Estratto del documento

Capitolo 1 - Un viaggio intorno al mondo

Gli Stati Uniti d'America

Quando gli economisti analizzano un paese si pongono due domande: 'quanto è grande questo paese dal punto di vista economico?', 'qual è il tenore di vita di questo paese?'. Alla prima domanda si risponde con il livello di produzione del paese nel suo complesso; alla seconda si risponde con il reddito pro capite. Quando si vuole scavare più a fondo in un paese si guardano tre variabili:

  • Tasso di crescita della produzione: il tasso a cui la produzione cambia nel tempo.
  • Tasso di disoccupazione: porzione di lavoratori non occupati che cercano lavoro.
  • Tasso di inflazione: il tasso al quale il prezzo medio dei beni cresce nel tempo.

Bassi tassi di interesse e lo zero lower bound

Quando scoppiò la crisi la FED cercò di limitare la diminuzione dei consumi riducendo il tasso di interesse, portandoli quasi allo 0. Le banche si fermano in prossimità dello zero perché i tassi di interesse non possono essere negativi, se lo fossero nessuno vorrebbe detenere titoli poiché tutti vorrebbero possedere banconote (tasso di interesse nullo ma non negativo). Questo limite nella capacità di una banca centrale di fissare tassi di interesse sotto lo zero è conosciuto come 'zero lower bound'.

I tassi di interesse bassi possono dare origine a due problemi: uno se il tasso è prossimo allo zero e la domanda si riduce ancora non sarà possibile riabbassare il tasso, e secondo favorisce investimenti rischiosi con lo scopo di aumentare i propri rendimenti.

L'Europa

Nel 1957 sei paesi europei tra cui l'Italia decisero di formare un mercato comune europeo, da allora altri ventidue paesi vi hanno aderito creando così l'Unione Europea. Nel 1999 si decise di sostituire le monete nazionali con una sola unica moneta europea, l'euro. Oggi sono 19 paesi hanno aderito alla moneta europea e questi sono identificati come paesi dell'Eurozona. La produzione dell'eurozona è quasi uguale a quella degli stati uniti e il tenore di vita non è di molto inferiore. Proprio come negli stati uniti, la fase acuta della crisi è avvenuta negli anni 2008-2009, ed è stata caratterizzata da tassi di produzione negativi e un aumento del tasso di disoccupazione, ma con un tasso di inflazione relativamente basso (al di sotto dell'obiettivo della BCE). La seconda recessione dell'eurozona prende il nome di crisi dell'euro ed è associata alla crisi Greca, che si è conclusa con un'insolvenza parziale della stessa.

È possibile ridurre la disoccupazione in Europa?

La disoccupazione varia da paese a paese, l'esplosione della disoccupazione in seguito alla crisi è una caratteristica solo di alcuni paesi europei, come la Grecia e la Spagna, dove la disoccupazione è tre volte quella pre-crisi. Alcuni economisti sostengono che in Europa ci sia tanta disoccupazione per le politiche di protezione del lavoratore, che rendono difficile il licenziamento, in quest'ottica un'impresa non è incentivata ad assumere perché sa che sarà difficile licenziare lavoratori se non saranno più utili.

Che benefici ha portato l'euro agli stati membri?

I benefici portati dall'euro sono di enorme importanza simbolica, con una moneta unica si volevano evitare per sempre gli scontri armati in Europa e eliminare le modifiche al tasso di cambio di valuta. Tuttavia la moneta unica può essere un problema quando uno stato membro entra in una profonda recessione. Lo stato in recessione non avrà più la possibilità di svalutare la propria moneta per favorire l'economia interna, lasciando come unica alternativa una dolorosa battaglia al ribasso dei prezzi nei confronti dei propri concorrenti.

