GRAFICI FISIOLOGIA GENERALE
15 righe / 350 parole
1. ESPERIMENTO DI GORTER E GRENDEL (1925)
Nel 1925, Gorter e Grendel condussero un esperimento fondamentale per
dimostrare che la membrana cellulare è costituita da un doppio strato di
fosfolipidi. Utilizzarono eritrociti (globuli rossi) poiché sono cellule prive di
organuli con membrana, quindi ideali per analizzare esclusivamente la
membrana plasmatica.
L’esperimento si basava su un’ipotesi semplice ma efficace: se la membrana
fosfolipidico, allora l’area totale occupata
fosse composta da un doppio strato
dai lipidi, una volta estratti e dispersi come monostrato, sarebbe il doppio della
superficie delle cellule da cui sono stati estratti.
prima cosa, misurarono l’area superficiale totale dei globuli rossi.
Per Successivamente estrassero i fosfolipidi dalla loro membrana e li posero su
una bacinella d’acqua, utilizzando una bilancia di Langmuir. Questa bilancia era formata da una
vaschetta con due barriere: una fissa collegata a un trasduttore di forza e una mobile che serviva a
comprimere i lipidi. Quando i fosfolipidi venivano messi sull’acqua, si orientavano con le teste polari
verso l’acqua e le code apolari verso l’aria, formando un monostrato.
Avvicinando lentamente la barriera mobile alla fissa, i ricercatori osservavano il punto in cui i fosfolipidi
cominciavano a comprimersi fino a toccarsi, generando una forza rilevata dal trasduttore: quello era il
momento in cui si era formato un monostrato compatto. A quel punto veniva calcolata l’area occupata
dal monostrato.
Il risultato fu sorprendente: l’area totale occupata dal monostrato di fosfolipidi era circa il doppio di
quella della superficie totale dei globuli rossi. Questo portò Gorter e Grendel a concludere che la
membrana cellulare è formata da un doppio strato fosfolipidico, con le code idrofobe rivolte verso
l’interno e le teste idrofile verso l’esterno.
L’esperimento, pur con alcuni limiti tecnici (come errori di misura o sottostima dei lipidi), rappresentò
la prima evidenza quantitativa a favore della struttura a doppio strato della membrana cellulare. 1
2. ESPERIMENTO BASATO SULLA CAPACITÀ ELETTRICA DELLA MEMBRANA STESSA
La membrana cellulare può essere assimilata a un condensatore elettrico, un
componente che accumula cariche elettriche separandole. Questa analogia è
possibile grazie alla struttura della membrana: le teste polari dei fosfolipidi,
rivolte verso l’esterno e l’interno della cellula, sono conduttrici, mentre le
code apolari, orientate verso l’interno del doppio strato, agiscono come
materiale dielettrico, cioè isolante.
In un condensatore, quando si applica una corrente, le cariche positive si
accumulano su un’armatura e non possono attraversare il materiale isolante. Tuttavia, la loro presenza
delle cariche sull’altra armatura. Anche nella
induce un campo elettrico che provoca la separazione
membrana cellulare, quindi, si genera una differenza di potenziale senza che le cariche attraversino
direttamente la membrana.
La capacità elettrica (C) di un condensatore (e quindi della membrana) si calcola con la formula:
=∙
dove:
è la costante dielettrica del materiale (in questo caso dei lipidi),
è la superficie della membrana (cioè delle armature),
è lo spessore del doppio strato (la distanza tra le due armature).
1,
Conoscendo la capacità per unità di superficie (tipicamente ) e il valore della costante dielettrica
2
−13
= 5 ∙ 10
del materiale lipidico ( ), si può ricavare lo spessore della membrana:
−13
5 ∙ 10 −7
= = = 5 ∙ 10 = 50Å
−6
1 ∙ 10
Il valore ottenuto per lo spessore (50 Å) è coerente con le osservazioni sperimentali e conferma che la
membrana plasmatica è costituita da un doppio strato fosfolipidico.
Questo esperimento è quindi una prova quantitativa indiretta dell’esistenza e dello spessore del bilayer
lipidico nella membrana cellulare. 2
3. MOVIMENTO DELLE PROTEINE NEL DOPPIO STRATO LIPIDICO (cellula chimera)
Per dimostrare che le proteine di membrana sono in grado di muoversi
lateralmente all’interno del doppio strato fosfolipidico, è stato eseguito un
esperimento su una cellula chimera, ottenuta dalla fusione di una cellula umana
e una cellula di topo. Queste cellule esprimono proteine di membrana diverse,
che possono essere riconosciute e marcate da anticorpi specifici.
