Letteratura inglese III: il teatro elisabettiano
07/03
Londra, 1576 = James Burbage: fa l’impresario edile, ha una passione per il teatro.
Nota che il teatro piace molto all’epoca. Gli inglesi assistevano alle rappresentazioni teatrali nelle piazze o nelle taverne, durante le feste o nei giorni di mercato.
Esistevano già delle compagnie di attori semi-professionisti. Il teatro potrebbe essere definito come il mezzo di comunicazione dell’epoca. Creavano un palcoscenico di fortuna: prendevano delle botti vuote, le mettevano sul lato orizzontale e le affiancavano. Sopra di esse mettevano delle assi, creando una struttura quadrata o rettangolare rialzata, in modo tale da essere visibile a tutti nelle piazze.
James Burbage decide di creare una struttura apposita: costruisce il Teatro. Come si facevano pagare le compagnie di attori che recitavano nelle piazze? Con il cappello o il piattino, offerte. Burbage deve trovare il modo di far pagare il biglietto alle persone che vengono a teatro, dal momento che erano abituati a vedere gli spettacoli nelle piazze, e non erano costretti a pagare, offerta libera.
Burbage inventa una struttura polivalente: oltre al teatro, nell’Inghilterra dell’epoca, come intrattenimento andavano di moda i combattimenti tra animali. Teatro: struttura circolare o semi-circolare con un’arena in cui combattono gli animali. Il pubblico sta tutto intorno ma rialzato, su una serie di palchi. Doppio utilizzo del teatro. Più tardi il teatro verrà utilizzato solo come tale, perché avrà successo.
I generi letterari
I generi letterari: il romanzo, la poesia, epica e lirica, la novella, distinzione tra romance e novel.
L’epica ha un narratore, invece nel teatro non c’è la figura del narratore: veniamo a conoscenza di quello che accade tramite le battute degli attori, è un genere dialogico. Vediamo le azioni: il teatro è un genere mimetico: la copia di quello che avviene nella realtà. L’epica, il romanzo sono diegetici, appartengono al racconto. Diegesi e mimesi.
La Poetica di Aristotele: da lì in poi questo termine si usa per indicare qualsiasi opera di altri che parla di tecniche artistiche. Dante nella Vita Nuova. Aristotele distingue innanzitutto due tipi di drammi: quello tragico e quello comico.
- Tragico = finisce male, comico = non necessariamente che fa ridere, ma che ha un lieto fine;
- L’azione mimetica non può durare più di 24 ore, e deve svolgersi in un unico luogo;
- Nella tragedia l’azione è unica, in commedia ci può essere qualche libertà in più. Tragedia e commedia non si possono mischiare, l’azione o è comica o è tragica;
- L’azione della tragedia riguarda personaggi di alto livello sociale; quella della commedia riguarda il ceto medio o popolare. In tragedia non possono esserci personaggi di basso livello e viceversa, o quantomeno non possono avere ruoli importanti;
- La tragedia è in versi, che non vuol dire in rima. Ha una metrica. I drammaturghi elisabettiani vogliono dare un ritmo, usano il pentametro giambico, ma eliminano la rima perché il teatro rappresenta la realtà, e nessuno in realtà parla in rima. Il pentametro giambico non rimato è stato inventato dal conte di Surrey per tradurre l’Eneide.
Come nasce il teatro: per gli antichi greci ha soprattutto una finalità terapeutica, nasce a fianco degli ospedali. Ha anche una finalità terapeutica di carattere religioso, come offerta agli dèi. L’eroe tragico diventa capro espiatorio, il perché ce lo spiega
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Aristotele, insieme alla funzione terapeutica del teatro. Catarsi = purificazione. → L’eroe tragico per eccellenza è un personaggio normale, che commette un errore. Questo è funzionale perché ci purifica da due sentimenti: la pietà e il terrore che proviamo per il personaggio. “Questa vicenda potrebbe capitare anche a me, quindi devo comportarmi bene. Ma non mi capita perché è capitato a lui” – questo è il processo che avviene nella mente dello spettatore. Aristotele fotografa una situazione in atto. Nell’epica invece Aristotele non dà queste limitazioni.
Enrico V di Shakespeare: nel prologo si chiede al pubblico di fare uno sforzo di fantasia. Il teatro è immaginazione: Aristotele non lo concepisce, gli elisabettiani sì. I classicisti del Rinascimento seguiranno i modelli latini e greci. Esempio: l’azione è un re viene ucciso dal fratello che lo vuole usurpare. Manca l’antefatto: si sfrutta il coro, che agisce quindi sul piano diegetico.
