Friedrich Nietzsche
Friedrich Nietzsche è uno dei filosofi più importanti e rivoluzionari della cultura occidentale. Il
suo pensiero nasce in un periodo di profonda crisi storica, politica, sociale e culturale,
compreso tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. In questi anni l’Europa attraversa
grandi trasformazioni: si sviluppa il capitalismo industriale, nasce la società di massa,
aumentano le tensioni nazionalistiche, emergono tendenze protezionistiche e autarchiche, si
verifica una forte crisi economica e finanziaria e si diffonde un senso generale di instabilità
che porterà successivamente alla Prima guerra mondiale. L’uomo europeo vive quindi una
crisi profondissima. Fino a quel momento il Positivismo aveva diffuso la convinzione che la
scienza potesse spiegare tutto, che la ragione fosse lo strumento principale dell’uomo, che il
progresso avrebbe migliorato continuamente la società e che la storia fosse un cammino
lineare verso il miglioramento. Alla fine dell’Ottocento queste certezze crollano. L’uomo non
si sente più stabile, sicuro e padrone del mondo. Emergono invece angoscia, alienazione,
perdita di identità, crisi dei valori e senso di smarrimento. L’individuo perde la propria
centralità e viene travolto dalla società di massa. Anche l’arte e la letteratura esprimono
questa crisi: Pablo Picasso scompone la figura umana nel Cubismo, Gustav Klimt mette in
evidenza inquietudine e sensualità, Franz Kafka rappresenta l’alienazione e il senso di
oppressione, James Joyce rompe la struttura narrativa tradizionale, Italo Svevo mette in
scena la crisi della coscienza moderna e Luigi Pirandello parla dello “strappo nel cielo di
carta”, metafora della crisi delle certezze e dell’uomo contemporaneo. Secondo Pirandello il
mondo moderno appare improvvisamente falso e artificiale, come un cielo dipinto che si
lacera mostrando il vuoto dietro di sé. L’uomo contemporaneo diventa così un antieroe
smarrito, incapace di trovare punti di riferimento stabili.
In questo clima culturale emergono Nietzsche, Sigmund Freud e Karl Marx, definiti “filosofi
del sospetto” perché mettono in discussione l’idea tradizionale di soggetto. Prima si pensava
che l’io fosse stabile, razionale e trasparente; ora invece si scopre che l’uomo è dominato da
forze profonde e irrazionali. Marx mostra che dietro le idee ci sono interessi economici, Freud
dimostra che l’uomo è guidato dall’inconscio, mentre Nietzsche sostiene che l’essere umano
è dominato dagli istinti e dalla volontà di potenza. La coscienza non è più limpida e sicura, ma
“torbida e paludosa”. L’io diventa frammentato e opaco.
Nietzsche nasce nel 1844 a Röcken, in Sassonia, da una famiglia protestante. Suo padre era
un pastore luterano e muore quando Nietzsche ha soltanto cinque anni. Questa perdita segna
profondamente la sua vita e contribuisce a creare in lui un carattere introverso e malinconico.
Dopo la morte del padre si trasferisce con la famiglia a Naumburg, ambiente culturalmente
vivace dove sviluppa un forte interesse per la musica, la poesia, la filosofia e la letteratura
classica. Studia nella prestigiosa scuola di Pforta, ricevendo una formazione rigorosissima in
greco, latino, filologia e filosofia. Qui entra in contatto con la cultura classica e con il
pensiero idealista tedesco. Durante gli anni giovanili fonda anche un’associazione letteraria e
scrive i primi saggi filosofici e poetici.
Successivamente si iscrive all’università di Bonn per studiare teologia e filologia classica,
inizialmente pensando di seguire le orme paterne. In seguito però abbandona la teologia e si
dedica completamente alla filologia. In questi anni legge Arthur Schopenhauer, soprattutto
l’opera Il mondo come volontà e rappresentazione, che influenza profondamente il suo
pensiero. Da Schopenh