Modernismo
Nel romanzo modernista, l'autorità del narratore viene meno, è inattendibile, perché quello che racconta è parziale, non dice la verità oppure viene detto solo una parte del racconto. Quando il narratore è inattendibile, il lettore deve integrare tutte le lacune e deve cercare di ricostruire attraverso gli indizi la verità del testo. Spesso il narratore cerca di depistare il lettore, creando un rapporto di conflittualità.
La seconda struttura che salta è l'ordinamento del testo (la struttura), che subisce dei salti temporali a volte illogici e delle contaminazioni con generi diversi. Il testo è ibrido con una struttura molto meno riconoscibile che a volte dà anche dei problemi perché il finale non chiude la storia.
Questione del personaggio
Il personaggio ha una coscienza di sé opaca, fa fatica a mettere ordine fra i suoi desideri e ha un’impossibilità a mettere in atto ciò che desidera. Ha problemi nella sfera della volontà. Alla fine dell’Ottocento si scopre però l'Inconscio, cioè una parte della nostra mente che non si conosce, dove sono raccolti tutti i nostri desideri più profondi, i nostri traumi, ecc. Quindi, se si è fatti per la maggior parte di un qualcosa che non si conosce, come si fa a decidere cosa si voglia e cosa fare? Infatti la psicologia del tempo diceva che le nozioni di volontà e razionalità sono delle astrazioni, cioè esistono nella teoria ma non nella pratica.
Narrativa dell'Ottocento
Nei romanzi modernisti, nella trama non si racconta più di grandi avvenimenti o eroi che combattono, ma i personaggi sono persone che vivono in quotidianità molto grigia; non succede nulla nella loro vita, anche perché sono bloccati nella loro capacità di fare e desiderare. Nella narrativa dell’Ottocento tra narratore e personaggio c’è una specie di vincolo quasi affettivo. Infatti, quando si parla di lui, si cerca di metterne in luce le qualità. Spesso il narratore è un amico del personaggio o l’ha conosciuto. Nella narrazione modernista, il narratore mette sotto la lente d’ingrandimento tutti i difetti del personaggio, c’è una continua denigrazione del personaggio da parte del narratore, si rompe il vincolo di empatia tra i due. Nella letteratura modernista, lettore e narratore condividono cose del personaggio che lui stesso non conosce di sé, perché appunto opaco a se stesso.
Italo Svevo
Dopo che "Senilità" fu odiato da tutti, Svevo decise di non pubblicare più, ma il "silenzio di Svevo" che va dal 1898 al 1923, non è un silenzio nella sua produzione letteraria, in quanto scrive racconti, commedie, ma rinuncia alla pubblicazione dei suoi testi. Nel 1923 esce "La coscienza di Zeno", la sua opera più famosa e anche l’opera che poi porterà alla pubblicazione di tutte le altre sue opere. Il romanzo è in prima persona narrato da Zeno.
Il titolo
Il termine "Coscienza" tra 1800 e 1900 è molto diffuso, e ha sostituito l’anima. Quindi "anima" è stato sostituito con un concetto che non implica la visione religiosa, e con laicizzazione della letteratura dall’Illuminismo in poi, l’anima viene sostituita dalla "morale" (francese), tutto quello che non ha corpo ma che ha a che fare con l’interiorità, non spirituale, quindi pensieri, emozioni. Durante l’1800, l’inconscio diventa sempre più oggetto dell’interesse di filosofi, psicologi e letterati, la coscienza viene rappresentata come un iceberg, di cui si vede solo una piccolissima parte. Nell'inconscio si trovano impulsi, desideri, sentimenti.
Quindi "Coscienza di Zeno" sta a indicare tutta questa parte interiore che è composta da un lato da sentimenti e desideri consci, mentre dall’altra da una serie di percezioni, sensazioni e automatismi che ci sono, ne avvertiamo la presenza e a volte invece no, ma ne subiamo le conseguenze. Il titolo non contiene una visione freudiana, ma invece contiene un’allusione agli studi di psicologia sperimentale, che consiste nell’osservazione dei pazienti e nell'auto-osservazione. Il soggetto era l’individuo malato, l’osservazione delle patologie è importante perché non c’è differenza tra sani e malati, semplicemente nei malati certi fenomeni sono ingranditi e si manifestano in maniera più chiara. C’è una differenza quantitativa tra sani e malati, i sani hanno certe caratteristiche patologiche ma le hanno in basse quantità. Quindi osservando i malati è come se potessimo capire anche i sani.
