Venerdì 11 novembre
Programma
Saranno trattati gli elementi di base della politica economica analizzando:
- I fenomeni dell’economia (la produzione, il reddito nazionale, il consumo, gli investimenti, la spesa pubblica, le esportazioni e le importazioni, l’offerta di beni e servizi, la domanda di moneta, l’offerta di moneta, l’occupazione e la disoccupazione, il concetto di inflazione)
- I problemi dell’economia (la definizione di problema dell’economia, i vari problemi dell’economia, il dissesto della finanza pubblica e le sue cause, lo squilibrio della bilancia dei pagamenti e le sue cause, ...)
- La politica economica
- La politica economica dell’UE
I sistemi economici
Il Prodotto Interno Lordo (PIL), Reddito e Spesa, il flusso circolare del reddito.
Perché studiare l'economia?
- Forse perché quando una persona non trova lavoro almeno capisce le ragioni per cui è disoccupata.
- O perché la crisi economica che stiamo vivendo è frutto anche dei comportamenti di persone che non conoscono l’economia (che hanno prestato allegramente fondi e tanti spensieratamente hanno preso fondi senza poterselo permettere).
La crescita economica
Crescita vuol dire benessere nella dimensione materiale del termine: la quantità di beni e servizi a disposizione del Paese, sia quelli privati che quelli pubblici (strade, ponti, difesa, musei, ecc.).
Altro elemento di attualità è che la crescita debba essere sostenibile: attenta alle esigenze dell’ambiente, all’utilizzo delle risorse non rinnovabili (ad esempio il petrolio), tenendo conto delle generazioni future, al fine di lasciare la stessa quantità di risorse.
La crescita può avere dei limiti? Ovvero una volta arrivati a livelli di crescita prefissati si può smettere di crescere? I bisogni umani sono praticamente infiniti (soddisfatti alcuni bisogni ne nascono altri).
Un’altra ragione della crescita è quella di dare lavoro a chiunque voglia lavorare: l’occupazione non è solo guadagno, ma soprattutto dignità e indipendenza. Per dare occupazione c’è bisogno di crescita.
Anche se la popolazione rimanesse stabile, la produttività del lavoro con il tempo aumenterebbe (grazie al progresso tecnico che non si può fermare): si produce di più con meno lavoro. Ciò significa che producendo la stessa quantità di bene c’è bisogno di meno occupazione (disoccupazione). Quindi bisognerà crescere per garantire occupazione.
Non è solo la quantità di beni e servizi di cui può disporre il Paese ad essere un valore importante. La ricchezza delle nazioni è legata anche a fattori extraeconomici: la quantità delle istituzioni, l’equità nella distribuzione dei redditi, un sistema sano di incentivi che premi il merito.
Come misurare la crescita
PIL
La crescita si misura con un indicatore detto Prodotto Interno Lordo (PIL) che misura la ricchezza del Paese. Ci sono anche altri elementi da considerare come elementi di “ricchezza” di un’economia. Ad esempio, l’Indice di Sviluppo Umano (HDI) delle Nazioni Unite, che tiene conto della speranza di vita alla nascita, del livello di istruzione e del PIL.
Il PIL riassume in un unico numero il valore monetario dell’attività economica in un dato periodo di tempo. Il PIL considera:
- Il reddito totale di tutti coloro che partecipano al sistema economico
- La spesa totale dell’acquisto di beni e servizi finali prodotti dal sistema: quanto pesa il debito sulle mie entrate. Più il rapporto è elevato, peggiore è la situazione.
In Italia è 2800 miliardi di euro; in percentuale è il rapporto più elevato. In Giappone il rapporto è il più elevato. Al secondo posto c’è l’Italia. Oggi il dollaro ha lo stesso valore dell’Euro.
La banca centrale si occupa di gestire la moneta in circolazione. Il primo obiettivo della politica monetaria è tenere basso il valore di inflazione. Per abbassare l’inflazione può ridurre la circolazione delle monete e ridurre la sua diffusione aumentando i tassi di interesse. Visto che le economie sono globali, e adesso i titoli negli Stati Uniti sono al 4% (in Italia siamo all’1% / 2%), aumenta la domanda di dollari e si rafforza il dollaro rispetto all’euro. Gli investimenti che fanno le imprese aumentano l’occupazione. Quindi se la banca centrale aumenta troppo i tassi di interesse bloccano gli investimenti delle imprese.
