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Management e gestione delle imprese sostenibili

Esame

  • Prova orale con 2-3 domande teoriche (bibliografia, slide, materiali d’aula)!!! I libri servono

S. Zamagni, Impresa responsabile e mercato civile, Il Mulino

F. Perrini, Sostenibilità. Egea

Zamagni - Economia Civile al posto di Impresa responsabile e mercato civile

  • Lavoro di gruppo (7/8 persone)

L’azienda e l’impresa

L’azienda è un’organizzazione che propone un servizio o un prodotto. Deve essere il risultato di un coordinamento di mezzi e persone tramite un capitale, per ottenere un guadagno.

Un’azienda è destinata a far profitto, a meno che non sia no profit. Fino a qualche anno fa si immaginava che chi rischiava avesse il diritto di remunerarsi attraverso i guadagni dell’impresa.

L’obiettivo di un’azienda è la durabilità nel tempo, nasce per evolvere e progredire.

Impresa: istituzione economica, un sistema aperto e dinamico che organizza e utilizza risorse umane, risorse materiali e immateriali e capitali collegati, sia tra loro sia con soggetti esterni, da relazioni orientate alla trasformazione di tipo economico e finalizzate all’ottenimento di beni e servizi da offrire sul mercato.

Sussiste impresa ogniqualvolta un soggetto (persona fisica, o ente collettivo) esercita un’attività produttiva contraddistinta dai requisiti dell’organizzazione, dell’economicità e della professionalità.

Per attività produttiva si intende una serie coordinata di atti finalizzati alla produzione o allo scambio di beni e/o servizi.

Costituisce attività d’impresa solamente l’attività produttiva che sia svolta sulla base di una precisa ed apprezzabile organizzazione dei fattori della produzione, quali il capitale e il lavoro, proprio e altrui.

L’esercizio dell’attività deve essere improntato al criterio di economicità, inteso quale attitudine dell’attività alla remunerazione dei fattori produttivi, al pareggio tra costi e ricavi. Lo scopo di lucro è giuridicamente irrilevante al fine di accertare l’esistenza dell’impresa, riguardando piuttosto i motivi soggettivi dell’imprenditore. Infine, l’attività deve essere svolta in maniera professionale, ciò implicando un esercizio abituale e non occasionale di una data attività produttiva. Il concetto di abitualità non coincide né con quello di continuità, poiché è impresa anche l’attività produttiva c.d. “stagionale”, né con quello di esclusività, dato che un medesimo soggetto può essere titolare di molteplici iniziative imprenditoriali. È da considerarsi come attività d’impresa anche quella che sia diretta allo svolgimento di un unico affare, purché presenti un'apprezzabile articolazione organizzativa e sia gestita con metodo economico.

Un'impresa sostenibile è un'organizzazione che integra la sostenibilità nel proprio modello di business, perseguendo un equilibrio a lungo termine tra successo economico, responsabilità sociale e tutela ambientale.

Management e gestione d’impresa

Management d’impresa: insieme delle attività necessarie al raggiungimento degli obiettivi di un’organizzazione (attività direzionali) e delle persone preposte al loro compimento (dirigenti).

Il management è presente in qualsiasi entità organizzata privata o pubblica, con scopo di lucro o non profit, grande o piccola, attiva in qualunque settore.

Gestione d’impresa: insieme delle operazioni economiche, tra loro combinate, che l’impresa pone in essere per il raggiungimento dei fini dell’azienda.

Due aspetti della gestione

  1. Aspetto soggettivo: consiste nell’attività svolta dagli organi aziendali al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati. Nell’aspetto soggettivo la gestione si concretizza in una serie di decisioni da prendere e di controlli da effettuare —> decisioni e controlli.
  2. Aspetto oggettivo: consiste in una serie di operazioni o fatti che formano un sistema unitario e continuo —> azioni.
  • Reperimento mezzi finanziari
  • Investimenti
  • Produzione
  • Disinvestimento

Operazioni di gestione: aspetto oggettivo

  1. Il reperimento di mezzi finanziari. L'impresa, per poter acquistare materie prime, merci, impianti, macchinari, pagare i dipendenti, ecc., deve disporre di mezzi finanziari.
  2. Gli investimenti. I mezzi finanziari reperiti vengono impiegati per l'acquisto di impianti, macchinari, materie prime, etc.
  3. La produzione. L'impresa trasforma le materie prime acquistate in prodotti finiti, impiegando i macchinari e la manodopera a sua disposizione.
  4. Il disinvestimento. L'impresa vende i prodotti ottenuti e in questo modo rientra in possesso delle somme investite. Eccezionalmente il disinvestimento può riguardare anche gli impianti e i macchinari precedentemente acquistati: questa eventualità si verifica quando questi beni sono ormai vecchi, non funzionano più bene, richiedono continuamente interventi di manutenzione o quando sono stati superati dal progresso tecnologico (in quest'ultima ipotesi si dice che i beni sono obsoleti).

