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Linguaggio: abilità creativa umana

Lingua come abilità creativa umana, meccanismo che combina un numero finito di elementi per generare un numero potenzialmente infinito di espressioni secondo regole combinatorie. Siamo in grado di produrre frasi, ossia combinazioni di parole, che non abbiamo mai prodotto, e di comprendere il significato di frasi che non abbiamo mai sentito. Ciò è possibile in quanto combiniamo parole secondo regole precise; esistono regole combinatorie/sintattiche che stabiliscono quali combinazioni sono buone. È la grammatica a costituire il filtro delle combinazioni di elementi primitivi.

Natura ed origine del linguaggio

Linguaggio = prodotto sociale vs linguaggio = organo.

Linguaggio come risultato socioculturale

  • Secondo tale ipotesi il linguaggio è il prodotto delle abilità cognitive generali degli uomini, i quali, così come si accordano sull’istituzione di forme di governo, si accordano su come utilizzare una lingua, sulle regole combinatorie e sulle parole da utilizzare.
  • Se il linguaggio è un prodotto sociale ci aspettiamo che sia più complesso o semplice in base alle società (come le forme di governo) e che il grado di complessità di una lingua sia correlato al grado di complessità della società che la parla. In realtà, non solo nelle società industrializzate ma anche nelle società semplici si parlano lingue complesse.
  • Inoltre, a livello generale, le diverse lingue condividono uno stesso grado di complessità, tuttavia possono avere gradi di complessità differenti nei diversi domini.
  • Se ci fossero lingue più complesse di altre ci aspetteremmo che queste abbiano dei processi di acquisizione più lenti (cosa non vera poiché tutti i bambini, in tutte le lingue e società, arrivano a padroneggiare la loro lingua madre all’età di 4/5 anni), che siano in grado di trasmettere contenuti più ricchi (non ci sono popolazioni con sistemi concettuali più poveri e altre con concetti più articolati), e che a lingue diverse corrispondano modi di pensare diversi (non è così).

Complessità linguistica

La si misura in base al dominio combinatorio, dominio regolato da:

  • Fonetica: studio degli aspetti connessi alla produzione dei foni (suoni accettabili e non) e si occupa dell’abilità fonetica.
  • Fonologia: studio del modo in cui i foni interagiscono (unione dei suoni).
  • Lessico: magazzino mentale contenente parole, ossia unità, stringhe di suoni a cui sono associate informazioni rilevanti per ogni dominio. Le lingue si differenziano a livello lessicale in quanto alcune vengono usate in contesti informali (dialetti), altre in contesti ufficiali. Se nel nostro lessico manca una parola, questa viene presa in prestito da un’altra lingua (es. garage) o creata unendo più parole (es. autorimessa). La competenza lessicale è lo studio del modo in cui combiniamo i suoni per formare parole.
  • Morfologia: studio della struttura, riguarda la forma delle parole, del lessico; i morfemi sono piccole unità che per avere significato devono essere legate ad una parola (“-ista, barista”). L’italiano è una lingua morfologicamente complessa mentre quella cinese è semplice. La morfologia assegna alle parole una certa forma in base alla loro struttura sintattica.
  • Sintassi: studio di come le parole si combinano per formare frasi, ordine di soggetto e verbo; a livello sintattico l’italiano è meno complesso dell’inglese poiché il verbo può andare sia prima che dopo il soggetto.
  • Semantica: studio del significato associato a parole/frasi.
  • Pragmatica: studio di come frasi o parole vengono interpretate e utilizzate a seconda del contesto; regole che determinano come le conversazioni devono avere luogo, si tratta di principi universali.

Si tratta di un’ipotesi plausibile ma non vera in quanto l’evidenza è a favore della seconda ipotesi.

