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Metodologia della ricerca sociale e organizzativa

Disciplina che studia le tecniche/metodi utilizzati dagli scienziati per rispondere a determinati interrogativi di ricerca/raccogliere evidenze empiriche. È una riflessione critica sulle tecniche per raccogliere i dati empirici e sottoporre a verifica empirica le ipotesi.

Occupa una posizione tra l’epistemologia (branca della filosofia) e la tecnica. La metodologia è meno rigorosa, intermedia della tecnica/logica formale. La tecnica può essere intesa come una capacità, che può essere tramandata nel tempo e nello spazio. Le tecniche sono quindi fondamentali e antecedenti alla metodologia.

Dal senso comune al senso non comune (cap. 1)

1.1) Dal ragionamento di “senso comune” al ragionamento scientifico

Definizione di scienza:

  • Insieme delle discipline fondate essenzialmente sull'osservazione, l'esperienza, il calcolo, o che hanno per oggetto la natura e gli esseri viventi, e che si avvalgono di linguaggi formalizzati.

Per scienza intendiamo un corpo consolidato di conoscenze la cui affidabilità è stata empiricamente comprovata tramite il metodo scientifico. Gli scienziati tentano di spiegare, prevedere e comprendere i fenomeni naturali attraverso l’adozione di un metodo rigoroso ed efficace: sviluppano modelli di rappresentazione della realtà e raccolgono dati tramite l'osservazione sistematica, infine confermano o rifiutano quanto teorizzato.

Essi, inoltre, progettano prove in grado di eliminare ipotesi rivali sotto lo sguardo attento della comunità scientifica. La scienza sfida ogni principio di autorità intellettuale, politica, religiosa e quindi gode di un più elevato grado di giustificazione rispetto alla conoscenza ordinaria.

Non tutte le scienze godono dello stesso livello di credibilità, non tutte le discipline che si definiscono scientifiche adottano un vero e proprio metodo scientifico, appaiono astratte e non sono in grado di predire con sufficiente precisione i fenomeni di loro interesse. Per questa ragione le scienze umanistiche, che non si sono mai liberate dal senso comune, sono state etichettate come scienze soft in contrapposizione alle seconde che si sono guadagnate l'appellativo di scienze hard.

La scienza è figlia della curiosità umana, e più in generale della capacità di qualsiasi essere vivente di individuare le regolarità del mondo circostante e fare scoperte. La curiosità è un tratto adattivo di fondamentale importanza in quanto ci permette di soddisfare gli imperativi ultimi dell’esistenza: persistenza, riproduzione e sopravvivenza.

Grazie a essa abbiamo portato avanti diverse fondamentali scoperte che hanno aumentato il benessere generale; le applicazioni della scienza nel campo della tecnica e della tecnologia hanno comportato cambiamenti a dir poco impressionanti, per esempio: hanno avuto un peso decisivo sull'allungamento della speranza di vita e sul raggiungimento di elevati livelli di benessere.

  • Le società del passato si affidavano al pensiero magico-religioso, la religione infatti aveva l'importante compito di fornire delle spiegazioni sui fenomeni naturali, ci si affidava e si pregavano quindi le diverse divinità al fine di ottenere benefici/simpatie delle divinità; il pensiero magico-religioso rappresenta una forma elementare di comprensione scientifica del mondo che a tutt'oggi gode di vitalità, ne è prova il fatto che ci sono molte persone che credono alla iettatura, alle fatture, al malocchio.

1.2) Cenni di storia della scienza

  • Nell'antica Grecia, la “culla della civiltà”, gli uomini scoprono un nuovo modo di porsi delle domande e ciò consente lo sviluppo di una mentalità scientifica. Talete di Mileto (624-548 a.C. circa) voleva cogliere la sostanza ultima di ogni cosa in natura, si chiede allora quale sia la sostanza che compone ogni cosa in natura. Egli disse che tutto ciò che c’è in natura è costituito dall’acqua, principio generativo di ogni cosa: identifica l'acqua come elemento ultimo della realtà, egli dà vita a una filosofia naturalistica basata sul ragionamento razionale piuttosto che su argomentazioni mitico-religiose, ragionava quindi da scienziato.
  • Nel Medioevo si confermano in modo acritico i contenuti dei testi di Aristotele e delle Sacre Scritture, non sfidano il principio di autorità. Solo a partire dal XVI secolo assistiamo ai primi cambiamenti: Copernico e Galileo sfidano il principio di autorità. Copernico pubblica il De revolutionibus orbium coelestium, in cui si afferma che il Sole si trova al centro dell'universo e che i pianeti gli orbitano intorno, in contrapposizione a quanto stabilito da Aristotele e Tolomeo. La rivoluzione copernicana segna il passaggio dal modello geocentrico al modello eliocentrico. Galileo Galilei confuta la legge aristotelica secondo cui gli oggetti pesanti cadono più velocemente rispetto agli oggetti leggeri: attraverso esperimenti dimostra che gli oggetti di diverso peso cadono a terra contemporaneamente. Isaac Newton (1642-1727) dà un fondamentale contributo nell’opera in cui egli non si limita a descrivere i moti dei corpi ma ne intuisce le leggi fondamentali.

