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Italiano parlato e variazione linguistica

Capitolo 1: La linguistica e il parlato

Proprietà della lingua

  • Antropologica: tutte le lingue che si scrivono sono, o sono state, anche parlate, mentre non tutte le lingue parlate sono scritte.
  • Ontogenetica: le lingue scritte e parlata si sviluppano in circostanze e in momenti differenti nella vita di un essere umano. La comunicazione parlata parte dalla socializzazione primaria, mentre solo in un secondo momento l'individuo impara a scrivere.
  • Filogenetica: le prime forme di scrittura si sviluppano molto dopo lo sviluppo delle prime forme di comunicazione.

Lo studio della lingua parlata è importante per evitare quello che Linell chiama "the written language bias", cioè la distorsione descrittiva che deriva dall'utilizzo della lingua scritta come fonte primaria di dati. Nella lingua parlata cambia anche lo stesso concetto di "significato" secondo Voghera, in quanto nella lingua parlata il significato non è oggettivo ma segue un processo graduale dovuto al discorso. Lo studio della lingua parlata mostra come le espressioni linguistiche siano in realtà usate in modo indessicale, legando la comprensione al contesto condiviso dagli interlocutori.

Il parlato e le sue caratteristiche: la dimensione temporale

Il motivo per cui la lingua parlata è di tanto interesse per la linguistica è legato al fatto che presenta delle caratteristiche proprie e proprio al suo interno possono verificarsi quei mutamenti linguistici che poi potrebbero svilupparsi nella lingua scritta successivamente. Saussure parlando di linearità del significante allude proprio a una caratteristica della lingua parlata, quella di essere in tempo reale, a differenza di quella scritta che si presenta in una dimensione atemporale in cui vediamo un "progetto" già ultimato. Nell'esempio qui sopra si nota ad esempio la presenza di una co-costruzione, ovvero due parlanti che collaborano nella produzione di un unico enunciato, ed esso è rappresentativo delle possibilità che offre la lingua parlata.

Alcuni linguisti hanno introdotto la nozione di dimensione encronica del linguaggio in aggiunta alle categorie di sincronia (dimensione atemporale) e diacronia (rapporto tra stati sincronici). Dimensione encronica = modo in cui le unità linguistiche vengono prodotte e interpretate dai parlanti in tempo reale e di come la struttura linguistica venga adattata dai parlati alla dimensione temporale in cui è prodotta.

Ne deriva quindi, secondo alcuni studiosi che il parlato presenti una sua propria sintassi, e questo ha ispirato molti studi come il modello di emergent grammar di Hopper, la nozione di online syntax di Auer e la dialogic syntax di Dubois. Il motivo principale per studiare il parlato risiede nel fatto che presenta varietà che sono assenti o marginali nello scritto, come ad esempio l'uso della prosodia, dei segnali discorsivi e di risorse paraverbali.

Il parlato e la variazione linguistica

Dal parlato alla tipologia linguistica, passando per la diacronia

La lingua parlata si dimostra un ottimo punto di osservazione per la ricerca sugli universali del linguaggio, cioè sul capire tutte le grammatiche delle lingue naturali, sia nelle loro somiglianze che nelle loro diversità. Ma questo come è possibile? Ciò che ci porta a comprendere anche grammatiche di lingue diverse sta proprio nella conformazione fisica degli apparati motori e fonatori della specie umana, oltre a caratteristiche comuni negli scambi comunicativi, che mostrano caratteristiche ricorrenti anche in popolazioni distanti culturalmente.

Se gli studiosi del mutamento linguistico sono d'accordo sulle proprietà tipiche dei processi di grammaticalizzazione, non lo sono altrettanto sulle primissime fasi, ovvero sui fattori e le motivazioni che causano il mutamento. Vi sono due grandi linee di pensiero:

  • Innovazione intenzionale, sviluppato soprattutto da Keller, secondo cui le lingue cambiano grazie alla volontà dei parlanti di comunicare in modo efficace, riportando aggiustamenti e ritocchi alle convenzioni linguistiche. Secondo Haspelmath è dovuto a un "bisogno di stravaganza", per colpire l'attenzione del destinatario.
  • Innovazione non pianificata, offerta da Croft, secondo cui le strutture grammaticali dispongono di un'ampia varietà di opzioni che gli interlocutori hanno a disposizione. Alcune di queste strutture vengono preferite per la loro accessibilità e perché meno impegnative da elaborare. Quindi il mutamento si genera per una necessità di ottimizzazione dello sforzo del parlante, che inconsapevolmente mette in atto delle preferenze. Il discorso parlato diviene il risultato delle scelte operate di volta in volta dai parlanti.

Nel mutamento linguistico non ha solo importanza il parlante, ma anche il destinatario. Voghera sottolinea infatti che un enunciato non è un oggetto pronto, ma deve essere co-costruito dai due interlocutori. Quello che accade solitamente in un discorso è che gli ascoltatori, grazie al contesto, riescano a interpretare un messaggio nel modo più efficace possibile, ma spesso finiscono per arricchirlo con nuovi strati di significato, e questi potrebbero poi diventare convenzionali.

