Fondamenti di economia generale e dello sviluppo territoriale
Capitolo 1: L'economia e i sistemi economici
Le teorie economiche si basano su premesse ottenute da semplificazioni della realtà, e il termine Economia politica iniziò ad essere usato nel 600 ed affermato nell'800. Prima di allora, i problemi economici erano studiati da filosofi e teologi e solo con l’inglese William Petty nacque l’economia come scienza autonoma. Questo avvenne quando si riconobbe che il funzionamento del sistema economico presenta regolarità che si affermano indipendentemente dalla volontà e i desideri dei singoli.
Il primo economista a adottare il punto di vista moderno ed economico fu Adam Smith, autore de “Indagine sulla natura e causa della ricchezza delle Nazioni”, dove divide la società in 3 classi sociali: capitalisti, proprietari terrieri e lavoratori che si dividono il reddito nazionale. Secondo Ricardo, il compito dell’economia politica è lo studio delle leggi che regolano la distribuzione del reddito tra capitalisti.
Una convenzione diversa all’economia classica fu quella del 1870 della concezione marginalistica, dove i bisogni degli individui sono molteplici, ordinabili e allineati, e l’economia è la scienza del comportamento razionale degli uomini che vivono in una data società. Quindi, secondo la concezione classica, ogni società muta e cambierà il concetto economico adottato, mentre per la concezione marginalista, anche se cambia la società, il problema principale resterà invariato.
Negli ultimi 50 anni si distinsero varie discipline come la scienza della finanza, la politica economica, l'economia monetaria e internazionale. Dopo la Seconda guerra mondiale, si distinsero:
- La Microeconomia: Studia il comportamento dei singoli soggetti economici;
- La Macroeconomia: Studia il comportamento dei grandi aggregati;
- L’econometria: Misura i nessi quantitativi che legano le variabili economiche.
I sistemi economici
I due sistemi economici riconosciuti a livello storico sono:
- Il Feudalesimo: Si distinguono in nobiltà, clero e servi della Gleba. Il ruolo del mercato è assai limitato e i servi non hanno diritto di crescita. La crescita degli scambi, caratterizzati dal mercato di allora, e le innovazioni in campo agricolo portarono alla recinzione e alla privatizzazione dei servi, portando alla nascita della proprietà privata. Il servo iniziò a lavorare in cambio di un salario.
- Il Capitalismo: Il sistema capitalista è distinto in capitalisti, lavoratori e proprietari terrieri, e la ripartizione tra lavoro e proprietà dei mezzi di produzione resta la caratteristica dominante delle società capitaliste, dove però il ruolo centrale è svolto dal mercato.
Le trasformazioni strutturali nel processo di sviluppo
Le principali cause di trasformazioni tra feudalesimo e capitalismo sono state la produzione ed il consumo dei beni. L’aumento della produttività è stato favorito dalle innovazioni industriali, agricole, chimiche e tecnologiche. Il consumo è invece direttamente proporzionale all’aumento della popolazione, caratterizzata dalla diminuzione del tasso di mortalità, il miglioramento delle condizioni sanitarie e l’abbassamento della mortalità infantile, che porta ad un aumento del saldo demografico annuo.
Capitolo 2: Richiami di contabilità nazionale
La contabilità nazionale misura in termini quantitativi il risultato dell’attività economica e finanziaria di un paese. La raccolta e l’organizzazione dei dati avviene attraverso sistemi contabili. Il Sistema Europeo Conti Nazionali e Regionali prende il nome di SEC2010 ed esso è stato adottato con un regolamento del Consiglio dell’Unione Europea, ossia con una regola di immediata attivazione per gli Stati Membri.
Il prodotto interno lordo
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è definito come il valore di mercato di beni e servizi finali prodotti in un dato intervallo di tempo all’interno di un determinato paese. In questo calcolo non si considerano i beni intermedi usati nella fabbricazione e la produzione perché il PIL è una misura di flusso. Il Prodotto Interno Lordo può essere diviso in:
- PIL Nominale: Calcolato a prezzo di mercato.
