METODI DI INDAGINE INTRODUZIONE
LA PSICOLOGIA INGENUA VS SCIENTIFICA
La psicologia ingenua studia la mente (processi cognitivi) e il comportamento (in senso lato) degli umani (e non solo),
basandosi sull’esperienza personale (non solo quella personale ma anche degli altri) → avviene in 3 prospettive: in prima
persona per cercare di capire sé stessi (mente e comportamenti); in seconda persona per capire l’umano che ho di fronte;
in terza per capire l’umano in generale tramite inferenze dalla propria esperienza personale (solitamente non si applica).
Tutti gli umani usano la psicologia ingenua: cercare di capire cosa ci sia nella testa degli altri è fondamentale (un
vincolo) per la sopravvivenza. Il cervello ha la tendenza a dare un senso alle cose (quando il cervello non riesce a dare
un senso è sintomo di disfunzione) e a prevedere ciò che si ha di fronte così da poter reagire in modo più funzionale e
efficace. Alla base della psicologia ingenua ci sono queste tendenze: noi interagiamo con gli esseri umani per capire chi ho di fronte e
per prevedere in modo da regolare il nostro comportamento.
La psicologia scientifica studia in modo sistematico la mente e il comportamento degli umani basandosi su evidenze
scientifiche a disposizione (ovvero i fatti, non le opinioni personali). La psicologia scientifica non può essere usata in
prima persona tendenzialmente; la maggior parte viene applicata in terza persona (l’umano medio); può anche essere
usata in seconda persona (soprattutto in ambito clinico - quando ho di fronte un paziente).
Molte cose investigate dalla psicologia scientifica provengono da insight provenienti dalla psicologia ingenua: il confine tra
psicologia ingenua e scientifica è labile.
Ci sono tre punti generali per capire la psicologia (neuropsicologia e tutte le discipline correlate):
1. Dipende nel senso che in psicologia quasi niente è vero sempre, infatti i processi cognitivi e il comportamento
sono influenzati da innumerevoli fattori (ci sono delle eccezioni) → ci sono tre sfere di influenza sulla mente e
comportamento: ognuna ha un peso nel passato e nel presente
sfera biologica sfera psicologica sfera ambientale
influenza sul passato chi sono io ora dipende ma anche da esperienze e dalla storia personale in
dalla mia genetica passate (traumi) o tratti di relazione al contesto
personalità familiare e culturale
influenza sul presente lo stato biologico (età, stato anche lo stato mentale e anche lo status socio
fisico) influenza su come influisce sui miei economico / contesto
sono io ora comportamenti o processi
mentali; lo stato psicologico
presente include il futuro
(progettazione, sogni,
previsioni che influiscono
sul comportamento
presente)
Questi fattori interagiscono tra loro, rendendo le cose complesse. Essendo molte queste sfere di influenza, poco si può
sapere su molti di questi fattori rendendo difficile soprattutto lo studio in seconda persona (ogni persona ha la sua
biologia, storia personale e psiche) in contesto clinico → per questi motivi l’approccio in terza persona è quello che
normalmente si usa in psicologia scientifica; lo studio in prima persona dipende dall’introspezione che però ha molti
problemi perché in una misurazione/osservazione il soggetto e l’oggetto devono essere diversi + molte persone non
hanno autoconsapevolezza.
Diverse branche della psicologia (psicobiologia - psicologia clinica/dinamica - psicologia sociale) si occupano di uno o più
di questi fattori.
2. La psicologia si basa sul metodo scientifico che si fonda sul concetto di misurazione/misura: si cerca di misurare
qualcosa che non è direttamente osservabile (funzioni cognitive). Dati i numerosi fattori che influiscono sulla
persona, l'oggetto di studio (funzione cognitivi, processi mentali) si presta male ad essere misurato in 1
modo valido e attendibile → tuttavia ci sono aspetti più facili da misurare accuratamente (es la percezione)
anche perché quest’ultimi costrutti sono stati precedentemente definiti (se non riesco a definire un costrutto, sarà
anche difficile misurarlo).
Per quanto riguarda le funzioni cognitive (mente e comportamento) c’è un gradiente di complessità per la
definizione/misurazione sia tra le differenti funzioni (senzazione vs percezione vs attenzione), sia all’interno di ogni
funzione (processi primari vs secondari vs associativi). Ma in psicologia ci sono anche altri aspetti studiati estremamente
complessi da definire e, quindi, anche da misurare (coscienza, personalità, intelligenza, empatia, ...)
