Estratto del documento

1 – Introduzione

Senza dubbio uno dei casi archeologici più interessanti, ancorché misterioso, degli ultimi quarant’anni è stato il rinvenimento della necropoli sarda di Mont’e Prama. Tale sepolcreto ha restituito un quadro da indagare tutt’altro che semplice, stimolando la curiosità e suscitando interesse in molti esperti del settore: oltre al complesso funerario, costituito per la maggior parte da tombe a pozzetto, Mont’e Prama ha restituito anche una massiccia evidenza scultorea – apprezzabile in quelli che l’archeologo Giovanni Lilliu ha felicemente definito kolossoi, ovvero “Giganti”, per le imponenti dimensioni – in frammenti poi restaurati e assemblati, che le hanno garantito la fama e la conoscenza, da un punto di vista storico-culturale, a livello mediterraneo e mondiale.

Le statue erano in frammenti non solo a causa dell’azione distruttrice del tempo ma anche per effetto antropico: la necropoli del Sinis fu infatti brutalmente rasa al suolo dai punici.

Un contesto del genere è ascrivibile chiaramente alla civiltà nuragica che, per la cronologia – seppur molto incerta – e le conoscenze storiche che abbiamo al riguardo, dominò anche nella zona centro-occidentale della Sardegna ove è stata scavata la necropoli, difesa da un grande nuraghe non ancora del tutto indagato.

Il caso Mont’e Prama è assai stimolante già solo per il carattere degli studi non ancora definitivi su di esso condotti. È chiaramente un’evidenza archeologica che spicca nel contesto sardo e in tutto il bacino mediterraneo stesso del periodo; in più, la presenza delle statue e la monumentalità del sepolcreto sono elementi che risaltano subito, specie se combinati come in questo caso.

Dunque: perché studiare Mont’e Prama? In primis, per il recupero di possibili informazioni e acquisizioni circa la civiltà nuragica stessa, importante cultura italica, tra le più importanti, a dire il vero, realtà indigene precedenti all’unificazione romana.

In secondo luogo, per il fascino che ispira la necropoli, i cui resti possono disvelare credenze e pratiche relazionabili al culto della morte – e della sua accettazione – in una realtà umana assai diversa dai nostri tempi, per quello che, dunque, resta un interesse antropologico, che spesso è alla base, se non quasi sempre, di ogni indagine storica.

In terza battuta, per l’importanza dell’evidenza materiale che la necropoli ha pur restituito alla luce, ovvero le statue chiaramente, ma anche altri reperti (ceramiche, modelli di nuraghe, ecc.), per quella che diventa una ricerca di studio squisitamente artistico-archeologica.

1 – Contesto di rinvenimento e inquadramento storico del Sinis

La necropoli di Mont’e Prama – il cui rilievo appare assai modesto, non superando i 50 metri sul livello del mare – si contestualizza al centro della cosiddetta “penisola del Sinis”, nella Sardegna centro-occidentale.

La maggior parte delle sculture conosciute fu rinvenuta in numerosi frammenti, attestanti una distruzione violenta, e gettate un po’ in tutto il sepolcreto, anche se altra evidenza scultorea è stata documentata anche fuori il contesto originario, in numero minore ovviamente.

Infatti da Narbolia, altro centro dell’odierna provincia di Oristano ma già in antico frequentato da genti nuragiche, che dista peraltro soltanto 2 km da Mont’e Prama, proviene una testa accostabile, per stile e qualità, a quelle prodotte per la grande necropoli del Sinis, oltre a tutta una serie di manufatti ceramici sia sardi che punici.1

Proprio dell’influenza cartaginese in questa parte dell’isola, e più in generale in tutta la Sardegna, non ci si deve dimenticare per un’analisi più matura dell’intero quadro, storico e archeologico insieme.

Ad ogni modo il Sinis non appare come una realtà insediativa nuova e non è stata solo Mont’e Prama a testimoniarne la sua importanza. Infatti quest’area mostra tracce di frequentazioni già neolitiche, e in questo campo emblematica è la famosa necropoli Cuccuru s’Arriu,2 per poi continuare con una storia di sfruttamento territoriale che non conosce particolari cesure.

Tra queste è rilevante la presenza della “Cultura del vaso campaniforme” di cui si ha traccia anche altrove in Sardegna e che prelude alla “Cultura di Bonnannaro”, che poi darà vita alla Civiltà nuragica.