- PIL Reale: Calcolato a prezzi costanti secondo l’anno di riferimento 2015, che viene preso come modello.
Il PIL Reale consente di stimare l’aumento della produzione di un paese isolando l’effetto dell’andamento dei prezzi.
L'inflazione
Il termine inflazione indica un aumento generalizzato e continuativo del livello generale dei prezzi di beni e servizi. Per far sì che si verifichi occorre la concomitanza di due situazioni:
- L’aumento deve toccare quasi tutti i beni di mercato;
- Deve durare per un certo periodo di tempo.
Il fenomeno opposto prende il nome di deflazione, definito come un calo dei livelli generali dei prezzi. Invece, un rallentamento dell’inflazione che però non rispetta le condizioni per definirsi deflazione prenderà il nome di disinflazione.
Effetti dell'inflazione
L’obiettivo della stabilità dei prezzi è complementare a quello di assicurare crescita e occupazione. Di conseguenza, i tre effetti dell’inflazione sono:
- Disturbo del sistema dei prezzi relativi, ossia il rapporto che intercorre tra il prezzo nominale di un bene (A) e il prezzo nominale di bene (B).
- Modifica la distribuzione del reddito.
- Genera un clima di incertezza nelle scelte di investimento perché, se l’inflazione è troppo variabile, l’imprenditore può smettere di investire sul mercato dei beni.
Effetti della deflazione
In presenza di deflazione si attiva una dinamica viziosa dell’economia:
- Le imprese per stimolare la domanda diminuiscono i prezzi;
- I consumatori rimandano l’acquisto di beni durevoli;
- Il rinvio d’acquisto deprime ulteriormente la domanda;
- Le imprese continueranno a tagliare i prezzi recuperando le spese sul capitale umano assunto;
- Minori redditi rendono difficoltoso il rimborso di debiti già contratti o nuovi investimenti;
- Diminuisce il gettito fiscale dello Stato a causa dei cali di reddito e spesa;
- Lo Stato riduce la spesa pubblica.
La stagflazione
La stagflazione è un fenomeno che descrive la combinazione tra il rallentamento della crescita e la forte accelerazione dei prezzi al consumo. Il Governo prevede un calo della crescita ma un aumento del PIL. Il Documento Programmatico di Bilancio (DPB) è istituito secondo regolamento UE n. 473/2013 e il documento contiene l’obiettivo di saldo di bilancio e le protezioni delle entrate e delle spese.
Le previsioni per le agenzie di rating
Tra le agenzie di Rating più riconosciute vi è la Standard & Poor’s dove, secondo le previsioni, l’Italia crescerà di un 3.1% di PIL. Il rating è la valutazione sintetica del profilo di rischio di credito di una controparte, definita come Stato, Impresa o singolo individuo. Il giudizio viene espresso da un soggetto esterno e indipendente, ossia l’agenzia di Rating, che valuta la solvibilità di un soggetto e attribuisce un giudizio circa la sua capacità di onorare gli impegni presi dai creditori. Vi sono diverse scale di valore alfabetiche che variano in base alle diverse agenzie di riferimento. Nel caso dell’agenzia Fitch, la scala di valori varia da “AAA”, ossia massimo giudizio di solvibilità, a “D” che indica lo stato di insolvenza. Per S&P il valore è uguale al giudizio di Fitch, ma per Moody’s il valore più basso, che ne indicherebbe lo stato di insolvenza, è il “C”. Il rating sicuro prende il nome di Investment Grade.
Il deflatore del PIL
Conoscendo il PIL Nominale e Reale di un paese è possibile calcolare il deflatore del PIL, che misura l’andamento del livello generale dei prezzi, ossia lo stato di inflazione. Il deflatore del PIL permette di calcolare il tasso di variazione negli anni.
