FOLDING PROTEICO
Il folding è il processo attraverso il quale le proteine raggiungono la loro
struttura tridimensionale nativa, corrispondente allo stato biologicamente
attivo.
La conformazione nativa è quella struttura 3D
stabile e funzionale, caratterizzata da un minimo di
energia libera (non minimo assoluto) e da quella
particolare conformazione, unica, che consente alla
proteina di svolgere adeguatamente la funzione a
cui è deputata.
La differenza di energia tra lo stato denaturato e
quello nativo è di 5-15 kcal/mol, considerato che il
contributo energetico di un singolo ponte idrogeno è
di 2-5 kcal/mol, l'energia richiesta per il passaggio
da una forma all'altra è modesta per cui una
proteina passa facilmente dallo stato nativo a quello
denaturato (anche in laboratorio è difficile
mantenerle funzionalmente attive). La denaturazione può avvenire anche per
un piccolo sbalzo di temperatura ma non deve essere confusa con la
degradazione, che non avviene mai spontaneamente ed ha bisogno di proteasi.
Perché è così piccola la differenza? La differenza tra i due stati ha sia un
contributo entalpico che entropico. L’entalpia deriva dall’energia delle
interazioni non covalenti presenti all’interno della catena (laterali)
polipeptidica, che sono presenti nel massimo numero nello stato nativo, e ciò
apporta ad un grande contributo energetico che ammonta ad una centinaia di
kcal/mol. Il contributo entropico è, però, completamente a sfavore: l’entropia è
invece maggiore nello stato denaturato che è particolarmente disordinato
(mentre stato nativo è molto ordinato), anche in questo caso la differenza può
essere di centinaia di kcal/mol. Il bilanciamento tra le 2 fa sì che la differenza di
energia libera sia veramente piccola.
All’inizio si cercava di capire come facesse una proteina a raggiungere lo stato
nativo a partire dalla struttura primaria in forma denaturata. Ci fu uno studioso,
Levinthal, che elaborò dei calcoli arrivando a definire il paradosso di Levinthal:
una proteina non può provare tutte le conformazioni a sua disposizione prima
di arrivare al folding finale. Se una proteina di 100 residui volesse provare tutte
le possibili conformazioni ci vorrebbe un tempo decisamente maggiore dell’età
dell’universo, mentre un normale processo di folding richiede tra 0,1 e 1000
sec e questo indica che la proteina effettua il ripiegamento, non per tentativi,
ma grazie a percorsi controllati cineticamente e caratterizzati dalla presenza di
intermedi stabili.
Dallo stato denaturato il polipeptide passa rapidamente ad uno stato che
prende il nome di globulo fuso (molten globule) ed è lo stadio intermedio più
stabile. È stato possibile isolare il molten globule e si è scoperto che ha la
maggior parte delle strutture secondarie dello stato maturo della proteina ma è
meno compatto (ha acqua tra le catene di amminoacidi) e non presenta le
corrette interazioni di consolidamento all’interno della proteina. La forza
trainante per la formazione del molten globule, a partire dalla proteina
unfolded sembra essere la necessità di segregare le catene laterali idrofobe
all’interno, core, della molecola così da evitare interazioni con l’acqua.
Successivamente, nel 1947, ci fu l’esperimento di Anfinsen: lavorando sul
folding proteica, cercava di capire quali fossero le informazioni necessarie per
un ripiegamento corretto. Ad oggi sappiamo che Anfisen lavorava su una
proteina “fortunata”, la ribonucleasi A, che ha capacità di ripiegarsi
autonomamente. Per denaturare la ribonucleasi A, proteina secreta per cui
contiene ponti disolfuro, utilizzò ditiotreitolo (riducente disolfuro) ed urea, un
agente cautropico (piccole molecole che si sostituiscono all’acqua nell’intorno
della proteina così che questa non precipiti). Avvenuta la denaturazione, la
proteina non aveva più alcuna attività ed è unfolded. Successivamente cerca di
allontanare DTT e urea tramite dialisi (membrane semipermeabili che fanno
passare molecole più piccole di un determinato peso molecolare) e nota che la
proteina ha recuperato l’attività e quindi la s
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