Quanto detto non implica che la lingua scritta sia meno importante nel mutamento linguistico, ma semplicemente lo scritto tende a filtrare maggiormente i mutamenti. Questo è anche mostrato e descritto negli studi di Ballarè e Micheli (2018) in cui l'uso di "dove" come congiunzione subordinante sia attestato maggiormente nel parlato e con minore frequenza nello scritto, ed è tra l'altro la dimostrazione di un fenomeno attestato a livello interlinguistico. Alcune caratteristiche tipiche del parlato, come la sequenzialità e la dialogicità sono riconosciute come cruciali nel mutamento linguistico. La conversazione faccia a faccia può portare a processi di innovazione linguistica come negli studi di Calaresu sulle costruzioni a tema sospeso come "provare, ci proverò", che partono da un formato tipico di questa conversazione, le domande eco.

Il rapporto tra i tre vertici è riassunto da Bybee e Beckener secondo cui la ricerca degli universali linguistici non si serve dell'individuazione di definizioni rigide, ma si concentra sullo studio degli aspetti dinamici della lingua a livello dell'uso, a livello delle strutture specifiche di una lingua e a livello interlinguistico.

L'italiano parlato e la variazione sociolinguistica

In prospettiva sociolinguistica è chiaro che la lingua cambia in base al canale selezionato. Infatti, nel modello classificatorio tradizionale delle dimensioni di variazione proposto da Coseriu trova spazio la dimensione diafasica. Mioni, qualche decennio dopo introduce la diamesia, ovvero il canale utilizzato per comunicare. L'italiano è stata una lingua prevalentemente scritta, e la poca comunicazione aveva luogo nei dialetti italo-romanzi diffusi nella penisola. Nel secondo dopoguerra circa il 64% dei parlanti si serviva del dialetto o della propria parlata locale per comunicare. Solo a partire dagli anni '50 a seguito di alcuni fenomeni sociali la lingua parlata si diffonde per larga parte della popolazione. Questo causa la cosiddetta demoticizzazione, ovvero un abbassamento del livello dello standard, attorno al nucleo dello standard si crea uno spazio di variazione che coinvolge la dimensione diastratica, diatopica e diafasica. Ed è a questo punto che nascono nuovi studi linguistici.

A partire dagli anni '80 prende avvio la ristandardizzazione, ovvero alcuni tratti considerati non-standard si diffondono nell'italiano parlato in contesti controllati e usati da parlanti colti, in sostanza entrano nello standard e creano il cosiddetto italiano neo-standard. Il parlato è il luogo privilegiato in cui osservare dinamiche di variazione sociolinguistica poiché è meno sottoposto dello scritto alla pressione normativa dello standard, anche perché assume rilievo centrale il cosiddetto "modo pragmatico". Il parlato assume grande importanza per la sociolinguistica in quanto ad esso rimandiamo tutte quelle produzioni che vengono realizzate mediante il canale fonico-acustico, ed è di conseguenza un contenitore dove trovano spazio realizzazioni molto diverse tra di loro, che variano in base alla regione, al contesto e alla caratterizzazione socioeconomica. Il parlato può inoltre cogliere quei tratti e quelle costruzioni in movimento, ed è perfetto per gli studi sociolinguistici.

Capitolo 2: Come studiare il parlato? I corpora e la variazione sociolinguistica

Uno dei problemi posti dalla lingua parlata risiede nel fatto di essere evanescente nelle sue produzioni, cioè, a differenza dello scritto, non possono essere ri-scritte o ri-lette. In questo caso la soluzione è nella sequenza registrazione-trascrizione: la produzione orale viene registrata, e questo riduce l'evanescenza (non la elimina perché la registrazione non imprime altri elementi del contesto che possono essere utili), successivamente viene trascritta, in modo da portarla in forma grafica e permettere anche livelli di annotazione. In sostanza si porta la produzione parlata ad uscire dalla dimensione encronica per trasformarla in un oggetto statico e consultabile ripetutamente.

Lo studio dell'italiano parlato oggi: i corpora

Accedere a un gran numero di dati empirici di questo tipo ha causato una svolta in questo campo di indagine, che era stato a lungo basato su un approccio introspettivo, ovvero il linguista produceva gli enunciati fittizi e li integrava con delle osservazioni. In questo modo il ricercatore era sia sorgente che osservatore. Partire dallo studio dei corpora invece permette di studiare una lingua parlata secondo una prospettiva più oggettiva, basata su dati empirici e riportando il linguista ad essere un solo osservatore.

La ricerca basata sui corpora comporta dei grandi vantaggi:

  • A livello qualitativo, le descrizioni e le spiegazioni teoriche si basano su dati rappresentativi e possono essere generalizzate su una specifica popolazione di parlanti.
  • A livello quantitativo, permette di validare intuizioni sulla base di parametri misurabili.

