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LINGUAGGIO DEI NUOVI MEDIA

Si spieghi cosa intendono Bolter e Grusin, con il concetto di

"rimediazione"

Per Jay David Bolter e Richard Grusin, la rimediazione è il processo attraverso

cui un nuovo medium riprende, incorpora, rielabora e trasforma le

caratteristiche dei media precedenti. Secondo gli autori, infatti, un nuovo mezzo di

comunicazione non nasce mai in modo completamente indipendente, ma si sviluppa

attraverso un rapporto con i media che lo hanno preceduto. Per esempio, i media

digitali riprendono elementi della stampa, della fotografia, del cinema e della

televisione, trasformandoli e adattandoli alle nuove possibilità tecnologiche. Il

concetto di rimediazione riprende anche l’idea di Marshall McLuhan, secondo cui il

contenuto di un medium è spesso costituito da un altro medium. Questo significa che

ogni nuovo mezzo tende a riproporre, all’interno della propria struttura, forme e

linguaggi già utilizzati dai mezzi precedenti. Un sito Internet, per esempio, può

contenere testi tipici della stampa, fotografie, video propri della televisione e del

cinema, musica e altri elementi audiovisivi, combinandoli all’interno di un unico

ambiente digitale. La rimediazione, quindi, non consiste semplicemente nel copiare

un vecchio medium, ma nel reinterpretarlo e modificarlo. Il nuovo medium può

cercare di rendere l’esperienza simile a quella del medium precedente oppure può

sfruttare le nuove caratteristiche tecnologiche per creare modalità di comunicazione

completamente più complesse e interattive. Bolter e Grusin individuano, in

particolare, due modalità attraverso cui avviene questo processo: immediatezza e

ipermediazione. L’immediatezza si verifica quando il nuovo medium cerca di

rendere la tecnologia quasi invisibile, dando all’utente la sensazione di avere un

rapporto diretto con il contenuto. In questo caso, l’obiettivo è far dimenticare la

presenza del mezzo e rendere l’esperienza il più possibile naturale e trasparente.

L’ipermediazione, invece, mette in evidenza la presenza del medium e della

tecnologia, mostrando la molteplicità degli strumenti utilizzati. Un esempio può

essere una pagina digitale che combina contemporaneamente testo, immagini,

video, audio, finestre e collegamenti ipertestuali. Un aspetto importante è che

vecchi e nuovi media non sono necessariamente in competizione tra loro. La

nascita di un nuovo medium non significa automaticamente la scomparsa di quelli

precedenti. Al contrario, i nuovi media possono riprendere e trasformare le

caratteristiche dei vecchi, mentre questi ultimi possono a loro volta modificarsi per

adattarsi al nuovo ambiente comunicativo. Si crea quindi un rapporto continuo di

continuità, trasformazione e reciproca influenza. In questo senso, la

rimediazione permette di comprendere l’evoluzione dei mezzi di comunicazione:

ogni nuovo medium si costruisce anche attraverso il confronto con quelli

precedenti, riprendendone alcuni aspetti e introducendo nuove possibilità. I media

digitali, quindi, non rappresentano una rottura totale con il passato, ma una sua

rielaborazione attraverso nuove tecnologie e nuove forme di fruizione. Quindi,

per Bolter e Grusin la rimediazione è il processo attraverso cui un medium

rappresenta e rielabora altri media, trasformandone linguaggi, forme e modalità di

utilizzo. È proprio attraverso questo continuo rapporto tra vecchi e nuovi media che

si sviluppa l’evoluzione della comunicazione contemporanea.

Si spieghi cosa intendono Bolter e Grusin quando parlano di

rimediazione come inseparabilità di mediazione e realtà.

Per Jay David Bolter e Richard Grusin, la rimediazione come “inseparabilità di

mediazione e realtà” indica il fatto che, nella cultura contemporanea, non esiste più

una realtà percepita in modo puro e immediato, separata dai media. Ogni esperienza

del reale avviene infatti attraverso forme di mediazione: televisione, cinema,

fotografia, Internet, social network, videogiochi e applicazioni digitali influenzano

continuamente il modo in cui comprendiamo il mondo. Secondo i due autori, i media

non sono semplici strumenti neutrali che trasmettono contenuti, ma partecipano

attivamente alla costruzione della realtà culturale e sociale. Per questo motivo la

mediazione non può essere eliminata. Anche i media digitali che cercano di apparire

