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Istituzioni di microeconomia

Capitolo 1. Pensare da economisti

La microeconomia studia come gli individui scelgono in condizioni di scarsità. Anche quando le risorse abbondano, altre importanti risorse sono perennemente insufficienti. Alcune di esse sono: il tempo, il denaro. Tutte le scelte implicano una qualche forma di scarsità: talvolta riguarderà le risorse monetarie, ma in molte decisioni chiave la risorsa limitata, non è il denaro. Affrontare la scarsità è l’essenza della condizione umana.

1.1 L’approccio costi-benefici alle decisioni

Se C(x) è il costo dell’attività x e B(x) è il relativo beneficio, allora: quando B(x) > C(x), fare x, altrimenti no. Per applicare questa regola bisogna definire qualche parametro con cui definire e misurare i costi e i benefici. Diciamo che B(x) è il prezzo massimo che sareste disposti a pagare per x. In alcuni casi, B(x) è un valore ipotetico, cioè la somma che siamo disposti a pagare se fossimo costretti a farlo, anche se di fatto non ci sarà alcun esborso di denaro. A sua volta C(x) è il valore di tutte le risorse a cui dovrete rinunciare per compiere l’attività x, anche se C(x) non implica necessariamente un trasferimento di denaro. In quasi tutte le scelte che si compiono ci saranno dei costi o benefici da valutare in termini monetari. Gli economisti parlano di trade-off per indicare situazioni nelle quali si sceglie un’alternativa, rinunciando necessariamente a un’altra.

Esempio 1.1 pagina 5: prezzo di riserva di un’attività x: prezzo al quale una persona sarebbe indifferente tra svolgere o meno l’attività.

1.2 Una considerazione sul metodo della teoria economica

Gli economisti sono stati criticati per le loro ipotesi poco realistiche sul comportamento umano. Una prima risposta a questa critica è sostenuta da Milton Friedman, secondo il quale si possono fare delle previsioni adeguate sul comportamento degli individui partendo dal presupposto che essi decidano come se avessero effettuato certi calcoli. Friedman spiega questo concetto con l’esempio dei giocatori di biliardo (i loro tiri e le modalità specifiche con cui tendono a effettuarli, possono essere previsti con estrema precisione se si ipotizza che essi li decidano applicando tutte le leggi più importanti della fisica, anche non conoscendo la materia). Friedman ritiene sia utile supporre che tutti i prendiamo le nostre decisioni seguendo le regole della teoria della scelta razionale.

Una seconda risposta alla critica, come dice Richard Thaler, in molti casi ci comportiamo più come principianti che come esperti di giocatori di biliardo. Perché, i modelli economici anche se peccano di inadeguatezza dal punto di vista descrittivo e non sempre sanno anticipare il nostro effettivo comportamento, si rilevano spesso una guida per assumere decisioni più corrette e raggiungere in modo efficiente i fini che ci interessano.

1.3 Gli errori più comuni nel processo decisionale

Calcolare costi e benefici, è difficile. Alcuni costi sono impossibili da osservare, altri sembrano rilevanti ma non lo sono.

1.3.1 Errore n.1: Ignorare i costi opportunità

Una trappola consiste nell’ignorare i costi non espliciti. Se scegliere x significa escludere l’azione y, il valore rappresentato da y, se l’aveste compiuta, è un costo opportunità di x. Esiste una relazione reciproca tra costi e benefici. Non sostenere un costo equivale a ottenere un beneficio e, al contrario, non ottenere un beneficio è come sostenere un costo.

1.3.2 Errore n.2: Non ignorare i costi non recuperabili

I costi non recuperabili, a differenza dei costi opportunità, devono essere ignorati. Non ignorarli significa cadere in una seconda trappola tipica del processo decisionale.

