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Gestione sostenibile delle risorse naturali

La gestione delle risorse naturali è una disciplina che si occupa della gestione del territorio, dell’acqua, del suolo, della flora e della fauna, con particolare attenzione su come la gestione incida sulla qualità della vita, sia per le generazioni presenti che future. La disciplina ha dato origine al concetto di sviluppo sostenibile.

Tecniche di valutazione economica delle risorse naturali

Le tecniche di valutazione economica delle risorse naturali sono strumenti impiegati per calcolarne il valore, informazione che il decisore pubblico impiega nel processo decisionale riguardante la gestione delle risorse naturali.

Risorse selezionate per la fruizione turistica

  • Foreste
  • Aree protette/Biodiversità
  • Fauna selvatica

Sono risorse naturali rinnovabili.

Risorse naturali rinnovabili

Con il termine di risorse naturali rinnovabili si intende:

  • Una popolazione vegetale o animale con la capacità di riprodursi e crescere (alberi, vegetazione, risorse ittiche o fauna selvatica, risorse biologiche) (riproduzione con meccanismi biologici)
  • Una massa inanimata o una fonte energetica che fornisce un flusso costante o periodico (suolo, acqua, vento, radiazione solare)

Risorse biologiche

  • Specie vegetali e animali utili all'uomo
  • Dal punto di vista della ripartizione delle attività economiche, tali risorse ricadono nel campo d'interesse dei rami tradizionali del settore primario: agricoltura (risorse agricole) e foreste (risorse forestali), allevamento e pesca
  • Molti prodotti di questi comparti sono alla base della nostra alimentazione, altri sono alla base del nostro abbigliamento o delle nostre abitazioni, altri ancora forniscono la fonte d'energia o la materia prima alle produzioni industriali

Utilizzo sostenibile delle risorse naturali

Situazione mondiale delle risorse naturali

Tanti fenomeni preoccupanti che gettano più di un’ombra sull'adeguatezza delle risorse naturali nel futuro prossimo.

Degradazione del suolo

  • Erosione
  • Deforestazione

Acqua

  • Consumo di acqua
  • Inquinamento dei mari e degli oceani

Perdita di biodiversità

Solo un quarto delle terre emerse sulla Terra è sostanzialmente libera da impatti delle attività umane. Le zone umide costituiscono la categoria che ha subito i maggiori impatti, avendo perso l’87% della loro estensione nell’era moderna.

Le cause immediate del degrado dei suoli sono tipicamente locali, la gestione inappropriata delle risorse dei suoli stessi; ma i drivers sono spesso regionali o globali, e includono la crescente domanda per i prodotti derivanti dagli ecosistemi, una domanda che va oltre la capacità declinante degli stessi ecosistemi nel soddisfarli.

  • Erosione

L’erosione è la perdita dello stato superficiale del suolo. Il degrado della vegetazione originaria crea condizioni in cui, in assenza di barriere naturali, violente precipitazioni e venti persistenti impoveriscono il suolo trascinandone via gli strati superficiali ricchi di humus. L’erosione riduce la fertilità del suolo.

Erosione di terra coltivabile: quasi il 33% della terra arabile del mondo è stata persa per questo fenomeno o per l'inquinamento negli ultimi 40 anni (Cameron, 2015). Questo è catastrofico se si pensa che servono 500 anni per la formazione di appena 2,5 centimetri di suolo in condizioni normali. L’erosione porta alla: desertificazione.

Esempio: la Grande Muraglia Verde dell'Iniziativa per il Sahara e il Sahel. Collaborazione sub-regionale per lo sviluppo delle zone rurali, l'obiettivo finale è quello di rafforzare gli ecosistemi della regione gestendoli in maniera ponderata, di proteggere il patrimonio rurale, di migliorare le condizioni di vita della popolazione. Sostiene gli sforzi delle comunità locali nello sfruttamento e nella gestione sostenibile delle foreste, delle zone adibite al pascolo e delle altre risorse naturali situate nelle zone aride.

  • Deforestazione

Diverse sono le cause che comportano la deforestazione: incendi, necessità di spazio per pascoli e coltivazione, legname per il riscaldamento, necessità di spazio per edificazione di nuovi edifici, siccità, presenza di insetti e patogeni, ecc. L'escalation delle temperature e l'aumento dell'anidride carbonica alterano la fisionomia delle foreste.