Il romanzo
Il romanzo è un romanzo pseudo autobiografico, mette in scena la biografia fittizia di Zeno, ma il genere dell’autobiografia ha certe regole che si devono seguire, anche se non tutti lo fanno, come i grandi scrittori. Anche Svevo non segue le regole dell’autobiografia. Di solito questo genere parla di eventi che sono fondativi per il personaggio, come l’infanzia, la formazione, la maturità e la vecchiaia. In più si aggiungono anche gli eventi più importanti della propria vita, come una morte, un successo, un fallimento, ecc.
L’infanzia nell’Ottocento è anche considerata un momento importante nella vita delle persone perché la persona già si mostra per quello che è. Nel bambino già ci sono i germi dell’uomo futuro. Ma nei romanzi modernisti i personaggi non sono significativi né dal punto di vista storico né dal punto di vista personale, un po’ perché non riescono a fare nulla, ma anche perché vivono questa quotidianità in cui non accade nulla. Il personaggio è vissuto dagli eventi.
Nel romanzo si percepisce l’assenza della madre, non si sa quasi nulla su di lei. Non si ha una descrizione fisica di Zeno, ma degli altri personaggi sì.
Capitolo 1 - La prefazione del dottor S
L’opera si apre con una prefazione del Dottor S, e lui ci presenta la storia come scritta da un paziente che aveva in cura e che poi si è sottratto alla sua cura e ha continuato da solo, però alla fine il Dottore ha comunque avuto accesso alle sue memorie e decide di pubblicarlo per fare un dispetto al paziente. Atteggiamento antagonistico tra il narratore e il personaggio. “Parole poco lusinghiere” = il paziente parlerà male di lui nella storia. Sta già fornendo degli indizi che però non parlano, il lettore li deve mettere insieme.
Il dottore è anche uno psicoanalista, quindi l’antipatia del paziente verso lo psicoanalista è una reazione che fa vedere come un paziente si vuole sottrarre alla cura. Chi parla a sufficienza della psicoanalisi nel romanzo? Zeno, ma ne parla male, perché la demistifica, dicendo come tutte le cose del Dottor S siano inutili e inattendibili. Ma tuttavia nel romanzo Svevo usa la psicoanalisi anche come elemento di costruzione del romanzo. La psicoanalisi è presente in due modi nel romanzo: come oggetto di discredito ma anche come elemento di costruzione da Svevo.
La reazione degli psicoanalisti una volta uscito il romanzo di Svevo: il triestino Weiss, che aveva contribuito a diffondere la psicoanalisi a Trieste, quando lo legge dice che tutto quello che viene citato della psicoanalisi sia sbagliato. Il medico fa una cosa che anche per i propri colleghi sembra strano, cioè invitare il paziente a scrivere un’autobiografia. Non si può credere a Zeno, ma nemmeno al Dottore. Il Dottore dice che la cura non consisteva nell’analizzare il paziente ma nell’analizzare le sue memorie. La prefazione del Dottor S getta un’ombra pesante sulla narrazione di Zeno. Svevo rompe il patto tra il lettore e il personaggio, cosa che aveva anche fatto Flaubert. Non si riesce a identificarsi in Zeno, c’è un sentimento di diffidenza verso di lui.
Capitolo 2 - Il preambolo
In questo capitolo prende la parola Zeno. Svevo sta dialogando in maniera esplicita con la tradizione dell’autobiografia. Zeno ha un problema, non riesce a ricordare e vedere il suo passato. Vedere il proprio passato significa sentirsi integri, e la personalità si disintegra quando non si ha coscienza della propria storia di individuo. Perché non si riesce a ricordare? Le prime analisi psicologiche mettevano già vicino l’idea di trauma e l’idea di ricordo, quando non si riesce a ricordare è perché è successo qualcosa che impedisce di ricordare. Ed è quel qualcosa “rimosso” che ha agito come una cesura tra il prima e il dopo. Il fatto che Zeno non possa ricordare, è perché c’è qualcosa all’interno della sua psiche che la disturba.
Il Dottore non solo non fa sedute con il paziente, ma se ne va mentre Zeno sta facendo la sua cura, ritorna il discredito nei confronti dei dottori. Solo che potrebbe essere una bugia detta da Zeno, è un universo incerto. I primi tentativi di ricordare la propria infanzia vanno a vuoto. Svevo sta facendo la parodia dei trattati di psicologia della fine dell’Ottocento, che insistono sul fatto che i pazienti cerchino di ricordare ma non ci riescano. I pazienti negano, e questa forma difensiva dice che Svevo sta utilizzando qualcosa che viene dalla psicoanalisi.