Esempio 1.6 Vi conviene andare a Napoli in auto o in pullman? Siete a Roma per un periodo di studio e state organizzando un viaggio di 250 km che vi porterà a Napoli. A parte il costo, vi è del tutto indifferente guidare o prendere il pullman. Il biglietto del pullman costa 100 €. Dal momento che non sapete quanto potrebbe costarvi usare la vostra macchina, telefonate alla Hertz per avere delle indicazioni; l’impiegato vi spiega che per calcolare il costo di esercizio della vostra auto in base a un utilizzo annuo di 10 000 km bisogna tener conto di queste voci:

  • Assicurazione: 1000€
  • Interessi: 2000 €
  • Benzina e olio: 1000 €
  • Manutenzione: 1000 €
  • Totale: 5000 €

Il costo medio risulta di 0,50 €/km, e su questa base potete calcolare il costo di un viaggio di 250 km fino a Napoli: poiché il viaggio vi costerebbe 125 € contro i 100 del pullman, decidete di usare il mezzo pubblico. In questo modo, tuttavia, commettete l’errore di considerare i costi non recuperabili. Gli interessi e l’assicurazione li pagate comunque, indipendentemente dall’utilizzo. Sono entrambi dei costi non recuperabili e resteranno invariati sia che decidiate di usare la macchina sia che decidiate di prendere il pullman. Gli unici costi che variano al variare dell’utilizzo sono quelli di benzina, olio e manutenzione. Queste due voci assommano a 2000 € ogni 10 000 km percorsi, cioè a 0,20 €/km. A quel costo unitario, andare a Napoli in macchina vi costerà appena 50 €, cioè molto meno del biglietto del pullman: è chiaro che vi conviene fare il viaggio in auto.

1.3.3 Errore n. 3: Misurare i costi e i benefici in termini percentuali piuttosto che in termini assoluti

Molti trovano ovvio ragionare in termini percentuali quando devono comparare costi e benefici. Tuttavia, questo approccio spesso pone dei dubbi non indifferenti.

Esempio 1.8a State per acquistare una radiosveglia che costa 20 € al negozio vicino alla Facoltà di Economia, quando da un amico venite a sapere che Trony vende la stessa radiosveglia a soli 10 €. Se per raggiungere il supermercato occorrono 15 minuti di viaggio in auto, dove comprereste la radiosveglia?

Esempio 1.8b State per acquistare un nuovo televisore che costa 1010 € al negozio vicino alla Facoltà di Economia, quando da un amico venite a sapere che Trony vende lo stesso televisore a soli 1000 €. Se per raggiungere il supermercato occorrono 15 minuti di viaggio in auto, dove comprereste il televisore?

L’utilizzo dell’automobile farebbe risparmiare un 50% nell’acquisto della radiosveglia, ma meno dell’1% nell’acquisto del televisore. Queste percentuali sono irrilevanti. In entrambi i casi, il beneficio generato dallo spostamento in automobile è rappresentato dagli stessi 10 € di risparmio sul prezzo d’acquisto. Qual è il costo del prendere l’auto per raggiungere Trony? Le risposte alle due domande dovrebbero essere convergenti. Per esempio, se foste disposti a intraprendere il viaggio in auto per 8 €, allora dovreste acquistare sia la radiosveglia sia il televisore da Trony, (perché in entrambi i casi risparmierete 2 euro su ogni acquisto). Se invece il vostro prezzo di riserva fosse di 12 €, allora dovreste acquistare entrambi gli articoli nel negozio vicino alla Facoltà, (perché, in questo caso, ci sarà una perdita di 2 euro su ogni acquisto).

1.3.4 Errore n. 4: Non comprendere la distinzione medio-marginale

Finora ci siamo occupati delle decisioni inerenti all’intraprendere o meno una determinata attività. Spesso, tuttavia, la scelta riguarda il punto fino al quale dovremmo continuare a effettuare un’attività. Ma anche in questo caso più complesso possiamo applicare la regola del calcolo costi-benefici riformulando la nostra domanda: “Dovremmo incrementare il livello con cui ci stiamo dedicando all’attività x?”. Per rispondere a questa domanda, dobbiamo concentrare l’attenzione sui costi e sui benefici derivanti dall’effettuazione di un’unità addizionale di attività. Il costo di un’unità addizionale di attività è chiamato il costo marginale dell’attività (Aumento dei costi totali derivante dall’effettuazione di un’unità addizionale di attività), mentre il beneficio di un’unità addizionale è chiamato il suo beneficio marginale (Aumento dei benefici totali derivante dall’effettuazione di un’unità addizionale di attività). La regola del calcolo costi-benefici ci dice di incrementare il livello di un’attività finché il suo beneficio marginale eccede il suo costo marginale. La regola del calcolo costi-benefici ci dice che i costi e i benefici marginali sono i concetti da utilizzare nella scelta del livello al quale conviene dedicarsi all’attività.

