Macroeconomia Fabio
Indice
- Cap 1: Contabilità-PIL = 2 a 8
- Cap 2: Inflazione = 8 a 12
- Cap 3: Disoccupazione = 12 a 18
- Cap 4: Mercato della moneta = 18 a 23 circa
- Cap 5: Sintesi = 24 circa a 34 circa
- Cap 6: Prezzi, salari e politica dei redditi = 35 circa a 36
- Cap 7: Approfondimento consumo = 36 a 37
- Introduzione 1 = 37 a 50
- Introduzione 2 = 50 a 70
- Introduzione 3 = 70 a 81
- Introduzione 4 = 81 a 88
- Introduzione 5 = 88 a 92
- Introduzione 6 = 93 a 98
- Introduzione 7 = 98 a 109
- Introduzione 8 = 109 a 117
Cap 1 - La contabilità nazionale
La contabilità economica nazionale può essere definita come la descrizione quantitativa dell'attività economica di un Paese e di ogni altra circoscrizione territoriale sotto forma di una completa e sistematica presentazione dei flussi economici e finanziari e delle consistenze dei beni reali e finanziari. L'ISTAT definisce la contabilità nazionale come l'insieme di tutti i conti economici che descrivono l'attività economica di un Paese o di una circoscrizione territoriale.
Per attività economica si intende il risultato di una combinazione di differenti risorse, quali attrezzature, lavoro, tecniche di lavorazione, prodotti, che dà luogo alla produzione di specifici beni o servizi. Diviene così indispensabile lo studio della macroeconomia.
Il patrimonio dello Stato è composto da variabili stock che non si riferiscono ad un particolare istante t e variabili flusso che invece si misurano in un intervallo t. Tali dati sono misurati attraverso grandezze che possono essere nominali o reali. Le grandezze nominali sono misurate a prezzi correnti, mentre le grandezze reali sono misurate a prezzi costanti. VR = VN/P VN = VR x P
La macroeconomia, basandosi sulla contabilità economica nazionale, studia il sistema economico nel suo complesso tenendo conto di tutte le relazioni che intercorrono fra i vari livelli di grandezze quali:
- Il livello di produzione dell’intera economia (PIL) e il suo tasso di crescita;
- Il livello di occupazione e disoccupazione;
- Il livello generale dei prezzi ed il tasso di inflazione.
I protagonisti dello studio della macroeconomia sono le famiglie, le imprese, lo Stato, le banche, il sistema finanziario e il resto del mondo. Gli scambi tra i vari operatori economici vengono soprannominati flussi circolari di reddito, poiché in modo circolare vanno a coinvolgere tutti gli attori economici tramite la nascita di flussi reali (come la domanda e l’offerta di beni) e flussi monetari (come i costi, i ricavi e le remunerazioni).
Le varie decisioni che le imprese e le famiglie vanno a determinare creano la cosiddetta produzione nazionale da cui scaturisce il reddito nazionale e il livello della domanda da cui scaturisce la spesa aggregata del sistema. Famiglie, stato e imprese dunque interagiscono tra di loro, proprio come accade con le banche.
Nella contabilità nazionale la principale grandezza di riferimento è la produzione aggregata o il prodotto nazionale. Si va così a definire cosa è il PIL, PNL e PNN.
Soffermandoci sul PIL esso rappresenta il prodotto interno lordo ovvero la misurazione del valore di mercato aggregato di tutte le merci finite in una data nazione e in un dato periodo di tempo. Sono escluse tutte quelle attività economiche che vengono svolte al di fuori del paese e non si tiene in considerazione nemmeno delle prestazioni a titolo gratuito o a l’autoconsumo. Può essere calcolato in base alla produzione (Il PIL è il valore dei beni finali prodotti), in base al reddito (Il PIL è la somma dei redditi percepiti all’interno del sistema economico in un dato periodo di tempo: salari, stipendi, profitti, rendite, interessi), in base alla spesa (Il PIL è la somma della spesa nazionale in un dato periodo di tempo: rappresenta l’impiego del reddito).
Il PIL può essere misurato con tre metodi alternativi:
- Metodo dell’output: misura l’incremento di valore della produzione in ogni fase del processo produttivo PIL = valore produzione F - valore beni intermedi = Valore Aggiunto
- Metodo del reddito: PIL = RN = somma delle remunerazioni dei fattori produttivi (salari + profitti + rendite + interessi)
- Metodo della spesa: PIL = RN = Consumi + Investimenti (misura il reddito come somma degli impieghi).