“trasparenti”, cioè di far dimenticare all’utente l’esistenza del medium, continuano

comunque a mediare l’esperienza. Ad esempio, la realtà virtuale o la grafica 3D

cercano di offrire un’esperienza immersiva e immediata, ma questa immediatezza è

sempre prodotta attraverso tecnologie, interfacce e codici mediali. Bolter e Grusin

sostengono quindi che tutte le forme di mediazione sono in realtà forme di

rimediazione, perché ogni medium si definisce attraverso il rapporto con altri media

precedenti. I nuovi media cercano spesso di migliorare o superare quelli vecchi, ma

continuano inevitabilmente a dipendere da essi. Un sito web può riprendere la

struttura del giornale, la televisione può imitare il Web, i videogiochi possono

incorporare il cinema. In questo processo, il reale e la mediazione diventano

inseparabili: le mediazioni non si limitano a rappresentare la realtà, ma diventano

esse stesse realtà culturale. Per gli autori, dunque, non è possibile liberarsi né della

mediazione né del reale. Viviamo in una società in cui il reale viene continuamente

costruito, riformato e reinterpretato attraverso i media. La rimediazione rappresenta

proprio questo continuo intreccio tra esperienza reale e processi mediali.

Si spieghi cosa intendono Bolter e Grusin con il concetto di

"ipermediazione".

Con il concetto di “ipermediazione”, Jay David Bolter e Richard Grusin indicano una

modalità comunicativa nella quale il medium rende evidente la propria presenza

invece di nasconderla. A differenza dell’immediatezza trasparente, che cerca di

cancellare i segni della mediazione per dare l’illusione di un contatto diretto con la

realtà, l’ipermediazione moltiplica le forme mediali e mette in mostra il processo della

comunicazione. Nelle applicazioni ipermediali convivono contemporaneamente testi,

immagini, video, finestre, collegamenti ipertestuali, animazioni e suoni. L’utente non

osserva un contenuto in modo lineare e uniforme, ma è continuamente portato a

spostare l’attenzione da un elemento all’altro dello schermo. Bolter e Grusin parlano

infatti di una “estetica dell’occhiata rapida”, contrapposta allo “sguardo prolungato”:

l’esperienza digitale è frammentata, dinamica e discontinua. L’ipermediazione

enfatizza quindi il processo stesso della mediazione. L’utente è consapevole di

trovarsi davanti a una costruzione artificiale composta da più media che

interagiscono tra loro. Tuttavia, questo eccesso di mediazione non allontana

necessariamente dal reale. Al contrario, secondo gli autori, la moltiplicazione dei

media può produrre un forte senso di autenticità e coinvolgimento emotivo. La

saturazione di immagini, informazioni e stimoli può essere percepita come

un’esperienza “reale” proprio perché totalizzante. Un esempio di ipermediazione è il

Web, dove finestre, banner, video, social network, hyperlink e contenuti multimediali

convivono nello stesso spazio digitale. Anche i videogiochi complessi, le piattaforme

digitali e le interfacce multitasking rappresentano forme di ipermediazione, poiché

mostrano apertamente la presenza del medium e l’interazione continua tra diversi

linguaggi comunicativi. Per Bolter e Grusin, l’ipermediazione e l’immediatezza

trasparente sono due logiche opposte ma complementari della rimediazione:

entrambe cercano di offrire all’utente un’esperienza autentica del reale, ma lo fanno

attraverso strategie differenti.

Si spieghi in cosa è consistita la rimediazione portata dalla fotografia nel

sistema dei media al momento della sua affermazione.

La rimediazione portata dalla fotografia nel sistema dei media è consistita nella

trasformazione profonda delle modalità di rappresentazione della realtà e nel

rimodellamento dei media che l’avevano preceduta, in particolare la pittura e il

disegno. Quando la fotografia si afferma nel XIX secolo, essa viene percepita come

un medium capace di offrire una rappresentazione più immediata, precisa e

realistica del mondo rispetto alle tecniche artistiche tradizionali. La sua legittimazione

culturale deriva proprio dall’idea di migliorare i limiti dei media precedenti, soprattutto

per quanto riguarda la fedeltà visiva e la rapidità della riproduzione. Secondo la

logica della rimediazione descritta da Jay David Bolter e Richard Grusin, la fotografia

non elimina completamente i media precedenti, ma li riforma e li ridefinisce.