La Cina

La Cina è un paese vastissimo che vanta una popolazione quattro volte quella statunitense, ed è considerata una delle potenze economiche emergenti più importanti. Analizzando i dati notiamo che non ha un reddito pro capite elevato, ma dobbiamo considerare che il costo della vita e delle materie prima in Cina è inferiore rispetto agli USA. La Cina è cresciuta rapidamente per più di tre decenni rallentando appena nei periodi di crisi nera europea e continuando costantemente a crescere. Non ha sofferto particolarmente gli anni di crisi perché è stata controbilanciata da una massiccia espansione fiscale del governo cinese, portata avanti principalmente attraverso un aumento degli investimenti pubblici.

Il risultato è stato una sostenuta crescita della domanda e, di conseguenza, della produzione. Qual è la fonte di questa crescita? Principalmente tassi di investimento molto alti (48%) negli USA (19%), e in secondo luogo la strategia cinese è stata quella di invogliare aziende straniere a spostarsi in Cina. In questo modo si accresce la produzione e si instaurano le joint ventures (si impara come fare determinate cose da chi è più bravo a farlo).

L'Italia

La storia macroeconomica italiana del secondo dopoguerra è divisa in due fasi. La prima è di forte sviluppo economico, la seconda invece è di stagnazione. Come è possibile che negli ultimi vent'anni un paese molto simile all'Italia come la Francia sia cresciuta del 20,8% e il bel paese solo dello 0,9%? Gli economisti sono unanimi nel ricondurre il caso ad un problema di stagnazione della produttività. Questa stagnazione può essere imputata alla burocrazia e giustizia civile, unite ad un eccessivo livello di tassazione, che impediscono alle aziende di svilupparsi. Altri economisti invece incolpano gli imprenditori che non sono stati in grado di cogliere le opportunità derivante dal nuovo mercato.

Una manovra che è stata introdotta per cercare di ridurre la disoccupazione ha avuto risultati contrastanti: nell'immediato ha ridotto la disoccupazione, ma favorendo l'impiego a breve tempo, a rapido rigiro, non ha invogliato le imprese a investire nella formazione dei dipendenti trovandosi così con persone poco qualificate.

Capitolo 2 - Un viaggio attraverso il libro

La produzione aggregata

Gli economisti che studiavano l'attività economica nel novecento o al tempo della grande depressione non potevano contare su alcuna misura affidabile della produzione aggregata (totale), perché dovevano essere analizzati una grande quantità di dati. Solo alla fine della seconda guerra mondiale molti paesi europei iniziarono a sviluppare un sistema di contabilità nazionale.

Pil: produzione e reddito

La misura della produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata PIL, prodotto interno lordo. Il PIL è il valore dei beni finali prodotti nell'economia in un dato periodo di tempo. La parola chiave è finali, perché i beni intermedi vanno considerati come funzionali per il bene finale. Il PIL è la somma del valore aggiunto nell'economia in un dato periodo di tempo. Il valore aggiunto è definito come il valore della sua produzione meno il valore dei beni intermedi utilizzati nella produzione stessa. Il PIL è la somma dei redditi dell'economia in un dato periodo di tempo.

Il Pil nominale e il Pil reale

Il PIL nominale: è la somma delle quantità dei beni e dei servizi finali valutati al prezzo corrente. Se il nostro obiettivo è misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo dobbiamo eliminare l'effetto dell'aumento dei prezzi. PIL reale: la somma delle quantità dei beni finali valutati a prezzi costanti (non correnti).

Pil: livello o tasso di crescita?

Molto importante è il pil reale pro capite che misura il tenore di vita medio della popolazione presa in esame. Formula per confrontare il pil in due periodi diversi: (Yt-Yt-1) /Yt-1.

Il tasso di disoccupazione

L'occupazione è data dal numero di persone che hanno un lavoro. La disoccupazione è costituita dal numero di persone che non hanno un lavoro ma che lo cercano. Le forze di lavoro sono la somma delle persone occupate e di quelle disoccupate: L=N+U. Il tasso di disoccupazione è definito come il rapporto tra il numero dei disoccupati e le forze di lavoro: u=U/L disoccupati/forze di lavoro.