Il PIL può essere sia reale che nominale in caso al tipo di osservazione che si può basare su prezzi costanti o correnti. Il PIL nominale: valore dei beni e servizi misurati a prezzi correnti (può aumentare sia perché aumentano le quantità prodotte sia perché aumentano i prezzi).
Il PIL reale: valore dei beni e servizi calcolata a prezzi costanti; è una misura più efficace del benessere economico, perché non è influenzato dai cambiamenti di prezzi (illustra cosa sarebbe accaduta alla spesa se fossero cambiate le quantità e non i prezzi). La differenza tra i due PIL è data da un ‘’deflatore’’ che si ottiene dividendo il PIL nominale sul PIL reale.
Deflatore = Infatti, l’unica differenza tra i due è presente a causa del deflatore che permette la misurazione dei prezzi (PIL nominale = PIL reale × deflatore del PIL), infatti il PIL nominale misura il valore monetario corrente della produzione aggregata dell’economia, mentre il PIL reale misura la produzione aggregata a prezzi costanti.
Grazie al deflatore si calcola l’inflazione deflazionando il PIL nominale per ottenere il PIL reale. In maniera molto breve per la constatazione dei prezzi si considera un anno di riferimento; per evitare che però i prezzi diventino obsoleti, visto il grande progresso tecnologico, oggi si ricorre a misurazioni dette a catena del PIL reale: con tale tecnica l’anno base viene cambiato di anno in anno. In relazione al PIL si possono verificare periodi di espansione, ovvero di crescita positiva, oppure periodi di recessione in cui vi è una crescita negativa per almeno due trimestri consecutivi.
Il tasso di crescita del PIL misura in che modo questo cambia nel corso del tempo. È dato dal rapporto tra l’incremento del PIL al tempo t-1 al tempo t e il suo valore al tempo t-1 moltiplicato 100.
g= ΔPil / Pil *100 = (Pil - Pil ) / Pil *100
Il PIL di un paese rapportato alla popolazione si chiama PIL pro-capite, ma non è sufficiente per calcolare il benessere di Paesi particolari, dove devono considerarsi altri fattori come speranza di vita, istruzione ecc.
Il Pil è composto da:
- Consumo (C): rappresenta la componente principale del PIL e quantifica i beni ed i servizi acquistati dai consumatori;
- Risparmio (S): quota di reddito nazionale disponibile non consumata S= Yd – C; il reddito disponibile è il reddito delle famiglie al netto dell’intervento pubblico. Si può definire come: Yd = Y-T dove Y è il reddito aggregato e T rappresenta le tasse al netto dei trasferimenti; o come: Yd = Y – a + b
- a = somma dei redditi guadagnati, ma non percepiti: imposte, contributi sociali, profitti non distribuiti;
- b = somma dei redditi percepiti, ma non guadagnati: trasferimenti, sussidi, interessi sul debito pubblico;
- Investimento (I): rappresenta l’acquisto di nuovi macchinari da parte delle imprese oppure rappresenta l’incremento dello stock di capitale desiderato. Qualora questi stock non fossero desiderati, la contabilità nazionale definisce tali prodotti invenduti (Stock) come investimenti. In base alle variabili produzione e vendita, le scorte possono aumentare o diminuire;
- Spesa pubblica (G);
- Esportazioni nette: o saldo commerciale, rappresentalo la differenza tra esportazioni e importazioni; in base a queste due variabili si può parlare di avanzo commerciale o disavanzo commerciale.
Spesa pubblica (G)
La spesa pubblica rappresenta la spesa per i beni e servizi acquistati dallo stato o da enti pubblici. Non include né i trasferimenti (assistenza sanitaria e sociale) né gli interessi del debito pubblico. La spesa pubblica si può classificare in tre gruppi:
- Spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi: si parla di spesa in conto corrente. Nel bilancio dello stato è costituita da: stipendi del personale della pubblica amministrazione, dai consumi intermedi di beni o servizi, prestazioni sociali come pensioni ecc., altre spese correnti;
- Spesa pubblica per investimenti: si parla si spesa in conto capitale. Questa spesa è costituita da spese per investimenti, sia diretti che indiretti (attuati questi ultimi mediante assegnazioni di fondi nazionali ad altri soggetti); e spese per l'acquisizione di partecipazioni, azioni, per conferimenti e per concessioni di crediti per finalità produttive, ecc.;
- Spesa per trasferimenti, la quale non incrementa la produzione ma ha solo effetti redistributivi.