Questa relativa fortuna non è certo casuale. Sono almeno due gli ordini di motivi che fanno comprendere una simile realtà. Subito sembra chiara una tale continuità in virtù della posizione geografica favorevole: il Sinis, collocandosi nella provincia di Oristano e alla punta più centro-occidentale della Sardegna, mostra praticamente la fronte alla penisola iberica e alle Baleari, divenendone una testa di ponte privilegiata. Ciò, non è difficile da immaginare, favorisce particolarmente i commerci e l’archeologia ben documenta i frequenti contatti tra il mondo sardo e iberico.

In più, la penisola del Sinis è ubicata nelle vicinanze del Montiferru,3 luogo di un antico vulcano con presenze di miniere di ferro e di rame, sicuramente sfruttate dalla prima occupazione dell’area: molti sono i complessi nuragici che dominano la zona per l’approvvigionamento di tali risorse.

Si è accennato in precedenza alla presenza imponente dei punici, e dei fenici quindi prima di loro, nella zona del Sinis. A dire la verità il quadro dell’evidenza archeologica è assai corposo su questo fronte, restituendo prove e ricostruendo una storia di scambi e contatti assai vasta e duratura nel tempo. L’interazione tra elemento fenicio-orientale e elemento indigeno-sardo ha trascorsi nel tempo assai lontani: sin a partire dal XIV sec. a.C. i sardi del Sinis dovettero entrare in contatto, ad esempio, con componenti egee e poi solo poco più che un secolo dopo (tra il XII e fino al IX sec. a.C.) avvenne l’incontro con Cipro.4

  • Statuette puniche da Narbolia, Rendiconti dell'Accademia Nazionale dei Lincei, Sabatino Moscati, in classe Scienze morali, storiche e filologiche, VIII, 1968, pp. 197-204.
  • Neolitico medio di Cuccuru S'Arriu di Cabras (Or). Vincenzo Santoni: 1995.
  • Montiferru, Giovanni Mele, Cagliari, EdiSar, 1993.
  • Le torri, i metalli, il mare. Storie antiche di un'isola mediterranea, Paolo Bernardini, Sassari, Carlo Delfino, 2010, ISBN 88-7138-530-6; sia per il contatto con i Micenei (pp. 35-39) che con Cipro (pp. 35).

Questi contatti con genti cipriote sono documentati nelle tracce materiali rinvenute in grande abbondanza, in particolar modo ceramiche, bronzi, specchi e tripodi.

Chiaramente il compimento di questi rapporti si traduce anche in sollecitazioni in quelli che sono i centri indigeni della zona: caso pilota in questo senso è lo stabilimento di Tarrai, nel distretto del Sinis e nel Montiferru meridionale, che tra il Primo Ferro (PF) e nell’Orientalizzante Antico e Medio (OA e OM), dimostra segni di una raffinata cultura materiale, sia per gli ambiti della cultura funeraria che per la produzione bronzistica, finendo ad una scultura in pietra di alto livello.5

La prima fondazione fenicia nell’area è databile solo all’incirca nell’VIII sec. a.C. quando sorge Tharros, insieme ad altri centri minori (Othoca e Neapolis), emporion nonostante un fenicio, probabilmente frequentato da genti orientali sin dal II millennio a.C., fosse già attivo nei commerci con il Sinis nella zona. Comunque sia questo avamposto commerciale ad oggi non è stato ancora identificato.

Le vicende di questi centri in terra sarda e vicini ad un complesso importante come Mont’e Prama, il quale fu per l’appunto distrutto da genti fenicio-punico, come attestano gli stati distruzione dei reperti e, in primis, delle statue stesse, sono assai suscettibili e dirimenti per poter anche delineare presumibilmente gli ultimi attimi della necropoli andata poi dilaniata.

5 Phoinikes. Le sculture di Mont’e Prama, contesto, scavi e materiali, Raimondo Zucca, I nel Sinis in Roma, Gangemi Editore 2014.

2 – La necropoli

La necropoli si articola alle pendici del Mont’e Prama ed era sovrastata da un nuraghe complesso che quindi controllava tutta l’area. Frammenti scultorei sono stati rinvenuti sparsi per tutto il sepolcreto e alcune statue direttamente al di sopra di alcune tombe.

