Economia politica
Capitolo 2
Concetti introduttivi
Quando si parla di economia politica il concetto si allarga alla “polis”, ovvero la città o la comunità. La città è il luogo dei «molti» individui, ma è anche il luogo che li unisce in una comunità. Di conseguenza, l’economia politica si occupa della buona amministrazione della comunità intera, ossia della gestione delle risorse collettive per il benessere di tutti.
L’economia politica studia dunque il buon utilizzo delle risorse di una comunità, e le sue regole sono definite da dinamiche politiche. Queste regole governano come vengono allocate le risorse materiali al fine di raggiungere gli obiettivi sia collettivi che individuali di una società. Ne consegue che esiste un legame stretto tra politica, economia e società, poiché le decisioni economiche riflettono e influenzano la vita collettiva.
Il problema economico fondamentale è rappresentato dalla scarsità delle risorse. Le risorse disponibili, come le energie umane, le capacità produttive e le riserve naturali, sono limitate sia in quantità che nei loro possibili impieghi. L’economia si occupa quindi di studiare come utilizzare al meglio queste risorse limitate per soddisfare i bisogni umani. Per questo motivo, l’economia è spesso definita come “la scienza dell’efficienza”, ossia lo studio del miglior uso delle risorse scarse, secondo la famosa definizione di Lionel Robbins (1932). Questo concetto si basa sul principio del massimo risultato con il minimo mezzo, ovvero ottenere il massimo beneficio possibile utilizzando il minimo delle risorse disponibili.
Il sistema economico
L’economia è composta da un insieme di soggetti della comunità, come studenti, lavoratori, imprese, banche, consumatori, pubbliche amministrazioni e governi, che interagiscono tra loro. Questi soggetti producono, acquistano, consumano, competono e collaborano per perseguire i propri obiettivi individuali o collettivi, operando in un contesto di scarsità di risorse.
Come precedentemente accennato, l’economia politica si occupa di trovare la modalità “migliore” per organizzare il sistema economico. Esistono diverse modalità di organizzazione economica, come l’economia di mercato, l’economia pianificata o l’economia mista, ognuna delle quali risponde in modo diverso ai bisogni della comunità. Questi sistemi conducono a diversi risultati in termini di:
- Cosa e quanto si produce
- Efficienza nell’allocazione delle risorse
- Equità nella distribuzione della ricchezza
- Impatto ambientale
- Benessere complessivo della società
Diverse modalità di organizzazione del sistema economico
I sistemi economici possono differenziarsi per il ruolo giocato dallo Stato e dai governi nell’economia, con maggiore o minore presenza pubblica.
1 Marianna Turco
Economia di mercato
Nel sistema economico, sono i consumatori a decidere quali e quanti beni e servizi vengono prodotti attraverso le loro scelte di acquisto, influenzate principalmente dal prezzo dei prodotti (domanda di mercato). Allo stesso tempo, la concorrenza tra i produttori stabilisce il modo più efficiente di produrre, premiando chi è in grado di offrire il prodotto al prezzo più basso (offerta di mercato).
Il mercato funge da meccanismo di scambio tra acquirenti e venditori, determinando il prezzo e la quantità dei beni e servizi da scambiare attraverso l’incontro tra domanda e offerta.
Il coordinamento tra individui, attività ed imprese avviene in modo automatico grazie al sistema dei prezzi. Ogni bene ha un prezzo che rappresenta il suo valore in termini di moneta. I prezzi agiscono come segnali per produttori e consumatori: prezzi più alti tendono a ridurre la domanda da parte dei consumatori e ad incentivare l’offerta da parte dei produttori, e viceversa. Questo processo porta i prezzi a raggiungere il livello di equilibrio, dove la domanda e l’offerta si bilanciano.
Modelli economici
L’economia politica usa spesso i modelli perché rappresentano in modo semplificato la realtà, spesso attraverso equazioni matematiche e grafici, al fine di trarre indicazioni sui comportamenti da adottare. Il rischio sta nello scarso realismo, nella scarsa capacità di fornire indicazioni utili.
Primo modello: diagramma di flusso circolare del reddito
Secondo questo modello, nel sistema economico agiscono due tipi di soggetti: individui e imprese. Le imprese producono beni e servizi utilizzando elementi quali il lavoro e il capitale, detti fattori di produzione. Gli individui sono i proprietari dei fattori di produzione e consumano tutti i beni e i servizi prodotti dalle imprese.
