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Lunedì 14 ottobre 2019 10:26

L'atteggiamento verso l'antico dell'alto medioevo XVIII secolo

In questo secolo c'è l'avvio verso una maggiore consapevolezza di quelli che sono i valori del patrimonio architettonico.

Un tempo si selezionava quello che apparteneva al passato e, a seconda dei periodi, c'erano delle tendenze piuttosto che delle altre, quindi bisogna capire quali sono le motivazioni che favoriscono questi momenti e soprattutto vedere quale era la classe operativa.

Il termine restaurare è un termine che ha assunto diversi significati, sempre legati alla cultura del momento.

Deriva dal latino restauratio: ristabilire, dare funzionalità, così che possa essere riutilizzato.

Dizionario dell'Accademia della Crusca 1621: rinnovare. In epoca barocca tutti gli interventi sulle preesistenze sono interventi volti a dare una nuova facies all'architettura preesistente, la si sfrutta dal punto di vista strutturale, economico e funzionale ma gli si dà nuova veste, quindi ecco che quella che era l'architettura del passato assume un nuovo aspetto.

P. Mérimée 1845: atto volto a conservare e a riprodurre ciò che è stato. Riprende il pensiero di Viollet le Duc che dice che il restauro si concentra in due momenti, il primo consiste nell'eliminare tutte le stratificazioni successive alla realizzazione dell'opera e il secondo è quello che consiste nel ripristinare l'opera così come essa è stata fatta. Viollet le Duc è proprio influenzato da Mérimée che all'epoca era ispettore dei monumenti storici della nazione e quindi il pensiero francese si diffonde prima a livello amministrativo e poi a livello pratico tramite Viollet le Duc.

J. Ruskin 1849: accezione negativa del termine. Il restauro è la peggiore delle distruzioni.

W. Morris 1877: i restauri vanno fatti solo su carta. Il suo pensiero era in linea con quello di Ruskin.

C. De Azevedo 1948: atto che è specchio del gusto e della cultura. Verrà utilizzato un approccio basato sulla visione critica del problema che porterà poi ad un atto critico e ad un processo creativo.

C. Brandi 1950: atto critico.

In sintesi, prima del XIX secolo non c'era una consapevolezza del valore storico documentato. Il manufatto veniva visto come un bene economico che si poteva sfruttare consolidandolo per rispondere alle esigenze contemporanee.

Ciò che contraddistingue tutti gli atteggiamenti fino al XVIII secolo è il fatto che il passato è visto in continuità col presente, questo portò ad una maggiore scioltezza nell'eseguire gli interventi.

La nascita del restauro

Come detto in precedenza, prima del XIX secolo non si aveva una concezione moderna di restauro, perché ogni operazione era volta ad "aggiornare" le preesistenze per esigenze varie legate al momento storico.

Si vive una continuità con i tempi trascorsi, senza distinguere il presente dal passato.

Tutti gli interventi si fanno con grande scioltezza, non fondate sul rispetto della fabbrica.

In età classica si diceva: Restauratio est renovata creatio - Restauro = rifacimento, ricostruzione, ricreazione. Non si tratta di tutela in senso moderno, ma della volontà di proteggere, più che i singoli monumenti, un residuo di decoro urbano e, con esso, la memoria della passata grandezza.

Non si guarda il monumento con i suoi valori intrinsechi ma l'ordine e il decoro della città, questo porterà molti personaggi dell'età classica a intervenire sul patrimonio senza la consapevolezza precisa di quelli che sono i valori del patrimonio stesso.

Proprio perché manca questa consapevolezza molti monumenti verranno utilizzati come cave.

Vengono recuperati materiali per le costruzioni da edifici in disuso soprattutto nel III e IV secolo (crisi economica della politica romana). Questa crisi spinge gli imperatori a:

  • Emanare editti per garantire la salvaguardia del decoro urbano;
  • Esenzioni fiscali alle città che si impegnavano nella conservazione e nella manutenzione di edifici pubblici;
  • Imporre il divieto di realizzare nuove costruzioni senza aver prima riparato quelle esistenti.