  • Negli ultimi cento anni molte antiche foreste sono andate perse. Al loro posto sono comparse in alcuni casi delle non-foreste, in altri casi foreste più giovani. Con ricadute sulla biodiversità, sulla mitigazione del clima e sulla silvicoltura.
  • “Le foreste più vecchie spesso ospitano una biodiversità molto più elevata rispetto alle foreste giovani e immagazzinano più carbonio di queste ultime. È probabile che questa tendenza continui con il riscaldamento climatico".
  • Aumento di siccità, incendi, raccolta del legname.

Globalmente la perdita delle foreste è rallentata a causa della riforestazione e delle piantagioni, ma si è accelerata nelle foreste tropicali che contengono alcuni dei più alti livelli di biodiversità della Terra. In uno studio realizzato in 46 paesi in area tropicale e subtropicale, è stato documentato che l’agricoltura commerciale su larga scala e l’agricoltura di sussistenza sono state responsabili rispettivamente di circa il 40% e il 33% della conversione forestale tra il 2000 e il 2010. Il rimanente 27% della deforestazione è stata causata dalla crescita urbana, dall’espansione delle infrastrutture e dalle attività minerarie.

Le tecniche di agricoltura intensiva impoveriscono i suoli così devono essere abbandonati. Una soluzione praticata soprattutto nei Paesi meno sviluppati è passare ad un altro terreno. Vengono allora abbattute larghe porzioni di alberi.

Dati 2019:

  • Le foreste tropicali hanno perso 11,9 milioni di ettari, di cui 3,8 milioni di foreste primarie (ovvero, le foreste ove non vi è stato l’intervento dell’uomo): si tratta della terza più alta distruzione dal 2000, in aumento rispetto al 2018.
  • Situazioni più gravi: Bolivia, Australia e Brasile con 1/3 delle perdite mondiali di copertura vegetale.
  • Bolivia, ha perso l’80% di foreste in più rispetto all’anno precedente (World Resources Institute).
  • Nel 2019 ogni sei secondi è andata in fumo un’area di foresta primaria dalle dimensioni di un campo da calcio (Università del Maryland).
  • Sintesi delle cause di propagazione (rosa) e innesco (giallo) degli incendi boschivi in Italia.

Acqua

  • Consumo d’acqua

L’agricoltura è responsabile del 70% del consumo d’acqua dolce a livello mondiale. Il tasso con cui è aumentato nel corso del XX secolo l’impiego umano di acqua è stato il doppio rispetto all’incremento demografico.

In media sono necessari 3000 litri d’acqua per produrre il fabbisogno alimentare giornaliero di un essere umano. L’atteso incremento demografico insieme ai cambiamenti di dieta, suggeriscono che per l’anno 2050 sarà necessario il 60% di cibo in più, sino al 100% nei paesi in via di sviluppo. L’agricoltura irrigua rappresenta il 20% del totale della terra coltivata ma contribuisce al 40% della produzione alimentare totale. L’agricoltura non irrigua rappresenta l’80% della terra coltivata e contribuisce per il 60% alla produzione alimentare complessiva, rappresentando quindi la fonte primaria di produzione agricola a livello globale. La siccità è da sola la più comune causa di penuria alimentare nei paesi in via di sviluppo.

Si stima che il 40% della popolazione mondiale viva in regioni con scarsezza d’acqua. La scarsità obbliga a gestire meglio le risorse idriche per salvaguardare la sicurezza alimentare.

  • Prelievo per irrigazione

Grandi quantità di acqua per irrigare i campi:

  • Impoveriscono le riserve acquifere
  • Prosciugano i laghi (esempio: i laghi d’Aral e Ciad)
  • Riducono la portata dei fiumi (esempio: Delta del fiume Colorado e Diga sul Glen Canyon)

Il cambiamento climatico porrà ulteriore pressione sulle risorse idriche per l’agricoltura:

  • Si prevede una forte riduzione del deflusso superficiale dei fiumi e della rialimentazione delle falde acquifere nell’intero bacino del Mediterraneo, nelle zone semi-aride nel sud dell’Africa, in Australia e nelle Americhe.
  • La combinazione di riduzione del flusso dei fiumi, inondazioni e innalzamento del livello del mare inciderà pesantemente sui sistemi produttivi irrigui che dipendono dallo scioglimento dei ghiacciai (come il Punjab e il Colorado).
  • Nei tropici semi-aridi, dove si prevede una maggiore frequenza di siccità e inondazioni, il cambiamento climatico colpirà in particolare le popolazioni rurali povere facendo ridurre le rese agricole e zootecniche.
  • Inquinamento dei mari e degli oceani

Cause:

  • Acidificazione a causa dell’aumento della concentrazione di CO2
  • Sbiancamento dei coralli (38% a livello mondiale)
  • Sovra-sfruttamento della pesca
  • Plastiche (80% provengono dalla terra ferma; 20% dalle navi e piattaforme marine)

Esempio: Henderson Island. Patrimonio dell’Unesco, una discarica di plastica. È sorprendente come un’isola così remota e lontana, sia stata raggiunta da un così ingente numero di plastiche: 38 milioni di rifiuti di plastica, 18 tonnellate di materiale plastico, il 68% del quale è composto da frammenti invisibili (microplastiche). L’impressionante concentrazione di questi rifiuti raggiunge i 4.500 pezzi per metro quadro, fino ad una profondità di 10 cm. In realtà, c'è molta incertezza sulla distribuzione e il destino della plastica una volta che entra nell'oceano. Una prima valutazione globale della quantità totale di piccoli frammenti di plastica galleggianti indica che il peso totale varia tra 93 e 326 milioni di tonnellate metriche. La microplastica sulla superficie dell'oceano rappresenta circa l'1% degli 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica che si stima entrino nell'oceano da input terrestri ogni anno. 200 paesi nel dicembre 2017, hanno firmato congiuntamente il progetto di risoluzione dell'ONU sui rifiuti marini e microplastiche.

Il mar Mediterraneo? A tema e con una delle più alte concentrazioni al mondo di plastiche galleggianti e microplastiche. Circa 247 miliardi di pezzi di plastica galleggiano nel Mar Mediterraneo del peso di 23.150 tonnellate o l'equivalente di 115 balene blu, con il carico di plastica di superficie stimato tra 1.000 e 3.000 tonnellate. Il problema deriva dalla pressione umana associata all'alta concentrazione di persone e attività economiche lungo le coste, combinata con l'idrodinamica del bacino semichiuso, che insieme contribuiscono all'accumulo di plastica nel mare. L’Unione Europea sta cercando di ridurre del 30% le microplastiche.

Problemi causati dai rifiuti di plastica nell’oceano

  • Vita marina (gli animali restano impigliati o ingeriscono la plastica, degradazione dell’habitat, esposizione alle sostanze chimiche della plastica)
  • Salute umana (esposizione a sostanze chimiche attraverso la catena alimentare)
  • Economia (il costo stimato dei rifiuti marini è fra 259 e 695 milioni, principalmente a discapito dei settori turistico e ittico)
  • Clima (riciclare 1 milione di tonnellate di plastica equivale a togliere 1 milione di auto dalle strade in termini di emissioni di CO2)

Divieto d’uso della plastica usa e getta entro il 2021 (PE 27 marzo 2019)

  • I seguenti prodotti saranno vietati nell'UE entro il 2021:
  • Posate di plastica monouso (forchette, coltelli, cucchiai e bacchette)
  • Piatti di plastica monouso
  • Cannucce di plastica
  • Bastoncini cotonati fatti di plastica
  • Bastoncini di plastica per palloncini
  • Plastiche ossi-degradabili, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso

I prodotti coperti dalla legislazione costituiscono il 70% di tutti i rifiuti marini.

Strategia per la plastica per un'economia circolare

  • Raggiungere entro il 2029 la raccolta del 90% delle bottiglie di plastica.
  • Una parte del materiale utilizzato per produrre le bottiglie di plastica deve provenire dalla plastica riciclata in percentuali pari al 25% entro il 2025 e al 30% entro il 2030.
  • Rendere tutti gli imballaggi di plastica riciclabili entro il 2030 è uno degli obiettivi di una strategia all'esame del Parlamento europeo. Le nuove misure aiuteranno i paesi europei a ridurre la quantità di rifiuti di plastica ancora prodotta e a limitarne l'impatto devastante su ambiente, clima, salute ed economia.

Perdita di biodiversità

Di seguito i contributi della natura al benessere umano:

  • I servizi di fornitura sono i prodotti ottenuti dagli ecosistemi (es: materie prime, cibo, acqua, medicinali, ecc.)
  • I servizi di regolazione sono i benefici ottenuti dalla regolazione dei processi ecosistemici (es: qualità dell’aria, impollinazione, erosione, ecc.).
  • I servizi di supporto sono i benefici non materiali che le persone ottengono dagli ecosistemi (es: fotosintesi, ecc.).
  • I servizi culturali sono quei servizi che sono necessari per la produzione di tutti gli altri servizi ecosistemici (es: servizi paesaggistici, ricreativi, ecc.).