Inizialmente la fotografia riprende infatti modelli compositivi, prospettive e criteri

estetici della pittura. I primi ritratti fotografici imitano i dipinti sia nell’inquadratura sia

nella postura dei soggetti. Allo stesso tempo, però, la fotografia introduce una nuova

idea di immediatezza, poiché appare come una registrazione automatica e oggettiva

del reale. Questa trasformazione produce effetti importanti sull’intero sistema dei

media. La pittura, non dovendo più svolgere esclusivamente la funzione di

rappresentazione fedele del mondo, può orientarsi verso nuove sperimentazioni

artistiche, come l’impressionismo, l’espressionismo e l’astrattismo. In questo senso

la fotografia rimedia la pittura, ma contemporaneamente costringe la pittura a

rimediare se stessa, ridefinendo il proprio ruolo culturale. La fotografia diventa inoltre

un medium centrale per altri mezzi di comunicazione successivi, come il cinema, la

pubblicità, la stampa illustrata e poi i media digitali. Essa inaugura una nuova cultura

visuale fondata sulla riproducibilità tecnica dell’immagine e sulla convinzione che la

tecnologia possa offrire un accesso più diretto alla realtà. Tuttavia, come sostengono

Bolter e Grusin, anche la fotografia non è mai un accesso neutro al reale, ma una

forma di mediazione che rielabora convenzioni culturali e linguistiche preesistenti. La

rimediazione fotografica consiste quindi sia nel miglioramento apparente dei media

precedenti, sia nella loro trasformazione culturale. La fotografia non cancella la

pittura o il disegno, ma entra con essi in una relazione dialettica fatta di

competizione, imitazione e ridefinizione reciproca.

Si spieghi cosa ha a che fare il concetto di "pensiero complesso" con il

fenomeno della rimediazione.

Il concetto di “pensiero complesso”, sviluppato soprattutto da Edgar Morin, è

strettamente collegato al fenomeno della rimediazione perché entrambi rifiutano una

visione lineare, semplice e separata della realtà e dei processi culturali. Il pensiero

complesso sostiene infatti che i fenomeni sociali, culturali e comunicativi non

possano essere compresi isolando i singoli elementi, ma debbano essere analizzati

considerando le relazioni, le interconnessioni e le influenze reciproche tra le diverse

componenti di un sistema. La rimediazione funziona esattamente secondo questa

logica. Per Jay David Bolter e Richard Grusin, nessun medium esiste in modo

autonomo o indipendente: ogni medium nasce, si sviluppa e acquisisce significato

attraverso il rapporto con altri media. I nuovi media digitali incorporano, trasformano

e reinterpretano i media precedenti, mentre questi ultimi reagiscono rimodellandosi

per restare culturalmente rilevanti. Si crea quindi una rete continua di influenze

reciproche. Il pensiero complesso aiuta a comprendere proprio questa dimensione

reticolare e dinamica della comunicazione contemporanea. Non esiste una

successione lineare in cui un medium sostituisce semplicemente un altro; esiste

invece una genealogia di contaminazioni, ibridazioni e riforme continue. Ad esempio,

Internet incorpora stampa, fotografia, radio, televisione e cinema, ma allo stesso

tempo la televisione adotta logiche tipiche del Web, come l’interattività e la

frammentazione dei contenuti. Anche il riferimento a Bruno Latour presente nel testo

richiama il pensiero complesso. Latour sostiene che la realtà contemporanea sia

costituita da “ibridazioni” tra soggetti umani, tecnologie, linguaggi e oggetti. Questo

significa che non possiamo separare nettamente individuo, medium e realtà, poiché

ciascun elemento esiste solo all’interno delle relazioni con gli altri. La rimediazione

mostra infatti che ogni atto comunicativo è sempre il risultato di una combinazione di

mediazioni precedenti. Il legame tra pensiero complesso e rimediazione consiste

quindi nell’idea che la cultura mediale sia un sistema interconnesso, nel quale i

media si influenzano reciprocamente e contribuiscono insieme alla costruzione della

realtà sociale. Comprendere i media significa allora studiare non singoli strumenti

isolati, ma le reti di relazioni, trasformazioni e contaminazioni che li collegano.

Si spieghi perché e con quali esempi Bolter e Grusin sostengono che la

storia dei media è volta alla ricerca di una sempre maggiore

immediatezza.