1.4 La rappresentazione grafica del costo e del beneficio marginale

Esempio 1.11 Susanna ha sottoscritto un contratto telefonico che le consente di effettuare una chiamata interurbana per parlare con il suo ragazzo, Alessandro, a un costo di 4 centesimi al minuto. Il valore attribuito da Susanna a un minuto addizionale di conversazione con Alessandro – misurato in base alla sua disponibilità a pagarlo – è rappresentato dalla curva MB (Marginal Benefit). Quanti minuti al mese dovrebbe trascorrere al telefono con Alessandro?

L’andamento decrescente della curva MB riflette il fatto che il valore attribuito a un minuto addizionale di conversazione diminuisce all’aumentare della quantità totale di minuti di conversazione che si è utilizzata fino a quel momento. La curva MC (Marginal Cost) rappresenta il costo di ciascun minuto addizionale, assunto costante a 0,04 €. La quantità ottimale di conversazioni telefoniche è quella in corrispondenza dell’incrocio delle due curve (cioè 400 minuti/mese). Se Susanna conversasse per meno tempo, il beneficio marginale derivante da ulteriori incrementi di minuti supererebbe il costo marginale, per cui le converrebbe restare al telefono più a lungo. Oltre i 400 minuti/mese di conversazione, invece, il risparmio proveniente dalla riduzione dei colloqui telefonici con Alessandro sarebbe superiore al beneficio a cui Susanna rinuncerebbe, per cui le converrebbe restare meno tempo al telefono.

1.5 La mano invisibile

Pur essendo inconsapevoli degli effetti delle loro azioni, i consumatori che perseguono il proprio interesse agiscono spesso come se fossero guidati da quella che Adam Smith chiamava la “mano invisibile”, in grado di produrre il risultato più favorevole per il bene comune. Gli economisti moderni, a volte, però dimenticano che Smith non pensava che fossero importanti solo le motivazioni egoistiche e che per quanto l’uomo si possa ritenere egoista, vi sono alcuni principi che lo inducono a interessarsi alla sorte altrui e gli rendono necessaria l’altrui felicità, sebbene egli non ne ricavi nulla. Smith, inoltre, sapeva che il risultato di un perseguimento degli interessi individuali sia lontano dal benessere sociale.

Esempio 1.12 che spiega il meccanismo della mano invisibile possa incepparsi quando i costi o i benefici sono esterni. Supponiamo che trasportare le foglie secche costi al proprietario della casa 20 € e bruciarle gli costi appena 1 €. Se questo signore considera solo i costi che gravano direttamente su di lui, deciderà di bruciarle. Il problema è che bruciare le foglie comporta un costo esterno rilevante (esternalità negative), cioè il costo sopportato da altre persone non coinvolte direttamente nella decisione. Nel nostro caso, l’esternalità negativa consiste nel danno prodotto dal fumo, che non grava su chi decide di bruciare le foglie, ma su tutti quelli che vivono sottovento. Se supponiamo che questo danno valga 25 €, il bene comune richiede che le foglie vengano trasportate nel bosco e non bruciate in giardino. Dal punto di vista del proprietario, invece, sembrerebbe meglio bruciarle. Costi e benefici esterni sono spesso la motivazione addotta per giustificare le leggi che limitano la libertà personale.

1.6 La razionalità e l’interesse individuale

Essere razionali significa prendere decisioni in base al criterio costi-benefici, (B>C). Ci sono due specificazioni del principio di razionalità:

  • Razionalità secondo l’essere individuale: una persona razionale considera solo costi e benefici che la toccano direttamente.
  • Razionalità secondo i fini: al momento di effettuare una scelta, una persona razionale agisce in modo efficiente nel perseguimento dei propri obiettivi.

La teoria formale della scelta razionale può essere sviluppata utilizzando entrambe le accezioni di razionalità. Se usiamo la prima, partiamo dall’assunto implicito che le persone siano egoiste; secondo l’accezione dei fini bisogna fare delle ipotesi alternative sugli obiettivi delle persone. La difficoltà che presenta quest’ultima sta nel fatto che ci permette di spiegare tutto: anche il comportamento più bizzarro si può giustificare assumendo semplicemente che alla gente piaccia agire in quel modo. Entrambe queste accezioni sono utilizzate nell’analisi economica, ma entrambe comportano dei compromessi. L'accezione dell’interesse individuale rappresenta un compromesso perché anche le motivazioni non egoistiche hanno importanza. L'accezione dei fini rappresenta un compromesso perché risulta vaga e aperta a ogni possibilità.