La biodiversità è, dunque, alla base del benessere umano. È stato stimato che, ogni giorno, si estinguano dalle 50 alle 150 specie; ciò equivale ad una perdita annua approssimata compresa fra le 20.000 e le 50.000 unità (fonti ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Cause principali della perdita di biodiversità

Le cause principali (dirette) sono:

  • Perdita e degrado dell’habitat
  • Sfruttamento eccessivo delle specie
  • Inquinamento
  • Specie invasive e malattie
  • Cambiamenti climatici

Un esempio di specie invasiva in Italia/Europa? Innanzitutto, la specie che invade è generalmente più forte di quella autoctona. Si ricordi la cimice, la zanzara tigre, il calabrone asiatico, lo scoiattolo rosso. Oggi lo scoiattolo comune europeo, conosciuto ai più come scoiattolo rosso, la nostra specie nativa, si sta estinguendo in Gran Bretagna e Irlanda, a causa dell’introduzione da parte dell'uomo, dello scoiattolo grigio americano. Lo scoiattolo grigio è presente anche in Italia e, in assenza di un intervento, anche nel nostro paese lo scoiattolo rosso andrà incontro a estinzione. Lo stesso problema si presenterà poi in paesi confinanti con l’Italia, come Francia e Svizzera. Un gruppo di Regioni e di Università, supportati dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Ambiente, ha dato il via a un programma internazionale per la tutela dello scoiattolo rosso. Il progetto si chiama EC- SQUARE o ROSSOSCOIATTOLO.

Principali driver del declino della biodiversità

  • Sovrasfruttamento
  • Agricoltura

Per quanto riguarda tutte le specie di piante, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi che si sono estinte sin dal 1500, il 75% erano state danneggiate dal sovrasfruttamento e dalle pratiche agricole o da entrambe queste cause.

Indice Globale del Pianeta Vivente (Living Planet Index)

Misura lo stato della biodiversità globale attraverso i dati sulle popolazioni di varie specie di vertebrati e calcolando una variazione media dell’abbondanza delle specie nel corso del tempo. L’LPI globale si basa su dati scientifici ottenuti da 20.811 popolazioni monitorate di 4.392 specie di vertebrati (mammiferi, uccelli, pesci, anfibi, rettili) provenienti da tutto il mondo. Si basa sui trend demografici di popolazione quale misura dei cambiamenti nella biodiversità. In breve, misura lo stato di salute della biodiversità del nostro pianeta.

Impollinazione

Gli impollinatori sono un gruppo eterogeneo con oltre 20.000 specie tra api, altri insetti (es. mosche, farfalle, falene, vespe e coleotteri) e vertebrati, come alcuni uccelli e pipistrelli. La maggior parte degli impollinatori è selvatica, sebbene alcune specie di api possano essere gestite, per esempio le api domestiche, alcuni bombi e alcune api solitarie. Le versioni tematiche delle Liste Rosse IUNC mostrano come gli impollinatori siano in declino, almeno tra gli uccelli e i mammiferi. Si stima che la percentuale di specie di piante selvatiche impollinate da animali vada da una media del 78% nelle zone temperate al 94% in quelle tropicali.

Gli impollinatori hanno un ruolo essenziale nella produzione alimentare: nel mondo oltre il 75% delle principali colture alimentari dipende dall’impollinazione. Sono oltre 240 le colture nel mondo, tra cui quelle di moltissimi frutti, che hanno bisogno di impollinatori, come api e farfalle, per sopravvivere. Le api si occupano dell’impollinazione di 71 delle circa 100 colture che forniscono il 90 per cento dei prodotti alimentari a livello mondiale.

Il valore dell’impollinazione per la produzione alimentare globale è stimato tra i 235 e i 577 miliardi di dollari l’anno per i soli coltivatori. Garantendo la stabilità delle produzioni, l’impollinazione contribuisce a mantenere bassi i prezzi per i consumatori. Le api ogni anno impollinano piante e coltivazioni per un valore stimato nel mondo di:

  • Tra 153 miliardi di € annui – 9,5% del valore della produzione agricola utilizzata per l’alimentazione umana – e i 265 miliardi di €.
  • In Europa: tra i 14 miliardi di € (Gallai et al., 2009) e i 22 miliardi di €.
  • In Italia: 1.500 milioni di €.

Cause della perdita degli impollinatori

Il cambiamento d’uso del suolo, a causa dell’intensificazione agricola e dell’espansione urbana, è uno dei fattori che determina la perdita di impollinatori, fenomeno particolarmente rilevante nel momento in cui...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SRS5901 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gestione sostenibile delle risorse naturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Notaro Sandra.
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