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Orientamenti di metodo

Orientamenti, il momento storico fondamentale che genera il dibattito attuale è la seconda guerra mondiale. La seconda guerra mondiale genera sul nostro territorio urbano delle lacune dovute alla distruzione, la seconda guerra mondiale mette dinanzi a delle scelte ai nostri storici dell’arte, i nostri critici dell’architettura, quindi coloro che dovevano avviare la ricostruzione postbellica.

Occorreva lasciare intere zone urbane allo stato di rudere, intervenire con un’architettura contemporanea che si affiancasse al palinsesto storico delle architetture delle nostre città, integrando nei centri storici architetture mimetiche, cioè che si rifacessero alla struttura antica, quindi occorreva intervenire con strutture che avessero un moderno ambientato.

Nasce quindi un dibattito che vedrà una serie di convegni dove parteciperanno progettisti, storici dell’architettura, urbanisti, restauratori coinvolti in una serie di decisioni che coinvolgeranno anche i padri della architettura italiana contemporanea, come Bruno Zevi, Cesare Brandi, Roberto Pane, Benevolo, Ernesto Nathan Rogers, che in quegli anni dirige <<casabella-continuità>>, che in quegli anni era uno strumento importante per la cultura architettonica.

La fase della remissione e della ricostruzione

Partono con una serie di dibattiti ed una prima fase che inizia subito dopo la guerra 46 47 al 50 quando il primo problema da affrontare era la remissione, cioè puntellamenti per evitare il patrimonio architettonico non sia ulteriormente danneggiato dall’abbandono.

Quindi ci sono due tre anni dove la prima fase era cioè bloccare quello che c’è senza aggravare la situazione con ulteriori perdite.

Dal 47 48 inizia quindi il momento della ricostruzione, nasce dunque un dibattito che riguarda l’antico ed il nuovo <<è illecito intervenire nei centri storici con un’architettura contemporanea?>> oppure occorre fare architettura contemporanea al di fuori dei centri storici dunque nelle periferie? Questi dibattiti e convegni si terranno a Torino, Firenze, Venezia, in particolare nel 1964 a Venezia si tiene un convegno che si chiama l’architettura moderna ai centri storici, che sostituisce il titolo precedente <antico e nuovo>.

In questo convegno si attua un dibattito molto significativo, in particolare si crea uno schieramento composto da Leonardo Benevolo, il restauratore Cesare Brandi, il critico Antonio Cedeu, sono contrari all’inserimento dell’architettura contemporanea nei centri storici dicendo che l’architettura dei centri storici non è formata solo da un periodo storico ma da una stratificazione di architetture ed epoche diverse.

Quindi per noi è naturale nei nostri centri storici ritrovare edifici di periodi storici che vanno dal medievale al rinascimento, quindi tutta questa condizione architettonica era legata ad un concetto di massa cioè, era un’architettura fatta in muratura, quindi aveva delle regole stereometriche proprie che per quanto declinate in stili ed in epoche diverse aveva nella sua tettonica la sua legge spaziale che in qualche modo reggeva nella comunicazione e relazione.

L’architettura contemporanea ha dei materiali delle forme stereometriche che non possono legarsi ad un’architettura fatta da masse quindi non è giusto inserire l’architettura contemporanea nei centri storici ma, occorre inserirla all’interno delle periferie, mentre nei centri storici occorre trovare altre forme di costruzione.

C’era un altro schieramento dove partecipa Bruno Zevi, Roberto Pane, Ernesto Nathan Rogers che sono viceversa favorevoli all’inserimento dell’architettura contemporanea, ciascuno con regole diverse.

Roberto Pane diceva: era necessario e giusto inserire il gesto contemporaneo nei centri storici lasciando un segno dell’attuale epoca ai posteri ma doveva rispettare alcune regole fondamentali, come la limitazione delle altezze. Era disaccordo al fuori scala, quindi architettura contemporanea sì, ma che si svolgesse con alcune regole volumetriche e stereometriche.