Per Jay David Bolter e Richard Grusin, la storia dei media è caratterizzata dalla

continua ricerca di una sempre maggiore “immediatezza”, cioè del tentativo di offrire

all’utente un’esperienza che sembri il più possibile diretta, naturale e priva di

mediazioni. Ogni nuovo medium cerca infatti di presentarsi come più vicino alla

realtà rispetto ai media precedenti, promettendo un accesso più autentico e

trasparente al mondo rappresentato. Secondo gli autori, questa ricerca

dell’immediatezza è uno degli elementi fondamentali della rimediazione. Ogni

medium nasce cercando di colmare i limiti dei media precedenti, accusati

implicitamente di non essere abbastanza realistici o immersivi. Tuttavia, il nuovo

medium non elimina mai completamente quelli precedenti, ma li incorpora, li riforma

e continua a dipendere da essi. Bolter e Grusin mostrano come questo processo

attraversi tutta la storia dei media. La pittura rinascimentale, ad esempio, cercava di

produrre un effetto di immediatezza attraverso la prospettiva lineare, che dava allo

spettatore l’illusione di osservare direttamente uno spazio reale. Successivamente la

fotografia venne considerata un miglioramento rispetto alla pittura perché sembrava

capace di catturare automaticamente la realtà in modo più oggettivo e fedele. La

fotografia prometteva quindi un rapporto più immediato con il reale. A sua volta, il

cinema cercò di superare la staticità della fotografia introducendo il movimento e

successivamente il sonoro, aumentando ulteriormente l’impressione di presenza e

realismo. La televisione rese questa esperienza ancora più immediata grazie alla

trasmissione in tempo reale degli eventi, creando l’impressione che lo spettatore

potesse assistere direttamente alla realtà mentre accadeva. Con i media digitali la

ricerca dell’immediatezza diventa ancora più evidente. La realtà virtuale, la grafica

3D, i videogiochi immersivi e le simulazioni digitali cercano di cancellare la

percezione del medium stesso, facendo dimenticare all’utente l’esistenza dello

schermo o dell’interfaccia. Nei videogiochi, ad esempio, l’utente non è più soltanto

spettatore, ma diventa protagonista dell’azione, con l’illusione di agire direttamente

all’interno dell’ambiente rappresentato. Anche il Web e le interfacce digitali cercano

spesso trasparenza e facilità d’uso per rendere invisibile il medium e favorire un

accesso immediato ai contenuti. Gli autori sottolineano però un aspetto paradossale:

questa immediatezza totale non può mai essere realmente raggiunta. Ogni medium

che tenta di nascondere la propria mediazione continua comunque a essere una

costruzione tecnica e culturale. Anche le tecnologie più immersive restano forme di

rimediazione, perché si definiscono sempre attraverso il confronto con media

precedenti e attraverso convenzioni rappresentative già esistenti. Per questo Bolter

e Grusin sostengono che la storia dei media non è una semplice successione lineare

di strumenti sempre più avanzati, ma una continua tensione tra il desiderio di

immediatezza e la consapevolezza inevitabile della mediazione. Ogni nuovo medium

promette un accesso più diretto al reale, ma al tempo stesso rimane legato ai media

che lo hanno preceduto e ai processi di rappresentazione che cerca di superare.

Si spieghi cosa intendono Bolter e Grusin con il concetto di

"immediatezza trasparente".

Per Jay David Bolter e Richard Grusin, il concetto di “immediatezza trasparente”

indica la tendenza dei media a voler cancellare la percezione della mediazione,

offrendo all’utente l’illusione di un accesso diretto e immediato alla realtà o al

contenuto rappresentato. In altre parole, il medium cerca di diventare “trasparente”,

cioè invisibile, facendo dimenticare allo spettatore la presenza dell’interfaccia, della

tecnologia o del processo di rappresentazione. Secondo gli autori, il desiderio di

immediatezza attraversa tutta la storia dei media. Ogni nuovo medium tende infatti a

legittimarsi sostenendo di essere più realistico, naturale e coinvolgente rispetto ai

precedenti. L’obiettivo è produrre nell’utente una sensazione di presenza autentica,

come se non esistesse alcuna distanza tra lui e l’oggetto rappresentato. Bolter e

Grusin spiegano che l’immediatezza trasparente si basa sull’idea che il medium

debba scomparire dall’esperienza percettiva. Più il medium riesce a nascondere la

propria artific

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marika.f2002 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggio dei nuovi media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Iezzi Francesco.
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