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Annotazioni di letteratura cristiana antica

Premessa essenziale sull'aggettivo cristiana

Prima lezione: premessa essenziale sull’aggettivo cristiana. Non viene mai applicato in linea generale ad un nome o un aggettivo che identifica uno specifico genere letterario, ma permette di identificare il contenuto della letteratura (cosa sacra). Sembrerebbe sottolineare la natura nuova di questa letteratura anche per questa nuova religione militante: nel senso che vuole diffondere il più lontano possibile la parola di Dio con i mezzi a disposizione per il tempo, ovvero le lingue comunemente parlate nell’Occidente e nell’Oriente che sono il greco ed il latino, ma non dobbiamo pensare che si usi un registro ed uno stile alto e raffinato, ma decisamente basso e popolare che possa essere facilmente capito da tutti.

  • Essere una letteratura militante è andato un po’ a discapito di una piena e oggettiva valutazione di questa nuova letteratura. In primo luogo perché è scritta e tramandata in un linguaggio semplice e non alto e sublime, quindi, con la lingua d’uso (vedi la lettera di San Paolo ai Tessalonicesi in cui non viene usato un greco classico e grammaticalmente corretto, ma quello più vicino alla lingua comune).

Comunque c’è da precisare una cosa: ovvero che il linguaggio per quanto possa essere semplice e simile a quello della gente comune, non è propriamente quello, ma è una riproduzione, il più vicino possibile, perché comunque non si può davvero scrivere esattamente come si parla. Quello che è importante per i cristiani non è di certo lo stile aulico ed elaborato, ma che il messaggio divino venga compreso da tutti in modo semplice e diretto, senza che lo stile distolga l’attenzione o lo renda accessibile solo ad una certa fetta di pubblico.

È ovvio che se si mette a confronto con la letteratura pagana, quella cristiana è decisamente inferiore povera e decadente e di questo i cristiani sono sempre stati accusati nel periodo più antico, ma solo i primi autori si possono dire davvero semplici e senza l’uso di artifici stilistici, perché già gli scrittori di seconda generazione, che in genere escono tutti dalle scuole di retorica e di filosofia, useranno molto di quello che hanno imparato per dare più vigore e struttura alla letteratura cristiana.

La scelta di semplicità e mediocrità

Questa scelta di semplicità e di mediocrità manifesta subito la novità di questa letteratura che si vuole a tutti i costi allontanare dalla vecchia tradizione pagana retorica che mira solo a convincere le persone della propria opinione e dunque del falso, ma si vogliono anche distanziare dalla tradizione ebraico-giudaica e tutte queste innovazioni non portano solo un nuovo messaggio, ma diventano il background per tutti i futuri scrittori.

Le sacre scritture hanno fortemente influenzato gli scritti dei successivi autori, ma anche tutto il resto della letteratura come se tutto fosse un enorme commento delle sacre scritture e senza questo sostrato biblico è praticamente impossibile comprendere la letteratura tardo antica e medievale. Quindi voleva dire che tutti gli autori del tempo lo conoscevano, anche perché solo gli uomini di chiesa avevano un’istruzione abbastanza adeguata per scrivere. Quello che sorprende è che pochissimi autori conoscevano davvero l’ebraico per non dire nessuno, quindi dovevano per forza affidarsi a delle traduzioni greche o latine.

  • Tradizione dei 70: traduzione dell’antico testamento fatto dai bibliotecari di Alessandria tra il I ed il III secolo a.C., ma attenzione perché nelle edizioni successive alcuni testi italiani avevano tradotto le traduzioni greche, ma altre volte erano andati a tradurre direttamente il testo ebraico (Bibbia dei 70). Per quello che riguarda le traduzioni latine il testo più importante è quello di San Gerolamo, prima di lui si usavano testi di varie tradizioni, ma poi è diventato lo standard “la Vulgata” (nessuna conoscenza dell’ebraico e tradizione dal greco).

Le versioni usate influenzeranno lo stile, ma attenzione perché è molto pericoloso tradurre un testo sacro e bisogna seguire delle determinate regole perché se si sbaglia si rischia di modificare il messaggio divino (bisogna avere rispetto devozionale per il testo in questione). Questo tipo di testo non si può modificare per non cadere nel peccato e si deve rispettare la sintassi e lo stile ebraico e renderlo in latino, quindi è presente la conservazione del vecchio sistema ebraico e non ci sono tante innovazioni.

