TEORIA METODI DI
PROGETTAZIONE
1 COMPUTER AIDED TECHNIQUES AND TOOLS SUPPORTING THE DESIGN
1.1 Evolution of the product development process
Una volta l’ingegnere progettista e il disegnatore rappresentavano due professionalità ben distinte: la prima
dimensionava, calcolava e sceglieva le soluzioni tecniche, la seconda le realizzava e le metteva in tavola.
Questa distinzione non esiste più e spesso dipende dalla seniority di chi sviluppa il progetto. Ciononostante,
il processo di sviluppo di un veicolo segue ancora in generale queste fasi:
1. Fase di pre-ingegnerizzazione del prodotto: vengono fatte analisi di mercato e di trend tecnologici, in
modo da originare una serie di requisiti che vengono passati all’ingegneria e che devono trasformarsi
progressivamente in specifiche tecniche attraverso i prodotti; vengono inoltre stabiliti i vincoli ovvero
condizioni esterne imposte tipicamente dai governi mediante normative. Maggiore è il carry over (la
numerosità delle soluzioni che possono essere riproposte da un progetto all’altro), maggiore è la
riduzione di tempo che si può ottenere in questa fase che è tipica dell’ingegneria e minore è la
differenziazione del modello dell’architettura da quello precedente. Occorre trovare un equilibrio
tra ciò che può essere riutilizzato da progetti precedenti e ciò che invece deve cambiare perché
rappresenta un elemento distintivo di un progetto. Tutto ciò che è fondamentale mantenere come
elemento distintivo è quello che il cliente percepisce: bisogna quindi prestare attenzione al fatto che
il focus della progettazione non è l’ingegnere che progetta, ma il cliente che deve percepire
l’innovazione che un progettista decide di inserire all’interno di un prodotto.
2. Fase di sviluppo concettuale: si inizia a discutere non solo della forma e dell’architettura che un
veicolo ha, ma anche dei processi produttivi, instaurando da subito l’esigenza di parlare di progetto
insieme alla parte di produzione.
3. Fase di congelamento dei requisiti, delle linee di stile, e delle soluzioni di carry over. Da questo punto
in poi, qualsiasi modifica di progetto ha un costo particolarmente elevato: è di fondamentale
importanza arrivare al congelamento con delle scelte progettuali robuste.
4. Fase di industrializzazione: si realizzano i primi muletti, si producono le pre-serie e si effettuano i
primi test, fino ad arrivare al lancio commerciale.
Mentre il processo tradizionale di progettazione era di carattere strettamente sequenziale, dove la fase
successiva iniziava solamente nel momento in cui quella precedente era terminata, oggi il sistema industriale
utilizza un approccio che è basato sul simultaneous engineering (o concurrent engineering). Si ottiene una
compressione delle fasi e una sovrapposizione delle stesse che porta a risparmiare tempo, ma che crea un
problema importante dal punto di vista della gestione: la sovrapposizione fa sì che ci si trovi nella condizione
di modificare continuamente il progetto. Da qui si evince l’importanza del tema della parametricità del
progetto: si deve impostare il progetto in modo tale che possa essere aggiornato in funzione degli inevitabili
cambiamenti in corso d’opera. Diventa fondamentale utilizzare degli strumenti che siano intrinsecamente
aperti alla modifica: questi sono proprio gli strumenti Computer Aided.
La flessibilità di questo tipo di strumenti ci permette di intervenire rispetto ad uno dei paradossi principali
della progettazione, richiamati in questo grafico:
▪ da una parte una curva blu rappresenta la conoscenza del prodotto che cresce inevitabilmente con
lo sviluppo del progetto;
▪ da una parte una curva rossa rappresenta la maggior parte delle decisioni relative al progetto, le quali
sono invece già prese nella fase iniziale.
Paradossalmente oggi ci si trova nelle condizioni di dover prendere delle decisioni nel momento in cui la
conoscenza del prodotto è ancora in uno stato iniziale.
1.2 Computer aided techniques
Tra i principali strumenti computer aided vi sono:
▪ CAS (Computer Aided Styling): utilizzati nella fase iniziale dello sviluppo prodotto, oggi spesso
affiancati da strumenti di realtà virtuale.
▪ CAD (Computer Aided Design)
▪ CAE (Computer Aided Engineering): permettono di effettuare interventi che puntano
all’ottimizzazione del prodotto, analizzando i processi di produzione agli elementi finiti.
