Letteratura tedesca
1
Il corso si baserà sulla letteratura tedesca nel periodo storico tra l’ultimo
quindicennio del 700 al primo ventennio del 900.
Nei testi letterari di lingua tedesca (da noi selezionati) è piuttosto
ricorrente la fallacia maschile di ogni forma di possesso, ovvero l’idea
(maschile in quel contesto culturale) che un uomo possa possedere
qualcosa. Questa fallacia non riguarda solo il possesso erotico da parte
dell’uomo, ma riguarda il possesso in se come forma di relazione con il
mondo.
Nella letteratura tedesca sono ciclicamente ricorrenti delle fasi di crisi
endogene dei mezzi espressivi dell’arte, della lingua. Ovvero la letteratura
tedesca attraversa ciclicamente momenti di crisi e ogni volta per uscirne
cambia il modo di esprimersi (es: Sturm und drang, rompe con le regole
rigide dell’illuminismo, abbiamo così più emozioni e più caos; poi abbiamo
il classicismo con Goethe che rimette l’ordine; poi di nuovo crisi col
romanticismo). 2
Le tappe della vita di Goethe vengono adottate come soglie di questa
epoca letteraria. La scelta di utilizzare Goethe come riferimento non è
casuale, le sue qualità artistiche lo rendono il Dante della cultura tedesca.
Il successo di Goethe iniziò con la pubblicazione del “Werther” per poi
raggiungere l’apice della sua rilevanza, una volta insediatosi nel polo
culturale di Weimar (città della Turingia, Germania; in questo periodo però,
fino al 1871, si parla di Prussia, la Germania non è ancora unita). In
quest’ultima, tra gli anni 70 e 80 dell’800, iniziarono a recarsi molti
scrittori come: Weiland, Goethe, Lenz e Schiller.
La cultura prussiana del 700 è dislocata attraverso diversi centri culturali;
oltre Weimar c’era Berlino, Lipsia, Heidelberg, Amburgo…
La Prussia era divisa in tante piccole entità autonome governate da
sovrani locali.
Questa frammentazione è il motivo per il quale l’arte letteraria si fece
carico di costituire un’unità culturale a livello nazionale.
Il regno di Prussia era sorto nel 1701 e smise di esistere alla fine della 1°
guerra mondiale.
Essa si affacciò al 700 (dopo la guerra dei 30 anni) in una condizione
economica precaria, l’economia era statica, basata su una base agraria.
Qui dominavano i così detti “junker” una minoranza di proprietari terrieri
conservatori. Questi avevano un grande influsso sulla vita politica e
militare.
Per quanto riguarda la vita politico sociale delle singole contee, era sotto il
controllo dei sovrani locali. Questi esercitavano il loro potere, influenzando
anche la vita culturale.
Goethe ebbe una giovinezza abbastanza turbolenta, si recò a Weimar per
assumere il ruolo di precettore del duca locale, Carlo Augusto. È proprio
attraverso questo ruolo, dopo essersi fatto affidare diversi incarichi, che
iniziò ad influenzare la cultura dell’epoca.
Contrariamente a questo sviluppo politico per sedi locali, si iniziò a
sviluppare, a inizio 700, un rafforzamento del potere centrale ovvero la
sovranità centrale della Prussia: Federico Guglielmo 1°.
Successivamente, nel 1740, salì al trono suo figlio, Guglielmo 2° detto “il
grande”. Egli fu una delle figure politiche più potenti dell’età prussiana
(insieme a Bismarck, cancelliere dell’impero tedesco). Federico il grande si
distinse per vari aspetti, principalmente per la sua sete d’azione quasi
sempre imprudente e irruenta. A differenza del padre, egli, aveva un
amore per la Francia e la cultura francese, tanto da presentarsi in pubblico
come un sovrano illuminato. Egli però non riuscì mai ad essere in armonia
con gli artefici della cultura prussiana, ovvero con la cultura del suo
territorio.
Il pietismo è una corrente religiosa nata tra il Seicento e il Settecento nei
territori tedeschi all’interno del protestantesimo. Non era solo una dottrina
religiosa, ma anche uno stile di vita basato su valori morali e sulla fede
personale. Promuoveva la libertà di culto individuale e la pratica della
religione in piccole comunità indipendenti dalla Chiesa ufficiale, chiamate
collegia pietatis o “chiese del cuore”. In questi gruppi si sviluppava un
forte senso di amicizia e Cristo veniva visto come un amico dell’anima. Il
pietismo si contrapponeva all’Illuminismo, che invece esaltava la ragione
e aveva un atteggiamento spesso critico verso la religione.
