Lingua e linguaggio
linguaggio capacità cognitiva simboli
Il è la dell’essere umano di comunicare usando (non solo
parole ma segni, suoni, gesti) e, di conseguenza, permette di acquisire e utilizzare la lingua.
innata e universale
Si tratta di una facoltà che deriva dall’esigenza naturale di comunicare, cioè
dall’istinto o bisogno biologico e sociale di scambiare informazioni, emozioni, pensieri.
Esistono diversi tipi linguaggi, come:
- linguaggio del corpo
- linguaggio dei segni (che poi, grazie a un sistema preciso, diventa lingua dei segni)
- altri linguaggi non verbali.
Tutti questi linguaggi sono ancillari rispetto alla lingua e, nella maggior parte dei casi, necessitano
della presenza sica (praesentia) dei parlanti per essere trasmessi.
lingua sistema simbolico astratto,
La nasce, invece, come strumento di comunicazione, ed è un
socialmente determinato, perché dotato di:
- matrice culturale:
una le regole linguistiche e i vocaboli, nascono e si modi cano dentro una
comunità
- natura convenzionale:
una le parole hanno un signi cato perché tutti nella comunità hanno
deciso, implicitamente, che abbiano quel signi cato.
A di erenza del linguaggio, la lingua si con gura perciò come un sistema organizzato di segni,
che coordina e integra diversi linguaggi: si può perciò dire che ogni lingua concreta (italiano,
sanscrito, latino, ecc.) è l’espressione culturale di una capacità innata comune a tutti gli esseri
umani. praesentia absentia
Inoltre, la lingua può manifestarsi sia in (=comunicazione orale diretta), sia in
(=scrittura, registrazioni, testi).
La lingua è quindi un tipo particolare di linguaggio, organizzato e strutturato secondo regole
precise, ma non tutti i linguaggi possono essere considerati lingue.
In generale, il linguaggio umano possiede quattro caratteristiche fondamentali che lo distinguono
da tutti gli altri tipi di linguaggio:
1. Doppia articolazione -> nel 1960, Martinet, allievo di Saussure, elabora questa teoria,
secondo cui il linguaggio è costituito da elementi minimi che si organizzano su due livelli, o
articolazioni:
prima articolazione del linguaggio, che riguarda le unità portatrici di signi cato (morfemi)
• seconda articolazione del linguaggio, che riguarda le unità senza signi cato autonomo, ma
• funzionali a distinguere tra i diversi morfemi (fonemi).
2. Discretezza -> il linguaggio umano è discreto, cioè segmentabile in unità distinte con con ni
ben de niti (Zergliederung boppiana): i suoni e le parole si distinguono nettamente tra loro per
trasmettere signi cati diversi (nei linguaggi animali, invece, la comunicazione è continua e non
segmentata).
esempio: le parole “mano” e “nano” si distinguono proprio per i fonemi iniziali M e N,
dimostrando che piccole di erenze formali producono vere e proprie di erenze di
signi cato.
3. Ricorsività -> è la capacità di generare un numero potenzialmente in nito di strutture a partire
da un numero nito di elementi: il linguaggio umano permette infatti di combinare e rielaborare
elementi per creare nuove frasi o signi cati.
esempio:
- “Giorgio corre”
- “Giorgio corre e grida”
- “Giorgio corre, grida e suda”
4. Dipendenza dalla struttura -> Il signi cato non dipende solo dall’ordine lineare delle parole,
ma dalla struttura sintattica: le frasi non sono sequenze casuali di parole, ma seguono regole
di sintassi e accordo. Questo distingue il linguaggio naturale da linguaggi arti ciali come quelli
informatici, che funzionano indipendentemente dalla struttura e si basano su due soli elementi
(0 e 1).
esempio: “La mamma mangia la mela” ≠ “Mela mangia la mamma”.
Il problema della lingua
Il discorso linguistico presenta due principali problemi:
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• Problema del signi cato: la lingua non è un sistema “trasparente” perché una parola non
coincide mai perfettamente con la realtà a cui si riferisce e di conseguenza il suo signi cato
dipende dai contesti, dalle convenzioni sociali e culturali e dalle relazioni che ha con altri segni
linguistici (qualsiasi elemento rimanda ad un altro e niente è come appare).
• Problema della scrittura: la lingua non va confusa con la scrittura
- Lingua = mezzo primario e naturale della comunicazione e si trasmette attraverso la voce e
l’udito.