Indice dei prezzi al consumo
Il livello generale dei prezzi si misura anche con l’IPC e la rilevazione dell’andamento dei prezzi effettuata dall’ISTAT utilizza l’IPC perché esso è disponibile su base mensile e non annuale come il Deflatore del PIL.
IPC = Costo del bene nel periodo T1 / Costo del bene nel periodo base
Tasso di Inflazione = 100 x (ipct - ipct-1) / ipct-1
Dove:
- ipct: Indice prezzi al consumo nel tempo
- ipct-1: Indice prezzi al consumo nell’anno precedente
Capitolo 3: Mercato e comportamenti economici
Il mercato è definito come l’insieme dei rapporti di scambio che si ripetono seguendo schemi regolari chiamati contratti. L’andamento è regolato dalla domanda e dall’offerta, dove:
- La domanda è rappresentata dalla richiesta del bene o servizio;
- L’offerta è la disponibilità sul mercato del bene o servizio;
- L’equilibrio di domanda e offerta determina il prezzo di scambio.
I presupposti per l’esistenza di un mercato sono: la moneta, la libertà di competizione (stabilita secondo valori di entrate ed uscite); rispetto dei contratti stipulati; forti convenzioni sociali (onestà, fiducia, consenso, impegno) e informazione completa durante l’atto di vendita e acquisto.
Le 4 classificazioni del mercato
Le quattro classificazioni del mercato sono: la concorrenza perfetta, la concorrenza monopolistica, il monopolio e l’oligopolio. Prima di spiegare nello specifico le quattro classificazioni, è bene stabilire i criteri di queste classificazioni che, nello specifico, sono tre:
- Criterio di interdipendenza: L’impresa tiene conto delle relazioni di altre imprese;
- Criterio della sostituibilità del prodotto: Esistenza o meno di sostituti;
- Criterio delle condizioni di entrata: Facilità di ingresso in un mercato dalle imprese.
Tornando alle quattro classificazioni di mercato, nello specifico si può stabilire:
- La concorrenza perfetta: Essa è una forma di mercato particolare che richiede delle condizioni specifiche:
- Omogeneità dei beni offerti: essi sono perfetti sostituti tra loro e sono tutti uguali;
- Perfetta informazione: non vi sono asimmetrie informative;
- Assenza di barriere all’entrata: Non esistono barriere economiche.
- Il monopolio: Prende due caratteristiche chiave della concorrenza perfetta, che sono: un unico venditore e che difende il prodotto sfruttando diversi tipi di barriere di entrate. L’impresa in Monopolio è definita price-maker, dove il fine è la massimizzazione del profitto. Il monopolio si divide in tre fattispecie distinte:
- Monopolio di risorse: si detiene la proprietà esclusiva delle risorse chiave alla produzione o alla vendita;
- Monopolio legale: I diritti d’autore o i brevetti garantiscono il diritto esclusivo di un bene o prodotto;
- Monopolio naturale: Si verifica in presenza di attività ad elevata intensità di capitale dove i costi fissi sono molto elevati e i costi variabili sono relativamente bassi. Vengono utilizzate le economie di scala quando il costo medio unitario diminuisce all’aumentare della produzione.
- Concorrenza monopolistica: È una forma intermedia tra monopolio e concorrenza perfetta, con il monopolio che condivide il potere di mercato e la concorrenza perfetta che condivide la numerosità delle imprese e l’assenza di barriere. Ci sono tre forme di differenziazione del prodotto:
- Differenziazione nello stile o tipo del prodotto;
- Differenziazione spaziale o grandezza del luogo di vendita;
- Differenziazione della qualità del prodotto venduto.
- Oligopolio: È una forma di mercato dove:
- L’offerta è limitata tra un numero limitato di imprese con quota di mercato;
- La domanda è ripartita tra numerosi consumatori.
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