Grazie agli autori appena citati e molti altri ancora, come Maxwell, Einstein: spazio-tempo, la scienza ha potuto portare avanti importanti scoperte; gli scienziati, verso la fine dell'Ottocento, sono mossi dalla ferrea convinzione che la scienza sia in grado di spiegare la quasi totalità dei fenomeni naturali.

Ma solo nel ’900 assistiamo a una rivoluzione scientifica, dove vengono stravolti i vecchi concetti della scienza di Newton. Oggi possiamo affermare che la scienza non può fornire certezze assolute, inoltre non esistono modelli scientifici che siano veritieri del mondo in modo assoluto, la scienza produce dei modelli che sono delle mappe semplificate della realtà: utili per orientarci e aiutarci.

1.3) Gli ingredienti fondamentali della scienza

Esistono alcuni ingredienti fondamentali che ci permettono di discriminare la scienza da altre attività non scientifiche o pseudoscientifiche:

  • La scienza è un'impresa collettiva: condotta da un gruppo di persone con diverse specializzazioni e competenze, non da singoli individui. I risultati delle ricerche vengono pubblicati su giornali specialistici/di settore, prima di essere pubblicati devono essere valutati da due o più esperti del settore, i quali decidono se un articolo è degno di pubblicazione oppure no. Se l'articolo si rivela originale, solido dal punto di vista metodologico e quindi contribuisce all'avanzamento della conoscenza in un certo ambito disciplinare, allora viene accettato e in tal caso i valutatori suggeriscono una serie di modifiche migliorative, major-minor revision.
  • La scienza sfida ogni principio di autorità che non sia empiricamente fondato, giovani ricercatori possono in ogni momento contrapporsi a grandi scienziati, dal momento che potrebbero meglio comprendere i nuovi progressi fatti da quest’ultima, la scienza infatti evolve nei contenuti in modo progressivo. La scienza è un’impresa che procede per successive rivoluzioni, con un’evoluzione graduale, non per stravolgenti rivoluzioni scientifiche. Secondo Kuhn, un vecchio paradigma viene soppiantato da uno nuovo.
  • Un altro aspetto fondamentale dell’impresa scientifica è la pianificazione concettuale, che è una forma di riduzionismo dei costrutti: una disciplina si consolida attraverso un processo di operativizzazione, procedimento di riduzione concettuale, al fine di togliere ambiguità, trasformando parole in entità matematiche, dei costrutti/concetti, che devono essere tradotti in entità matematiche. È importante chiarire bene cosa vogliamo misurare e come, scegliendo dei misuratori.
  • Nel momento in cui vengono chiariti i concetti fondamentali, le scienze sperimentali attuano procedure rigorose di osservazione e di quantificazione delle entità di interesse attraverso una loro misurazione effettuata con apposite unità di misura.
  • L’attività scientifica si presenta come un’impresa pubblica: i risultati ottenuti devono essere comunicati al pubblico su appositi giornali specialistici. È importante che tutti siano in grado di comprendere ciò che leggono, ci sono ad esempio diverse teorie e concetti astratti e facili da comprendere ma i lettori non ci riescono in quanto sono intrisi di ambiguità semantica.
  • Infine, le scienze mature sono in grado di fare previsioni sul futuro e sul mondo, oggigiorno comunque gli scienziati sono consapevoli che la scienza non può fornire assolute certezze sulle strutture del mondo, ma possiamo fidarci sui suoi modelli poiché non ce ne sono di migliori.

1.4) La filosofia della scienza

La filosofia della scienza può considerarsi una disciplina di recente costituzione, solo nell'Ottocento diventa disciplina autonoma. Per Cartesio, razionalista, si colloca nella tradizione filosofica di Socrate e Platone, il linguaggio della matematica e della geometria rappresentano gli strumenti fondamentali per formulare le leggi della natura. Francesco Bacone predilige un approccio induttivo/empirico e utilizza il metodo sperimentale.