Nel mezzo di coltura vengono aggiunti anticorpi fluorescenti, ciascuno legato
a un fluoroforo diverso (molecole che, colpite da luce a una certa lunghezza
d’onda, emettono fluorescenza a una lunghezza d’onda maggiore). Ad
esempio:
del topo → fluoroforo verde
Anticorpi anti-proteine
umane → fluoroforo rosso
Anticorpi anti-proteine
Appena dopo la fusione, sulla superficie della nuova cellula si osserva una
distribuzione asimmetrica: da un lato le proteine del topo (fluorescenza verde),
dall’altro quelle umane (fluorescenza rossa). Tuttavia, dopo un certo tempo di
incubazione a 37°C, le due fluorescenze iniziano a mescolarsi sulla membrana, distribuendosi in modo
uniforme. Questo fenomeno è indicativo di un movimento laterale delle proteine lungo il piano della
membrana.
L'esperimento dimostra che le proteine non sono statiche, ma possono diffondere nella membrana, grazie
alla fluidità del doppio strato fosfolipidico. Tuttavia, non tutte le proteine si muovono: alcune sono
ancorate al citoscheletro o ad altre strutture intracellulari, e perciò risultano statiche anche dopo lungo
tempo.
Questo esperimento è una prova diretta della teoria del mosaico fluido proposta da Singer e Nicolson
nel 1972, secondo la quale la membrana è una struttura dinamica in cui i lipidi e molte proteine possono
muoversi lateralmente, permettendo funzionalità importanti come la comunicazione cellulare, la
migrazione e la formazione di sinapsi 3
“PHOTOBLEACHING”:
4. ESPERIMENTO MEDIANTE EFFETTO movimento delle proteine
Esperimento mediante effetto “photobleaching” (FRAP) –
L’esperimento di
Movimento delle proteine di membrana.
photobleaching (o FRAP: Fluorescence Recovery After
Photobleaching) è una tecnica utilizzata per studiare il
movimento laterale delle proteine nella membrana cellulare.
Le proteine di membrana vengono innanzitutto rese fluorescenti
legandole a molecole che emettono fluorescenza se illuminate
con una certa lunghezza d’onda. In condizioni iniziali, la
fluorescenza è uniformemente distribuita su tutta la membrana cellulare, e la sua intensità può essere
misurata.
Successivamente, una piccola regione della membrana viene colpita da una luce molto intensa per un
breve tempo. Questa luce forte spegne irreversibilmente la fluorescenza in quella zona: è il cosiddetto
effetto di sbiancamento ("bleaching"), in cui le molecole fluorescenti perdono la capacità di emettere
luce. Dopo questa fase, l’area sbiancata appare più scura rispetto al resto della membrana.
Nei minuti successivi si osserva un progressivo recupero della fluorescenza nella zona sbiancata. Questo
avviene perché le proteine mobili fluorescenti delle aree vicine si diffondono lateralmente nella regione
sbiancata, sostituendo quelle che avevano perso la fluorescenza.
della fluorescenza nel tempo, si può:
Monitorando il recupero dell’intensità
Determinare la frazione mobile: ad esempio, se la fluorescenza torna al 55% del valore iniziale, vuol
dire che il 55% delle proteine è mobile, mentre il 45% è immobile (legate al citoscheletro o ad altre
strutture).
Osservare l’andamento temporale: la curva di recupero cresce rapidamente all’inizio, poi tende a un
asintoto, indicando che il processo ha raggiunto un equilibrio.
Questo esperimento dimostra chiaramente che una porzione significativa delle proteine di membrana
può muoversi lateralmente, confermando la natura fluida e dinamica del doppio strato lipidico, come
descritto nel modello del mosaico fluido. 4
5. VELOCITÀ DI PERMEAZIONE
La permeazione di una sostanza all’interno della cellula dipende dalla
permeabilità della membrana alla sostanza stessa. Questo processo può
essere descritto con una legge esponenziale: 1
−
, = (1 − )
dove:
, è la concentrazione intracellulare al tempo t,
è la concentrazione extracellulare (costante),
è la costante di tempo.
La costante di tempo è data da:
= ∙
dove:
è il volume della cellula,
è la superficie della membrana,
è il coefficiente di permeabilità della sostanza x.
dell’esperimento ( = 0)
All’inizio la concentrazione intracellulare è zero. Col passare del tempo, la
sostanza entra nella cellula fino a raggiungere una concentrazione interna pari a quella esterna, cioè si
raggiunge l’equilibrio. A = , la concentrazione intracellulare ha raggiunto il 63% del valore finale.
