LE FORME DI GOVERNO
Innanzitutto, per distinguere le diverse forme di governo, bisogna guardare esclusivamente quei due
poteri che condividono l’indirizzo politico, ovvero il potere esecutivo e il potere legislativo, mentre
il potere giurisdizionale così come chi lo esercita, quindi i giudici, va escluso perché svolgono un
ruolo diverso, essenziale per l’esistenza dell’ordinamento, ma non di indirizzo politico , in quanto si
tratta di un potere indipendente e neutrale che guarda alla corretta applicazione delle regole.
Il potere di indirizzo politico, invece, inteso come determinazione di volta in volta, di un
determinato tempo e spazio territoriale, riguarda le finalità da perseguire delle politiche
pubbliche da attuare, e delle priorità da assegnare all’interesse generale.
A seconda del rapporto tra il potere esecutivo e il potere legislativo, avremo diverse forme di
governo.
In caso della presenza di Costituzioni rigide, le forme di governo non sono libere, ma sono
disciplinate all’interno della Carta costituzionale, che stabilisce anche i relativi limiti. Inoltre, la
distinzione tra le forme di governo ha un senso solo laddove vi è la separazione dei poteri. ( nel caso
dello stato assoluto o degli stati totalitari, dove non c’è la separazione, la forma di governo coincide
con la forma di Stato , in quanto non vi è rapporto a cui guardare per stabilire le differenze).
La forma costituzionale pura si afferma quando al potere sovrano (esecutivo) viene affiancato il
potere del Parlamento (legislativo: fissa quelle regole generali e quelle norme a cui anche il potere
esecutivo deve sottostare).
Questa forma di governo si sviluppò in Inghilterra, quando la monarchia inglese fu messa in
discussione dalla necessità dei ceti emergenti di ottenere l’affermazione preventiva dei loro diritti e
quindi di scrivere regole certe da far rispettare attraverso gli organi giurisdizionali.
Nel Bill of Rights , erano state riconosciute alcune libertà essenziali , che ritroveremo sviluppate nel
progressivo affermarsi della forma monarchia parlamentare e contemporanea.
Nella forma di governo parlamentare , la caratteristica del rapporto tra potere esecutivo e
legislativo è data dal rapporto di fiducia, in quanto il Governo (espressione del re o del presidente
della Repubblica che nomina il governo) per operare, necessita della fiducia del Parlamento.
Prima si parlava di doppia fiducia, dove il governo doveva avere piena fiducia dal re , e allo stesso
tempo godere della fiducia del Parlamento. Nel tempo, col rafforzarsi del suffragio, e quindi dello
stato pluralista, il potere del re e del capo dello stato si è progressivamente svuotato , nel senso che
è diventato un potere di investitura nominale , non potendo opporsi in nessun modo alla mancanza
di fiducia da parte del Parlamento, dovendo invece prendere atto del fatto che un Governo , sebbene
nominato dal capo dello stato, non può in nessun modo operare se non ha la fiducia del Parlamento.
Oggi ,infatti, l’atto di nomina che oggi caratterizza ancora il rapporto tra capo dello stato e governo,
è un atto di nomina legato a prerogative costituz