Tra i filosofi scozzesi possiamo citare John Locke (1632-1704) e David Hume (1711-1776), attribuiscono un'importanza centrale all'esperienza governata dai sensi. Locke, per esempio, sostiene che la mente è tabula rasa, la conoscenza del mondo è derivabile dalle esperienze sensoriali.

La tradizione empirista scozzese ha un'influenza decisiva nello sviluppo del movimento filosofico denominato Positivismo, Francia, prima metà dell'Ottocento, si diffuse grazie ad autori come Darwin, Comte, Spencer… Il positivismo si oppone alla filosofia idealista e delle astrazioni metafisiche, ma presenta una fiducia incondizionata nei confronti del metodo scientifico sperimentale.

Tale corrente di pensiero decreta la separazione definitiva tra filosofia e scienza. La scienza adotta un metodo quantitativo, empirico, analitico e si basa sull’esperimento, ad essa spetta il compito di trattare unicamente entità materiali e di analizzare quantitativamente i fenomeni della natura. Il Positivismo propone un approccio induttivo alla conoscenza, che parte dall'acquisizione dei dati empirici e solo successivamente giunge alla scoperta di leggi universalmente vere e invarianti.

1.5) Reazione al Positivismo e nascita dell'approccio ermeneutico-interpretativo

Verso la fine del XIX secolo e l'inizio del XX grandi intellettuali operanti nel campo delle discipline umanistiche, come Weber, Simmel, Rickert… danno voce a un movimento ermeneutico-idealistico di reazione al Positivismo. Essi tentano di salvaguardare tutte quelle entità metafisiche - valori, ragioni, scopi, intenzioni - che, a tutt'oggi, costituiscono i pilastri portanti delle scienze umane e sociali, esse comprendono valori, desideri, scopi, esplorano il mondo sociale.

Si propone una distinzione tra scienze nomotetiche, naturali, e idiografiche, umanistiche, che hanno un carattere descrittivo, storico, studiano accadimenti unici e irripetibili. È necessario adottare una metodologia particolare per studiare il carattere psicologico dei fatti sociali. Ne consegue che i metodi e le tecniche della scienza naturale non sono adeguati nella spiegazione dei fenomeni sociali.

1.6) Il Neopositivismo

Al primo positivismo fa seguito il Neopositivismo, primi decenni del ’900, che cerca di evitare le ingenuità del Positivismo. Il fine è quello di sviluppare un linguaggio scientifico depurato da ogni tipo di errore e ambiguità semantica, riduzionismo concettuale.

  • Utilizzano un metodo ipotetico-deduttivo: per realizzare una conoscenza scientifica, bisogna partire dall’alto di proposizioni teoriche, si parte da una teoria che si regge su costrutti astratti, devono essere ridotti ad entità misurabili, servono indicatori empirici, dalla teoria si ricavano delle ipotesi che si basano su caratteristiche empiricamente rilevabili, poi le ipotesi vengono tradotte in modelli e poi essi possono essere verificati empiricamente. A differenza del primo positivismo: approccio induttivo, si parte dell’evidenza empirica, si tirano fuori delle generalizzazioni e da qui si trovano leggi universalmente vere. Abbiamo quindi due fasi fondamentali nel processo di conoscenza scientifica: la fase della scoperta e la fase della giustificazione, basata sulla verifica logica e sulla verifica sperimentale, o empirica.

Esistono pertanto 2 tipi di enunciati: gli enunciati empirici, fondati sull'osservazione, e gli enunciati analitici, proposizioni puramente logiche, per verificarle è necessario ricorrere al solo ragionamento logico, prive di contenuto empirico.

1.8) Il criterio/principio di falsificazione

Il noto filosofo austriaco Popper (1902-1994) sosteneva che il giusto atteggiamento scientifico non è quello di ricercare conferme alle teorie, ma bisogna ricercare confutazioni alle proprie teorie, la scienza progredisce attraverso successive falsificazioni. In questo consiste il principio di falsificazione. Una teoria è scientifica se è deduttivamente falsificabile.

Inoltre introduce il concetto di corroborazione che sta a significare la capacità di una teoria di superare un dato controllo e quindi di resistere temporaneamente a una confutazione.