1.7 Vorreste che vostra figlia sposasse un Homo oeconomicus?

Gli economisti ritengono che gli incentivi materiali connessi al comportamento egoistico siano preponderati rispetto alle altre motivazioni che si potrebbero ignorare. In quest’ottica, il modello astratto di individuo che opera in base al modello dell’interesse individuale viene chiamato Homo oeconomicus. Quest'Homo non prova sentimenti, le sole cose che contano per lui sono i costi e i benefici che lo toccano direttamente. Il modello dell’interesse individuale non va inteso come una ricetta di validità generale per condurre i propri affari. Per aver successo nella vita bisogna saper lavorare con gli altri, costruire delle alleanze e stabilire delle relazioni basate sulla fiducia.

1.8 Il naturalista economico

Chi studia le scienze naturali è in grado di vedere e apprezzare molti dettagli della vita che altrimenti gli sfuggirebbero. Allo stesso modo, chi si occupa di microeconomia, è una persona in grado di osservare sotto una nuova luce i dettagli della vita di ogni giorno. Ogni elemento costruito dall’uomo gli appare come risultato di un calcolo implicito costi-benefici. L'analisi costi-benefici consente di valutare tutti i costi e tutti i benefici di qualsiasi iniziativa o attività. Anche le autorità pubbliche dovrebbero applicare questo concetto. Però spesso l’analisi dei costi-benefici viene messa in secondo piano in sede politica, questa per natura può produrre risultati lontani dall’efficienza economica, a causa delle diverse forze in campo che spingono a favore o contro determinati provvedimenti.

1.9 Le domande positive e le domande normative

Domanda normativa ovvero una domanda che mira a sapere che cosa si deve o si dovrebbe fare. L'analisi economica non è in grado di rispondere a una domanda di questo tipo. Essa opera su basi solide quando si tratta di rispondere a una domanda positiva, che ha per oggetto le conseguenze di specifiche politiche o direttive istituzionali.

1.10 La microeconomia e la macroeconomia

La microeconomia studia le scelte individuali e il comportamento dei gruppi di individui su singoli mercati. La macroeconomia studia aggregazioni di mercati più vaste; (cerca di calcolare il tasso di disoccupazione, livello generale dei prezzi).

Capitolo 2. La domanda e l’offerta

2.2 Le curve della domanda e dell’offerta

Un mercato è costituito dall’insieme dei compratori e dei venditori di un determinato bene o servizio. Lo strumento per studiare il funzionamento di un mercato è l’analisi della domanda e dell’offerta.

Alcuni mercati sono delimitati da vincoli molto precisi di spazio e di tempo. Sono costituiti, per esempio, da tutti i potenziali compratori e venditori che si ritrovano nello stesso posto per partecipare a un’asta. Altri mercati coprono invece un territorio geografico sterminato, per cui i soggetti che vi partecipano non s’incontrano mai. Per tutelare la concorrenza la legislazione europea impedisce le fusioni tra imprese. Una misura importante per stabilire quanto sia concorrenziale un determinato mercato è rappresentata dalla quota di mercato. Di conseguenza, la Commissione Europea è portata a definire il mercato di riferimento in termini restrittivi. Al contrario, le imprese che intendano fondersi hanno interesse che il mercato di riferimento sia definito in modo molto ampio.

Nel corso degli anni, gli economisti si sono convinti che alcuni consumatori colgono e apprezzano le differenze più piccole tra i prodotti, per cui l’analisi della domanda e dell’offerta si è orientata verso una definizione particolarmente dettagliata dei mercati.

Esempio Prendiamo in esame i meccanismi di funzionamento del mercato delle aragoste da 1 kg pescate ad Alghero, il 20 luglio 2020. Relativamente a questo mercato, l’obiettivo dell’analisi è spiegare il prezzo delle aragoste e la quantità venduta. A questo scopo, partiamo dalla curva di domanda, una semplice relazione matematica che ci dice quante aragoste sono disposti ad acquistare i consumatori ai diversi possibili prezzi. Per esempio, la curva DD nella Figura ci dice che al prezzo unitario di 40 € i consumatori sono disposti ad acquistare 400 aragoste, e così via.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher angelagallo75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Lasagni Andrea.
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