Ad oggi l'approccio basato sui corpora costituisce la metodologia d'analisi principale per le ricerche linguistiche sul parlato, di conseguenza sono stati costruiti numerose basi di dati, le quali sono state rese accessibili, ma resta ancora difficile accedere e utilizzare i corpora di italiano parlato. L'uso dei corpora porta due problemi:

  • Dispersione nelle risorse esistenti, dovuta al fatto che lo sviluppo di una risorsa è motivato da un interesse di ricerca specifico.
  • Eterogeneità nel tipo di metadati, sono poche le risorse che forniscono accesso a dati come età, provenienza geografica, livello di istruzione e impiego.

Principali corpora:

  • Corpora LIP e VOLIP: Lessico dell'italiano parlato di De Mauro (1993), aggiornato poi da Voghera nel Volip (2014). Si ha un totale di 60 ore di parlato raccolte nei primi anni Novanta. I dati sono stati raccolti in quattro città: Milano, Roma, Firenze, Napoli. Abbiamo cinque situazioni comunicative diverse:
    • A. Conversazioni faccia a faccia
    • B. Conversazioni telefoniche
    • C. Scambi comunicativi bidirezionali con alternanza di turno predefinita (interviste, dibattiti, interazioni in aule scolastiche, ecc.)
    • D. Monologhi (letture, sermoni, discorsi)
    • E. Programmi radiofonici e televisivi
    Il formato della comunicazione poteva essere unidirezionale o bidirezionale, in presenza o assenza di restrizioni sulla presa di parola, e dalla dimensione in presenza o a distanza. La natura dell'interazione è divisa in cinque tipologie:
    • Scambio comunicativo bidirezionale con presa di parola libera faccia a faccia
    • Scambio comunicativo bidirezionale con presa di parola libera non faccia a faccia
    • Scambio comunicativo bidirezionale con presa di parola non libera faccia a faccia
    • Scambio comunicativo unidirezionale in presenza del o dei destinatari
    • Scambio comunicativo unidirezionale o bidirezionale a distanza o differito su testo non scritto
    Il problema presentato da questo corpus è che è impossibile fare considerazioni di natura diastratica.
  • Corpus LABLITA: elaborato presso l'Università di Firenze e costituisce un aggiornamento del corpus Stammerjohann raccolto nel 1965. I dati tengono conto della dimensione diamesica e diafasica. Si tiene conto della natura del rapporto tra partecipanti (privata, familiare, pubblica), alla qualità dell'interazione (libera, regolata), alla struttura dell'evento comunicativo (monologo, dialogo, conversazione). Una parte di questi dati è stata trascritta in formato Childes e resa disponibile nell'ambito del progetto C-ORAL ROM.
  • Corpus CLIPS: è del 2007 e comprende 100 ore di parlato registrato in 15 città italiane, che sono state scelte sulla base della loro maggiore rappresentanza di divisioni diatopiche e per diversi gradi di sviluppo socioeconomico. Il corpus è anche diviso in quattro sottosezioni, sulla base della dimensione diafasica e diamesica:
    • Parlato radiotelevisivo
    • Parlato dialogico
    • Parlato letto
    • Parlato telefonico
    Questo corpus permette uno studio della variazione nell'italiano parlato sotto l'aspetto diatopico e dialettologico. Un problema di questo corpus consiste nel fatto che il parlato dialogico è costituito da conversazioni elicitate utilizzando le tecniche del map task e del test delle differenze, per questo offre ottimi dati fonetico/fonologici, ma scarseggia sul fronte pragmatico e conversazionale.
  • Perugia Corpus: è del 2014 e permette di consultare molti dati di italiano parlato, unendo le risorse già esistenti insieme ad altri dati raccolti presso l'Università per Stranieri di Perugia. Comprende il LIP, il corpus Sacco deyl e parte del corpus CLIPS. Raccogliendo alcuni corpus, contiene anche quelli che sono i problemi che compongono quegli stessi corpora. L'uso dei corpora oggi offre anche un altro piccolo problema di natura etica e deontologica, ovvero l'utilizzo dei dati sensibili, tra cui la voce.

Le dimensioni di variazione dell'italiano parlato

Differenziazione geografica: la variazione diatopica

Italiano regionale (definizione D'Achille) = una varietà dell'italiano usata in una determinata area geografica, che denota delle caratteristiche in grado di differenziarla da altre varietà usate in altre zone, e anche dall'italiano standard. Possiamo pensare all'italiano regionale come a un italiano "dialettizzato" nato dal contatto tra italiano e dialetto, anche se tale contatto opera con diversa intensità, dando origine a diverse varietà che manifestano in maniera più o meno evidente una caratterizzazione geografica.

Estensione geografica della varietà, due linee di pensiero:

  • Riferimento alle famiglie dei dialetti di sostrato
  • Confini amministrativi (quelli che vengono presi in considerazione in questo libro)

Lo spazio sociolinguistico al cui interno opera l'italiano regionale può essere preso sotto il punto di vista di:

  • Variabile sociolinguistica: un insieme di modi diversi di dire la stessa cosa
  • Varietà: insieme di tratti linguistici
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

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