Requisiti minimi d’impresa

Attività caratterizzata da uno specifico scopo e da specifiche modalità di svolgimento. Modalità di svolgimento:

  • Organizzazione: organizzazione dei fattori stabile, complessa e coordinata al fine produttivo. Non necessariamente è presente un'organizzazione di lavoro subordinato e un apparato strumentale fisicamente percepibile (locali, macchinari, mobili), potendosi utilizzare meri mezzi finanziari.
  • Economicità: non ha natura imprenditoriale chi eroga prodotti o servizi a titolo gratuito o a prezzo politico. L'economicità comporta la presenza di un lucro oggettivo, e la copertura nel lungo termine dei costi con i ricavi.
  • Professionalità: identificata dalla continuità temporale. Sono imprese le attività stagionali (impianti sciistici, stabilimenti balneari), le attività non esclusive (insegnante o impiegato che gestisce un albergo), le imprese di scopo vincolate a uno specifico progetto (costruzione di un singolo edificio, o ristrutturazione di un bene immobile in vista di una vendita).

Imprese sostenibili

Un’impresa sostenibile è un’organizzazione che integra la sostenibilità nel proprio modello di business, perseguendo un equilibrio a lungo termine tra successo economico, responsabilità sociale e tutela ambientale.

Tutte le imprese sono consumatrici di energia, bisogna però vedere il contesto ossia se hanno messo in atto delle iniziative per preservare l’ambiente.

Ogni impresa si professa sostenibile ma per capire se davvero lo è, oltre alle campagne attraverso cui lo comunicano, possiamo guardare il bilancio di sostenibilità (che non sempre è attendibile) oppure esistono degli enti terzi, dei certificatori legati a determinati processi produttivi.

Es. certificazione di qualità del prodotto che testimoniano la qualità del processo produttivo.

Rapporto Brundtland: un rapporto delle Nazioni Unite del 1987 che definisce alcune problematiche correlate all’ambiente in cui viviamo e le mette in relazione con il tessuto economico. Viene formulata la prima linea guida per lo sviluppo sostenibile.

Sono emerse delle disparità tra modelli produttivi ed economie in via di sviluppo.

Il Rapporto Brundtland constatava che i punti critici e i problemi ambientali sono dovuti essenzialmente alla grande povertà del sud e ai modelli di produzione non sostenibili del nord.

Si evidenziava quindi la necessità di attuare una strategia in grado di integrare le esigenze dello sviluppo e dell’ambiente.

Politiche della Cina per il contenimento della natalità: crescevano le popolazioni e non erano in grado di soddisfare tutti i bisogni della popolazione.

Le Nazioni Unite nel 1980 danno una prima definizione di sviluppo sostenibile come: Il mantenimento degli essenziali processi ecologici e dei sistemi di supporto vitali, la preservazione della diversità genetica e l'utilizzo sostenibile di specie ed ecosistemi.

I controlli che decideremo di attuare e le operazioni che decideremo di proporre definiranno chi siamo noi, cosa rappresenta l’azienda, oltre che ascese e cadute.

Ad oggi quasi non esistono aziende che non si definiscano sostenibili, perché non conviene all’occhio pubblico. Tuttavia, sono moltissime le aziende che non lo sono di fatto.

Dove potremmo verificare se quello che dicono è corretto e coerente? Innanzitutto nel bilancio di sostenibilità → (tuttavia l’azienda non è obbligata a farlo, bensì solo a rendere conto del lato numerico), oppure sempre più spesso ci sono aziende terze indipendenti che si occupano di classificare la sostenibilità delle aziende.

Certificazione di qualità = nasceva come un indicatore della qualità del prodotto e delle operazioni in termini economici e di impatto, tuttavia oggi concorrono a definirla anche indicatori di sostenibilità.

