumatore è sempre più coinvolto e partecipe all’interno della filiera edunque svolge delle fasi sempre più importanti. Quello che manca è lo sfruttamento di tutte le risorse offerte dalla digitalizzazione a vantaggio del consumatore. La rete è stata in qualche modo fagocitata dalle imprese che l’hanno usata per le proprie attività.

Rischi e natura del profitto

Rischi d’impresa: qualcosa di “avventuroso” a cui va incontro un’impresa quando decide di mettersi in gioco. L’impresa agisce in un contesto che tendenzialmente è competitivo, quindi non è certo che raggiunga gli obiettivi che si era prefissata nella maniera in cui desiderava.

Natura del profitto: i motivi per cui l’imprenditore ha diritto a percepire una remunerazione sono vari: è colui che dà vita all’idea imprenditoriale, per cui merita una ricompensa per questo suo contributo. Deve inoltre raccogliere, organizzare e far funzionare l’impresa e corre un rischio economico mettendo un capitale perché queste cose accadano. La teoria economica pone come fine della massimizzazione del profitto in cui qualsiasi imprenditore si dà e pone la sua impresa.

Divaricazione tra quello che viene assunto come fine dell’impresa e quello che poi succede nella realtà: non è detto che l’imprenditore persegua sempre e comunque un profitto massimo, tenendo conto di alcune condizione magari si accontenta di un profitto di livello più basso, anche nella prospettiva di consolidare l’impresa con il tempo.

Herbert Simon, economista statunitense, ha messo in discussione alcuni modelli aziendali ed economici del suo tempo teorizzando la teoria della razionalità limitata: gli esseri umani non sono totalmente razionali, infatti il soggetto decisionale non necessariamente punta alla massimizzazione del risultato economico o del proprio interesse.

Fini diversi dall'economico

L’imprenditore non è solo motivato da ragioni di tipo economico, ci possono essere altri fini che animano le persone, ad esempio il poter lavorare indipendentemente e sviluppare qualcosa di proprio, piuttosto che realizzare sé stessi su qualcosa che corrisponde al proprio modo di essere. Spesso gli imprenditori sono alla ricerca di un prestigio sociale, concentrano la loro energia e i loro sforzi per eccellere e per avere il riconoscimento di essere i migliori all’interno del loro settore (leadership competitiva).

Condizioni per la redditività

Agiscono come criteri decisionali di base (Means-End Chain=catena mezzi fini). Per raggiungere una condizione di risultato economico (redditività) più favorevoli possibili. Consistono in:

  • Efficienza, ossia utilizzo ottimale delle risorse produttive;
  • Efficacia, grado di raggiungimento degli obiettivi e scegliere quelli giusti;
  • Legittimazione sociale.

Concetto di imprenditorialità

Propensione ad avviare qualsiasi tipo di impresa, possiamo individuare 3 dimensioni di imprenditorialità:

  • Mental, che ha a che fare con la capacità di visione dell’imprenditore;
  • Relazionale, capacità dell’imprenditore di tessere relazioni che gli permettono di acquisire fattori produttivi che possono servire alla sua attività;
  • Organizzativa, l’imprenditore deve essere capace di mettere insieme i fattori produttivi per far funzionare l’impresa.

Servizi e loro implicazioni

Nella società in cui viviamo, tutto ciò che acquistiamo non riguarda solo beni materiali, ma beni che potenzialmente offrono anche dei servizi. Non esiste una definizione univoca del concetto di servizio, tuttavia possiamo affermare che i servizi sono azioni/prestazioni volte a soddisfare una necessità, un bisogno di un cliente e offrire benefici e vantaggi. Il valore per il cliente tiene in considerazione diversi fattori impliciti: benefici, sacrifici, soddisfazione.

Beni vs Servizi: tangibili vs intangibili. I servizi non si possono immagazzinare e brevettare facilmente.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/10 Organizzazione aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martafabbroo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione dei sistemi informativi aziendali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Bonfanti Angelo.
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