Dal grafico che mostra le curve di ingresso per sostanze A, B, C, D, E, F, si nota che:
,
Le sostanze con curve più ripide (es. A) hanno una bassa quindi alta permeabilità.
,
Le sostanze con curve più lente (es. F) hanno una alta quindi bassa permeabilità.
Poiché è inversamente proporzionale a , un coefficiente di permeabilità maggiore significa tempo
di ingresso più breve e quindi una maggiore velocità di permeazione.
Inoltre, dipende anche dal rapporto tra volume e superficie (V/A) della cellula: cellule più piccole (con
V/A minore) avranno una minore e quindi una permeazione più veloce rispetto a cellule più grandi.
In conclusione, la velocità di permeazione di una sostanza dipende sia dalla sua permeabilità intrinseca
sia dalle dimensioni geometriche della cellula. L’analisi delle curve permette di ordinare le sostanze per
permeabilità e di comprendere le dinamiche di trasporto passivo attraverso la membrana. 5
6. EFFETTI OSMOTICI PERMANENTI E TRANSITORI
L’esperimento analizza come il volume cellulare cambi
nel tempo in risposta a soluzioni con soluti permeabili o
impermeabili, distinguendo tra effetti osmotici transitori
e permanenti. Viene utilizzata una fibra muscolare di
rana, inizialmente immersa in una soluzione fisiologica di
Ringer (isotonica), dove la cellula mantiene un volume
stabile al 100%.
Successivamente, la fibra viene trasferita in una soluzione
ipertonica (con osmolarità doppia rispetto a Ringer):
l’acqua fuoriesce per osmosi, causando una riduzione del
volume cellulare fino al 60%. Per verificare che la
variazione sia reversibile, la fibra viene nuovamente immersa in Ringer, dove recupera il volume
iniziale. A questo punto, la fibra viene immersa in soluzioni contenenti diversi soluti:
permeabile alla membrana. Penetra nella cellula più rapidamente dell’acqua,
Etanolo: estremamente
impedendo una variazione di volume, poiché l’osmolarità si equilibra istantaneamente. Non si
osservano variazioni osmotiche.
Xilosio: uno zucchero impermeabile. L’acqua esce dalla cellula per compensare l’eccesso
extracellulare, provocando una perdita permanente di volume. Poiché lo xilosio non entra,
l’equilibrio non si ristabilisce.
Glicerolo (e analogamente urea): parzialmente permeabili. Inizialmente l’acqua esce più
velocemente, riducendo il volume cellulare. Tuttavia, col tempo il soluto entra nella cellula, seguito
dall’acqua, e il volume viene ripristinato. Si tratta quindi di variazioni transitorie.
Infine, tutte le cellule vengono reimmerse in Ringer e tutte, tranne quelle trattate con xilosio, recuperano
il volume iniziale, confermando la reversibilità delle variazioni osmotiche causate da soluti permeabili.
Conclusione:
Soluti permeabili (come etanolo, glicerolo, urea): causano effetti osmotici transitori o nulli.
Soluti impermeabili (come xilosio): provocano effetti osmotici permanenti.
L’esperimento dimostra che la permeabilità del soluto è il fattore determinante nella risposta osmotica
della cellula. 6
7. CINETICA DEL TRASPORTO MEDIATO
Il grafico illustra la cinetica del trasporto mediato, ossia il
meccanismo attraverso cui molecole come il glucosio
attraversano la membrana cellulare grazie a proteine
carrier. A differenza della diffusione passiva, che cresce
linearmente con la concentrazione e non richiede proteine
né energia, la diffusione facilitata mostra una cinetica di
saturazione, descritta dall’equazione di Michaelis-
Menten.
Secondo questa equazione, la velocità di trasporto (V)
dipende da due parametri:
Vmax: la velocità massima di trasporto, raggiunta quando tutti i carrier sono saturi;
Km: la concentrazione di glucosio alla quale la velocità è pari a metà di Vmax. Km rappresenta
quindi un indice di affinità: un valore basso di Km indica alta affinità del carrier per il substrato.
Nel grafico a sinistra, vediamo che inizialmente la velocità cresce rapidamente con la concentrazione di
glucosio, ma tende ad appiattirsi verso un plateau (Vmax), riflettendo la saturazione dei trasportatori.
La diffusione passiva, invece, non presenta saturazione ed è rappresentata da una retta.
A destra è riportato il doppio reciproco di Lineweaver-Burk, ottenuto graficando 1/V in funzione di
1/[S]. Questa rappresentazione lineare semplifica l’analisi:
L’intercetta sull’asse y corrisponde a 1/Vmax;
L’intercetta sull’asse x corrisponde a -1/Km;
La pendenza della retta è pari a Km/Vmax.