Linguaggio come organo

  • Non viene appreso tramite un ragionamento, non è un prodotto socioculturale, è un meccanismo che ha bisogno di essere esposto a stimoli ambientali specifici per potersi sviluppare, ma è organico. Ci aspettiamo quindi che il linguaggio abbia caratteristiche tipiche di altre funzioni organiche (es. iniziare a camminare) e che abbia una componente innata.
  • Assumendo tale ipotesi, gli individui devono necessariamente condividere la stessa lingua; la diversità linguistica si spiega in quanto combiniamo le parole in modo creativo per costruire un numero potenzialmente infinito di enunciati e lo facciamo attraverso delle regole di combinazione che sono ricorsive e che generano delle strutture gerarchiche.
  • Se il linguaggio è un organo allora dipende dalla nostra struttura biologica; devono quindi sussistere le condizioni genetiche per il suo sviluppo e le condizioni fisiologiche, neurologiche per il suo funzionamento. In presenza di condizioni preposte allo sviluppo e al funzionamento del linguaggio deficitarie, assisteremo ad un individuo con disfunzioni del linguaggio ma con capacità intellettuali intatte (il linguaggio è distinto dal pensiero, è indipendente dalle altre capacità cognitive).
  • Nel cervello è presente un meccanismo (modulo del linguaggio), un’entità fisiologica responsabile degli aspetti del linguaggio; a confermare l’esistenza di questo sono le varie patologie linguistiche (afasie) che possono essere causate da ictus o tumori. Le persone afasiche hanno problemi a livello linguistico, ma le loro capacità intellettuali sono nella norma, intatte.

Afasia

L’afasia (conseguenza di lesioni all’emisfero cerebrale sinistro) suggerisce quindi l’indipendenza del linguaggio dalle altre capacità cognitive; se ad essere danneggiati sono alcuni circuiti della parte anteriore dell’emisfero sinistro del cervello gli individui sono in grado di comprendere ma non riescono a produrre frasi, presentano un deficit espressivo (afasia di Broca) se invece il danneggiamento si trova nella parte posteriore l’individuo avrà un deficit nella comprensione ma una parlata fluente (afasia di Wernicke).

A dimostrare che il linguaggio è autonomo è anche il disturbo specifico del linguaggio (DSL) che colpisce il 5-7% dei bambini in età prescolare, i quali hanno un’intelligenza normale, non presentano problemi sensoriali, neurologici, lesioni cerebrali, deficit cognitivi o sindromi genetiche note, ma faticano a comprendere (soprattutto frasi relative che possono presentare un ordine non canonico, con domande o passivi) e a produrre parole, frasi. Cantare filastrocche, raccontare storie aiutano il bambino a non avere problemi linguistici. I deficit linguistici possono avere un’origine genetica.

Idiot savant

Gli idiot savant (ritardati mentali) presentano alcune capacità intellettuali straordinarie, altre deficitarie; caso di Christopher: egli presenta varie disabilità, non sa badare a se stesso, non riesce a vestirsi da solo, non ha passato diversi test d’intelligenza, il suo QI è tra 40-60 (ritardo), tuttavia è in grado di leggere, scrivere, parlare e tradurre correttamente più di 20 lingue (imparate da autodidatta).

Fonetica

Studia il modo in cui vengono percepiti e prodotti i suoni linguistici (capacità di percepire suoni = abilità fonetica), le caratteristiche fisiche dei suoni linguistici rispetto agli organi coinvolti durante la produzione di questi. Nel linguaggio il canale di trasmissione è il suono, questo è ciò che veicola l’informazione linguistica (la lingua dei segni sfrutta il canale visivo). Fisicamente, il suono consiste in una serie di cambiamenti di pressione di un mezzo di propagazione situato tra la fonte del suono e l’ascoltatore, è una perturbazione causata da un corpo in vibrazione. Quest’ultimo trasmette vibrazioni alle particelle del mezzo di trasmissione, vibrazioni che arrivano agli organi percettivi dell’ascoltatore. La propagazione del suono può essere descritta con un moto ondulatorio causato dall’onda acustica (onda sonora).

Proprietà fisiche del suono

  • Periodo: intervallo di tempo necessario per compiere una vibrazione completa.
  • Ampiezza: rappresenta lo spostamento massimo delle molecole d’aria al passaggio della perturbazione acustica.
  • Lunghezza: distanza tra due creste o ventri di un’onda.
  • Frequenza: vibrazioni che avvengono in un secondo, si misura in Hertz.
  • Intensità: grandezza che permette di distinguere i suoni deboli da quelli forti, si misura in decibel.
  • Velocità: dipende dal mezzo attraverso cui si propaga (aria, acqua, mai nel vuoto).