▪ CAT (Computer Aided Tolerancing)
▪ CAM (Computer Aided Manufacturing): fase specifica di produzione dei cicli di lavoro
▪ DUM: fase di assemblaggio
Può capitare che sia necessaria l’interazione tra piattaforme diverse, ma una piattaforma non è sviluppata
in modo da essere compatibile con le altre e quindi eventualmente sono necessarie opere di traduzione
intermedie, che si pagano a caro prezzo. Si possono citare le piattaforme seguenti: CATIA v5 o v6, 3D-
Experience, NX della Siemens, CREO della BTC. In fascia media ci sono SW, Inventor.
Per evitare questo inconveniente solitamente un’azienda grande impone a tutta la filiera produttiva
(fornitori esterni compresi) la sua stessa piattaforma, in modo da evitare problemi di compatibilità e di
scambio di informazioni.
CAS
Lo styling rappresenta la parte iniziale del processo ed è importante nella progettazione degli elementi di
stile che tipicamente hanno un alto impatto ed un forte richiamo sul cliente. Sta scomparendo la figura del
designer di carrozzeria, cedendo il passo a chi realizza invece la parte di ingegneria legata al body, cioè tutta
quella parte legata non più solo allo stile, ma anche alla produzione delle attrezzature necessarie all’intera
filiera. In ambito automotive, nella fase di sviluppo del modello di stile, si parte dalla bozza, si riporta questo
in un ambiente parametrico, lo si veste con delle soluzioni che permettono di risolvere problemi tipici
dell’ingombro o del montaggio dei componenti e si realizza il mockup cioè il veicolo in scala ridotta che
consente di prendere confidenza con le parti in modo molto diretto. Un approccio completamente diverso,
più tipico dei progetti delle city cars, nelle quali lo stile è importante ma non troppo, è quello dell’utilizzo del
morphing cioè della deformazione delle superfici in modo da essere associate a funzioni polinomiali che
riportano le linee di stile principali. A seconda della continuità che le superfici garantiscono tra l’una e l’altra,
sono identificate superfici di classe A, di classe B o di classe C. Alcune delle linee che vengono utilizzate sono:
• le spline, ossia delle polinomiali gestite attraverso nodi
• le curve di Bezièr
• d-spline
• NURBS
Si presti attenzione alla luce, la quale è uno degli elementi fondamentali, insieme alle linee di stile, che serve
proprio a determinare le caratteristiche tipiche di un veicolo.
Si elencano le caratteristiche del CAD:
• Modellazione solida: permette di costruire solidi a cui è possibile attribuire le proprietà tipiche dei
materiali, per poi trasformare l’informazione tridimensionale in un’informazione bidimensionale. Si può
anche partire da un’immagine e attraverso tecniche chiamate pattern recognition si può ricostruire la
tridimensionalità dell’oggetto (anche con l’ausilio del machine learning o dell’intelligenza artificiale).
• Parametricità: gestisce la variabilità delle geometrie con una logica basata su parametri modificabili, al
fine di ottenere comportamenti e caratteristiche diverse. Inoltre, una volta modificati i parametri,
permette una propagazione automatica delle informazioni in tutte le parti del modello, consentendo
varie configurazioni dei prodotti. I parametri che possono essere contenuti all’interno dello sketch sono
di quattro tipologie diverse:
- Geometrico: ad esempio il parallelismo o l’ortogonalità tra due linee
- Dimensionale
- Algebrico: ad esempio un lato è in relazione ad un altro lato in modo che le dimensioni abbiano un
rapporto costante.
• Associatività: permette un collegamento tra gli ambienti diversi di modellazione, quali l’ambiente di
sketch, la parte di costruzione dei singoli modelli, la parte di costruzione dell’assieme ed infine la parte
di messa in tavola. Ciò vuol dire che le proprietà legate ai diversi ambienti sono tra loro associate:
modificandone una, si modificano anche le rispettive degli altri ambienti.