3. Mentre la psicologia ingenua si basa sull’esperienza personale, la psicologia scientifica si basa sull’evidenza: le
opinioni non sono utili, nemmeno se provengono da “esperti”, soprattutto se non sono del campo → in psicologia,
e in altre discipline, non esiste quindi il principio di autorità perché la verifica sperimentale vale di più di
qualsiasi autorità.
Tuttavia si possono esprimere le proprie opinioni, purchè basate su evidenze → in questo caso bisogna anche valutare
la forza (bontà) delle evidenze disponibili: più l’evidenza è forte, più ho confidenza su quanto affermo. Molte questioni
(non solo in psicologia) si basano su evidenze dubbie con disaccordi e dibattiti aperti (pur essendo una cosa positiva,
non si tratta di evidenze forti).
LA NEUROPSICOLOGIA
Nella comunità scientifica non c’è ancora molto accordo su cosa sia la neuropsicologia rispetto alla
psicobiologia/psicologia cognitiva/neuroscienze cognitive.
La neuropsicologia classica cognitiva studia le alterazioni (dei processi cognitivi e del comportamento) causate
da danni, lesioni o disfunzioni cerebrali del sistema nervoso centrale acquisite (un giorno so leggere, il giorno dopo mi
sparo in testa e non so più leggere → lesione acquisita) → la psicobiologia e le neuroscienze cognitive studiano i correlati
neurali dei processi cognitivi “direttamente” con le neuroimmagini - anche la neuropsi studia le basi neurali dei processi
cognitivi ma osservando cosa succede quando ci sono lesioni cerebrali (indirettamente)
● neuropsicologia cognitiva = disciplina (prevalentemente) accademica che studia gli effetti delle lesioni cerebrali
allo scopo di comprendere il funzionamento cognitivo normale (per questo ha forti legami con la psicologia
cognitiva) → accademica (non clinica) che ha lo scopo di capire come le le lesioni cerebrali impattano sulla mente
e sul comportamento degli umani (prospettiva in terza persona)
La neuropsicologia clinica invece concerne diagnosi (valutazione) e trattamento delle alterazioni dei processi
cognitivi (prospettiva in seconda persona ma dall’ambito clinico si può arrivare a quello sperimentale) = disciplina
(prevalentemente) applicata che si occupa della valutazione e riabilitazione dei disturbi cognitivi (agnosie, afasie,
amnesie, ecc) in seguito a lesione cerebrale
NASCITA DELLA NEUROPSICOLOGIA
Padre della neuropsicologia (e neuroanatomia) Paul Broca tramite osservazione di pazienti con deficit di linguaggio: in
particolare il paziente “Tan” (riusciva a dire solo questa sillaba) che aveva una lesione frontale sinistra (nella parte
posteriore inferiore) successivamente chiamata area di Broca (IFG: Inferior frontal gyrus)
La lesione all’area di Broca provoca un problema di produzione linguistica ma, nonostante questo, i pazienti capiscono ciò
che viene chiesto e sanno quello che vogliono dire + hanno l'intento comunicativo infatti cambiano intonazione.
Broca ha osservato pazienti con deficit linguistici evidenti che presentavano lesioni cerebrali focali → associati a disturbi
cognitivi specifici: anche se inizialmente il rapporto sembra causale, si tratta di un legame tra una regione anatomica
lesione x → disturbo neuropsicologico y
lesionata e un disturbo clinico → correlazione anatomo-clinica tra
Da qui prende il via la corrente dei diagrammisti che creavano modelli per spiegare/prevedere i disturbi: tramite
l’osservazione di pazienti (casi singoli) hanno cercato di capire come funziona il cervello (lesione - disturbo specifico
forma un rettangolino, lesione - disturbo diverso forma un rettangolino diverso, ecc): si basano sull’assunto che le
funzioni cognitive fossero modulari (rettangoli separati) e localizzate (nel cervello).
Questo approccio è stato criticato in quanto non scientifico (cmq le tecniche di allora non erano molto sviluppate - con le
tecniche odierne si è estesa l’area lesionata rispetto a quella che era stata individuata da Broca) 2
● la maggior parte di questi modelli venivano creati sull’osservazione di casi singoli, non si potevano quindi
estendere all’umano medio → è importante che ci sia la generalizzazione
● inoltre si basa sulla validità delle correlazioni anatomo-cliniche (se e solo se osservo lesione X → allora c’è
disturbo Y → una lesione specifica era associata ad un disturbo specifico): non è sempre vero xk c’erano pazienti
con lesioni diverse e lo stesso disturbo / con la stessa lesione ma disturbi diversi
NEUROPSICOLOGIA COME SCIENZA? IL METODO SCIENTIFICO o SPERIMENTALE
Definizione di scienza:
Per scienza si intende un sistema di conoscenze ottenute attraverso un’attività di ricerca prevalentemente organizzata
con procedimenti metodici e rigorosi (= metodo scientifico) con lo scopo di giungere ad una descrizione verosimile +
oggettiva + predittiva della realtà e delle leggi che regolano l’occorrenza dei fenomeni
+ costruisce e organizza la conoscenza in forma di predizioni e spiegazioni circa l’universo in modo sistematico
Lo scopo della scienza è di acquisire nuove conoscenze/integrare o correggere quelle già acquisite.