Come può il PIL misurare simultaneamente il reddito totale di un sistema economico e la sua spesa? La ragione è che, per l’economia nel suo complesso, il reddito totale di un sistema economico e la sua spesa sono la medesima cosa.
In ogni transazione ci sono un compratore e un venditore: 1€ di spesa di un compratore equivale ad 1€ di reddito per il venditore. La transazione contribuisce al PIL per 1€.
Reddito, spesa e flusso circolare
Ogni transazione che influenza il reddito deve influenzare anche la spesa, e viceversa.
- Scambio esterno di beni e servizi
- Scambio interno di reddito e spesa
Ad esempio: un’impresa vende una pagnotta di pane in più ad un individuo: aumenta la spesa dell’individuo per l’acquisto del pane, ma aumenta di pari importo anche il reddito totale dell’impresa.
Definizione di PIL
Il PIL è il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti nell’ambito di un sistema economico in un dato periodo di tempo.
Regole per il calcolo del PIL
Non si possono sommare beni differenti (ad esempio 4 mele e 3 arance): prodotti diversi hanno valori diversi. Per calcolare il valore totale dei beni e servizi diversi, la contabilità nazionale ricorre ai prezzi di mercato. Ad esempio: se 1 mela costa 0,5€ e 1 arancia costa 1€:
PIL = (0,5 € × 4) + (1 € × 3) = 5 €
Beni intermedi
Ad esempio: un allevatore vende a McDonald 1 hg di carne a 0,5 € e McDonald vende l’hamburger al consumatore a 1,5 €. Qual è il PIL? Il calcolo del PIL dovrebbe includere sia la carne (0,5 €) che l’hamburger (1,5 €) per un totale di 2 € o dovrebbe includere solo l’hamburger?
Il PIL comprende solo il prodotto del bene finale (hamburger = 1,5 €) perché il valore del bene intermedio è incluso nel valore del bene finale.
Beni usati
- Se un individuo acquista un’auto a 50.000 € questa spesa si aggiunge al PIL.
- Se l’individuo la rivende come usata a 25.000 € questi non entrano nel calcolo del PIL.
Il PIL misura il valore di beni e servizi della produzione corrente (dell’anno), la vendita di un bene usato rappresenta un trasferimento di un patrimonio e non un aumento del reddito del sistema economico.
Venerdì 18 novembre
Le scorte
Se per produrre più pane una panetteria assume più lavoratori (corrispondendo un salario), ma non riesce a vendere il pane prodotto in più, cosa succede al PIL?
Si possono verificare due casi:
-
Nel caso non riesca a vendere e deve buttare il pane in più: l’impresa ha pagato maggiori salari senza un ricavo addizionale = il profitto dell’impresa si è ridotto in maniera pari all’incremento del monte salari. La spesa totale dell’economia non è cambiata (nessuno acquista il pane in più) ed anche il reddito totale non è cambiato (aumenta la quota per salari, ma diminuisce quella del profitto). La transazione non condiziona la spesa totale e quindi il PIL rimane invariato.
-
Nel caso il pane possa essere conservato e venduto in un secondo momento, costituirà una scorta per l’impresa. È come se l’impresa avesse “acquistato” il pane per metterlo a magazzino: il profitto dell’impresa non viene ridotto per il pagamento dei salari aggiuntivi. I maggiori salari aumentano il reddito totale e la spesa per le scorte aumenta la spesa totale e quindi il PIL dell’economia aumenta.
Quando l’impresa vende il pane che aveva in magazzino (caso analogo ai beni usati), gli individui sostengono una spesa per acquistare il pane, ma c’è una simultanea riduzione delle scorte dell’impresa. La spesa negativa dell’impresa compensa la spesa positiva degli individui. La vendita di scorte non fa variare il PIL.