Sperone Speroni, Trissino, Giovanbattista Giraldi Cinzio drammaturghi famosissimi in Italia nel ‘400, ma che ai giorni nostri non sono → conosciuti, perché nei loro drammi non c’è azione, non usano il coro. Per quattro atti, nello stesso luogo in cui avverrà l’azione tragica e fatale, si incontrano due personaggi che dialogano tra di loro e si raccontano l’antefatto.
Giraldi Cinzio fornisce anche le trame per alcuni drammi Shakespeariani, che invece non rispetta le regole aristoteliche. Shakespeare le riprende da delle novelle di Giraldi Cinzio, cioè fa quello che oggi farebbe uno sceneggiatore. Mette mimeticamente in scena quello che la novella ci racconta sul piano diegetico. Non inventa mai nulla, ci sono sempre delle fonti.
08/03
La storia del teatro
La storia del teatro – Nel Rinascimento italiano il teatro rinasce. Nell’epoca cristiana il teatro non piace, perché evidentemente per tradizione, romana e greca, trattava temi non accettati dalla Chiesa: periodo di decadenza. Es. la città di Arles in Provenza: le mura dell’arena di Arles durante l’Impero romano vengono utilizzate per → costruire al loro interno una cittadina medievale. I teatri scompaiono.
Il teatro, abolito dal Cristianesimo, nel X sec d.C. rinasce paradossalmente proprio in chiesa, nel Medioevo. Cambiano le esigenze, si usa per rappresentare qualcosa di insito nella liturgia stessa: la vita di Cristo, le vicende della Bibbia. Tramite il teatro si imparano meglio. Nelle nicchie delle cappelle si possono rappresentare delle cose. I chierici possono mettere in scena delle scene della vita dei santi: struttura “ad edicola”.
In ciascuna cappella, ciascuna edicola, venivano rappresentate delle scene e il pubblico camminava lungo questo percorso. Si dà una progressione alla rappresentazione scenica, lo spettatore si muove. È una struttura circolare. Poi useranno dei carri, su ciascuno è rappresentata una scena: in questo modo lo spettatore sta fermo e le Everyman scene gli passano davanti. = rappresenta la nostra etica, ognuno di noi, conteso tra vizi e virtù.
Nel Medioevo, oltre le scene bibliche, si mettevano in scena le moralità, dove un uomo doveva scegliere tra vizio e virtù. I vizi poi verranno raccolti in un unico personaggio: il villain, vice, il cattivo per antonomasia.
Poi il teatro si sposterà nelle piazze. Si deve innalzare per forza un palco. Il pubblico sta su tre lati, tutto intorno al palco. Prima le cose venivano fatte dalle corporazioni di artigiani, poi qualcuno si specializza come attore professionista. Nascono le compagnie professioniste, che recitano in luoghi non stabili. Si devono creare strutture stabili.
Nasce il primo teatro classicista a Vicenza, si ricrea un teatro classico, al chiuso, dell’architetto Andrea Palladio. Scena tragica, scena comica. = in Italia
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In Inghilterra non si ha questo modello. In Italia c’è la commedia dell’arte che riprende i classici. Il teatro elisabettiano mantiene un legame con il Medioevo. Questi teatri sorgono fuori dalla città. Prima c’erano le mura romane, all’esterno delle quali c’era un territorio che serviva a far fare la quarantena alle persone che dovevano entrare a Londra. Poi nascono luoghi di divertimento: bordelli, osterie, ecc… i manicomi erano un intrattenimento per le persone. Theatre, Curtain. Kingsman, The the compagnia teatrale. The Rose. Compagnia del lord ammiraglio Christopher Marlow. →
Burbage è un imprenditore, decide di comprare un refettorio del monastero di Lord Blackfriars) per adibirlo a teatro. Lui è l’impresario della compagnia dei Chamberlain’s men.
09/03
Scaletta dei testi da leggere
- Un soldo di senno
- Tamerlano il grande
- Il dottor Faust
- Sogno di una notte di mezza estate
- Romeo e Giulietta
- Amleto
- The Changeling
Un soldo di senno
Un soldo di senno – Robert Greene: è un prosimetro. È una specie di novella. Si svolge in un luogo indefinito. Si racconta la storia di un padre, un ebreo, che fa lo strozzino. In punto di morte convoca i due figli Lucanio e Roberto per discutere dell’eredità. Uno è un ignorante e nullafacente, l’altro è uno studioso. Gorinius, il padre, ha una sorta di avversione verso gli studiosi, perché non guadagnano molto, quindi decide di lasciare tutto al figlio ignorante. All’altro lascia soltanto un “soldo”. A Lucanio dice di non leggere nessun libro, perché non servono ad arricchirsi, ma di leggere eventualmente solo i libri di Machiavelli.