Planimetria della necropoli di Mont’e Prama con nuraghe in alto e aree di scavo principali (it.wikipedia.org)

Le tombe erano del tipo a pozzetto circolare scavato nella roccia e poi chiuso con una grossa lastra; erano per lo più prive di corredo e ci hanno lasciato vari resti umani, che saranno presi in esame nel dettaglio più avanti.

Ricostruzione con defunto (pramanuragica.wordpress.com) Una delle tombe a pozzo (it.wikipedia.org)

Due sono le zone della necropoli maggiormente scavate, indagate e oramai già pubblicate scientificamente: l’area “a parallelepipedo”, o anche “scavo Bedini”, dall’archeologo che nel 1975 ne condusse le ricerche; e l’area “a serpentina”, o “Ceruti-Tronchetti”, dagli archeologi che tra il 1976 e il 1979 ne realizzarono gli scavi. Parallelamente alla seconda si estende la “strada lastricata”, delimitata da lastre in pietra calcarea infisse a coltello per segnalare l’inizio e la fine del tracciato, dall’aspetto monumentale, probabilmente coeva alla possibile monumentalizzazione della necropoli, di cui si parlerà in seguito.

Lo scavo Bedini ha svelato trentatré tombe costruite con roccia diversa da quelle dell’altra area, che sono state classificate in tre fasi edilizie: una prima fase prevedeva solo tombe circolari a pozzetto; poi un secondo momento in cui queste furono rivestite da lastre di pietra; e una terza e ultima fase, cronologicamente coeva allo scavo Ceruti-Tronchetti, in cui probabilmente vennero apposte le statue sopra le tombe, monumentalizzando il complesso.

Lo scavo Ceruti-Tronchetti visivamente ha un lampante segno d’inizio nella lastra in pietra infissa a coltello posta alla prima tomba a partire da sud della serpentina. Probabilmente qui partì l’edificazione di questa parte del sepolcreto. Sul lato nord abbiamo invece la lastra di chiusura, che ben delinea il quadro cronologicamente più recente dell’area in considerazione.

Di questa zona colpiscono le ultime tre tombe, le quali si pongono al fianco di alcune precedenti nella serpentina, dunque non continuandola, perché impossibilitati nello spazio dall’area Bedini già installata: dunque, costituiscono la prova inconfutabile dell’antecedenza di quest’ultima sull’area a serpentina.

La situazione della necropoli è poi molto più complessa: un’area a circa venti metri dallo scavo Bedini è da tempo nota e ha restituito lastre e fusti di modellini di nuraghe; mentre tra il 2014-2015 si sono aperti nuovi scavi, con indagine focalizzata particolarmente sul nuraghe alla sommità di Mont’e Prama, di cui la maggior parte ancora in attesa di una prima quanto organica pubblicazione.

3 – I Giganti di Mont’e Prama: schema iconografico e tipologie

Le statue della necropoli, che furono ricomposte in gran parte al termine di un progetto di restauro svoltosi tra il 2008 e il 2011, inscenano soggetti antropomorfi che riproducono tre tipi di combattenti: pugili, arcieri e guerrieri.

Tutti in posizione eretta e con le gambe leggermente divaricate, poggianti su piedi costituiti da solide basi quadrangolari ben definite, i Giganti di Mont’e Prama hanno un’altezza di minimo 2 metri per un massimo di 2,50.

Come si avrà modo di evidenziare più avanti, le statue mostrano evidenti punti di contatto con la bronzistica di piccole dimensioni nuragica e ciò è nettamente esemplificato nei particolari dei volti, che trovano riscontri tra le due forme artistiche.

Essi sono caratterizzati da arcate sopraccigliari e nasi parecchio marcati, gli occhi risultano incavati e resi simbolicamente mediante un doppio cerchio concentrico inciso; la bocca è, invece, resa con un breve tratto rettilineo o angolare.

Caratteristica delle sculture è inoltre la presenza di dettagli decorativi con motivi geometrici laddove a causa di ragioni statiche non fu possibile per gli artisti rendere tali dettagli in rilievo.

Questo accade tanto per gli oggetti quanto per la raffigurazione di varie p

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 22
Giganti di Monte Prama Pag. 1 Giganti di Monte Prama Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Giganti di Monte Prama Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Giganti di Monte Prama Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Giganti di Monte Prama Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Giganti di Monte Prama Pag. 21
1 su 22
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/06 Etruscologia e antichità italiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marcocapurro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etruscologia e antichità italiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Cerasuolo Orlando.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community