Spesa dei residenti
Consumi + Investimenti (Risparmi) + Spesa pubblica = Spesa di beni e servizi da parte dei residenti
Spesa nazionale
Consumo + Investimenti + Spesa pubblica + Esportazioni nette = Spesa totale in beni e servizi nazionali
Bilancia dei pagamenti
È un documento che registra le transazioni di beni, servizi, attività e passività finanziarie che avvengono in un certo periodo di tempo tra i residenti in un dato paese e i residenti nel resto del mondo. Si compone di tre parti:
- Il conto corrente, che registra importazioni ed esportazioni di beni e servizi, i trasferimenti di reddito (da lavoro o da capitale) e i trasferimenti unilaterali (aiuti a paesi terzi, rimesse di emigrati, trasferimenti all’UE, ecc.);
- Il conto capitale, che riguarda la compravendita di attività intangibili (brevetti, licenze, ecc.), le transazioni in attività tangibili ma non prodotte (terreni, risorse del sottosuolo, ecc.) e i trasferimenti unilaterali in conto capitale (remissioni di debiti, transazioni connesse all’espatrio/rimpatrio, ecc.);
- Il conto finanziario, che registra i movimenti di capitale (investimenti diretti, investimenti di portafoglio, derivati, ecc.) e la variazione delle riserve ufficiali.
Per semplificare l’analisi, spesso si considera la bilancia dei pagamenti composta da due sezioni: (i) partite correnti (somma delle prime due voci) e (ii) movimenti di capitale. Il “saldo contabile” è necessariamente nullo, il “saldo economico” non lo è essendo al netto della variazione delle riserve ufficiali.
La bilancia dei pagamenti è un insieme di trade-off tra due componenti presenti anche nella IS-LM, ovvero tasso di interesse e reddito. Il tasso di interesse è una componente che porta in equilibrio i movimenti di capitale; il reddito è una componente che porta in equilibrio le partite correnti.
Per partite correnti si intendono tutti i movimenti di beni e servizi (esportazioni e importazioni). Le partite correnti possono essere sintetizzate nella seguente equazione: NX = f(Yn, Ye, R*) Yn: reddito nazionale; Ye: reddito estero; R*: tasso di cambio
- Nel momento in cui Yn è alto, fermo restando il reddito estero e il tasso di interesse, NX sarà negativo perché il paese, essendo molto ricco, importerà molto. (IMP > EXP e ciò rappresenta una negatività);
- Nel momento in cui Ye è alto, vorrà dire che il paese avrà un’ingente domanda dall’estero, quindi NX sarà positivo. (EXP > IMP e ciò rappresenta una positività).
- Nel momento in cui svaluta il tasso di cambio, NX sarà positivo. Quando il livello del reddito è basso, probabilmente il saldo delle partite correnti è positivo; all’aumentare del reddito nazionale, le partite correnti verranno in negativo.
I movimenti di capitali sono transazioni internazionali riguardanti attività finanziarie e reali, come azioni, obbligazioni, depositi bancari, terreni o fabbricati. Quando il tasso di interesse è basso, il saldo dei movimenti di capitale sarà negativo; quando il tasso di interesse è alto, il saldo dei movimenti di capitale sarà positivo. La somma dei pagamenti netti da e verso il resto del mondo prende il nome di saldo di conto corrente.
Se i pagamenti netti dal resto del mondo sono positivi, il paese registra un avanzo di conto corrente; se invece sono negativi si registra un disavanzo di conto corrente. I flussi netti di capitale positivi sono chiamati avanzo di conto capitale: i flussi netti di capitale negativi sono detti disavanzo di conto capitale. A fronte di un avanzo di conto corrente, deve registrarsi un disavanzo di conto capitale.
Le altre componenti sono il tasso di cambio, reddito estero, tasso di interesse estero però non possiamo gestirli. Noi possiamo gestire il tasso di interesse e il livello di reddito. Questi sono gli spostamenti lungo la BP. Una svalutazione della moneta comporta una traslazione parallela verso il basso della BP; mentre un riprezzamento della moneta comporta una traslazione della BP verso l’alto. La pendenza della BP dipende dai movimenti di capitale. Se i movimenti di capitale sono altissimi, c’è perfetta mobilità di capitali, la BP è perfettamente orizzontale. Se i capitali sono del tutto insensibili al tasso di interesse, la curva è verticale in corrispondenza del reddito nazionale che assicura l’equilibrio dei conti con l’estero. Ha un’inclinazione positiva. I punti al di fuori rappresentano condizioni di disequilibrio: avanzo (sopra la curva BP) o disavanzo (sotto la BP). La curva BP si sposta se muta il tasso di cambio. La curva BP ci indica tutte le combinazioni possibili tra tasso di interesse e livello del reddito che portano in equilibrio la bilancia dei pagamenti. Nel momento in cui la bilancia dei pagamenti interseca il punto di equilibrio tra IS e LM (equilibrio interno), si andrà a definire il punto di equilibrio esterno.