La regola generale per le scorte
Se l’impresa aumenta le scorte, l’investimento in scorte viene considerato come spesa dell’impresa. In questo modo la produzione che va in magazzino aumenta il PIL così come la produzione venduta. La vendita da magazzino, invece, è la combinazione di spesa positiva (acquisto del consumatore) e spesa negativa (diminuzione delle scorte): quindi non influenza il PIL. Il trattamento delle scorte in questo modo fa sì che il PIL comprenda sempre e solo i beni e servizi di produzione corrente.
Il valore aggiunto
Per arrivare alla contabilizzazione dei beni finali prodotti dal sistema economico, si può sommare il valore aggiunto in ciascuna fase della produzione. Il valore aggiunto di un’impresa è uguale al valore del suo prodotto meno il valore dei beni intermedi che ha dovuto acquistare per realizzarlo.
Nel caso dell’hamburger il valore aggiunto dell’allevatore è di 0,5€, il valore aggiunto di McDonald è 1€. Il Valore Aggiunto Totale è dato dalla somma dei valori aggiunti intermedi (1,5€). Il PIL è il valore aggiunto totale di tutte le imprese che operano in un sistema economico.
Valore di imputazione
Nel caso di un affitto di una casa: aumento di reddito per il proprietario ed una spesa per l’affittuario. Il canone di affitto fa aumentare il PIL. Nel caso di proprietà della casa: il proprietario non paga nessun affitto, ma viene ugualmente contabilizzato nel PIL, stimando quanto vale l’affitto della casa sul mercato e ipotizzando che il proprietario paghi un canone a se stesso. In tal modo il PIL viene calcolato con i cosiddetti valori di imputazione. Anche i servizi erogati dallo Stato vengono calcolati nel PIL anche se non hanno un prezzo di mercato. Gli agenti di polizia, i vigili del fuoco, i deputati, ecc. vengono calcolati al costo. I salari dei dipendenti e funzionari pubblici sono valutati come misura di ciò che producono.
Economia sommersa
Il PIL non contabilizza le transazioni relative al valore di beni e servizi che vengono scambiate fuori dal controllo dello Stato, con finalità di evadere l’imposizione fiscale o perché si tratta di attività illecita. Ad esempio: il servizio di un idraulico che non emette fattura, i collaboratori domestici pagati in nero, ...
L’imprecisione nel calcolo (dovuta all’economia sommersa) all’interno di un Paese rimane quasi sempre costante: pertanto il PIL rimane una statistica efficace per fare un confronto tra un anno e l’altro. Errori maggiori si hanno quando si confrontano i tenori di vita di Paesi diversi. Gli economisti tentano di stimare l’economia sommersa: Italia 27,2% del PIL, Francia 18,2%, Regno Unito 13%, USA 8,8%.
PIL nominale
Il PIL può aumentare sia per l’aumento della produzione che per l’aumento del prezzo e ciò ci indurrebbe in errore se volessimo misurare il tenore di vita in un Paese. Il calcolo prende il nome di PIL nominale, ossia il valore totale di beni e servizi misurato a prezzi correnti. Una misura più efficace del benessere economico di un Paese deve tener conto della produzione dei beni e servizi senza l’influenza delle variazioni di prezzi.
PIL reale
Il PIL reale è il valore totale dei beni e servizi calcolato con prezzi costanti. Il PIL reale mostra cosa accade alla spesa se cambiassero le quantità, ma non i prezzi. Per il calcolo del PIL reale bisogna scegliere i prezzi di un anno base, che saranno utilizzati anche per il calcolo per gli anni successivi.
Ad esempio:
- 2007 = (Prezzo 2007 x Quantità 2007) + (Prezzo 2007 x Quantità 2007)
- 2008 = (Prezzo 2007 x Quantità 2008) + (Prezzo 2007 x Quantità 2008)
- 2009 = (Prezzo 2007 x Quantità 2009) + (Prezzo 2007 x Quantità 2009)
Le misure concatenate del PIL reale
Se si utilizzano sempre i prezzi di un anno di riferimento, dopo un po’ diventano obsoleti. Si utilizzano, quindi, le misure concatenate del PIL, ossia viene cambiato l’anno base continuamente. Ad esempio: i prezzi medi del 2006 e 2007 vengono utilizzati per misurare la crescita reale del 2006-2007, i prezzi medi 2007 e 2008 vengono utilizzati per il calcolo della crescita del 2007-2008 e così via.