- Scrittura = invenzione culturale che si acquisisce dopo la facoltà comunicativa: è quindi un
codice secondario creato per “illuderci di trasmettere gra camente la lingua”, ossia per
rappresentare visivamente ciò che originariamente era destinato all’ascolto. La sua
scolarizzazione
acquisizione richiede e un processo complesso di analisi e segmentazione.
Per il bambino, imparare a scrivere è spesso un momento traumatico, perché deve essere
guidato nella corrispondenza tra suoni e segni gra ci, in un momento in cui la lingua parlata è
già pienamente acquisita.
Anche sul piano storico, è la lingua a nascere prima, circa 60.000 anni fa, al culmine dello
sviluppo dell’homo sapiens, mentre la scrittura risale al 3.000 A.C. ed era inizialmente limitata a
poche aree geogra che (principalmente Mesopotamia ed Egitto) e a caste specializzate, che
nalità
svolgevano funzioni amministrative e contabili fondamentali. La scrittura nasce infatti per
pratiche: registrare, amministrare, contabilizzare.
parlante per eccellenza:
L’essere umano è quindi l’essere possiede un apparato fono-
articolatorio nato per respirazione e nutrizione, ma utilizzato per la comunicazione linguistica
all’interno di una comunità di parlanti.
Ad ogni modo la lingua non è solo un fatto biologico ma anche cognitivo e sociale.
Dal punto di vista cognitivo, il cervello svolge infatti un ruolo centrale nell’elaborazione linguistica:
aree di Broca e Wernicke,
le che si occupano della produzione e della comprensione del
linguaggio, si sviluppano no ai 7-8 anni; oltre questa soglia, l’acquisizione naturale di una lingua
come codice naturale diventa estremamente di cile.
Dal punto di vista sociale, la lingua è profondamente in uenzata dal contesto in cui si sviluppa e
variazioni sociolinguistiche,
sia utilizza, come dimostrano le che dipendono da fattori:
• diacronici, legati allo scorrere del tempo;
• diastratici, legati alla strati cazione sociale;
• diafasici, legati ai registri d’uso;
• diamesici, legati al mezzo di comunicazione (orale o scritto);
• diatopici, legati all’area geogra ca, che distinguono tra lingua standard, italiano regionale e
dialetti.
L’ambiente sociale è dunque un elemento fondamentale per lo sviluppo della lingua come sistema
sauvage:
di comunicazione, come dimostrano anche casi limite quali quello dell’enfant si tratta di
un fenomeno per cui minori cresciuti in completo isolamento sociale o in ambienti naturali senza
interazione umana, sviluppano comportamenti atipici, assenza di linguaggio articolato e sensi
acuti.
Il circuito della parola della parola”
Quello che Saussure chiama “circuito è un concetto fondamentale per
comprendere come funziona la comunicazione linguistica: esso fa riferimento al percorso che fa
un messaggio da un interlocutore A (emittente) ad un interlocutore B (destinatario), durante il
quale l’apparato fono-articolatorio del parlante A viene messo in contatto con l’apparato fono-
articolatorio del parlante B. lingua ha base cognitiva,
Questo concetto si basa, inoltre, sull’idea che la ossia esiste nella
mente prima che nella voce: la parola non viene semplicemente “detta”, ma viene prima
concepita mentalmente.
Il processo si articola in varie fasi:
• L’emittente forma nella propria mente un’idea
• immagine acustica
L’idea viene trasformata in (=rappresentazione dei suoni che dovrà
processo di codi cazione,
pronunciare): avviene quindi di un in cui il pensiero viene tradotto in
messaggio linguistico
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• fono-articolatorio,
L’immagine acustica viene trasmessa al destinatario tramite l’apparato che
ha quindi il compito di produrre suoni attraverso i movimenti coordinati degli organi fonatori del
canale orale
• Il destinatario percepisce i suoni attraverso l’udito: si tratta quindi della percezione sica del
segnale acustico
• I suoni raggiungono poi il cervello, dove vengono elaborati e ricondotti a un’immagine
acustica, processo di decodi cazione,
attraverso un ossia l’interpretazione del messaggio
trasmesso dal parlante
Una volta che l’interlocutore ha compreso il messaggio, l’immagine acustica si traduce in un
• signi cato.