Le decisioni vengono prese da imprese e individui, che interagiscono nei mercati di beni e servizi, dove gli individui sono i compratori e le imprese i venditori, e nei mercati dei fattori di produzione, dove le imprese sono i compratori e gli individui i venditori. L’anello esterno mostra il flusso di moneta, quello interno il corrispondente flusso di beni e servizi.
Dunque, il diagramma di flusso circolare descrive in maniera semplice l’organizzazione di tutte le transazioni che intercorrono tra individui e imprese in un sistema economico.
2 Marianna Turco
Secondo modello: la frontiera delle possibilità produttive
Diversamente dal diagramma di flusso circolare appena analizzato, la maggior parte dei modelli economici fa ricorso a strumenti matematici.
Nella realtà un sistema economico produce migliaia di beni e servizi. Tuttavia, proviamo a immaginarne uno in cui vengano prodotti due soli beni: automobili e computer. Nel loro insieme l’industria automobilistica e quella dei computer assorbono la totalità dei fattori di produzione disponibili nel sistema economico. La frontiera delle possibilità produttive è un grafico nel quale si mostrano le possibili combinazioni di produzione, automobili e computer in questo caso, che il sistema può produrre, dati i fattori di produzione disponibili e la tecnologia produttiva utilizzabile per trasformare le risorse in beni di consumo.
Per ogni livello di produzione di un bene, mostra la quantità massima di un altro bene che il sistema economico è in grado di produrre. Quando la quantità prodotta di computer è alta, es. punto A, per aumentare ulteriormente i computer occorre un sacrificio di automobili più elevato, e viceversa, es. punto B. Una combinazione di produzione è detta efficiente se il sistema sfrutta completamente e nel migliore dei modi le risorse disponibili. I punti che si trovano esattamente sulla frontiera delle possibilità produttive, non al suo interno, rappresentano livelli di produzione efficiente.
Il punto D rappresenta una combinazione di produzione inefficiente, mentre il punto C, al di fuori della frontiera, non è raggiungibile date le risorse disponibili.
Due importanti concetti sono associati alla frontiera delle possibilità produttive:
- L’efficienza produttiva
- Il concetto di costo-opportunità
Come visto prima, l’efficienza produttiva è la situazione che la società raggiunge quando si trova sulla frontiera delle possibilità produttive: non si può aumentare la quantità disponibile di un bene, senza ridurre la quantità dell’altro bene. Al di sotto della frontiera l’allocazione non è efficiente in quanto parte delle risorse sociali sono mal utilizzate, non si utilizza la migliore tecnologia a disposizione, o non sono utilizzate affatto, es. disoccupazione.
Tutti i punti sulla frontiera sono ugualmente efficienti, tecnicamente, e preferibili rispetto ai punti all’interno della frontiera. Non è possibile dire qual è la combinazione ottimale da produrre dei due beni, dove collocarsi lungo la frontiera. È una scelta soggettiva.
Il costo opportunità è collegato al fatto che, essendo le risorse scarse, occorre fare una scelta nelle decisioni di produzione/consumo. Il costo opportunità definisce la quantità di un certo bene o servizio cui si deve rinunciare per avere un’unità addizionale di un altro bene o servizio. («Le automobili» a cui si deve rinunciare per produrre un «computer» in più).
Il costo opportunità si calcola come il rapporto tra la quantità di un bene sacrificato e la quantità dell’altro bene guadagnato. In termini matematici, è la pendenza della tangente alla FPP in un punto specifico.
Quando la FPP è non lineare e concava rispetto all’origine, il costo opportunità di produrre un bene aumenta man mano che si producono più unità di quel bene. Questo può accadere perché le risorse non sono perfettamente adattabili alla produzione di entrambi i beni: alcune risorse sono più efficienti nella produzione di un bene rispetto all’altro.
Nella FPP non lineare, il costo opportunità è variabile e dipende dalla pendenza in ogni punto della curva. Questo riflette l’inefficienza relativa delle risorse quando si cerca di produrre quantità crescenti di un bene.