Roberto cerca di raggirare Lucanio per ricevere una parte dell’eredità, servendosi di una cortigiana che doveva farlo innamorare e farsi dare il denaro. Lei però si tiene tutto il denaro senza dare nulla a Roberto, che si ritrova da solo e senza soldi. Si lamenta. Si può collocare la vicenda nel ‘500, dato che viene nominato Machiavelli.
Arriva un attore di una compagnia che recita in un teatro stabile, che dice a Roberto di scrivere le sceneggiature per loro. Viene portato nella periferia di una città non specificata, ma è evidente che siamo nella Londra del 1580. Ad un certo punto l’autore Robert Greene viene allo scoperto e si identifica in Roberto, racconta la sua vicenda, la sua autobiografia. Era uno studioso che dopo aver studiato all’università, per guadagnare fa il drammaturgo per una compagnia teatrale. Ma all’epoca il drammaturgo non era una professione riconosciuta.
Emerge l’odio di Robert Greene per gli attori che hanno sempre da ridire sulle sceneggiature, e il drammaturgo la deve modificare. Se la prende soprattutto con una persona non identificata, definita da Greene “corvo arrivista”, qualcuno che lucra sugli altri, alcuni ipotizzano che si tratti di Shakespeare. All’interno dell’opera scrive una lettera a tre drammaturghi suoi amici, che sono stati identificati in Christopher Marlowe, George Peele e Thomas Nash. Si rivolge a loro per metterli in guardia anche nei confronti degli attori.
Questo brano è stato preso dagli studiosi a testimonianza del fatto che nel 1592 Shakespeare era già a Londra ed era anche già famoso, perché suscita l’invidia di Robert Greene. Ammesso che questo “corvo arrivista/rampante” sia
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Shakespeare, Greene ci dice che è un attore che copia, “prende i testi degli altri e li abbellisce” (= bombast). Questo termine però può anche voler significare “parlare con voce roboante”. In questo caso però vuol dire quasi sicuramente infarcire, manipolare dei testi.
Di solito i testi elisabettiani sono un’operazione collettiva, scritti a più mani e spesso copiati. I drammi appartenevano alle compagnie, non ai drammaturghi. Molti testi sono andati perduti. Finché il dramma era recitato non conveniva farlo pubblicare. Successivamente ci saranno diverse versioni: formato in quarto e formato in folio. Le compagnie erano solitamente composte da pochi attori, i quali spesso svolgevano più di un ruolo – doubling, ruoli doppi.
Tornando ad Un soldo di senno, perché un usuraio ignorante dovrebbe consigliare al figlio ignorante di leggere le opere di Machiavelli? Machiavelli è un pragmatico, non è un teorizzatore della tirannia; parte dal presupposto che nel migliore dei mondi possibili il Principe dovrebbe usare la gentilezza, non ci sarebbe bisogno della forza. Ma noi non viviamo nel migliore dei mondi possibili, quindi laddove è necessario il Principe è legittimato ad usare la forza.
Il fine giustifica i mezzi. Machiavelli però rimane nella più totale neutralità. Machiavelli non ha mai pronunciato questa frase, ma gli è stata attribuita da De Santis per far capire come veniva letto e interpretato dai lettori protestanti. Nell’epoca del teatro Elisabettiano, quindi, la figura di Machiavelli rappresentava il male, l’incarnazione di tutti i vizi.
Tamerlano il grande
Tamerlano il grande – Christopher Marlowe: personaggio storico. I drammaturghi elisabettiani trattano la storia a modo loro perché sono dei poeti, ma prendono figure storiche. Es. il Riccardo III di Shakespeare che cita Machiavelli, anacronismo. Tamerlano il grande è un personaggio realmente esistito: uno sciita che viene dalla Mongolia. Il Tamerlano storico fece scalpore nel ‘400 perché con una banda di guerrieri riuscì a creare un impero, a conquistare la Persia e a minacciare quasi l’Occidente. Riesce a sconfiggere potenze secolari.
