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Laboratorio di ambiente e cultura

I testi riguardano l’etica ambientale: la riflessione etico-filosofica sul rapporto tra uomo e natura, uomo e ambiente, uomo e animali, uomo ecosistema ecc.

Le guide di comunicazione ambientale, dove ci sono delle risorse in lingua inglese che riguardano strategie e consigli pratici di comunicatori che si occupano di ambiente, che hanno messo insieme una serie di linee guida che vorrebbero indicare come si fa buona comunicazione su temi ambientali.

Temi che vanno dai diritti animali, al cambiamento climatico, alla difesa della biodiversità.

Testi a scelta

  • Filosofie dell’ambiente di Serenella Iovino, Carocci.
  • Filosofia dell’ambiente di Elena Casetta, Mulino.

Ambiti della comunicazione ambientale da scegliere

  • Green marketing (es. marketing di Patagonia o IKEA).
  • Ambientalismo = le comunicazioni prodotte da organizzazioni o movimenti ambientalisti.
  • Giornalismo ambientale.

Es. Greenpeace o dalle Dichiarazioni delle Nazioni Unite sulla biodiversità al volantino del comitato di quartiere che non vuole che si abbattano gli alberi per fare la tranvia.

Dal livello micro al macro, passando da tutto quello che c’è nel mezzo.

Non dobbiamo per forza condividere in pieno il messaggio, la nostra analisi deve avere sufficiente distacco che una persona che studia o si muove con un atteggiamento analitico.

Possiamo individuare una campagna comunicativa, che dal nostro punto di vista ha un tipo di argomentazione interna completamente fallace.

Dobbiamo individuare che tipo di comunicazione fa una certa organizzazione, Greenpeace ha un team di comunicatori che decidono di sviluppare una strategia comunicativa fatta di una serie di messaggi, distribuiti in certo modo, con una certa veste grafica, con certe parole chiave.

L’obiettivo è analizzare, comprendere in maniera approfondita il tipo di comunicazione che Greenpeace sceglie di fare, dobbiamo parlare dei contenuti comunicativi sviluppati da firme del giornalismo, organizzazioni, associazioni, movimenti.

L’idea è quella di utilizzare concetti e teorie dell’etica ambientale alla comunicazione ambientale.

Cos’è la comunicazione ambientale?

Oggi c’è attenzione a temi che riguardano la crisi ecologica che stiamo vivendo a tanti livelli, è un’attenzione diffusa dalla certificazione sui prodotti al supermercato ai vertici intergovernativi internazionali.

Prima l’attenzione a temi ambientali era molto meno visibile, ma la riflessione sia filosofica che delle scienze che si occupano di comprendere le relazioni ambientali, che sono principalmente l’ecologia, intesa come disciplina scientifica, la biologia della conservazione, una branca della biologia che si occupa specificatamente di comprendere come possono essere conservati determinati habitat naturali, di preservare e conservare habitat naturali.

La sua nascita come disciplina si colloca tra gli anni 80 e 90, indica un mutamento sociale per quanto riguarda la consapevolezza delle criticità nella relazione tra società umana, individui umani ed ecosistemi e ambienti in cui sono sviluppati, in cui vivono.

Una parte della filosofia, un filone di riflessione filosofica, è dedicata a pensare alle relazioni da un punto di vista etico tra esseri umani e natura, si struttura come filone di pensiero, a partire dagli anni 60, l’ambito è l’etica ambientale.

Parallelamente si sviluppa l’ambito più vasto e visibile della comunicazione ambientale, cioè studiosi della comunicazione che orientano la propria attenzione su temi ambientali.

Idea generale del corso

L’idea è di creare collegamento fra i due ambiti, partendo da un’introduzione alle principali teorie e idee che l’etica ambientale ha sviluppato negli ultimi decenni. Qual è il modello di comunicazione che la comunicazione ambientale prevede, adotta, predilige e quali sono gli ambiti e i soggetti o attori principali che operano nell’ambito della comunicazione ambientale.

Introduzione

Antropocene”, c’è una centralità della dimensione umana, parola diffusa nel discorso pubblico, che riguarda il rapporto che l’uomo ha con l’ambiente, che ha un’origine tecnica, scientifica, non tutti gli scienziati che si occupano di aree geologiche accettano il termine.