Il metodo scientifico = osservazione e misurazione sistematica, conduzione di esperimenti controllati e
formulazione/verifica/revisione delle ipotesi + deve essere basato su evidenze misurabili e empatiche
(gli esperimenti sono procedure atte a verificare le ipotesi e sono lo strumento fondamentale del metodo scientifico)
1. analisi della letteratura e/o studi esplorativi per creare una domanda sperimentale (su cui si basa la ricerca)
2. formulazione di ipotesi legata a predizioni testabili, sulla base delle teorie/evidenze/dati esistenti
3. ideazione dell’esperimento che mi permette di verificare la mia ipotesi: definire il paradigma sperimentale, il
metodo, le variabili dipendenti, indipendenti, estranee e confondenti
4. raccolta dei dati e l’analisi per testare effettivamente l’ipotesi (inferenze statistica)
5. discussione dei risultati che vanno contestualizzati + pubblicazione dei risultati
L’ipotesi sperimentale è una spiegazione proposta per un dato fenomeno e deve essere: fondata sulla letteratura/avere
delle premesse stabili + accompagnata da predizioni specifiche e misurabili + testabile e confutabile (in genere, invece di
confermare l’ipotesi, si cerca di confutare l’ipotesi nulla) → se manca anche solo una di queste caratteristiche non è
un’ipotesi scientifica sperimentale
Il metodo sperimentale è l’unico che può stabilire relazioni di causa-effetto tra una lesione e un disturbo (es: ‘Il fattore
X causa il disturbo Y’) → per far questo si manipola una variabile indipendente X e si misura il suo effetto su un’altra
variabile dipendente Y: quindi è necessario un gruppo di controllo (in neuropsi si ha un gruppo che presenta la lesione
e uno no). Idealmente tutte le variabili/condizioni sperimentali vanno mantenute costanti in modo da eliminare possibili
effetti confondenti ma ci sono sempre delle variabili confondenti.
LE DIFESE DEL CERVELLO
Il cervello è un organo fondamentale ma “fragile” ed è quindi dotato di varie linee di difesa. Dall’esterno troviamo il
cranio, le meningi e il liquido cerebro-spinale (CSF): difese da ciò che proviene da fuori (urti). Dall’interno invece c’è la
barriera emato-encefalica che protegge il cervello da ciò che può danneggiarlo dall’interno.
Il cranio è’ molto duro e resistente ma complesso in quanto formato da > di 20 ossa collegate
da suture (punti di congiunzione tra le ossa più deboli): lo spessore/resistenza varia anche
in base alla presenza di muscoli sovrastanti che fanno da “cuscinetto esterno” e
forniscono una difesa differente
● le zone più piatte (indicate in rosse) sono quelle temporali e più deboli
● le zone più bianche (parietale e occipitale) sono più resistenti 3
Le meningi sono tre:
1. duramadre è attaccata alle ossa del cranio (consistenza tipo cuoio):
spessa e dura - aderisce al cranio
2. aracnoide è sottile e trasparente
(chiamata in questo modo perché i vasi sanguigni formano tipo ragnatela)
3. pia madre più internamente: sottile e delicata, aderisce totalmente alla
corteccia cerebrale tanto che ne segue i solchi; tra aracnoide e pia madre
ci scorrono anche i vasi sanguigni
Le meningi, insieme al cranio, creano tre spazi
● lo spazio epidurale si trova tra il cranio e la dura madre: spazio non
reale ma “virtuale”: fisicamente non si vede ma siccome il cranio e la
pia madre si possono staccare vuol dire che esiste uno spazio tra loro
● lo spazio subdurale tra dura madre e aracnoide (sotto la dura)
● lo spazio subaracnoide (sotto la aracnoide): contiene CSF e le arterie
cerebrali/vasi sanguigni
Il cervello non è sensibile al dolore in quanto non ci sono recettori, ma nelle meningi si (il mal di testa è relativo alle
meningi, non al cervello).