Determinare se una persona è disoccupata o meno non è così semplice come sembra, sicuramente devono essere soddisfatte due condizioni: a) non avere un impiego e b) essere in cerca di un’occupazione. Una volta le indagini venivano fatte basandosi sul registro dei disoccupati che però potevano essere mal rappresentanti della realtà poiché l’iscrizione era a carico del singolo cittadino. Oggi invece vengono fatte delle indagini a campione che rappresentano meglio la realtà dei fatti. Notiamo che solo chi è in cerca di un lavoro è considerato disoccupato, coloro che invece non sono in cerca di lavoro sono considerati fuori dalla forza di lavoro e non rientrano nella definizione di disoccupazione. Quando la disoccupazione è alta alcune persone smettono di cercare lavoro e non vengono più considerati disoccupati, questi soggetti prendono in nome di lavoratori scoraggiati.

Gli economisti si preoccupano della disoccupazione perché essa ha effetti diretti sui disoccupati, spesso la disoccupazione crea disagi psicologici e finanziari. In secondo luogo gli economisti si preoccupano della disoccupazione perché essa segnala che l’economia non sta sfruttando in pieno le risorse umane a disposizione, ci sono persone che vorrebbero lavorare ma che non trovano un lavoro.

Il tasso di inflazione

L'inflazione rappresenta un aumento sostenuto del livello generale dei prezzi, o semplicemente del livello dei prezzi. Il tasso di inflazione è il tasso a cui il livello dei prezzi aumenta nel tempo. In modo simmetrico, la deflazione è una riduzione del livello dei prezzi, ovvero corrisponde a un tasso di inflazione negativo. Il problema pratico è come calcolare l'inflazione, i macroeconomisti usano generalmente due indicatori:

  • Primo indicatore: 'Il deflatore del PIL' Se il pil nominale aumenta più velocemente del pil reale, la differenza deve provenire necessariamente da un aumento dei prezzi. Il deflatore del pil è definito come il rapporto tra pil nominale e pil reale nell’anno t. Pt=Pil nominale anno t/ Pil reale anno t. PIL nominale= Pil reale x deflatore del Pil.
  • Secondo indicatore: 'L'indice dei prezzi al consumo' Questo indice si sofferma sul prezzo dei beni che vengono realmente consumati, il cosiddetto costo della vita (ipc), in Italia è l'ISTAT che si occupa dell'identificazione di questo indice. In Europa, invece, l'inflazione dei prezzi al consumo è misurata con l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (iapc).

Gli economisti analizzano il tasso di inflazione perché, se un’elevata inflazione significasse semplicemente un incremento proporzionale di tutti i prezzi e salari, non sarebbe un problema perché si verificherebbe l’inflazione pura, essa non sarebbe altro che un piccolo inconveniente per i consumatori. Gli economisti si preoccupano dell’inflazione perché quella pura non esiste, durante i periodi inflattivi non tutti i prezzi e salari cambiano proporzionalmente. Per esempio le pensioni non vengono indicizzate all’aumento dei prezzi e quindi i pensionati si possono trovare con minore potere di acquisto, a differenze dei lavori che i salari possono ricevere repentine modifiche. Inoltre l’inflazione crea incertezza, rendendo più difficile per le imprese prendere decisioni per il futuro specialmente per quanto riguarda gli investimenti.