Illuminismo e pietismo avevano però in comune un punto, ovvero che
l’individualità abbia un limite e che a un certo punto debba lasciarsi
guidare da un’istanza superiore al singolo.
Nel caso dei pietisti, la volontà divina; mentre nel caso degli illuministi, la
luce della ragione o l’etica civile.
Illuminismo e pietismo condividevano anche l’idea che l’elevazione
personale fosse il presupposto di un miglioramento collettivo (la società
migliorava a partire dal miglioramento del singolo).
Altro aspetto fondamentale, che influenza in gran parte la poesia di metà
700, è l’ambiente rurale, prevalente in questa Germania di economia
agraria. I pietisti venivano infatti chiamati “i poeti della campagna”. In
Goethe infatti è ricorrente l’immagine della capanna (topos che si trova in
tutti gli autori del 700).
La capanna era lo spazio più ristretto in cui si radunavano e convivevano
questi piccoli gruppi di fedeli.
In un modo o nell’altro, l’ellenismo (diffusione della cultura greca nel
mondo antico) ha una pertinenza diretta nella letteratura tedesca. La
ragione più concreta è che diversi riferimenti ritornano costantemente
nella letteratura tedesca (fino al 900).
(“Ifigenia in Tauride” di Goethe ad esempio, è una riscrittura della tragedia
di Euripide).
Per cominciare, questo ritorno all’antico, ha una sua ragione storica. La
spinta maggiore è data da una serie di ritrovamenti archeologici di arte
greca che inspirarono scrittori come Goethe, Schiller.
Goethe, nel mondo greco antico, riconosceva il presupposto di un
possibile ritorno dell’età dell’oro e questa rinascita doveva avvenire
proprio dentro la cultura germanica.
Ci rifacciamo al saggio di Schiller “Sulla poesia ingenua e sentimentale”
(1795). Questo trattato è uno dei più espliciti rivolti all’antichità classica.
Schiller avanza questa teoria storico- letteraria, quella che distingue tra
poesia ingenua (quella dell’epos greco; gesta eroiche orali) e la poesia
moderna, sentimentale, che è tale in quanto ha perduto l’antica ingenuità
che può solo testimoniarne la perdita o ispirarsi a essa.
Questa ispirazione, secondo Schiller, deve compiersi sia sul piano estetico,
sia sul piano morale. In sostanza Schiller sancisce una nostalgia
dell’antico.
Goethe invece, scrive un saggio sull’architettura tedesca, ispirata dal
duomo di Strasburgo, dove esaltava l’architettura gotica.
3
Partiamo da una scena e andiamo a ritroso.
La scena è quella in cui Goethe fa morire suicida, per amore e per malattia
dell’anima, il personaggio più celebre del 700 tedesco ovvero Werther.
La scena ci interessa in quanto accanto al corpo agonizzante, nell’ultima
scena del romanzo, viene trovato, aperto sopra un leggio, il dramma di
Lessing intitolato “Emilia Galotti”.
Questo non era un libro a caso, ma aveva una funzione simbolica.
Tanto per cominciare, a proposito di Lessing, possiamo dire che il suo
nome, con quello di Klopstock, sia sul podio delle figure più imminenti
della letteratura prussiana che precedono i grandi classici di fine 700
(Goethe e Schiller).
“Emilia Galotti” è un’opera teatrale, un dramma del 1772 (2 anni anteriore
alla pubblicazione del Werther). Dal titolo ci rendiamo conto che la
protagonista è una donna e che la collocazione della vicenda è in Italia. La
vicenda si svolge in uno stato indipendente italiano, dove un sovrano
esercita il proprio potere solo per interessi materiali.
La trama, convoca intrighi di corte e fa si che Emilia Galotti, una giovane
donna di famiglia borghese promessa sposa di un conte, diventi
malauguratamente bersaglio dell’amore ossessivo e possessivo del
principe Ettore Gonzaga (un uomo incline a ostentare una forza virile, ma
allo stesso tempo del tutto inetto e volubile). Egli in nome di questo
capriccio erotico, fa uccidere il promesso sposo di Emilia per spianare la
via ai suoi desideri. Allo stesso tempo egli si disinteressa completamente
della sua futura moglie e della sua amante, tanto da non riconoscerla più
neanche in un ritratto.
Nel dramma di Lessing, la donna è indirettamente vittima dell’occhio
maschile.