Nell’immagine del bambino, che lui allontana da sé, Zeno trova una specie di simbolo dell’umanità, tutta l’umanità è destinata a dimenticare e vivere all’insegna della patologia. Collegamento con la fine del romanzo. Circolarità all’insegna della MALATTIA, il bambino è il simbolo di un’umanità che è malata. MALATTIA DELLA CIVILTÀ. Il primo tentativo di ricordare fallisce.
Capitolo 3 - Il fumo
È una caratteristica del modernismo, che mette l’accento su eventi insignificanti, fumare la sigaretta di per sé è insignificante, ma per Zeno con il fumo vengono fuori caratteristiche psicologiche del personaggio. Si ha il secondo tentativo di Zeno di cercare di ricordare il proprio passato, e qui riesce a vedere qualcosa.
Il Dottore non ascolta quasi mai Zeno, ma gli dà il compito di scrivere, non del suo rapporto con il fumo, ma di se stesso perché così si vedrà intero. Ossessione del vedersi intero, perché Zeno si percepisce come personalità a frammenti, non si vede intero che significa avere il senso della propria personalità. “Vedersi intero”: La personalità di una persona risiede in una memoria integra. Zeno ha difficoltà a ricordare quindi ha difficoltà anche nel vedersi intero. Infatti Zeno ha una personalità oscillante per tutto il romanzo e anche il suo modo di porsi nei confronti degli altri personaggi dipende dal fatto che Zeno non abbia un’identità solida, ma fluttuante. Quindi Zeno per avere una visione stabile della sua identità deve essere in grado di ricordare i momenti più importanti della sua vita, ma lui non ci riesce, solo alcuni momenti ritornano in superficie.
Il ricordo non torna per effetto della volontà, ma torna perché è legato a qualcos'altro che non è razionale e volontaria. Continui riferimenti al trattato di Ribot. Quando Zeno ripensa al fumo, non ha ricordi astratti, ma ricorda queste scatoline. E intorno a queste scatoline, si aggruppano delle figure, riferimento a Ribot. Secondo Ribot, alcune immagini sono più nitide di altre, perché sono associate a dei momenti di intensità emotiva particolarmente forte che però non si ricordano, ma questo effetto emotivo fa sì che si siano fissate nella memoria con più forza, rispetto alle altre. Il ricordo che Zeno recupera, gli permette anche di recuperare il discorso del rapporto con il padre e anche la morte del padre.
Di solito le morti dei fratelli sono momenti importanti e molto forti dal punto di vista emotivo, ma qua invece Zeno la nomina come se fosse una cosa di poco conto. E qui si capisce che c’è qualcosa che non va nel suo rapporto con il fratello. Zeno mette due eventi molto diversi tra di loro sullo stesso piano: la morte del fratello e il fatto che Giuseppe fosse ricco e che regalasse ai due fratelli le sigarette. Il problema è che tra Zeno e il fratello c’è una rivalità, una serie di sentimenti inconfessabili e non puri, che non vogliono essere riportati alla luce, quindi vengono deviati. Il ricordo è più forte dell’oblio.
È importante sapere la questione del fumo, e che Giuseppe fosse ricco, che desse loro le sigarette, ma che ne desse di più al fratello? È importante quello che sta sotto, è importante per quello che cela. Importante è il rapporto con il fratello e con il padre, che vengono restituiti non in maniera chiara ma attraverso immagine illusive. Opacità della coscienza di Zeno. Zeno presenta la sua famiglia con immagini traslate dei rapporti che uniscono i membri della famiglia.
Torna il senso di piacere molto forte, che riesce a far emergere il ricordo. Ma questo piacere Zeno lo associa al fatto di poter riposare quando si è stanchi, ma in realtà il piacere deriva dal fatto di poter stare vicino alla madre. Il padre viene visto come l'elemento disturbante, che rompe l’armonia con il bambino e la madre. Il bambino gode del fatto che la madre dica al padre di far silenzio per non disturbarlo, esprimendo così la sua preferenza nei riguardi del figlio. Viene fuori l’Edipo. Zeno piega le parole a quello che lui volesse che fossero.