Paul J. Crutzen e Eugene F. Stoermer usano il termine nella rivista, i due si occupano di biosfera e hanno proposto per la prima volta nel 2000 alla comunità scientifica di adottare questa terminologia.

Per la denominazione delle aree geologiche, che individuano qual è la forza prevalente che determina le caratteristiche geologiche e della biosfera di un certo intervallo di tempo.

I criteri con cui sono denominate riguardano l’individuazione di fenomeni, forme di vita, materiali che in lunghissimo intervallo di tempo hanno determinato le trasformazioni della geosfera e della biosfera sul nostro pianeta.

La parola significa collocare il nostro presente in un’epoca geologica, non solo storica, in cui la forza che trasforma la geosfera e la biosfera con maggior incisività siamo noi.

L’Antropocene sarebbe quel periodo della storia della terra, della storia del pianeta, anche della nostra storia, in cui la forza principale che agisce sulle trasformazioni geologiche e biosferiche è l’azione antropica, l’azione dell’uomo.

La storia politica, sociale, istituzionale da un lato e la storia naturale dall’altro sono sempre state pensate come due storie che viaggiavano su nastri trasportatori diversi, a ritmi indipendenti.

La storia umana era immaginata e concepita come qualcosa che si collocava sullo scenario dell’ambiente naturale, uno sfondo governato da leggi sue proprie dentro al quale si svolgevano le vicende umane come rivoluzioni, nascita e morte delle religioni, le guerre, lo sviluppo dell’arte e delle concezioni culturali ecc.

Parallelamente nello sfondo avvenivano l’evoluzione delle specie, i processi biochimici legati al clima, alla materia inorganica.

Si pensava che la vita avesse delle forme fisse, in realtà la vita si evolve, sia la vita che la natura hanno una storia ma fino ad ora erano storie in cui si poteva vedere una relazione di inclusione: la storia umana era collocata dentro la storia naturale, ma se la parola Antropocene coglie qualcosa di vero e concreto.

La parola coglie l’intreccio delle due storie, si intrecciano in maniera profonda, come qualcosa che non ha né precedenti né prospettive di ritorno, ci dice che cosa decidiamo di fare in quanto comunità umane e che cosa succede alla storia geofisica della nostra crosta terrestre, sono faccende profondamente legate, sia in una direzione, cioè le decisioni che prendiamo in quanto società umane hanno delle ripercussioni sulla storia naturale dell’intero pianeta, sia nella situazione inversa: la situazione di trasformazione del pianeta produce degli eventi che hanno l’impatto inevitabile sulla dimensione umana della storia.

I migranti climatici, è una questione in cui la desertificazione e la carenza di risorse naturali compatibili con una vita dignitosa in vaste aree del pianeta, sta producendo, che produrrà le ondate migratorie che richiedono sviluppi nella storia umana, fatta di sviluppi culturali, decisioni politiche, conflitti tra gruppi.

Che cosa significa la parola ambiente?

Da una parte il riferimento alla natura, quando utilizziamo ambientale lo applichiamo quando vogliamo fare riferimento a qualcosa che ha a che fare con il mondo naturale, allo stesso tempo evoca il contesto di immediata collocazione di un soggetto di cui quell’ambiente è ambiente.

Lo spazio può essere disabitato e neutro, l’ambiente è ambiente di qualcuno, per qualcuno.

L’ambiente può essere più o meno naturale o più o meno artificiale, è una questione di fatto, ci sono persone circondate per la maggior parte della loro vita quasi esclusivamente da antefatti.

Ci sono persone che sono circondate quasi esclusivamente da antefatti, passano la loro vita in un ambiente costituito da antefatti.

Il nostro ambiente può essere più o meno artificiale, da un lato la parola ambiente accoglie la distinzione, la dicotomia naturale artificiale, nel secondo che naturale e artificiale è una distinzione netta, non è sempre semplice stabilirlo.

Anche gli alberi sono artificiali, non è un contesto naturale reale.

Es. diga del castoro --- Dipende dal punto di vista.

La parola ambiente accoglie e include la distinzione natura-cultura, è una distinzione naturale artificiale, naturale, culturale, dall’altra parte natura e antefatto, natura cultura, è una distinzione che basta un minimo lavoro per capire che difficilmente è netta, comportamenti separabili, è una distinzione che è permeabile, graduata, problematica.