Meccanismi di aggiustamento della BP
In un regime di cambi flessibili, in un paese che registra un disavanzo BP, ci sarà (dinamiche opposte nel caso di avanzo della BP):
- (meccanismo basato sui prezzi relativi): un eccesso di domanda di valuta estera, che si riflette in un deprezzamento della moneta nazionale ed un aumento di competitività che, attraverso un miglioramento delle partite correnti, tende ad annullare lo squilibrio iniziale;
- (meccanismo basato sul reddito): un deficit BP derivante da un calo delle esportazioni nette implica un calo della produzione nazionale, una riduzione delle importazioni ed un conseguente aggiustamento della BP. In presenza di cambi fissi, l’eccesso di domanda di valuta estera associato ad un disavanzo BP comporta una riduzione della moneta in circolazione, ossia di Ms (con una simultanea riduzione delle riserve valutarie). Se la banca centrale non attua una politica monetaria di sterilizzazione, controbilanciando gli effetti su Ms, ciò equivale ad una politica monetaria restrittiva, con effetti sulle importazioni, sui prezzi, sui deflussi di capitale che riequilibrano la BP.
Schema semplificato della contabilità nazionale
Y = C + S (1) Y = C + I (2) Dove Y = PIL C + S = Y = C + I Eliminando C da ambo i membri si ottiene: I = S I = S (3) Equazione (1): conto del reddito e della spesa (l’utilizzazione del reddito) Equazione (2): conto delle risorse e degli impieghi (eguaglianza fra produzione – offerta e domanda globale Identità (3): conto della formazione del capitale (ex post è sempre vera); nella contabilità nazionale è un’identità.
Eliminando C da ambo i membri si ottiene: I = S. A risparmiare sono le famiglie, mentre ad investire sono le imprese. Del modello I = S esistono due teorie: una ex ante ed una ex post. Secondo la prima non è detto che i consumatori vadano a risparmiare esattamente quanto le imprese investano. Tale fattispecie si verifica solo in specifici casi in cui la produzione programmata è uguale alla domanda desiderata. In questo caso l’investimento da parte delle imprese rappresenta un’immissione di valore nel circuito del reddito, a differenza dei risparmi che invece non concretizzandosi in acquisto rappresenta una dispersione. Per la seconda la suddetta equazione si riferisce ai risparmi e agli investimenti effettivamente realizzati. Dunque, se il risparmio sarà maggiore dell’investimento allora di conseguenza la domanda sarà minore della produzione e l’accumulo di scorte sarà inevitabile.
Equilibrio nel mercato dei beni
Vi sono due teorie in merito all’equilibrio nel mercato dei beni: la teoria Neoclassica e la teoria Keynesiana.
- La teoria Neoclassica, detta anche marginalista nasce sul finire del 1800 grazie soprattutto all’economista William Stanley Jevons. I marginalisti furono i primi che si posarono dal punto di vista del consumatore, affermando che il valore che esso attribuisce al prodotto è dato dall’utilità dello stesso. Dunque, il loro metodo di analisi consiste nel ricercare le scelte ottimali dei singoli soggetti economici attraverso il confronto tra il costo sopportato e il beneficio ricavato.
- Secondo il modello neoclassico si dovrebbe partire dall’idea che vi sia nel mercato una situazione di concorrenza perfetta, in quanto una situazione differente creerebbe malessere; in altri termini si devono evitare i fallimenti di mercato. In questo contesto lo stato dovrebbe intervenire in maniera minima nell’economia, producendo infatti solo quei beni che i privati (per evitare situazioni di monopolio) non producono, come per esempio i beni pubblici puri (giustizia, difesa ecc.) o garantendo tutti quei beni che non sempre vengono forniti dai privati, ovvero i cosiddetti beni mediatori (scuola, sanità, obblighi civili ecc.). L’obiettivo diviene la creazione di una situazione di concorrenza perfetta in cui, grazie alla perfetta flessibilità del prezzo (legge di Say), tutto quello che verrà prodotto verrà domandato, garantendo quindi l’equilibrio tra domanda e offerta (equilibrio di mercato). In tale fattispecie,
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