In ne, il destinatario formula un nuovo pensiero nella sua mente, lo codi ca linguisticamente e
• lo invia al proprio apparato fono-articolatorio, che produce a sua volta un messaggio in risposta
all’emittente originario. processo dinamico,
Questo modello mostra come la comunicazione linguistica sia un
bidirezionale continuo,
e basato sull’alternanza dei due ruoli e sulla cooperazione tra funzioni:
- cognitive (pensiero),
- siologiche (produzione e percezione)
- linguistiche (codi ca e interpretazione).
La teoria della comunicazione di Jakobson
Roman Jakobson
Il linguista russo è considerato uno dei principali linguisti del XX secolo.
Jakobson individuò sei elementi fondamentali della comunicazione, che sono alla base del
circuito della parola:
- emittente (/locutore) = colui che invia il messaggio
- destinatario (/interlocutore) = colui che riceve il messaggio
- messaggio = informazione trasmessa
- contesto comunicativo (/referente) = insieme della situazione generale e delle condizioni
particolari in cui avviene la comunicazione
- codice = sistema di segni e simboli utilizzato e comuni a mittente e destinatario (es. lingua
italiana)
- canale (/contatto) = mezzo sico attraverso cui il messaggio passa (es. voce, testo scritto,
ecc.) teoria della comunicazione linguistica,
A lui si deve la basata su sei funzioni comunicative:
5. Funzione emotiva = focalizzata sull’emittente: ha come scopo quello di esteriorizzare stati
d’animo, sentimenti e pensieri ed è caratterizzata dall’uso della prima persona (diari, testi
autobiogra ci, corrispondenze).
6. Funzione conativa = orientata sul destinatario: ha come scopo quello di convincere il
destinatario e assume le forme tipiche dell’ordine, dell’invito, della persuasione (discorsi
politici, testi argomentativi).
7. Funzione poetica = focalizzata sul messaggio in quanto tale, ponendo al centro
dell’attenzione la sua forma espressiva, la bellezza formale, l’aspetto fonico delle parole, la
scelta dei vocaboli (componimenti poetici e letterari, ma anche lingua quotidiana).
8. Funzione referenziale = focalizzata sul contesto: lo scopo principale della comunicazione è
informare, trasferendo dati e contenuti in modo il più possibile obiettivo (relazioni, testi
scienti ci, telegiornali, comunicati stampa).
9. Funzione metalinguistica = focalizzata sul codice (da meta-linguaggio, ovvero linguaggio che
parla del linguaggio): si realizza quando all'interno del messaggio sono presenti elementi che
de niscono o ride niscono il codice stesso, ossia quando si ri ette sulla lingua stessa
(chiedere e fornire spiegazioni su termini, parole o regole grammaticali).
10. Funzione fatica = focalizzata sul canale: lo scopo è stabilire e mantenere il contatto fra gli
interlocutori e di solito si esplicita nel momento in cui avviene un disturbo nella
comunicazione, ma anche nei saluti e nei richiami.
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Glottologia = lo studio della lingua. Wilhelm Von Humboldt,
La glottologia nasce come disciplina con il linguista grande losofo e
linguista dell’Ottocento, che coniò il modello universitario, basato sulla ricerca, e fondò la prima
cattedra di linguistica al mondo (suo fratello Alexander von Humboldt, naturalista, geologo ed
esploratore lo aiutò nella sua ricerca).
glottologia Ascoli
Il termine viene invece coniato da nel 1870 per indicare la materia che
insegnava, chiamata “storia comparata delle lingue classiche” (a cui poi Ascoli aggiunse “e della
lingua sanscrita” perché in queste lezioni di fonologia comparata di greco, latino e sanscrito
Ascoli comparava gli elementi di queste lingue).
Fino a quel momento il termine non esisteva in questa forma perché questa disciplina era
comunemente chiamata:
- “linguistica”
- ancora prima, “grammatica comparata”
- “scienza del linguaggio”. Archivio glottologico italiano,
Ascoli fonda anche anche una rivista chiamata di cui il primo
numero esce nel 1873 e Ascoli dirige la rivista no al 15esimo volume, uscito nel 1899-1900.
Glottologia vs. Linguistica
Sono due discipline complementari, più che opposte, e insieme contribuiscono a dare un quadro
completo dei fenomeni linguistici.