Neologismi e influenze linguistiche

Le novità sono presenti nella lingua perché ci sono molti neologismi presi dal greco o dall’ebraico. Vengono riutilizzate delle parole di uso comune e gli viene dato un nuovo significato per il messaggio divino, e questo vale sia per il greco che per il latino, oppure sono usati dei neologismi. La novità è che il cristianesimo porta con sé una mentalità nuova che è la rottura della tradizione che riprende e rielabora le parole a cui viene dato un nuovo significato, inoltre l’ebraico influenza anche la struttura grammaticale (vedi il cantico dei cantici che ha un gerundivo che non è presente nella lingua greca e neanche nel latino - ebraismo nel greco, grecismi nel latino).

Stile: i primi autori adoperarono uno stile molto umile e basso, umile nel senso che veniva dalla terra e dunque. La preoccupazione dei primi autori è quella di rendere il messaggio divino il più facilmente accessibile per la popolazione, e non solo ai dotti usando un linguaggio alto e erudito.

  • Similitudine: Gesù scelse i suoi apostoli tra gli uomini più semplici e umili e non tra i grandi ed i dotti, e di conseguenza il loro linguaggio doveva essere semplice e comprensibile da tutti. Spiegazione: Dio si è umiliato reincarnandosi uomo ed è sceso sulla terra ed ha scelto dei discepoli umili e le loro lingue devono rispettare tutti questi aspetti in maniera coerente. Lo stile si modifica e si arricchisce solo con gli scrittori di seconda generazione, quelli che erano tutti usciti dalle scuole di filosofia e che sapevano usare la retorica e che si sono convertiti al cristianesimo.

Rifiuto dell'educazione classica e l'uso del linguaggio figurativo

  • Gli scrittori di prima generazione rifiutavano l’educazione classica retorica e preferivano averne una più elementare e si vogliono allontanare a tutti i costi dal vecchio sistema pagano ma anche da quello ebraico-giudaico. La lingua viene inoltre usata come linguaggio figurativo che deve agganciarsi all’immaginario collettivo.

Innovazioni del genere

Riadattamento dei generi estetici esistenti (non si riesce ad incasellare la letteratura cristiana quindi si merita dei generi a sé come le omelie ed i sermoni, i commentari ed approfondimenti dei testi sacri che però toccano anche molti altri argomenti). Esegesi sono dei commentari e testi sistematici del commento che viene strutturato in un certo modo. Apologie che sono dei testi di difesa del cristianesimo contro i pagani e le solite accuse d’ignoranza, di incesto, cannibalismo e ateismo.

Bibbia e canone

Bibbia: tradizionalmente si divide in antico e nuovo testamento. L’antico o vecchio rappresenta anche i testi sacri dell’ebraismo ma non si esauriscono con l’antico testamento, mentre il nuovo dovrebbe rappresentare il compimento dei presagi e delle profezie dell’avvento del messia. Attenzione perché la divisione dei due testamenti non è completamente giusta e netta anche perché gli autori del nuovo testamento non avevano nessuna intenzione di superare e di surclassare quello ebraico, quindi questa è solo una divisione di comodo. Sarebbe più giusto dire che si divide in una prima parte (che inizia con la creazione del mondo e va verso la predizione dell’arrivo del messia), e seconda parte (scritture cristiane tardo antiche).

Quindi l’antico testamento comprende quattro parti: che sono il pentateuco (cinque libri della Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomo), libri storici composti da Giosuè, Giobbe, ecc, libri storici e libri profetici di quattro poeti maggiori e dodici minori. La suddivisione del canone cattolico a questo punto ha senso perché si parte dall’inizio del mondo verso la profezia del messia che si compie nel nuovo.

  • Libri del pentateuco: creazione del mondo, narrazione del popolo prediletto di Dio, leggi di Mosè dettate direttamente dalla voce di Dio, divine del regno della Galilea del nord e del sud, prigionia dei babilonesi, liberazione da parte del re Ciro dei persiani, prigioni e schiavitù in Egitto e esodo verso la terra promessa.
  • Libri storici: narrazione delle vicende storiche dei primi re e della divisione dei due grandi regni del nord e del sud della Galilea.
  • Maccabei: rapporto del popolo ebraico con i re ellenisti, ovvero tutti i successori di Alessandro Magno, e questi libri sono molto diversi tra di loro e comprendono preghiere di vario tipo, proverbi, insegnamenti morali di carattere religioso ecc.
  • Libri profetici: sono complementari ai testi storici e si distinguono tra profeti del periodo prima, durante e dopo la prigionia e la schiavitù babilonese (libro di Daniele è molto particolare del II secolo a.C. ma potrebbe essere ancora più antico ed ha molti elementi greci), ci sono minacce contro i nemici del popolo di Israele, promesse e previsioni per la ricostruzione di Gerusalemme e poi la venuta del messia. Quindi secondo il canone cattolico i libri siano 46, secondo quello ebraico sono 22 o 24 e possiedono una diversa prospettiva.