Caso Rana Plaza (2013): Crollo in Bangladesh di una fabbrica che ha riguardato i processi produttivi di Benetton, il quale però si dichiarava “Made in Italy”. Questo caso riguarda la sostenibilità sociale.

Nike (1998-2002): Il processo produttivo è quasi del tutto esternalizzato. Nike progetta solo design, fa fare outsourcing, poi riporta l’assemblaggio in azienda e vende. L’outsourcing non è una ragione di costo perché viene di più, però non avendo dipendenti non ho costi fissi ma solo a necessità, avendo anche una produzione influenzata dalla stagionalità. Le persone però si aspettano che il prodotto integri comunque i valori aziendali, anche se utilizzando terzisti non è affatto semplice.

Circa la metà dei palloni da calcio del mondo viene dalla stessa città. C’era la coppa del mondo del ’96 e avevano lanciato una linea di palloni, vengono sfruttati bambini, etc… Per tre anni le azioni di Nike sono crollate per via di movimenti di consumatori che hanno fatto le prime class actions e boicottaggi.

Per sopravvivere a questa cosa Nike non ha rivisto il suo modello di business, bensì ha iniziato a creare dei protocolli di certificazione con i quali va a monitorare le aziende di terzisti a cui affida le produzioni.

In altre parole garantisce che i propri fornitori siano in linea e rispettino i loro valori e i loro termini di produzione.

Sviluppo sostenibile e incroci con la comunicazione digitale

  • Green marketing: promuovere prodotti/servizi sostenibili in modo trasparente.
  • Storytelling etico: raccontare l’impatto positivo delle aziende senza greenwashing.
  • Tecnologie sostenibili: le grandi società di servizi tacciono sull’utilizzo delle tecnologie. Usare piattaforme digitali a basso impatto ambientale (es. data center green).

Cosa significa sostenibilità?

Essere coerente con l’ambiente. La sostenibilità per l’impresa è un obbligo ma è anche un costo. Non tutte le imprese sono disposte a sostenerlo in un determinato modo.

  • Sostenibilità economica: produco qualcosa e riesco a venderlo ad un prezzo maggiore. È una precondizione: se non si fa profitto non si può fare azienda. È capace di remunerarsi ed investire per pagare i soci.
  • Sostenibilità sociale: diritti dei dipendenti, qualità dell’ambiente di lavoro. Elemento che spinge a lavorare in un contesto piuttosto che in un altro.
  • Pratiche Green che vedono la sostenibilità come un costo.

Essere etici in termini di impresa significa avere una responsabilità sociale all’interno della società in cui opera perché l’impresa è un attore pubblico.

Le imprese a seconda delle dimensioni sono obbligate a redigere documenti dove la sostenibilità ambientale e sociale sono correlate alla sostenibilità economica, questi strumenti spesso sono obbligatori ma spesso sono volontari, questo è un grande problema perché ognuno può declinare questi obiettivi come vuole perché mancano i professionisti e gli strumenti.

Il contesto globale della sostenibilità

Nel 1972 il Club di Roma pubblica il rapporto che evidenzia i rischi della crescita incontrollata e pone le basi per il dibattito sulla sostenibilità globale.

Nel 1987 invece, con il Rapporto Brundtland, viene definito lo sviluppo sostenibile con “lo sviluppo che soddisfa i bisogni presenti senza compromettere quelli futuri”, quindi si crea un modello nuovo.

Nel 2015 l’ONU adotta 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile con 169 target specifici per affrontare le sfide globali entro il 2030 (Agenza 2030). Dunque 160 Paesi stipulano l’Accordo di Parigi nel 2015 in cui ci si impegna a limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi Celsius, rispetto ai livelli preindustriali.

10 buone pratiche per la sostenibilità in azienda

  1. Riduzioni delle emissioni di gas serra.
  2. Riduzione uso energia.
  3. Uso efficiente risorse idriche.
  4. Uso materiali sostenibili.
  5. Gestione dei rifiuti.
  6. Sostenibilità nella catena di approvvigionamento.
  7. Sensibilizzazione dei dipendenti.
  8. Coinvolgimento comunità.
  9. Monitoraggio e reporting.
  10. Innovazione.