Emilia, accecata da questo alienismo sociale, fa finta di non notare i loschi
intenti del principe, che alla fine riesce ad attrarre Emilia e ad
intrappolarla nel suo stesso palazzo.
Tutto ciò si conclude nel 5° atto, quando sopra giunge il padre di Emilia
per salvarla dalle cospirazioni del principe e riappropriarsi della figlia.
Emilia, alla fine, bacia la mano al padre e riconosce questo rapporto di
subordinazione. Nel finale Emilia decide di togliersi la vita per preservare
la sua integrità morale e la sua libertà d’azione, persuade quindi il padre a
trafiggerla (egli si era rifiutato di uccidere il principe, ma non esita ad
uccidere la figlia).
Eccoci giunti al motivo per il quale troviamo questo libro sulla scena del
suicidio di Werther.
Emilia Galotti è una tragedia in cui la protagonista preferisce morire
piuttosto che perdere la propria purezza morale a causa delle pressioni di
un principe. Anche Werther si trova in una situazione che percepisce come
senza via d’uscita, schiacciato dal suo amore impossibile per Lotte.
Goethe crea quindi un parallelismo:
Emilia sceglie la morte per salvare la propria integrità; Werther sceglie il
suicidio per sfuggire a un dolore emotivo insopportabile. Entrambi vedono
la morte come una liberazione da una situazione moralmente o
emotivamente intollerabile.
La rinuncia al sé, ovvero all’io, è un concetto prettamente pietistico. Lo
ritroveremo nell’Efigenia goethiana, ma non come in Emilia Galotti.
Nell’Efigenia c’è un altro concetto pietistico, ed è il motivo dell’”anima
bella”.
In Emilia Galotti questo motivo non appare in maniera diretta, la
protagonista è connotata come una persona devota all’anima bella
(schöne seele). Ella appare sempre religiosamente devota alla
convenzione morale.
Nella cultura pietista, la donna è identificata come portatrice della schöne
seele, ovvero la stabilità morale, risultando immune ai tormenti interiori
che invece assalgono gli uomini (dubbi religiosi, oscillazioni emotive..).
Questa qualità assoluta conduce però la donna ad assumere una qualità
sacrificale e quindi penalizzante rispetto a quella maschile, che spesso è
condannabile sul piano etico ma risparmiato a destini peggiori (come il
principe di Emilia Galotti).
Altro esempio che mostra come il pietismo sia permeato nella cultura 700
esca è un aspetto letterario ricavato dalla cultura pietista: la sublimazione
dell’Empfindsamkeit ( una corrente culturale e letteraria, sviluppatasi tra il
1740 e il 1780 circa, che esaltava il sentimento, l'interiorità e la
commozione "naturale" in opposizione al freddo razionalismo
dell'Illuminismo.). Questo dipende dalla concezione che i pietisti avevano
con i rapporti sentimentali. Questi rapporti tra i pietisti, rimandavano
immagini poetiche che non riguardavano solo il rapporto uomo- donna,
ma quelli tra soggetto e mondo (individuo- natura e individuo- dimensione
divina). Ma andiamo per ordine.
I valori illuministici (solidarietà, filantropia e fratellanza) si ritrovano anche
nel pietismo, sebbene siano declinati in una forma diversa (vincolata alla
loro pratica religiosa e sociale), in particolare la visione sacrale
dell’amicizia. L’iniziazione pietistica era essere accolti in una comunità di
confratelli (amici dell’anima) uniti da amicizia in cristo (figura umanizzata
e ritenuto il primo amico dell’anima del devoto).
In questa cornice, anche l’amore (in senso erotico) replicava gli stessi
ruoli. Infatti, la moglie (guidata da compassione/simpatia/vicinanza
emotiva verso il compagno) oltre ad essere la partner era anche amica e
sorella (come Lotte nel Wherner, ha questa triplice connotazione).
Molti ritengono questo un residuo “maternalistico” della cultura pietista,
ovvero di centralità della figura femminile.
Rispetto alla filantropia illuminista (filantropica), l’amicizia pietista, aveva
una natura esclusiva ovvero indirizzata solo ai confratelli. Non era quindi
un impulso filantropico, ma era un amore philadephico (sentimento di
affetto/amore/stima fraterno).
Questo schema ritorna anche nella lirica 700 esca con lo schema del
triangolo filadelfico (triangolo tra amici e amanti; “innamorarsi della
sorella dell’amico”). Un trio di amici bastava per costituire la “cellula
minima/ l’unità di misura” funzionale pietista.