Le pagine che seguono sono per spiegare la natura del rapporto tra Zeno e il padre, senza dimenticare che alla base c’è questa conflittualità latente che deriva dal Complesso di Edipo, facendo essere questo rapporto esclusivamente disturbato.
Il rapporto con il padre e il fumo
Per Zeno la sigaretta è un’ossessione, un’idea fissa, che è anche la misura della rivalità con il padre. Zeno ruba le sigarette al padre, quando in realtà vorrebbe rubargli la moglie. Un’altra patologia che viene introdotta è la distrazione, che era entrata nell’interesse degli psicologi, esso è un momento di blackout, dove si perde il contatto con la realtà, perché c’è qualcosa che sta attraversando la nostra mente e non si è in grado di afferrarla. Attraverso la distrazione si palesa un contenuto inconscio. La distrazione di Zeno non è innocua, ma se le dimentica perché la sua mente in quel momento è presa da altro che la sua coscienza non sa codificare, ma che è importante.
Zeno cerca di farsi ricoverare in una clinica in modo da non fumare più, ma poi scappa, e anche qui viene fuori il suo rapporto con le donne e con gli uomini. Zeno identifica tutti gli uomini che incontra, soprattutto i dottori, come potenziali rivali nel rapporto con Augusta, la moglie. Attraverso l’immagine della sigaretta Zeno sta introducendo il suo rapporto con il padre. L’imposizione del dottore di stare a letto e non fumare più, è una riproduzione delle imposizioni paterne. È la parola autoritaria a ferirlo, non la proibizione del fumo.
La morte della madre viene messa tra parentesi, come se la si volesse censurare. Nel Modernismo infatti molte parti importanti vengono messe tra parentesi. Questa censura è l’equivalente di un grande rimosso. Un altro grande scrittore nella sua opera aveva censurato la morte della madre, Stendhal, che è una autobiografia, la morte della madre ha rappresentato un trauma quindi vengono rimossi tutti i ricordi. Quindi Zeno, avendo questo trauma, non riesce ad affrontarlo e nemmeno a dirlo, lo mette tra parentesi come se fosse un evento insignificante.
Si è nel mondo reale dove i sentimenti non sono netti ma sono di volta in volta caricati di altre istanze emotive. Privare Zeno delle sigarette è come volerlo ridurre ad una condizione di subordinazione, di cui lui si vuole liberare. L’ultima sigaretta è il modo in cui Zeno riafferma la sua volontà contro quella degli altri, vede la possibilità di ribellarsi per l’ultima volta ad un divieto. Ma le sigarette non possono mai finire, quindi saranno fumate all’infinito perché Zeno non ha il coraggio di ribellarsi apertamente ma si ribella in maniera deviata.
Ogni tanto nei personaggi modernisti, questa loro opacità è come se si rarefacesse, e per un attimo capiscono la realtà dei fatti, però questo momento di autocoscienza si richiude quasi subito, e ritornano nella loro opacità. Zeno per un momento capisce che in realtà la sigaretta è un emblema del suo rapporto con l’autorità, con quello che lui dovrebbe fare e dovrebbe essere. Collega la sigaretta al problema del suo rapporto con gli altri e con se stesso.
Anche da vecchio, Zeno non ha risolto i problemi con l’autorità e con se stesso, ma ha interiorizzato il comando da parte di altri che fanno sì che lui si ribelli. La lotta di Zeno è continua per liberarsi da qualcuno e qualcosa che lo sovrasta.
Capitolo 4 - La morte di mio padre
La morte dei genitori segna il passaggio all’età adulta. È un evento capitale. Viene descritta la morte della madre, e Zeno dice che il lutto non è stato elaborato perché è subentrato subito il senso del dover essere, doveva iniziare una vita seria e di lavoro, cosa detta dal padre. Conflitto di Zeno con l’autorità. Il padre che vuole trasformare in imposizione un trauma emotivo. Zeno mente oppure non è consapevole di quello che sta dicendo?
Dice che la morte del padre sia stata una catastrofe per non ammettere i sentimenti negativi verso il padre. La figura del padre costituisce un rapporto di oppressione, ma allo stesso momento gli fornisce anche un alibi, perché Zeno fatica a ribellarsi apertamente.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Letteratura Italiana
-
Paniere Letteratura italiana contemporanea
-
Appunti Letteratura italiana moderna e contemporanea
-
Letteratura giapponese contemporanea - Schemi