Prodotto Nazionale Lordo (PNL)
Il Prodotto Nazionale Lordo (PNL) è il valore dei beni e dei servizi finali realizzato in un anno dalle unità economiche (imprese, ecc.) di una nazione, che operano nel paese stesso e all’estero. Il PNL si differenzia dal PIL perché rappresenta un aggregato riferito alla nazione e non all’intera economia del paese.
Nel PNL sono prese in considerazione le attività delle imprese nazionali che operano all’estero (per quanto riguarda l’ammontare di redditi che queste imprese o i loro dipendenti versano nel paese), mentre non è contabilizzata l’attività delle imprese straniere che operano sul territorio interno (almeno per la parte di questa attività che genera versamenti di reddito all’estero). Il PNL si ottiene dal PIL aggiungendo il reddito percepito da soggetti residenti nel paese per investimenti all’estero e sottraendovi il reddito percepito nel paese da soggetti non residenti.
In altre parole il PNL rappresenta i beni e servizi prodotti dal paese (in un anno).
Le componenti della spesa
Oltre alla produzione di beni e servizi bisogna anche analizzare l’allocazione della produzione tra usi alternativi. La contabilità nazionale suddivide la componente di spesa del PIL in 3 categorie:
- Spesa per consumi finali
- Formazione lorda di capitale
- Esportazioni nette
1 – Spesa per consumi finali
È la spesa per beni e servizi finalizzati al consumo. Viene suddivisa ulteriormente in base al soggetto che effettua la spesa:
- Nuclei familiari
- Istituzioni senza scopo di lucro a servizio dei privati (scuola, sindacati, chiese, circoli sociali, ecc.). Il fine non è il profitto – consumano per conto delle famiglie
- Pubblica amministrazione (centrale e locale). Ad esempio: esercito e servizi offerti da dipendenti pubblici. Non rientrano le pensioni e i sussidi di disoccupazione: sono trasferimenti di reddito e non produzione di beni e servizi, non entrano nel calcolo del PIL.
Include anche una voce relativa all’effetto netto del turismo sulla contabilità nazionale. Un turista straniero che visita Roma acquista beni e servizi italiani, mentre un turista italiano che si reca in Spagna acquista beni e servizi spagnoli. Il consumo netto del turismo è pari al consumo di prodotti italiani da parte dei turisti stranieri meno il consumo dei prodotti esteri da parte dei turisti italiani.
Consumi dei nuclei familiari
I consumi dei nuclei familiari sono suddivisi in 4 categorie:
- Beni non durevoli: durata limitata. Ad esempio: alimenti e bevande.
- Beni durevoli: usati più volte con durata superiore a un anno e di solito con prezzo elevato. Ad esempio: automobili, tv.
- Beni semidurevoli: vita attesa maggiore di un anno, ma inferiore ai durevoli, con prezzo minore dei durevoli. Ad esempio: abbigliamento, attrezzature sportive.
- Servizi. Ad esempio: taglio capelli, massaggi, ristorazione.
Esempio: se bevo un caffè al bar e ascolto musica con il mio lettore CD, avrò bisogno di:
- Un bene non durevole (caffè)
- Un bene durevole (lettore CD)
- Un bene semidurevole (CD)
- Servizio (parte del prezzo pagato per il caffè andrà a remunerare il servizio del cameriere)
2 – Formazione lorda del capitale
Sono gli investimenti totali ossia la spesa che ha come finalità la produzione futura o il consumo futuro (ad esempio: capannone industriale). Si suddivide in 2 categorie:
- Investimento fisso lordo
- Investimenti fissi delle imprese
- Investimenti fissi della Pubblica Amministrazione (infrastrutture, scuole)
- Investimenti fissi residenziale (abitazioni nuove)
- Investimento in scorte
3 – Esportazioni nette
Esportazioni: i beni e i servizi di produzione nazionale che vengono venduti all’estero.
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