Il tempo e l’acqua di Magnason

È la sfida di fronte a cui si trova la comunicazione ambientale, la scelta, lo sviluppo e la creazione di linguaggi per comunicare il nostro rapporto con l’ambiente.

È una testimonianza della sfida della comunicazione ambientale oggi.

Ci sono due proposte per quanto riguarda il momento di inizio di Antropocene:

  • L’azione degli esseri umani come specie è diventata così impattante, incisiva da essere ritenuta la prima forza di trasformazione geologica sul pianeta.
  • Nel video nella stratificazione dei sedimenti del terreno si vede una traccia che stiamo lasciando, che gli studiosi della crosta terrestre e della storia potranno trovare da secoli, così come altri segni depositati nella stratificazione di roccia sono una quantità mai vista di ossa di pollo del consumo industriale che facciamo di pollame, sono diversi da ogni pollame di oggi che si è presentato nella storia naturale fin ad ora.

Verranno trovati grandi strati di terreno con depositate ossa anomale: uno studioso di scienze naturali che arriva da un altro pianeta da qualche secolo sulla terra, studiando le tracce che lasciamo nella terra, troverebbe qualcosa di significativo e in discontinuità con quello che fin ad ora le tracce che lasciamo nella stratificazione dicono.

L’epoca può essere fatta iniziare, alcuni la collocano all’inizio della seconda rivoluzione industriale, altri negli anni 50 del secolo scorso.

1950 --- ciò che accade da quel momento in avanti è noto come grande accelerazione: crescita demografica della popolazione mondiale, produzione di inquinanti, movimentazione delle risorse, della quantità di risorse utilizzate.

L’utilizzo dell’acqua a partire dal 1950, si nota che l’aumento è drastico, i dati riguardano la produzione, uso di risorse, alterazioni di aree naturali considerate incontaminate con un basso intervento da parte dell’essere umano e così via, come l’uso dei fertilizzanti, trasporti.

Il 1950 è il momento critico, gli anni in cui comincia a farsi strada la consapevolezza dell’impatto distruttivo che molte azioni umane hanno sugli ecosistemi, è anche lo stesso momento in cui comincia ad aumentare in modo esponenziale l’impatto dell’attività umana sul pianeta.

Gli stessi anni in cui escono i primi grandi studi sull’ecologia, dell’etica ambientale, come le prime grandi mobilitazioni sociali per la protezione dell’ambiente sono anche anni di inquinamento e produzione maggiore, l’andamento è in crescita, tutt’oggi.

Se vediamo la quantità di CO2 emessa anno dopo anno è in progressivo aumento.

Contesto di crisi, di difficoltà a più livelli, da un punto di partenza connotato, particolare alle varie discipline che si occupano di ambiente.

Le discipline che si occupano di offrire una risposta a situazioni problematiche si chiamano discipline di crisi, il contesto ambientale non è l’unico: chi studia le migrazioni o chi studia i terremoti o le eruzioni, sono modi di rivolgersi a un tema che non hanno distacco e disinteresse caratteristico dell’atteggiamento scientifico, ma chi si occupa con una disciplina che ha a che fare con un contesto di crisi, si situa dentro a questo contesto.

Cerca di offrire una risposta, l’ambito della comunicazione ambientale è un tipo di ambito in cui si studia, si fa ricerca, si producono scritti, sentendosi parte di un tentativo di risposta a un problema che abbiamo davanti.

La comunicazione ambientale è sia professionale che accademica, di studio, chi vi opera ha a che fare con un problema caldo.

L’ambiente, l’oggetto, non è fisso, è esso stesso qualcosa di elaborato a livello culturale, quando ne parlo e lo rappresento con delle immagini, il messaggio concorre a plasmare il modo in cui le persone con cui intrattengono comunicazione percepiscono e concepiscono l’ambiente, concorrerà come si relazionano e agiscono nei confronti di esso.

Alcuni studiosi la definiscono: è il complesso di azioni comunicative che vari attori realizzano in merito all’ambiente e che contribuisce a plasmare percezioni e pensieri, (non) prendere decisioni, dare minore o maggior valore al tema ambientale.