Il liquido cerebrospinale (CSF) protegge il cervello da urti e traumi contro il cranio (e tutto il sistema ventricolare) evitando
che il cervello sbatta contro il cranio in seguito a trauma. Il CSF infatti funge da cuscinetto idraulico → il cervello ha una
consistenza gelatinosa e sbattendo contro il cranio può danneggiarsi anche con una forza ridotta ma questo rischio viene
limitato dal CSF che abbassa il peso del cervello facendolo “galleggiare (in particolare i ventricoli).
La barriera ematoencefalica (difesa interna) che protegge il cervello da composti chimici e batteri, ma blocca anche
anticorpi e farmaci: intorno ai vasi sanguigni si trova la barriera ematoencefalica formata da cellule specializzate.
Impedisce a cose più grosse di un tot (composti chimici e batteri ma anche anticorpi = infatti è difficile curare infezioni
cerebrali perché non tutti i medicinali comuni attraversano la barriera ematoencefalica)
I capillari periferici (nel resto del corpo) presentano aperture che permettono
lo scambio di ossigeno, glucosio e sostanze nutritive; nel cervello ci sono
specializzazioni intorno ai capillari fatte da astrociti che abbracciano i
capillari rendendo le fenestrazioni più strette e rendendo difficile il
passaggio di qualsiasi cosa dal sangue al cervello (e viceversa)
LA CIRCOLAZIONE CEREBRALE
Il cervello rappresenta solo il 2% del peso corporeo totale e il cervello riceve il 15% della gittata cardiaca
(percentuale inferiore solo al flusso renale e al flusso coronarico in condizioni di attività fisica). Rispetto agli altri organi, il
flusso ematico cerebrale è pressoché costante e indipendente dal grado di vigilanza/attività mentali (circa
55ml/100g/min): il cervello riceve praticamente sempre la stessa quantità di sangue (ovviamente ci sono dei piccoli
cambiamenti funzione-dipendenti del flusso sanguigno cerebrale osservabili con le neuroimmagini)
Il flusso ematico cerebrale non dipende dall’attività mentale perché il cervello
è sempre impegnato in una forte attività spontanea o intrinseca - non
riposa mai: mentre a riposo il cuore batte un tot - il cervello a riposo è attivo
già ad un livello semi-massimale perché lavora sempre
Inoltre, il cervello (SNC) non dispone di riserve energetiche e di un efficiente
metabolismo anaerobico: il cervello ha costante bisogno di glucosio per formare 4
ATP - energia dato che non ha riserve di glucosio + ha un costante bisogno di
ossigeno xk senza non funziona → sia il glucosio che l’ossigeno arrivano attraverso il sangue.
Data la sua alta richiesta energetica anche a riposo, il cervello è quindi estremamente sensibile alle variazioni
dell’apporto di sangue (il massaggio cardiaco viene fatto per mantenere vivo il cervello dato che gli altri organi
potrebbero stare per più tempo senza apporto di sangue). Infatti interruzioni brevissime dell’apporto di sangue
(anossia: mancanza totale di ossigeno, ipossia quella parziale) provocano l’insorgenza di
(ischemia) o di ossigeno
manifestazioni neurologiche transitorie (come TIA = attacco ischemico transitorio che regredisce in 24h) → se queste
interruzioni si protraggono per alcuni minuti possono causare lesioni cerebrali irreversibili (ICTUS).
Il utile per capire cosa succede quando non arriva più sangue al cervello. Il
SISTEMA DELLE ARTERIE CEREBRALI
sangue arriva al cervello attraverso 3 arterie, tutte nel collo
le carotidi interne portano il sangue al cervello e sono ≠ dalle giugulari
che sono vene e portano il sangue dal cervello a giù
le arterie vertebrali che passano nella colonna vertebrale
a livello cerebrale diventano tre arterie cerebrali (anteriore, media e
posteriore):
le carotidi interne diventano arteria cerebrale anteriore e media
mentre le arterie vertebrali costituiscono l’arteria cerebrale posteriore
Nel disegno si vedono le aree irrorati dalle tre arterie:
quella anteriore: irrora il grosso delle superfici mediali relative al lobo
frontale e parietale; alcune zone sottocorticali (ad esempio
parte anteriore del nucleo caudato); la parte laterale più dorsale e più
anteriore del corteccia;
quella posteriore vascolarizza l’area laterale del lobo temporale inferiore;
la parte occipitale mediale e laterale;
quella media: vascolarizza la superficie laterale di gran parte degli emisferi (cortecce dei lobi frontali, parietali, temporali e
occipitali) e
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