• Utilizzo di features: una feature è una caratteristica tipica di un modello che non necessariamente
corrisponde ad una singola entità geometrica. Ad esempio si parla di feature quando ci si riferisce ad un
foro perché per essere definito in relazione al componente considera il posizionamento del centro, la
profondità di esecuzione, la presenza di svasatura, di smussi o di inviti. La feature è quindi un
sottoinsieme di operazioni che il CAD effettua e che normalmente costituiscono un’operazione che può
essere fisicamente realizzata. Le features principali che vengono utilizzate nella modellazione sono
l’estrusione e la rivoluzione, alle quali poi seguono la foratura, la raccordatura, ecc. Quando si realizzano
queste operazioni, si creano tra queste delle relazioni padre-figlio. Modificare eventualmente una
feature padre comporta modificare anche la feature figlio ad essa associata; viceversa, la modifica di una
funzione padre non ha riflessi sulla funzione figlio.
Le features possono essere classificate in due categorie:
- features of size (FOS): sono quelle che si possono misurare ovvero quelle per le quali si possono
determinare due punti tra loro opposti che diano una dimensione (ad esempio il diametro esterno di
un cilindro, il diametro interno di un foro, la larghezza di una cava ecc.)
- features without size: sono quelle per le quali non si possono stabilire due punti opposti attraverso i
quali fare una misura (ad esempio un piano, un raggio di raccordo ecc.)
• History-based: i features sono soggetti ad una storia della modellazione. Gli stessi features, eseguiti in
ordine diverso, possono portare a risultati anche molto diversi.
• Design-oriented: enfatizza il processo di progettazione e la possibilità per l'utente di creare e modificare
facilmente forme e oggetti. Questa caratteristica è spesso associata a interfacce intuitive e facili da usare,
che permettono all'utente di concentrarsi sul processo di progettazione e non su aspetti tecnici. Inoltre,
questa caratteristica consente una maggiore flessibilità e creatività nella progettazione, facilitando la
modifica e la personalizzazione degli oggetti in modo rapido ed efficiente.
1 PROGETTAZIONE SISTEMATICA
L’approccio utilizzato per sviluppare la parte progettuale di prodotti e di processi in ambito automotive (e non
solo) è quello cosiddetto “sistematico”
È costituito da 4 fasi principali: →
- Planning and task clarification pianificazione delle attività capacità di allocare dei tempi e delle
risorse per ciascuna delle fasi trattate. È una fase molto importante della progettazione, ma anche molto
complessa, in quanto allocare preventivamente tempistiche e risorse destinate ad attività che non sono
ancora cominciate né completamente note nei loro dettagli è estremamente difficile. Al buon
progettista è richiesta una particolare sensibilità in merito a questa fase. A questo scopo vengono
utilizzati i diagrammi di Gantt e di Pert.
→
- Conceptual design fase creativa, assume maggior significato quando si parte dal foglio bianco, gli
strumenti usati in questa fase sono tendenzialmente schizzi tecnici a mano libera, qui si propongono
le idee e si selezionano le più promettenti.
→
- Embodiment design prendo le idee più promettenti 1, 2 massimo 3 e le porto ad un livello di
sviluppo successivo, così da discriminare tra una soluzione buona e una meno buona è qui che entrano
in funzione i vari software computare aided, in generale i software CAD sono sufficienti per eseguire
le analisi di questi progetti, solo successivamente mi avvalgo di strumenti più potenti come CFD,
elementi finiti ecc… così da poter presentare il progetto ad esempio al mio capo.
→
- Detail design fase finale in cui viene sviluppata tutta la documentazione tecnica dalla bill of material
al libretto d’uso e manutenzione ecc…
Le fasi appena descritte avvengono di fatto in modo ciclico e, ad oggi, non vengono eseguite una di seguito
all’altra, ma vengono parallelizzate così da accorciare i tempi di sviluppo. Per questo un progetto deve essere
il più possibile parametrico in modo da poter essere adattato nel corso dello sviluppo progettuale. Quindi
quando disegniamo e progettiamo un componente in realtà disegniamo una famiglia di componenti.
Vediamo più in dettaglio le varie fasi.
Si parte con il Planning and task clarification il cui risultato deve essere la requirement list che accompagnerà
il processo di progettazione fino alla fine, andando ad aggiornarsi man mano che si conoscerà il problema in
modo più approfondito. Siamo di fatto, di fronte a quello che viene chiamato paradosso della progettazione
che dice che quando si progetta un componente le scelte progettuali si fanno quando ancora la conoscenza del
problema è limitata e io alloco costi su soluzioni che adotto senza conoscere bene le problematiche.