Suoni linguistici si trasmettono nell’aria, per poter parlare bisogna emettere dell’aria, ma affinché questa fuoriesca dalla bocca come linguaggio deve essere modificata in punti e modi diversi (lo facciamo involontariamente). Il flusso dell’aria parte dai polmoni per poi passare attraverso bronchi, trachea e laringe; qui l’aria incontra le corde vocali che, se avvicinate, vibrano provocando rumore. Dopodiché l’aria scavalca l’epiglottide ed entra nella faringe per poi fuoriuscire dalla cavità orale (bocca) o dalla cavità nasale (narici), se va verso l’alto. A dividere queste due cavità è il palato, la cui parte terminale (velum/palato molle) si alza e si abbassa quando parliamo. Questi costituiscono l’apparato fonatorio.

Fonetica articolatoria

  • Articolare i suoni della nostra lingua ed essere in grado di riconoscerli e interpretarli è necessario per poter parlare e comprendere ciò che ci viene detto, e sapere come i suoni vengono prodotti guida il processo del loro riconoscimento.
  • Un suono linguistico non ha un proprio significato ma va a determinare il significato di una parola quando è distintivo, ossia dà un significato diverso (es. pino-fino, mare-male); questi sono esempi di coppie minime ossia due parole che differiscono minimamente tra loro, e la cui presenza indica che [r] e [l] hanno valore distintivo.
  • Vi sono poi suoni allofoni ossia foni diversi dello stesso fonema, suoni diversi ma non distintivi, che possono assumere le caratteristiche del suono che segue (es. in casa-in tana oppure casa-casa in toscano). In italiano sono 30 i suoni con funzione distintiva.
  • Foni = realizzazione concreta di qualsiasi suono del linguaggio, rappresentati tra parentesi quadre [f] [o] [n] [o].
  • Fonemi = suoni che hanno funzione distintiva (segmenti sonori distintivi), responsabili dei diversi significati che associamo alle parole, rappresentati tra due barre /f/ /o/ /n/ /e/ /m/ /a/.

I suoni linguistici possono essere classificati in base alla loro sonorità: vi sono suoni sordi (corde vocali in posizione aperta, non vibrano) e suoni sonori (corde vocali in posizione chiusa, vibrano facendo rumore).

Classificazione dei suoni

  • Punto di articolazione (articolatori: lingua, labbra, denti, palato duro..):
    • Labiodentale: il labbro inferiore tocca l’arcata dentale superiore (es. fino).
    • Bilabiale: le labbra si toccano (es. pino) [p] [b] [m].
    • Dentale: la punta della lingua viene fatta passare tra i denti (es. tino) [t] [d].
    • Velare: la lingua si posiziona sul velum, la parte posteriore del palato molle [g] [c].
    • Alveolare: la lingua si accosta agli alveoli, cavità presente a livello delle ossa mascellari atta a contenere il dente (es. sole) [n] [s] [z].
  • Modo di articolazione:
    • Occlusivo: i due articolatori si toccano in modo da bloccare il flusso d’aria per poi separarsi (es: pino, tino, gara) [p] [b] [t] [d] [k] [g].
    • Fricativo: i due articolatori sono ravvicinati e lasciano un piccolo passaggio per l’aria producendo una turbolenza (es: favore, sapore) [f] [v] [s] [z].
    • Affricativo: occlusione + apertura fricativa (es: pizza, zero) [ts] [dz].
  • Il punto di articolazione è indipendente dal modo di articolazione (t e p, stesso modo ma punti diversi).
  • Suoni nasali (velum abbassato, [m] [n]) e suoni orali (velum alzato, [b] [d]).

Vocali e consonanti

  • Le vocali sono suoni molto sonori prodotti modificando la forma del tratto vocale che rimane più o meno aperto mentre il suono viene prodotto. A modificare la pronuncia delle vocali e distinguerne i suoni sono gli articolatori: la posizione della lingua (alta-media-bassa, anteriore-centrale-posteriore; es: la i è anteriore, la u posteriore), la configurazione delle labbra (distese per la i, arrotondate per la u). Queste hanno più energia delle consonanti e sono portatrici di accento e di tono (formano l’intonazione).
  • Le consonanti invece sono meno sonore delle vocali, il passaggio dell’aria può anche essere completamente ostruito. I suoni possono essere sonori (es: vallo) o sordi (es: fallo) e vengono prodotti restringendo o chiudendo una parte del tratto vocale.
  • Consonanti sonore [b] [d] [g]
  • Consonanti sorde [p] [t] [k].