  • Modelli corroborati, se supera controllo: non falsificati momentaneamente. Discipline come la psicanalisi/marxismo non possono essere considerate scientifiche in senso stretto in quanto si basano sull'interpretazione di fatti, sfuggono ai tentativi di falsificazione.

Nell'epistemologia di Popper si delinea una netta asimmetria tra il principio di confutazione e quello di verificazione: per confutare una teoria basta un singolo esempio contrario, mentre per verificare una teoria sono necessari infiniti esempi. L'osservazione di cigni di colore bianco non può darci la certezza assoluta che il prossimo cigno osservato sarà di colore diverso.

La falsificazione costituisce il marchio di garanzia della scienza di qualità. Le teorie scientifiche si distinguono dai miti solo in quanto criticabili e suscettibili di modifiche alla luce della critica.

1.9) Il paradigma e la struttura delle rivoluzioni scientifiche

Il noto fisico Kuhn, all’interno della sua opera, introdusse una serie di nuovi concetti come quello di scienza normale o straordinaria, di paradigma. Secondo l’autore la scienza avanza in modo discontinuo, alterando periodi di normalità a periodi rivoluzionari.

In tempi “normali” vi è coerenza e continuità col passato, i principi di fondo di un dato paradigma non vengono messi in discussione dagli scienziati che vi aderiscono, anzi vengono difesi. Soltanto quando ci sono una molteplicità di importanti anomalie, il paradigma non riesce a spiegare nuovi fenomeni, inizia un periodo rivoluzionario nel corso del quale gli scienziati rompono con il passato, valutano nuove proposte teoriche e si affidano a un nuovo paradigma che presenta maggiori contenuti esplicativi predittivi, più efficace di quello precedente.

Nei momenti rivoluzionari quindi un nuovo paradigma sfida quello precedente che presenta anomalie. Il paradigma vittorioso è quel paradigma che è capace di guadagnarsi la fiducia degli scienziati.

  • Ad oggi si pensa che la scienza si evolva in modo graduale attorno ad un nucleo fondamentale consolidato di conoscenze.

Definizione di paradigma: “un paradigma scientifico non è uno specchio del mondo ma piuttosto un paio di occhiali tramite cui ricostruiamo la realtà” => assunto di base di natura teorica attorno al quale una comunità scientifica sviluppa un consenso accettato da tutti, può essere visto anche come un modo di pensare, di fare ricerca e condividere, uno schema ordinatore che indirizza una certa area di investigazione scientifica, è una collezione di teorie e metodi tramite cui gli scienziati sviluppano ipotesi, le sottopongono a verifica e quindi accumulano conoscenza sul mondo.

1.10) Il programma e la tradizione di ricerca

Imre Lakatos (1922-1974) sostiene che dalle grandi teorie noi possiamo derivare delle ipotesi che possono essere confermate o confutate, se viene confutata, essa non comporta per forza l’eliminazione della teoria, bisogna infatti distinguere le grandi teorie, che non vengono messe in discussione dagli scienziati, e le ipotesi che derivano dalle grandi teorie.

Inoltre egli distingue i programmi di ricerca progressivi da quelli regressivi: i programmi di ricerca progressivi permettono sviluppi positivi a differenza di quelli regressivi. Si possono definire progressivi quando lo sviluppo della teoria precede/predice quello che sarà confermato dai risultati empirici. In quelli regressivi la teoria segue la crescita empirica, sono spiegazioni a posteriori.

Laurence Laudan (1996) introduce il concetto di tradizione di ricerca, simile a quello di paradigma, al fine di esprimere il complesso di principi, idee metafisiche e regole metodologiche condivise entro una data comunità scientifica in un dato momento storico.

1.11) Verso un'epistemologia anarchica

Paul Feyerabend nega alla scienza la capacità di conseguire livelli di conoscenza superiori rispetto al ragionamento di senso comune, essa non è in grado di dirci cose in più rispetto al senso comune, non è privilegiata, il metodo impiegato dagli scienziati per scoprire la verità non gode di uno status privilegiato rispetto al ragionamento di senso comune. Si parla di relativismo radicale o di anarchismo metodologico.

Famoso è il suo detto “anything goes”: qualsiasi metodo va bene e può essere usato per accumulare conoscenza soggettiva.

  • Relativismo, solipsismo, costruttivismo, decostruzionismo, postmodernismo rappresentano versioni radicali del postpositivismo: tali approcci sostengono che non esiste una realtà oggettiva a prescindere dalla percezione che ne ha il singolo osservatore.

1.12) Verso un&rs

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eleonora0505 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Ricca Renzo.
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