Questo metodo consente di calcolare con precisione i parametri cinetici del trasporto. 7
8. TRASPORTI DEL GLUCOSIO Il trasporto del glucosio nelle cellule avviene tramite
diverse isoforme del trasportatore GLUT, ognuna con
caratteristiche specifiche e adattate alla funzione del
tessuto in cui si trovano. Il grafico descritto mostra
sull’asse X la concentrazione extracellulare del glucosio
(in mM) e sull’asse Y la velocità di ingresso del glucosio
nelle cellule.
Vengono messi a confronto GLUT 3, presente nelle cellule
β del pancreas.
nervose, e GLUT 2, presente nelle cellule
Le due isoforme differiscono principalmente per il valore
della Km, ovvero la concentrazione di glucosio alla quale
la velocità di trasporto è pari alla metà della velocità massima (Vmax).
GLUT 3 ha una Km molto bassa, quindi trasporta glucosio in modo molto efficiente anche a basse
concentrazioni. Questo permette alle cellule nervose di mantenere una costante e massima
assunzione di glucosio, indipendentemente dalle fluttuazioni glicemiche. Dato che i neuroni
fortemente dal glucosio per l’energia, il loro trasporto deve essere sempre attivo e vicino
dipendono
alla Vmax.
GLUT 2, al contrario, ha una Km elevata, perciò la sua velocità di trasporto aumenta gradualmente
all’aumentare della glicemia. Questo è fondamentale per la funzione delle cellule β pancreatiche,
che utilizzano il glucosio come segnale per la secrezione dell’insulina. Quando la glicemia è alta (es.
dopo i pasti), il maggiore ingresso di glucosio tramite GLUT 2 stimola la secrezione di insulina;
glicemia è bassa, il trasporto è ridotto e l’insulina non viene secreta.
quando la
striscia rossa nel grafico rappresenta la variazione fisiologica della glicemia nell’arco della giornata,
La
da circa 6 mM a 14 mM. GLUT 3 lavora sempre al massimo, mentre GLUT 2 risponde dinamicamente
ai cambiamenti glicemici, svolgendo un ruolo cruciale nella regolazione dell’omeostasi del glucosio.
8
+ +
9. GRAFICO CHE DIMOSTRA IL RAPPORTO [3:2] DELLA POMPA ELETTROGENICA Na /K
(Na⁺/K⁺ ATPasi) è un meccanismo attivo
La pompa sodio-potassio
fondamentale per mantenere l’equilibrio ionico delle cellule. Essa
scambia 3 ioni Na⁺ verso l’esterno con 2 ioni K⁺ verso l’interno,
generando così un bilancio elettrico positivo verso l’esterno. Questo
rende la pompa elettrogenica, in quanto contribuisce direttamente alla
polarizzazione della membrana.
L’esperimento è stato condotto su globuli rossi umani, sfruttando la
sensibilità della pompa alla temperatura. Le cellule sono inizialmente
incubate per 9 giorni a 2°C in una soluzione fisiologica con alto sodio e
basso potassio. A questa temperatura la pompa è inattiva e si raggiunge
un equilibrio passivo: il sodio entra e il potassio esce, portando a un
con l’ambiente esterno.
livellamento delle concentrazioni intracellulari
Nel secondo stadio, le cellule vengono portate a 37°C, temperatura
fisiologica alla quale la pompa si riattiva. Tuttavia, se nella soluzione non è presente potassio, la pompa
non funziona, poiché entrambi gli ioni sono necessari per il meccanismo di scambio.
Dopo due ore, viene aggiunto potassio (es. tramite KCl), e si osserva che la pompa inizia a funzionare:
il sodio intracellulare diminuisce e il potassio intracellulare aumenta. La variazione nel tempo delle due
concentrazioni viene tracciata nel grafico (asse X: tempo a 37°C; asse Y: concentrazione intracellulare
di Na⁺ e K⁺).
La pendenza delle curve indica che la velocità di uscita del sodio è 1,5 volte maggiore rispetto alla
velocità di ingresso del potassio, confermando il rapporto 3:2. Questo rapporto è stato a lungo dibattuto
e l’esperimento lo dimostra chiaramente, anche grazie al fatto che il cambiamento ionico dipende dalla
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Statistica - Grafici
-
Matematica per le applicazioni I - grafici deducibili
-
Appunti completi con grafici per il modulo di Fisiologia
-
Grafici delle funzioni elementari
- Risolvere un problema di matematica
- Riassumere un testo
- Tradurre una frase
- E molto altro ancora...
Per termini, condizioni e privacy, visita la relativa pagina.