Facciamo ora un piccolo salto indietro di qualche decennio, per cogliere a
pieno il senso dell’influenza del pietismo sulla letteratura.
Nella lirica di metà secolo, riaffiora la cultura pietista in senso ampio come
una visione astratta e sublimante del mondo, che produrrà una serie
ricorrente di immagini in tutta la letteratura tedesca come: la capanna.
La capanna era il simbolo dello spazio sociale, intimo e ristretto di quelle
“cellule minime”.
Questo ci permetterà anche di notare come la grecofilia fosse presente già
prima di Goethe. Tutto ciò è riscontrabile nella poesia anacreontica,
genere di lirica che adottò lo stile rococò europeo che si affermò in Prussia
nel 1840 grazie a Friedrich Von Hagedorn.
La poesia anacreontica si ispira, sul piano dell’ambientazione, all’idillio
pastorale classico. Si chiama anacreontica perché riprende, sul piano dei
temi e delle atmosfere, l’eros edonistico di Anacreonte. Un modello che
sembrerebbe allontanare dalla tendenza introspettiva del pietismo (visto
che convoca questo piacere edonistico: vino, socializzazione).
Queste poesie costituiscono delle scenette in cui pochi amici si radunano,
condividono il piacere e godono insieme della bellezza e grandezza della
natura divina.
Klopstock, riprende diversi motivi e stilemi degli anacreontici, la sua
poesia è ricca di grecismi. Egli adotta il metro classico per poi stravolgerlo.
La lirica di Klopstock possiamo posizionarla nella metà del 700. Questa
influenzò molto Goethe e altri poeti successivi.
Non ci sono prove dirette del contatto di Klopstock con i pietisti, eppure, la
sua letteratura, era ricca di elementi pietistici. Un esempio lo si trova
appunto nei suoi versi, dove emerge un’immagine ideale di una “capanna
dell’amicizia” (che mette insieme proprio due elementi pietistici), questa
nella sua poesia diventa un tempio sacro nascosto e protetto nella natura.
La poesia stessa si crea proprio in quei momenti di sublimazione collettiva
della natura e del poeta stesso.
Le figure femminili in Klopstock restano più tosto vaghe, come nella
poesia “An Gott”, dove l’amata diventa parte dell’evocazione a Dio. Un
altro esempio è la poesia “An meine freunde” in cui compare una figura
femminile, quella di Fanny. Nella poesia ella appare in una doppia veste:
quella di madre e quella di amante, la figura è idealizzata, quasi creata
dall’ode poetica stessa.
Tutto ciò ci dice molto sul secolo culturale di cui stiamo parlando.
Goethe conosceva molto bene la poesia rococò degli anacreontici, infatti
nelle sue liriche giovanili non è estraneo a questi modelli, che poi innova
sempre con immagini nuove, linguaggi intensi, meno simbolici e
metafisici. Questa tendenza annunciava il suo stile sturmeriano, uno stile
che, in Goethe, corrisponde anche alla sua visione filosofica della natura,
panteistica (concezione religiosa secondo cui Dio coincide con l’universo e
la natura “tutto è Dio”) che Goethe deve alle letture di Spinoza.
“Mailied” è il titolo alternativo della poesia di Goethe “Maifest” (festa di
maggio), che riprende quello della festa di primavera di Klopstock, è un
componimento del 1771.
Questo è un testo estremamente innovativo, massima espressione della
poesia del popolo. È proprio da qui che parte lo “Sturm und Drang”.
Al suo interno troviamo un’abbondanza di sostantivi che evocano
immagini, allo stesso tempo, cosmiche e simboliche, ma anche terrene e
sensoriali.
Questa “festa” è un pretesto, quello che viene invocato al suo interno è
una scena ideale e idealmente ripetuta, quella in cui ogni giorno il
soggetto può contemplare e celebrare la creazione naturale. Il “canto di
maggio” preannuncia la capacità della natura di rinascere ogni giorno,
ogni volta manifestando tutta la sua forza vitale, nel momento specifico
dell’Alba (altro tema ricorrente nei testi700 eschi).
Nella tradizione precedente, nel “Messia” di Klopstock, la forza
rigeneratrice dell’amicizia si allinea con la forza rigeneratrice della natura.
Questa percezione, nella visione di Klopstock, si compie in parallelo con
l’apparizione di Cristo risorto; quindi:
Cristo risorge la natura risorge ogni giorno l’amicizia si rinnova ogni
giorno nella contemplazione di questo miracolo. Infatti il giorno nascente,
l’alba, è simbolo di tutt
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