Fine del IV secolo

Nel rinnovato clima politico determinato dall'assunzione del cristianesimo come religione ufficiale dello stato si assiste:

  • Alla trasformazione di templi in chiese;
  • Allo spoglio di preesistenze per ragioni religiose, come la profanazione delle antiche presenze di culto pagano;
  • Allo scrupoloso rispetto di edifici di culto pagano, salvaguardati per il rilevante valore delle loro ornamentazioni.

Non si tratta mai di conservazione, bensì di appropriazione e riutilizzo delle preesistenze.

Esempio: Tempio della Fortuna Virile. Fu trasformato in chiesa tra l'872 e l'882, con la chiusura degli intercolumni del pronao. Negli anni venti del '900 venne ripristinato da A. Munoz.

Fine V secolo - Caduta dell'Impero Romano d'Occidente

Il re ostrogoto Teodorico, molto influenzato dal suo consigliere Cassiodoro, personaggio di grande struttura, afferma che il restauro delle preesistenze costituisce un precipuo punto del programma politico che egli attuerà. Affermando: "È nostra intenzione costruire edifici nuovi ma ancor più conservare quelli antichi, perché conservarli è cosa che ci potrà dare non minore lode che farne di nuovi".

VII - VIII - Bisanzio

Le chiese cristiane vengono trasformate in moschee. In alcuni casi, come S. Sofia a Costantinopoli, vengono trasformate soltanto dal punto di vista simbolico. L'impianto della chiesa rimane lo stesso, non la si trasforma dal punto di vista strutturale ma cambia semplicemente il valore simbolico degli elementi. I mosaici che appartenevano all'epoca precedente e quindi anche il volere simbolico di quell'epoca, vengono trasformati e sostituiti dai simboli del corano. Quindi, atti puntuali che sono legati soprattutto all'apparato decorativo della fabbrica.

Questo tipo di atteggiamento si protrarrà per lungo tempo, soltanto nel tardo medioevo cominceranno ad esserci dei personaggi illustri che si pongono il problema sull'importanza di conservare il patrimonio.

Medioevo

I monumenti sono in stato di abbandono, quelli in buone condizioni vengono utilizzati a scopo rappresentativo ed espressivo. I ruderi verranno sfruttati per il sistema fondazionale e per le strutture in elevazione che fuoriescono e si andrà a sottolineare con un linguaggio attinente al periodo.

Umanesimo e Rinascimento

Ci sarà un atteggiamento (sia nell'umanesimo che nel rinascimento) da parte di alcuni luminari che cercheranno di trasmettere i valori fondamentali dell'architettura, legati alla presenza dell'uomo, legati al passato. Tutto ciò che loro diranno però è privo di senso storico, cioè legato all'ammirazione per un periodo in particolare, non si guarda a tutto il passato in maniera profonda infatti c'è una sorta di discriminazione, si guarda in determinati momenti perché in quei momenti è presente un'architettura di grande valore secondo il punto di vista di chi afferma queste cose.

Viene richiamata l'attenzione sull'architettura classica, non perché avesse un valore storico ma perché aveva un valore estetico. Interesse basato su una visione ottica non sostenuta da una tradizione culturale, non riconoscendo il valore dell'architettura culturale. Se ne riconoscono le imperfezioni, le aritmie ecc. con lo scopo di conoscere il passato per tendere alla perfezione e superare gli antichi, assistendo molto spesso alla totale indifferenza per la distruzione delle opere.

Età barocca

L'architettura tende a sostituirsi alla preesistenza sfruttando tutto quello che esiste e dando una nuova immagine alla preesistenza stessa che diventa irriconoscibile e che i nuovi partiti architettonici porteranno a un'immagine del tutto lontana rispetto a quella originaria.

Seconda metà XVIII secolo

Ci sarà una nuova coscienza del valore storico e artistico del monumento. Visti insieme, nascerà un nuovo concetto storico e un nuovo concetto d'arte, si definirà cos'è la storia e cos'è l'arte e la consapevolezza di ciò porterà ad esiti completamente diversi rispetto a prima.

Dal XIV al XVI secolo

XIV secolo

Petrarca scrive una lettera oratoria a Cola di Rienzo e al popolo romano (1347). Cola di Rienzo era un notaio che viveva a Roma e che soffre tantissimo della situazione di Roma in quegli anni, cerca così di prendere in mano la situazione

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/19 Restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca98_98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e storia del restauro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Giannattasio Caterina.
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