I suoni non sono persistenti nel tempo, è la scrittura a renderli tali. Tuttavia le ortografie tradizionali delle lingue alfabetiche sono inadeguate per trascrivere univocamente i suoni linguistici, non sempre infatti la grafia è indicativa del suono che rappresenta (es. la o di botte può essere pronunciata in modi diversi). Per analizzare il sistema dei suoni di una lingua c’è bisogno di un alfabeto in cui vi sia una relazione/corrispondenza biunivoca tra suono e segno; per questo è stato inventato l’alfabeto fonetico.

Sistemi di scrittura

  • Sistema logografico o ideografico: i segni corrispondono a parole (egizio, maya, cinese).
  • Sistema sillabico: i segni elementari corrispondono a sillabe (Grecia Micenea, hindi).
  • Sistema alfabetico: i segni corrispondono ai fonemi (greco, latino, italiano).

Fonetica acustica

  • Studia le proprietà fisiche dei suoni linguistici e la loro relazione con le proprietà articolatorie, scomponendo il segnale acustico nelle sue componenti periodiche complesse e queste in componenti periodiche semplici, e distinguendo le componenti armoniche da quelle aperiodiche. Tutti i suoni sono complessi e presentano componenti armoniche e non, si differenziano a seconda di come queste intensità vengono mescolate.
  • Le vocali sono suoni complessi con componenti periodiche, le consonanti sonore suoni complessi con componenti periodiche ed aperiodiche (non periodiche), mentre quelle sorde suoni complessi con componenti aperiodiche.
  • Il suono a frequenza più bassa è detto fondamentale, mentre gli altri sono detti armonici e hanno frequenze multiple della componente fondamentale (il primo armonico è il doppio della fondamentale e il secondo armonico è il triplo), che determina il tono percepito di un suono.

Suoni vocalici: sono onde sonore complesse, con componenti periodiche. Suoni sonori: hanno onde periodiche (armoniche e non). Suoni sordi: hanno onde non periodiche (rumori).

Se paragoniamo il nostro apparato fonatorio a uno strumento musicale possiamo riscontrare due elementi: un elemento vibrante o elemento eccitatore, che genera la vibrazione (corde vocali) e un elemento risonante, che entra in vibrazione a causa della presenza del primo. Quest’ultimo, rinforzando certe frequenze e attenuandone altre, fa in modo che i suoni si distribuiscano in formanti (= concentrazioni di energia acustica in certe bande di frequenza, vibrazioni armoniche esaltate da un processo di risonanza del tratto vocale).

Questa concentrazione di energia può essere rappresentata graficamente in uno spettrogramma, ossia un grafico in cui vengono riportate in ascissa il tempo e in ordinata le frequenze delle componenti del suono. La fonetica acustica ricorre spesso all’analisi spettrografica (prima veniva usato il metodo dell’oscillogramma che rappresenta la variazione di pressione nel tempo) per ricercare caratteristiche, pattern regolari nel segnale acustico riconducibili a fattori articolatori che abbiano rilevanza fonologica (distintiva). Ogni suono linguistico ha una firma caratteristica poiché ci sono fasce di frequenza che assumono certe intensità.

Fonetica percettiva

  • Studia il modo in cui vengono percepiti e identificati i suoni del linguaggio (percezione e riconoscimento del parlato). Il riconoscimento del parlato, a differenza degli altri suoni, come dimostrato da esperimenti di fine anni '60, è automatico e veloce (identifichiamo parole nel parlato dopo circa 200ms dall’inizio della loro pronuncia).
  • La percezione del riconoscimento del parlato è però soggetta ad alcuni fenomeni:
    • Fenomeno dell’invarianza: le manifestazioni acustiche dei fonemi sono variabili ma tale variabilità non viene percepita dagli ascoltatori; lo stesso segnale acustico non è percepito in maniera univoca e segnali acustici differenti sono percepiti come uguali.
    • Fenomeno di co-articolazione: ogni fono subisce l'influenza del contesto nel quale è articolato (foni che lo precedono o lo seguono) e i fonemi cambiano al variare del contesto (es: gina – gita, la i assume una qualità nasale quando precede una consonante nasale e assume una qualità dentale quando precede una consonante dentale).
    • Fenomeno della percezione categoriale: riconduciamo il continuum dei segnali acustici a categorie discrete.

Fonologia

Studia le proprietà dei segmenti acustici distintivi (fonemi) e la loro rappresentazione mentale; questi sono rappresentazioni astratte di suoni linguistici fisici (foni distintivi). Per individuarli occorre confrontare coppie minime.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

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