Il complesso di azioni comunicative comprende molte cose, è un modo di parlare/concepire la comunicazione molto inclusivo, da un testo tutte le comunicazioni che hanno qualcuna dimensione proposizionale, comunicazioni costituite da parole, immagini, suoni, tutti i vari canali, in cui i linguaggi vengono veicolati fino a una performance fatta da un artista che intraprende azioni per sensibilizzare il pubblico.

La nozione di azioni comunicative è estremamente aperta.

Le storie che ci raccontiamo socialmente a tutti i livelli, dalle storie dell’infanzia alle storie di Instagram, permeano nel nostro modo di concepire, immaginare ma anche percepire il mondo stesso, che sono le basi su cui noi decidiamo di muoverci in determinato modo.

Un bambino cresciuto negli anni 80, percepisce la figura del lupo radicalmente rispetto a quella di un bambino che cresce oggi, il lupo era un oggetto appropriato di timore, adesso è come una figura minacciosa ma è anche un animale fragile, che si prende cura.

Cox e Pezzullo = importanti per la comunicazione ambientale.

“Prendersi tempo per riflettere sulla comunicazione ambientale che noi compiamo e gli altri compiono ci consente di renderci conto criticamente riguardo a ciò che crediamo, come vogliamo esprimere queste prospettive e i modi in cui la comunicazione di altri può dare forma a noi, al nostro modo di relazionarci con la natura a sua volta”.

Viene sottolineata la capacità della sfera comunicativa di arrivare in fondo, la persona che si è nutrita di un tipo di comunicazione che andrà in un ambiente percepirà quell’ambiente in un certo modo, rispetto ad altri.

Il nostro occhio vede diversamente rispetto ad una persona che vive il polo, distingue svariati bianchi perché li distingue dal ghiaccio.

Quando siamo fruitori o creatori della comunicazione dobbiamo essere consapevoli che agiamo su qualcosa di più e non semplicemente su una certa quantità di informazione, la comunicazione non è solo travaso di informazioni ma è più potente.

La comunicazione è anche una pratica professionale, chi se ne occupa non la studia fatta da altri ma se ne occupa.

È un ambito di studi e pratiche professionali che emerge principalmente negli Stati Uniti a partire dagli anni 90, è successione allo spazio pubblico che hanno assunto i temi ambientali.

Iniziano ad occupare sempre più spazio a partire dagli anni 60-70-80, agli inizi degli anni 90 c’è un movimento riflessivo in cui degli studiosi iniziano a considerare il modo in cui si comunica riguardo all’ambiente e il proprio oggetto di studi.

Link slide su campi di studi.

Sono contesti internazionali per dare un’idea del tipo di campo di studi che la comunicazione ambientale è, c’è una rivista accademica internazionale fondata nel 2007.

Il 2 è un’associazione internazionale di comunicatori ambientali, si accordano sia studiosi che professionisti.

Modelli di comunicazione come trasmissione di informazioni

I modelli mostrano dei modi di concepire la comunicazione superati in cui la comunicazione è concepita come un travaso di informazioni, come un complesso di trasformazione trasferite da un emittente a un ricevente.

Nei modelli più complessi lo scambio è concepito come uno scambio potenzialmente circolare, quindi con dei circoli di feedback.

Il modello è qualcosa di diverso, quando facciamo comunicazione, sia da creatori che da fruitori, ciò che viene coinvolto non è solo insieme di conoscenze esplicitabili, è un modello che rende chiaro quanto potente sia l’atto di comunicare.

La comunicazione sia sociale, pubblica che individuale o informale, plasma media, la natura sono una dei vertici del triangolo, non è concepito come un oggetto fisico che è com’è a prescindere da come noi ci relazioniamo con esso.

L’ambiente è qualcosa che ha una sua resistenza al nostro modo di rappresentarcelo, ma allo stesso tempo è plasmato da come noi lo rappresentiamo.

L’ambiente è carico di cultura, storia, simboli, la comunicazione si inserisce riguardo all’ambiente, riguarda il modo in cui comunichiamo nel mondo in cui l’ambiente è plasmato dal punto di vista culturale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/05 Filologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Martils5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di ambiente e cultura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Niccoli Ariele.
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