3 Marianna Turco
Uno spostamento della frontiera delle possibilità produttive
Un’innovazione tecnologica nel settore dei computer farebbe aumentare il numero di automobili e di computer che l’economia può produrre. Quindi, la frontiera delle possibilità produttive si sposterebbe verso l’esterno.
Diversi livelli di analisi del sistema economico
L’economia può essere studiata a diversi livelli. Tradizionalmente, l’economia è stata suddivisa in due branche principali: la microeconomia è lo studio dei processi decisionali dei singoli agenti economici, imprese e individui, e della loro interazione in particolari mercati; la macroeconomia è lo studio dei fenomeni che riguardano il sistema nel suo complesso, come inflazione, disoccupazione e crescita economica.
Microeconomia (Adam Smith) e macroeconomia (John M. Keynes) sono strettamente collegate. I cambiamenti del sistema economico sono generati dalle decisioni di singoli attori economici; è quindi impossibile affrontare un’analisi macroeconomica se non si sono compresi a fondo i processi microeconomici sottostanti.
Affermazione positiva vs. affermazione normativa
Un’affermazione positiva descrive e cerca di spiegare il mondo com’è. L’affermazione normativa, invece, ha carattere prescrittivo e cerca di indicare come il mondo dovrebbe essere.
Capitolo 3
Specializzazione
La specializzazione, o divisione del lavoro, è una caratteristica centrale delle economie di mercato. Contrapposta all’autosufficienza o autarchia — in cui si tenta di produrre internamente tutto il necessario — la specializzazione permette a individui o Paesi di concentrarsi su attività specifiche in cui possono sfruttare al meglio le proprie risorse e competenze.
Questo approccio rende necessaria la pratica dello scambio, o commercio, poiché chi produce un singolo bene deve scambiarlo per ottenere altri beni di cui ha bisogno. In questo modo, l’economia di mercato diventa un’economia di libero scambio, basata sulla cooperazione tra produttori e consumatori attraverso il commercio.
Adam Smith, nel suo celebre lavoro Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, descrive i vantaggi della specializzazione attraverso l’esempio della fabbrica di spilli. Egli osserva come la divisione del lavoro aumenti enormemente la produttività: in una piccola fabbrica da lui visitata, dieci operai, ciascuno concentrato su operazioni specifiche, riuscivano a produrre oltre 48.000 spilli al giorno, 4.800 spilli ciascuno. Senza divisione dei compiti, questi operai avrebbero fabbricato al massimo 20 spilli ciascuno. Smith sostiene che proprio la divisione del lavoro permette maggiori abilità e destrezza, rendendo la produzione molto più efficiente.
Economia semplificata: un agricoltore e un allevatore producono patate e carne
Se ciascuno produce un solo bene i benefici dello scambio sono ovvi: variano la loro dieta. Se ciascuno produce entrambi i beni, ma l’agricoltore è più bravo a produrre patate e l’allevatore a produrre carne, ancora i benefici dello scambio sono ovvi.
E se l’allevatore fosse più bravo sia a produrre carne che patate, conviene ancora commerciare con l’agricoltore?
Ipotizziamo questa situazione e vediamo con un esempio quanto consumano nei due casi, in assenza e in presenza di scambio.
4 Marianna Turco
Dalla specializzazione e dallo scambio ci guadagnano entrambi rispetto ai consumi in assenza di scambio, anche se l’allevatore è più bravo in entrambe le attività. Per capire da dove derivano i benefici dello scambio occorre confrontare i costi opportunità di agricoltore e allevatore.
Esempio: sulla base della sua frontiera delle possibilità produttive, l’agricoltore deve rinunciare a 32 kg di patate se vuole produrre 8 kg di carne: il sacrificio che deve sostenere per produrre 1 kg di carne è quindi 4 kg di patate (32/8), costo-opportunità di 1 kg di carne.
L’allevatore ha un vantaggio assoluto in entrambe le attività perché impegna meno fattori produttivi, il suo tempo in ore, per produrre la stessa quantità di carne e di patate dell’agricoltore.