Il passo successivo è il conceptual design che trasforma la requirement list in un progetto vero e proprio,
dobbiamo quindi risolvere un problema che soddisfi alcuni requisiti, sarà perciò necessario dedicarsi ad una
fase di astrazione, ciò serve per eliminare tutti i condizionamenti che posso venire dall’esterno o
dall’esperienza che non ti permette di vedere da fuori un problema e farti trovare nuove soluzioni innovative,
dopo la fase di astrazione si ha la fase dello schizzo generico al termine della quale si fa già una prima
valutazione sulla fattibilità tecnica ed economica. In generale si fa sempre questa ultima considerazione ma
qui risulta più importante in quanto da qui in poi si inizia a progettare sul serio e investire soldi e tempo nelle
idee che sono state proposte e scelte come le più promettenti.
Si passa all’embodiement design in cui rendiamo concrete le idee precedentemente vagliate, si inizia a
ragionare di materiali e di geometrie, si sceglie l’approccio progettuale ecc…, di seguito vi sono le fasi che lo
contraddistinguono:
Infine abbiamo il detail design:
Il processo appena visto nella sua interezza, è in realtà un processo iterativo, ci sono fasi di ottimizzazione più
spinte e altre meno spinte, il metodo non deve essere applicato pedissequamente fase per fase, infatti a seconda
di quello che stiamo facendo, un progetto da un foglio bianco o una reingegnerizzazione, applicheremo varie
fasi.
1.1 Product planning and task clarification
Fino alla riga rossa di fatto sono fasi non ingegneristiche ma nelle grandi aziende se ne occupa chi fa
marketing (product planning). Mentre la task clarification è più ingegneristica.
La fase di product planning and task clarification si basa sull’analisi del mercato che permette di capire dove
si può collocare l’azienda, dell’effettiva capacità dell’azienda ad operare e dell’ambiente regolamentare che
fornisce le norme di riferimento e impone dei vincoli, come le emissioni. La classe dirigente stabilisce inoltre
in questa fase quali siano le strategie di sviluppo aziendale per gli anni futuri: normalmente si considera un
periodo di 3-5 anni (questo è quello che accadeva fino a qualche tempo fa mentre oggi i tempi per i quali si è
in grado di fare previsioni si sono contratti molto perché è diventato molto difficile essere precisi in periodi
lunghi). La conclusione di tutti questi ragionamenti strategici è proprio la product proposal, che racchiude
all'interno quelle informazioni di base che servono per lanciare il processo di sviluppo di un prodotto. A volte
più si cerca di ottenere un certo requisito, quindi un'alta prestazione, più ci si andrà a scontrare con un elevato
costo di realizzazione del prodotto, che si vorrebbe invece tenere basso. Però più il prodotto è ad alte
prestazioni, più il margine di guadagno si alza. Questo significa che quando si procede verso un certo livello
il consumatore è disposto a pagare ben più di quanto quell’oggetto vale dal punto di vista tecnico. Per sfruttare
questo vantaggio bisogna ragionare identificando dei compromessi che si trovano avendo molto chiari gli
obiettivi di progetto e lo si fa realizzando delle liste di requisiti estremamente puntuali. La requirements list è
un documento in continua evoluzione: essa è il documento che, proprio perché deve trovare un limite tra il
desiderabile e la fattibilità in termini tecnici ed economici, deve essere un documento aperto. L’output di questa
prima fase è duplice: da una parte c'è la “product proposal” e dall’altra parte c'è la “requirements list”.
Scenari di sviluppo di un prodotto
Normalmente ci si trova a lavorare con diversi possibili scenari di riferimento. I primi due scenari si
classificano come “Original Design”. Il primo scenario è quello in cui si lavora sostanzialmente a foglio bianco
con l’obiettivo di fornire al consumatore un fabbisogno che non è ancora soddisfatto; il secondo scenario
permette di fornire al consumatore una qualche funzione aggiuntiva del prodotto derivante da altri prodotti. Il
primo scenario è quello sicuramente più intrigante e con elevati margini di guadagno ma è estremamente raro
e complesso perché un bisogno non soddisfatto non è facile da trovare oggigiorno, per cui molto più di
frequente si lavora nel secondo scenario, quello della reingegnerizzazione di prodotti già esistenti. Ad un
livello
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