Produzione, disoccupazione e inflazione: la legge di Okun e la curva di Phillips

  • La legge di Okun: Okun, un economista statunitense, osservò che quando il tasso di crescita è elevato la disoccupazione diminuisce, perché sono necessari più lavoratori per soddisfare la domanda. La retta del grafico è inclinata verso il basso con una pendenza di -0,4, questo implica che un aumento dell’1% del tasso di crescita riduce la disoccupazione di circa lo 0,4%. La retta interseca l’asse orizzontale (asse delle x) nel punto in cui la crescita della produzione è uguale circa al 3%. In termini economici per mantenere la disoccupazione costante è richiesto un tasso di crescita del 3%. Questo avviene per due ragioni; la prima è che la popolazione aumenta nel tempo e quindi l’occupazione deve aumentare per mantenere la disoccupazione costante. La seconda è che anche il prodotto per lavoratore aumenta nel tempo, e ciò implica che la crescita della produzione deve essere maggiore della crescita dell’occupazione. Questo caso appena analizzato è la situazione americana, analizzando però i medesimi dati in Italia noteremo che ci sono delle differenze. La retta di regressione è negativa come negli stati uniti, questo significa che anche in Italia un aumento della produzione provoca una diminuzione della disoccupazione. Ma la relazione è molto più debole infatti la pendenza è -0,07 (USA -0,4), e inoltre la relazione non è solida come in America, alcuni aumenti della produzione non coincidono con una diminuzione della disoccupazione.
  • La curva di Phillips: Quando la disoccupazione è ridotta (quindi la produzione aumenta), l’economia probabilmente si trova in una fase di surriscaldamento e questo spingerà l’inflazione ad aumentare. Questa relazione fu scoperta nel 1958 da un economista neozelandese di nome Phillips. Uno sguardo alla figura ci suggerisce che la retta di regressione è inclinata verso il basso, un’elevata disoccupazione conduce ad un calo dell’inflazione, mentre una ridotta disoccupazione porta ad un aumento dell’inflazione. La retta interseca l’asse orizzontale nel punto in cui il tasso di disoccupazione è uguale a 6%, quando la disoccupazione scende sotto il 6% l’inflazione è tipicamente aumentata. Questo suggerisce che l’economia si stava surriscaldando lavorando al di sopra del suo potenziale. Quando la disoccupazione è salita al di sopra del 6% l’inflazione è calata. Questo suggerisce che l’economia stava operando al di sotto del suo potenziale. Ancora una volta la relazione non è così forte da identificare la % esatta per evitare il surriscaldamento. Senza dubbio un’economia di successo è un’economia che allo stesso tempo raggiunge elevati tassi di crescita della produzione, una ridotta disoccupazione e un basso tasso di inflazione.

Breve, medio e lungo periodo

Che cosa determina il livello di produzione aggregata di un’economia?

  • Il livello della produzione dipende dalla domanda dei beni, boom vendite in seguito ad un’impennata della fiducia dei consumatori. Questo è giusto nel breve periodo.
  • Ciò che conta per la produzione aggregata è l’offerta, cioè quanto l’economia può effettivamente produrre. Ciò dipende a sua volta da quanto è avanzata la tecnologia in quella economia e quanto capitale viene utilizzato. Questo è giusto nel medio periodo.
  • Le determinanti per la produzione aggregata sono fattori come il sistema scolastico, il tasso di risparmio e la qualità del governo. È da essi che dobbiamo guardare se vogliamo capire il livello di produzione. Questo è giusto nel lungo periodo, qualche decennio.

Capitolo 3 - Il mercato dei beni

La composizione del PIL

Per capire meglio che cosa determina la domanda dei beni ha senso scomporre la produzione aggregata, misurata con il PIL.

  • Consumo (C): Il consumo è la componente più importante del Pil, si tratta di beni e servizi acquistabili dai consumatori. Il consumo rappresenta circa il 61,4% del Pil in Italia.
  • Investimento (I): È la somma degli investimenti non residenziali e residenziali. I due tipi di investimento e le decisioni che li motivano sono molto più simili di quanto si pensi. Le imprese investono per produrre di più, le persone comprano case per ottenere più servizi abitativi.
  • Spesa Pubblica (G): Si tratta di beni e servizi acquistati dal governo.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giacomosandr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Dalmazzo Alberto.
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