Mentre Zevi d’accordo all’inserimento del contemporaneo, non era d’accordo con le limitazioni, e che la pietra si esprimesse interamente.

Tre orientamenti di metodo

Oggi per quanto riguarda il restauro contemporaneo si tiene conto a tre orientamenti di metodo che non vivono in compartimenti standard cioè a Milano si pensa ad un modo a Napoli si pensa in un altro. Esistono dei punti di partenza che sono le sedi universitarie cioè le sedi dove i colleghi hanno avviato una riflessione che ancora insegnano nelle sedi italiane che in qualche modo sono stati il polo di sviluppo sui temi del restauro, questi tre tra loro si permeano cioè uno influenza l’altro quindi esistono orientamenti diversi ma che si tengono conto nel momento in cui si accinge ad un restauro, e sicuramente Napoli si avvicina di più alle tre correnti a quella del restauro critico che si fonda sulle teorie iniziate negli anni sessanta poi sviluppate nei periodi di Pane negli anni contemporanei che fanno capo a Roberto Pane, Cesare Brandi, Monelli.

Oggi per quanto riguarda il restauro contemporaneo si tiene conto a tre orientamenti di metodo che tengono conto di ciò che dettano le sedi universitarie dove gli architetti hanno dato sviluppo alle tematiche del restauro e questi orientamenti si permeano tra loro cioè uno influenza l'altro pertanto si tengono in conto quando ci si accinge a fare un restauro. Tra le tre correnti Napoli si avvicina di più al restauro critico che si fonda sulle teorie iniziate negli anni sessanta poi sviluppate nei periodi di Pane negli anni contemporanei che fanno capo a Roberto Pane, Cesare Brandi, Monelli.

Punti fissi del restauro

I punti fissi dove il restauro parte e sono tutti d’accordo:

  • L’allargamento della tutela da singolo monumento alle opere minori, quindi della tutela e del restauro, la tutela è la salvaguardia cioè vincolare una serie di edifici e controllarne la trasformazione, mentre restaurarlo significa affrontarlo con modifiche, basta che l’approccio metodologico e scientifico sia uguale di pari valore ai singoli monumenti.
  • La prevenzione a tutte le fasi di stratificazione dell’edificio, non solo a quelle originarie ma a quelle successive.
  • Criterio di un minimo di intervento, scegliendo sempre la tecnica che ti consente di intervenire meno.
  • Criterio di reversibilità, scegliere tra le varie tecniche quella sempre reversibile.
  • Criterio della compatibilità, cioè se intervengo con materiale contemporaneo in una zona mancante si deve scegliere il materiale compatibile con quelli antichi.
  • Attenzione della conservazione delle superfici.
  • Dotare l’edificio restaurato di un piano di gestione.

Orientamento della pura conservazione

I metodi di orientamento che vengono contrapposti nelle varie scuole d’Italia, tre sono gli orientamenti più accreditati per quanto riguarda il restauro architettonico: il primo orientamento della pura conservazione, che non demonizza l'architettura moderna ma riguarda la conservazione della preesistenza con l’aggiunta degli interventi successivi.

Questo orientamento fa capo al politecnico di Milano e alla facoltà di architettura, dove insegna Marco Dezzi Bardeschi, capogruppo dell’intervento di restauro al tempio nuovo di Pozzuoli. Il progetto è stato vinto e realizzato da un gruppo che comprendeva Castagnaro Marco, Marco Dezzi Bardeschi, Amedeo Bellini docente di teoria e storia al politecnico di Milano.

Il concetto da quale parte questo orientamento della pura conservazione: <<non è compito della storiografia fare un’azione selettiva a scapito dell’esistente, cioè noi non abbiamo nessun diritto attraverso l’esercizio di un giudizio critico che è soggettivo cioè che è influenzato dal nostro tempo, di togliere dalle architetture del passato parti che oggi ci sembrano incongrue ma che probabilmente ai nostri posteri sembreranno interessantissimi. Cioè un esempio non è possibile togliere da chiese medievali parti barocche collocate a posteriori. Non è compito della storiografia fare una selezione selettiva>>.

