Che cosa vuol dire farmaco
La farmacologia e la tossicologia sono strettamente correlate tra loro per quanto riguarda i farmaci, poiché non esiste una sostanza che non abbia un effetto avverso: da una parte vi è un vantaggio nel suo utilizzo, dall'altra parte vi è uno svantaggio e quindi quello che si chiama effetto avverso. Ad esempio, gli anziani sanno che non devono mettere sale nel loro cibo, cioè devono seguire una dieta iposodica perché il sodio, se utilizzato in dosi eccessive per tutta la durata della vita, porta allo sviluppo di una patologia classica che è l'ipertensione. Quindi, il sale da cucina (Cloruro di sodio) che viene utilizzato ha una sua tossicità cronica, così come può avere una tossicità acuta perché il sodio nel neonato passa la barriera ematoencefalica, quindi si possono provocare danni difficilmente e completamente irreversibili a carico del SNC del neonato. In questi casi, il danno cerebrale non è completamente recuperabile (quando si ha un danno, si può avere un recupero completo oppure un recupero parziale e ciò vuol dire che rimane un deficit).
Il farmaco è qualsiasi sostanza capace di produrre in un organismo vivente modificazioni funzionali utili o dannose. Per questo, il farmaco può essere anche un veleno; quindi, il farmaco può significare principio terapeutico oppure sostanza tossica. L'applicazione appropriata terapeutica può salvare la vita di un paziente e risolvere delle patologie che potrebbero essere fortemente debilitanti per tutta la vita di quel paziente; mentre, dato in maniera inappropriata, può diventare una sostanza d'abuso (non solo le sostanze che volgarmente vengono chiamate droghe, non sono soltanto le sostanze attive sul sistema nervoso centrale, ma si può abusare di qualsiasi cosa se viene utilizzata in maniera inappropriata), ad esempio l'abuso inappropriato dei lassativi. Se si usano in maniera inappropriata i lassativi, in particolare determinati lassativi che sono troppo drastici, può svilupparsi una tossicità cronica che può anche mettere in pericolo la vita del paziente, come epatiti fulminanti o carcinomi epatici.
Le sostanze naturali e la farmacologia
Le sostanze naturali sono la base della farmacologia, perché già al tempo dei nostri predecessori venivano utilizzate come farmaci e sono, diciamo, la base da cui è nata la farmacologia con i farmaci di sintesi, poiché molti farmaci vengono da farmaci naturali che poi sono stati modificati. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), un farmaco è una qualsiasi sostanza o prodotto che si vuole usare o che è stato usato, non solo per modificare ma anche per esplorare i sistemi fisiologici o patologici con beneficio di chi lo riceve, quindi con lo scopo ultimo di curare il paziente senza arrecare danno. Per esempio, i radio-farmaci sono dei farmaci che vengono inoculati nel paziente per andare a valutare una situazione, per vedere se vi sono patologie in atto (basti pensare a tutti i mezzi di contrasto). Un ulteriore esempio è dato dai farmaci che vengono utilizzati in terapia palliativa per distruggere alcune zone danneggiate, per esempio, da una massa neoplastica.
La finalità del farmaco
Infatti, il padre della medicina, Ippocrate, diceva: "Primum non nocere", ossia "Fate quello che vi pare dei vostri pazienti però, per prima cosa, non lo dovete danneggiare, non lo nuocete, se pensate di danneggiare o se pensate che ci sia il rischio di danneggiarlo è meglio che lasciate perdere". Quindi, la finalità del farmaco è quella sicuramente di migliorare, l'ideale sarebbe di guarire, però si può arrivare a delle situazioni in cui ci si accontenta di migliorare la qualità di vita del paziente.
La medicina moderna e la prevenzione
La medicina moderna, quella del secolo passato (XX secolo) e a maggior ragione quella di questo secolo (XXI secolo), è una medicina di profilassi. Quando Veronesi divenne Ministro della Sanità, per prima cosa cambiò il nome del ministero da Ministero della Sanità a Ministero della Salute e ciò suscitò un sacco di polemiche da parte dei politici che c'erano prima di lui (Rosy Bindi e Storace) i quali dissero: "I cittadini vanno curati, che vuole fare Veronesi? Non vuole curare i cittadini?" Poiché Veronesi era un oncologo italiano, disse: "Non è che non li voglio curare, voglio evitare che si ammalino".
Quindi, la prevenzione primaria è evitare che il cittadino si ammali ed è in questo campo che rientra anche il ruolo del farmacista, poiché ha il diretto contatto col cittadino, mediante l'informazione per un corretto stile di vita e facendo salire il livello culturale della popolazione alla ricerca di un corretto stile di vita. Ad esempio, prima la gente moriva in età più giovanile rispetto ad adesso a causa delle malattie infettive; la vera scoperta del secolo furono gli antibatterici (sulfamidici ed antibiotici) poiché la vita media si è prolungata di molto. Quindi, si sono fatti degli enormi passi in avanti e si è scoperta l'importanza della medicina. Ora la gente muore, a parte a causa di alcune patologie infettive (che però possono essere tenute sotto controllo per diverso tempo tramite farmaci), a causa di patologie croniche-degenerative: come le patologie cardiovascolari e le patologie tumorali. Queste due patologie cronico-degenerative possono essere rallentate; si può evitare di ammalarsi oppure cercare di ammalarsi il più tardi possibile. Queste due patologie si possono curare prima di tutto insegnando un corretto stile di vita, quindi: no alcol, no fumo di sigarette. Infatti, grazie alla legge antifumo ed alle migliorate tecniche di cura (schemi terapeutici) si è registrata una paurosa riduzione dell'incidenza e di mortalità di tumore ai polmoni.
Il concetto di veleno e antidoto
Sin dall'antichità ci si è accorti che il farmaco poteva essere un veleno, tant'è che gli antichi hanno introdotto il termine di mitridatico, cioè antidoto. Quindi, se ci si intossica, come si può fare per non morire e per bloccare l'intossicazione? Innanzitutto, l'intossicazione con i farmaci si deve evitare perché si deve utilizzare il farmaco in maniera corretta per rimanere nel range terapeutico, in modo tale da non eccedere in tossicità ma neanche che ci sia una mancanza di effetto che può anche essere causa di mortalità. Ad esempio, basti pensare alla terapia immunosoppressiva da dare ad un paziente trapiantato: se il paziente perde l'efficacia dell'immunosoppressore morirà perché il trapianto verrà rigettato.
Quindi, è importantissimo non eccedere in tossicità, tant'è vero che Paracelso (grande medico), nel suo trattato, scrisse "Dosis sola facit, ut venenum" (è la dose che fa il veleno). Quindi, è importante la dose, ma non solo, perché parlare solo di dose è limitativo. È anche importante lo schema terapeutico, cioè la frequenza con cui assumere la dose, perché se si sbaglia frequenza, la dose può essere giusta, ma si può andare in mancanza di effetto se la frequenza è troppo ampia o addirittura in accumulo o in tossicità se la frequenza è troppo ristretta. Quindi è importante la dose insieme allo schema terapeutico (cioè i tempi a cui si somministra la dose), perché molte terapie sono croniche ed è importantissimo che il paziente...
-
Introduzione alla farmacologia
-
Introduzione alla farmacologia
-
Introduzione Farmacologia generale
-
Economia - introduzione