L’ascesa e la caduta di Tamerlano è rapidissima, alla sua morte i figli non riescono a mantenere l’impero e ad amministrarlo. Questa vicenda si presta bene a rappresentare (1) la tracotanza, l’arroganza, un pastore qualunque non può diventare imperatore. Aspira a qualcosa di più grande di lui, quindi alla fine viene punito. Il nome Tamerlano significa “zoppo”. Marlowe invece gli toglie qualsiasi difetto, lo presenta come un uomo fiero e di bell’aspetto.
Farà riferimento alla (2) nozione di “flagello di Dio” → personaggio storico di cui Dio si serve per punire i fedeli quando non hanno rispettato i suoi dettami, es. Attila. La loro potenza ha breve durata, serve solo a punire i Cristiani. Tamerlano, proprio per la sua rapida conquista di un vasto territorio, e l’altrettanto rapida caduta, si presta bene alla nozione di flagello di Dio. Tamerlano è visto come esempio di quello che può fare Dio.
Marlowe riprende queste due nozioni e le rielabora. Ha studiato a Cambridge ed è molto vicino ai nuovi valori del Rinascimento. Nel Doctor Faust sembrerà rinnegare i principi affermati nel Tamerlano, ma in realtà li porterà alle estreme conseguenze.
Machiavelli parla di autodeterminazione, e dice che chiunque, di qualsiasi classe sociale, può diventare principe se usa l’abilità. Dice anche che non è vero che il nostro destino è determinato dall’esterno, ma noi siamo padroni per metà del nostro destino. Possiamo determinare il nostro destino se in tempi di pace poniamo argini al fiume della fortuna. Il fato è un fiume rovinoso, potremmo esserne in balia, a meno che non preveniamo ed evitiamo per un po’ di essere catturati da questo fiume. Siamo in parte padroni del nostro destino.
Pico Della Mirandola dice che l’uomo è capace di autodeterminarsi, è più degno degli angeli perché questi ultimi sono costretti a stare
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fissi lì; l’uomo può farsi angelo ma anche bestia: la sua dignità sta nel poter determinare se stesso.
14/03
All’inizio Tamerlano recita dei versi: “le nostre anime, le cui facoltà possono* comprendere la meravigliosa architettura del mondo…”. Il Rinascimento: da Costantinopoli arrivano molti studiosi in Italia, portando con loro i testi originali in greco. Fino a quel momento la cultura greca era perpetrata nel mondo occidentale, ma solo tramite le traduzioni latine. Vanno prevalentemente a Firenze, dove un gruppo di persone al di fuori dell’ambiente universitario si riuniscono. Prima alla corte di Cosimo il Grande a Firenze, e successivamente alla corte di Lorenzo il Magnifico.
Fondano un nuovo modo di guardare alla cultura, i cosiddetti studia humanitatis: l’Umanesimo nasce come un programma culturale, un programma di studi = la comprensione filologica dei testi dei grandi filosofi dell’antichità greca e latina. Organizzano questo tipo di studi per un nuovo tipo di uomo, su basi diverse di quelle medievali. Questi studiosi sono di formazione platonica.
Ermete Trimegistro → la divinità che, in un’antichità remotissima, ha fornito la scrittura agli egizi. Hermes in Grecia – Mercurio nella latinità. Offre la cultura sia al mondo occidentale che a quello orientale. Nel corpus ermeticum, ritrovato da Marsilio Ficino, filologo cristiano dell’Accademia Platonica di Firenze, si trovano molti riferimenti al Cristianesimo, anche in Platone.
Nell’opinione di questi filosofi neoplatonici c’è quest’idea di sincretismo: Ermete, Platone e Cristo facevano parte della stessa linea sapienziale, di trasmissione della prisca theologia, sapienza = teologia primaria, la filosofia principale. Per le persone di quest’epoca, più una cosa era collocata in antichità e più era vera. Spesso le dottrine si assomigliano: Platone dice che c’è un mondo archetipico, quella è la realtà, l’anima.
Ad un certo punto tante particelle di quest’anima si sono riversate nel mondo fenomenico, che quindi porta una parvenza di perfezione di quest’anima. È legata a un corpo che la appesantisce, quindi è meglio quando si ricongiunge con il mondo dell’anima. Visione ebraica: paradiso terrestre, mondo della perfezione. I nostri antenati hanno commesso un peccato e sono diventate entità fenomeniche.
L’essere umano è un’entità doppia: fenomenica, fisica, soggetta all’invecchiamento e alla morte, e spirituale. La vera vita è quella dopo la morte perché si perde la pesantezza del corpo e ci si riconduce con l’anima divina. Secondo questa ottica la perfezione sta nel passato. Man mano che ci si
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