Tre approcci alla sostenibilità aziendale

Le imprese più grandi hanno adottato un approccio per valutare alcuni criteri all’interno delle proprie azioni.

Le grandi aziende sono tenute a rendicontare la loro impronta ambientale per aiutare le catene di fornitura ad adottare degli standard e dei protocolli adeguati.

  • Approccio ESG: Focus sui rischi finanziari attraverso criteri Environmental, Social e Governance. Nato nel 2004 su iniziativa dell'ONU, oggi è mainstream negli investimenti globali. Gestione del rischio, attrattività per investitori e compliance normativa.
  • Focus sull'Impatto: Misurazione e gestione degli effetti concreti dell'attività aziendale su ambiente, società ed economia attraverso indicatori specifici. Misurazione degli effetti, riduzione danni ambientali, benefici sociali tangibili.
  • Focus sul Purpose: La sostenibilità diventa il motore principale che guida strategie e operazioni, creando valore per tutti gli stakeholder. Scopo aziendale sostenibile, motivazione dipendenti, innovazione guidata dai valori.

L’azienda del futuro: dai proprietari agli stakeholder

Le aziende appartengono non ad un contesto territoriale ma esportano ovunque.

  • Il passato: focus sulla proprietà
    Tradizionalmente l'azienda è vista come mezzo per generare valore monetario per la proprietà. La soddisfazione di clienti e lavoratori è strumentale alla massimizzazione del profitto. Quando i fattori entrano in conflitto, è sempre la massimizzazione del profitto a decidere, seguendo una logica lineare che non considera l'interconnessione sistemica.
  • Il futuro: valore per tutti gli stakeholder
    Seguendo una logica sistemica, l'azienda genera valore per tutti i portatori d'interesse: proprietà, lavoratori, clienti, fornitori, finanziatori, territorio. Più soggetti sono contenti dell'esistenza dell'azienda, più è probabile che ne sostengano l'esistenza. I benefici non monetari rafforzano il ruolo dell'azienda nella società.

Azienda estrattiva vs rigenerativa

Azienda estrattiva: il valore consumato è superiore a quello prodotto. L'attività genera danni ambientali, sfrutta risorse senza rigenerarle e produce effetti negativi sulla società.

Tradizionalmente l’azienda è vista come un mezzo per generare valore monetario per la proprietà. La soddisfazione dei clienti e lavoratori è strumentale per massimizzare i profitti. Quando i fattori entrano in conflitto perché non si tiene conto dell’interconnessione sistematica.

Azienda rigenerativa: il valore prodotto supera quello consumato. I processi sono concepiti per produrre valore monetario, sociale e ambientale, riducendo danni e aumentando benefici.

Un bilancio dell'economia mondiale che tenga conto delle ricadute ambientali e sociali presenta un rovinoso deficit.

Ogni azienda contribuisce a questo risultato globale con un impatto che può essere positivo o negativo. La transizione verso modelli rigenerativi è essenziale per la sopravvivenza del sistema economico stesso.

Esempio Azienda rigenerativa: Illy vende un prodotto lavorato da altri; fidelizzazione della filiera produttiva, impegnandosi a comprare le produzioni a 5 anni.

L’imprenditore come protagonista del cambiamento

  1. Capacità di azione: L'imprenditore ha le capacità e la propensione per tradurre in azione le idee di cui si convince, diventando agente di cambiamento concreto.
  2. Impatto significativo: In una società dominata dai processi economici, la condotta di un'impresa contribuisce significativamente all'impatto ambientale e sociale.
  3. Centro di educazione: L'azienda è l'ambito dove il cittadino-consumatore può essere sensibilizzato, informato e formato verso condotte più sostenibili.
  4. Forza lavoro: Le PMI impiegano il 76,5% della forza lavoro in Italia, moltiplicando l'impatto potenziale delle loro azioni sostenibili.

“Dal paradigma della crescita infinita a quello dello sviluppo qualitativo: sostituire al successo monetario la salute del sistema ambientale-sociale-economico”

Pilastri dello sviluppo sostenibile

Se andiamo a comunicare un’azienda dobbiamo sapere che questi sono degli item che devono essere presenti nella comunicazione di ogni azienda (non tutti ma almeno i più importanti). Ci sono diverse possib

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisaaa16 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Management e gestione delle imprese sostenibili e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto Universitario Salesiano Venezia - IUSVE o del prof Prataviera Filippo.
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