Seconda lezione

Dobbiamo ricordare che non si prescinde dalle sacre scritture per comprendere tutto il panorama di scritti che comprende l’epoca tardo antica e medievale, che diventa praticamente la cultura base di tutti gli scrittori. Precisiamo anche che il termine bibbia o biblia significa semplicemente libro in ebraico o in greco ed oggi identifica comunemente i libri sacri dell’antico e del nuovo testamento, in cui il primo ovvero l’antico simboleggia l’alleanza tra Abramo ed il popolo di Israele con Dio, il nuovo invece rinnova tale alleanza con Gesù (nota importante: i libri dell’antico testamento dovrebbero anche simboleggiare l’anticipazione dell’avvento di Gesù e della sua reincarnazione).

  • La divisione dei libri nei vari canoni dipende dalla prospettiva che si sceglie di adottare, perché nel canone ebraico l’antico testamento ha molti libri in meno rispetto a quello cattolico (ampliamento in sette libri della storia ebraica).
  • I testi dell’età ellenistica vengono chiamati dai cristiani deutoro canonici ed entrano nel canone corrente solo in un secondo momento, mentre vengono rifiutati dai protestanti. Questi sono libri che in parte sono stati composti in greco mentre altri sono stati scritti in ebraico, anche se oggi ci rimane solo la trasmissione in greco; ma in linea di massima il canone cattolico ha molti più libri.
  • Per gli ebrei ha sempre avuto molta più importanza la fase dell’esilio babilonese e egiziano, dopo la distruzione del regno del sud, e poi la liberazione da parte del re dei persiani Ciro nel 538 a.C., e questa è anche la data in cui si fermano gli scritti ebraici.

Per gli ebrei inoltre non esiste una fissazione rigida dei libri sacri anche se tradizionalmente vengono fissati nel I secolo a.C. e vengono rifiutati quelli dei secoli V e VI non scritti in ebraico. Attenzione vedi il libro di Daniele che viene accolto perché è considerato molto più antico e contemporaneo di Nabucco, ma non ci sono prove di ciò (vedi anche il cantico dei cantici che è troppo particolare, troppo erotico per essere all’interno dei testi sacri, ma viene accolto perché è attribuito a Salomone).

Per quello che riguarda le traduzioni dell’antico testamento in greco per tradizione dei LXX, ovvero le traduzioni dei bibliotecari di Alessandria d’Egitto che era stata richiesta dal re, e questa tradizione ha molti più libri. Ovviamente questa non è l’unica traduzione dall’ebraico al greco ma è la più autorevole (22, numero speciale per gli ebrei perché simboleggia il numero di lettere dell’alfabeto ebraico, con pochissime vocali). Quello che è interessante è che per il nuovo testamento non c’è ovviamente il corrispettivo in ebraico, e comprendono i quattro vangeli di Marco, Matteo, Luca, e Giovanni, ma l’ordine in cui vengono proposti nel canone cattolico non corrisponde al vero ordine di esecuzione cronologico, inoltre solo quelli di Matteo e Giovanni sono vangeli scritti da dei veri apostoli, mentre quelli di Marco e Luca sono degli allievi che non hanno mai conosciuto Gesù e rappresentano un nuovo punto di vista.

Nuovo testamento

Nuovo testamento: quattro vangeli, lettere di San Paolo, atti degli apostoli, atti dei martiri, lettere cattoliche e apostoliche e l’apocalisse. L’ordine dei vangeli è chiaro ed il primo è quello di Matteo, con il compimento delle profezie della venuta del messia, ma l’ordine dei fatti presentati non corrisponde ad un ordine cronologico - blocco omogeneo. Tra tutti i testi, quello dell’apocalisse è il più tardo e particolare, mentre quelli più antichi sono quelli delle lettere di San Paolo, lettera ai Tessalonicesi e ai Romani sono così ampie che non risultano neanche delle lettere ma dei testi molto più sistematici.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/08 Archeologia cristiana e medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eginarth di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura cristiana antica mod 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Varalda Paolo.
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