• linguistica:
La
- tratta dei problemi del funzionamento generale del linguaggio umano (es. come produciamo i
suoni, come organizziamo le parole, come costruiamo le frasi, come comunichiamo
signi cati) e può prendere in considerazione più linguaggi, come ad esempio la lingua dei
segni
- tende ad applicarsi alle lingue moderne
- ha un orientamento moderno e speculativo perchè si occupa delle lingue nella loro sincronia
• glottologia glossa=lingua loghia=scienza
La (dal greco: + = “scienza del linguaggio):
- tratta dell’applicazione degli strumenti in dotazione alla linguista sulle lingue storiche
- tende ad applicarsi alle lingue antiche
- Ha un taglio storico e lologico perchè studia le lingue storicamente documentate nella loro
diacronia.
Nomi della disciplina nel mondo
Ogni area culturale ha sviluppato una propria terminologia per indicare queste discipline:
- Sprachwissenschaft (=scienza del linguaggio) nei paesi di lingua tedesca: ha sostituito l’antica
vergleichende Grammatik (grammatica comparata).
- comparative philology
Nel mondo anglosassone si fa una distinzione tra (per lo studio storico
linguistics general linguistics
delle lingue) e o (per la linguistica generale).
- Linguistics general linguistics
o negli USA: l’adozione di questo nome è dovuto
all’a ermazione, nell’ambito della linguistica statunitense, di un forte interesse verso la teoria
generale della lingua
- Linguistique in Francia.
Il problema dell’alfabeto
L’alfabeto è quindi una costruzione culturale e quindi non spontanea, in quanto è il risultato di una
ricerca durata millenni. segmentare il continuum fonico
La sua invenzione nasce dall’idea di (= usso dei suoni della
segni gra ci:
lingua) in elementi minimi ai quali associare dei l’alfabeto nasce perciò
dall’intuizione che ogni suono possa essere rappresentato da un simbolo e che tra suono (=fono)
e segno gra co (=grafo) ci possa essere una corrispondenza stabile e univoca.
Un aspetto fondamentale è che la segmentazione del continuum fonico non è naturale per il
parlante, ma è il prodotto della cultura.
prima segmentazione spontanea
La che un parlante tende a fare non è fonetica, ma
morfologica, in quanto i morfemi sono elementi di prima articolazione (=unità dotate di
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libro libr-
signi cato): per esempio, nella parola tendiamo a riconoscere prima la radice e poi la
-o, libri.
desinenza che è un morfema essivo e indica il numero singolare rispetto a
segmentazione fonologica,
Solo successivamente si arriva alla cioè al riconoscimento dei
fonemi, che sono elementi di seconda articolazione (=unità minime prive di signi cato proprio,
seppur con valore distintivo perché servono a di erenziare parole diverse).
Bisogna perciò distinguere tre concetti basi della linguistica:
• Grafema = l’unità minima e indivisibile dei sistemi di scrittura, utilizzata per rappresentare
gra camente una parola: corrisponde alle lettere dell’alfabeto e si indica tra parentesi uncinate
(<………>)
• Fono = il suono concreto, ossia il modo in cui ciascuna unità viene pronunciata attraverso
l’apparato fonatorio: viene rappresentato con simboli dell’alfabeto fonetico internazionale,
convenzione valida per tutte le lingue del mondo, e si indica tra parentesi quadre ([…………])
• Fonema = unità linguistica astratta, ma fondamentale perché dotata di valore distintivo, ossia
può produrre variazioni di signi cato della parola: si indica tra due slash (/………/).
a ogni fono corrisponda un grafo,
Il principio su cui si fonda l’alfabeto è che ma questo non
avviene in tutte le lingue.
Esempio: <s>
In italiano il grafema può rappresentare due foni diversi:
- [s]
- [z]
ma entrambi possono essere interpretati come realizzazione di un unico fonema /s/ perchè non
creano di erenze di signi cato in tutte le posizioni. [s]
In cirillico, invece, non c’è una corrispondenza tra fono e grafo: il suono può essere
rappresentato dalla lettera <c>, che gra camente non ha nessun legame evidente con quel
suono.
L’etimologia platonica
La segmentazione della sillaba in elementi minimi (vocali e consonanti) si sviluppò quindi in
Grecia, per poi passare al mondo etrusco e in ne a quello romano, grazie all’adozione
dell’alfabeto da parte di tutti i popoli italici.
In Grecia, questo processo non va interpretato solo come un’evoluzione tecnica della scrittura,
ambienti loso ci.
ma va anche co
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