Bellini dice non è possibile oggi proporre l’intervento di restauro come diretta attuazione di un’indagine strutturata. Il restauro non può essere più braccio secolare della storia non può essere la concretizzazione di un’indagine storiografica il giudizio critico non perde importanza ma non può guidare l’operatività.

In questo orientamento abbiamo una prevalenza dell’istanza storica cioè della volontà di vedere un monumento e voler fare un restauro, quindi prevale l'evidenziazione del suo valore testimoniale storico piuttosto del suo valore artistico estetico.

Orientamento della manutenzione ripristino

Secondo orientamento è quella della manutenzione ripristino.

È orientato sul versante opposto di quello della pura conservazione, che fa capo alla facoltà di architettura di Roma 3, guidati da Mario Rianieri Elia Paolo Marconi e che insegna laboratorio di restauro alla sapienza, questo orientamento vede il restauro come uno strumento di messa a nuovo di ringiovanimento dell’opera, questo orientamento dice che l’architettura è composta da alcune superfici di sacrificio, l’orientamento della manutenzione ripristino in qualche modo applica questo concetto che si applica all’archeologia all’architettura dicendo <<ci sono alcune parti dell’architettura come gli intonaci come le rifiniture gli infissi i tetti le pluviali, che sono superfici di sacrificio cioè che nascono per proteggere la struttura architettonica e quindi è giusto sostituirle ciclicamente, spicconare gli intonaci e farle secondo la maniera antica cioè ricorrendo alle tecniche antiche>>.

Restauro critico

Restauro Critico nasce negli anni 50, negli anni dopo la seconda guerra mondiale, ed anche un momento particolare in Italia. L’alluvione di Firenze 1966 e lo straripamento dell’Arno comportò l’inondazione di tutti i piani terra del centro storico di Firenze. Quindi ci furono interventi di restauro, ed anche dibattiti intorno alle scelte, i fondatori di questo orientamento sono: Roberto Pane, Cesare Brandi, Renato Borelli.

Il restauro critico parte da due criteri fondamentali: il criterio del minimo intervento ed il criterio della distinguibilità delle aggiunte.

Che vengono formulati nella carta di Venezia che è la carta internazionale del restauro di Venezia del 1964, esistono Carte e Leggi per gli orientamenti del restauro, le carte sono dei documenti internazionali di orientamento alla quali tutti i paesi che interverranno sull’edificio vincolato si devono attenere, quindi queste carte sono necessarie per rendere comune in tutte le nazioni l’intervento quando si tratta di un patrimonio che ha una valenza storica a livello internazionale.

La prima di queste carte internazionali è proprio la carta di Atene 1931 mentre la carta a cui il restauro critico fa riferimento è la carta di Venezia del 1964. Francese ricerca nome, saranno di fatto Pane e Brandi i redattori di questa carta e questo fa capire quanto sia importante per noi napoletani a livello internazionale il nostro contributo sul restauro.

La posizione del restauro critico nasce dalla conferma della necessità di un contemperamento contemporaneo delle due istanze, istanza estetica e istanza storica, l’istanza estetica è quella che ci porta a dare un’unità all’edificio, mentre storica è quella che ci porta a conservare tutte le trasformazioni che l’edificio ha subito, perché sono testimonianza di un passaggio dell’edificio nella storia.

Il restauro critico giudica inevitabile l’esercizio di un’azione critica ritiene necessari che il restauratore eserciti un’azione critica cioè ritiene inevitabile che il restauratore faccia delle scelte perché anche nell’intervento più conservativo esiste ed è impossibile negare l’esercizio di un giudizio. Questo orientamento del restauro critico nasce anche dalla necessità di apporti interdisciplinari che devono fondersi per essere impermeabili tra loro e per giungere ad una nuova conoscenza d’insieme.

Il restauratore all’interno del restauro critico è colui conosce e conserva l’esistente, alterando il meno possibile il palinsesto esistente, progetta l’i

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/19 Restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ann_rita_5891 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e storia del restauro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Veronese Luigi.
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