Ma ciò che conta per aumentare la produzione complessiva è che ciascuno si specializzi nell’attività in cui ha un costo-opportunità inferiore rispetto all’altro, ha cioè un vantaggio comparato nella produzione di quel bene:
- L’allevatore ha un costo-opportunità superiore nella produzione di patate rispetto all’agricoltore, perde 0,50 kg di carne ogni kg di patate prodotte, l’agricoltore ne perde solo 0,25 kg. Conviene che sia l’agricoltore a produrre patate perché si perde meno carne.
- L’agricoltore ha un costo-opportunità superiore nella produzione di carne rispetto all’allevatore, perde 4 kg di patate ogni kg di carne prodotta, l’allevatore ne perde solo 2 kg. Conviene che sia l’allevatore a produrre carne perché si perdono meno patate.
5 Marianna Turco
Teoria dei vantaggi comparati
La teoria dei vantaggi comparati, o modello ricardiano, nell’ambito del commercio internazionale, suggerisce che possono esserci vantaggi per tutti, in termini di maggiore produzione e consumo di beni e servizi, derivanti dal commercio tra Paesi, se un Paese si specializza nella produzione del bene su cui ha un vantaggio comparato, cioè la cui produzione ha un costo opportunità, in termini di altri beni, minore che negli altri Paesi.
Esempio: secondo questa teoria non ha senso che gli Stati Uniti continuino a produrre lavatrici, perché sottraggono risorse alla produzione di computer, che negli Stati Uniti sono prodotti meglio e in meno tempo rispetto ad altri Paesi.
Attenzione
- Protezionismo
Se un Paese si specializza in un particolare settore, il benessere complessivo può aumentare, ma può diminuire l’occupazione negli altri settori coperti dalla concorrenza estera: possono emergere problemi di disoccupazione e ricollocamento dei lavoratori in altri settori, fatto che può generare pressioni politiche per imporre dazi e innescare guerre commerciali tra Paesi, es. protezionismo di Trump nel settore delle lavatrici, acciaio, alluminio, ...
- Efficienza ≠ equità
La teoria dei vantaggi comparati suggerisce che può esserci un vantaggio per entrambe le parti rispetto all’assenza di scambi commerciali, non suggerisce però che ci sarà equità nella distribuzione finale dei beni prodotti. Chi detiene la tecnologia migliore, i macchinari migliori e le migliori capacità produttive, alla fine godrà di un consumo maggiore.
Più in generale l’economia di mercato risulta efficiente, perché i più bravi, migliori risultati con minori costi, vincono la competizione, ma i meno bravi restano indietro, diseguaglianze economiche e sociali. La concorrenza impone la sua disciplina: tutte le imprese per sopravvivere sono costrette a produrre al livello di efficienza massimo consentito dallo stato attuale della tecnologia, selezione naturale. Nelle economie capitalistiche chi non possiede la tecnologia e le capacità di competere nei mercati, dei beni o del lavoro, tende a rimanere escluso dal sistema produttivo.
Implicazioni politiche
Molti governi intervengono nelle dinamiche di mercato per mitigare le diseguaglianze e disparità create dal sistema economico capitalistico ed evitare conflitti sociali: ad esempio, investono risorse pubbliche in R&D per rendere i propri sistemi produttivi più competitivi sui mercati internazionali, rendono l’istruzione obbligatoria, offrono programmi di reimpiego dei disoccupati o protezione ed assistenza per anziani e deboli o redistribuiscono la ricchezza attraverso imposte progressive.
Capitolo 4
Funzionamento delle economie capitalistiche o di mercato
Le economie capitalistiche, o di mercato, si basano su tre elementi centrali:
- La specializzazione e la divisione del lavoro, dove individui e nazioni si concentrano su attività specifiche per sfruttare al meglio le loro capacità e risorse.
- La moneta gioca un ruolo cruciale come mezzo di pagamento, facilitando le transazioni economiche. È uno strumento controllato dallo Stato.
- Il capitale, rappresentato da strumenti di produzione come macchinari, edifici e beni durevoli, occorre accumularli per avviare e sostenere la produzione.
6 Marianna Turco
La mano invisibile di Adam Smith
Adam Smith descrive il funzionamento del mercato attraverso la metafora della “mano invisibile”. Non esiste un’autorità centrale che gestisce l’allocazione delle risorse; invece, sono le azioni individuali guidate dall’interesse personale che determinano questo processo. I produttori, desiderosi di massimizzare i profitti, e i consumatori, alla ricerca di pr
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