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Fisioomeostasi

Il termine omeostasi è stato coniato nel 1929 da Walter Cannon. Possiamo definirla come la tendenza intrinseca dell'organismo a mantenere uno "stato stazionario-dinamico" (steady-state). È fondamentale specificare che non parliamo di un equilibrio statico, bensì di un bilanciamento dinamico continuo tra stimolazione e inibizione, che mantiene le variabili vitali dell'ambiente interno (come pH, glicemia, pressione e temperatura) entro un range fisiologico normale, nonostante le continue perturbazioni interne o esterne. Se questi meccanismi di compensazione falliscono, si passa inevitabilmente da una condizione fisiologica a una condizione patologica.

I sistemi di controllo omeostatici operano a vari livelli: intracellulare, d'organo e sistemico (coordinato principalmente dal sistema nervoso ed endocrino). Essi presentano due caratteristiche biologiche cruciali:

  • La ridondanza, ovvero la presenza di più meccanismi simultanei per controllare la stessa variabile, garantendo una sicurezza vitale.
  • La capacità di adattamento a lungo termine. In presenza di modificazioni ambientali prolungate, i sensori possono modificare il loro punto di attivazione per garantire la sopravvivenza (ne sono un esempio la bradicardia dell'atleta o la disattivazione dei sensori per la pressione parziale dell'ossigeno in alta quota o nei bronchitici cronici).

A livello funzionale, i meccanismi si dividono in locali, che agiscono nella sede stessa della perturbazione (come la vasodilatazione indotta da ipossia in un muscolo scheletrico in attività), e riflessi a lunga distanza.

Ogni riflesso fisiologico si articola in un circuito di risposta (Stimolo → Sensore → Centro di integrazione → Effettore → Risposta) e si accoppia a un circuito a retroazione o feedback:

  • Feedback negativo: È il meccanismo più comune in fisiologia. In questo caso, la risposta dell'effettore contrasta e spegne lo stimolo iniziale, stabilizzando la variabile e riportandola al valore di riferimento (set-point). Un esempio classico è la regolazione della pressione arteriosa.
  • Feedback positivo: È un meccanismo raro e intrinsecamente destabilizzante, in cui la risposta rinforza lo stimolo, allontanando la variabile dal set-point. Questo loop non si spegne da solo, ma richiede un fattore di interruzione esterno. I due esempi accademici per eccellenza sono:
    • Il parto: lo stiramento della cervice uterina stimola il rilascio di ossitocina, che aumenta le contrazioni, inducendo ulteriore stiramento. Il loop si interrompe bruscamente solo con l'evento meccanico del parto.
    • L'ovulazione: l'innalzamento degli estrogeni stimola un picco massivo di ormone LH, che cessa solo ad avvenuta ovulazione.
  • Controllo anticipatorio (Feed-forward): Permette all'organismo di prevenire la perturbazione, anticipando il cambiamento. Lo osserviamo nei riflessi posturali involontari che mantengono l'equilibrio prima di un movimento, o nella secrezione salivare e gastrica anticipata prima di assumere il cibo (la classica "acquolina in bocca").

Termoregolazione

Passiamo ora alla termoregolazione, che rappresenta l'esempio classico di regolazione omeostatica.

Il corpo umano non presenta una temperatura omogenea, pertanto viene idealmente suddiviso in due compartimenti:

  • Guscio interno (Core o nucleo centrale): comprende gli organi vitali profondi e il cervello, e la sua temperatura deve essere mantenuta rigidamente intorno ai 37-37,5 °C. Questo guscio è dinamico: si espande verso la periferia in condizioni di caldo grazie alla vasodilatazione cutanea (poiché il sangue trasporta il calore verso l'esterno) e si contrae limitandosi a addome e cervello in condizioni di freddo estremo tramite vasocostrizione.
  • Guscio esterno: comprende la cute e i tessuti superficiali, ha uno spessore variabile e la sua temperatura può fluttuare ampiamente in base all'ambiente.

La temperatura corporea subisce variazioni fisiologiche legate al ritmo circadiano nelle 24 ore (con un minimo termico al mattino presto e un massimo nel pomeriggio) e al ciclo mestruale, dove la secrezione di progesterone nella fase post-ovulatoria determina un incremento della temperatura basale.

Il mantenimento di questo equilibrio si basa sul bilancio termico tra i processi di produzione (termogenesi) e i processi di dispersione termica, che avvengono attraverso quattro meccanismi fisici:

  • Conduzione: trasferimento di energia termica per contatto diretto tra superfici a temperature differenti.
  • Convezione: trasferimento di calore facilitato dal movimento di un fluido o di un gas (come l'aria o il vento che rimuovono lo strato termico cutaneo).
  • Irraggiamento: emissione o assorbimento di energia sotto forma di onde termiche infrarosse (es. l'irraggiamento solare).
  • Evaporazione: conversione del sudore da liquido a gas sulla superficie cutanea. È un meccanismo cruciale perché rappresenta l'unica via di perdita netta di calore quando la temperatura ambientale supera quella corporea. La sua efficacia dipende fortemente dall'umidità: in un ambiente umido l'evaporazione è ostacolata, amplificando la percezione del calore.

Se il bilancio termico fallisce, l'organismo va incontro a condizioni cliniche severe: l'Ipotermia (bilancio negativo) comporta il rallentamento metabolico, il blocco dei sistemi regolatori a 30°C e la morte a 27°C; l'Ipertermia (bilancio positivo) causa la denaturazione proteica, convulsioni sopra i 41°C, danni cerebrali a 42°C e il decesso a 44°C.

I meccanismi di percezione e integrazione ipotalamica

Il monitoraggio termico è affidato ai termorecettori periferici (cutanei) e centrali (area ipotalamica). I segnali vengono integrati nell'ipotalamo, che risponde attivando vie efferenti specifiche:

  • Ipotalamo posteriore (Centro di risposta al freddo): il suo obiettivo è innalzare la temperatura corporea. Attiva i motoneuroni somatici per generare la contrazione involontaria della muscolatura scheletrica, ossia la termogenesi con brivido. Nei neonati, non essendo ancora maturo questo meccanismo, viene attivata la termogenesi chimica senza brivido attraverso il tessuto adiposo bruno. Contemporaneamente, stimola il sistema simpatico adrenergico inducendo vasocostrizione periferica tramite adrenalina per trattenere il calore nel core.
  • Ipotalamo anteriore (Centro di risposta al caldo): il suo obiettivo è abbassare la temperatura. Attiva i neuroni simpatici colinergici che innervano le ghiandole sudoripare, innescando la sudorazione quando si supera la zona termica neutra (25-30°C). La sudorazione interviene come meccanismo di emergenza se la vasodilatazione cutanea non è sufficiente.

Alterazioni del set-point ipotalamico

In alcune circostanze, le risposte termoregolatorie si attivano non per via della temperatura esterna, ma perché viene modificato direttamente il "termostato" ipotalamico:

  • La febbre: è una condizione patologica in cui sostanze tossiche o citochine immunitarie, denominate pirogeni (come le endotossine batteriche), innalzano il set-point ipotalamico a un livello superiore. Di conseguenza, l'organismo percepisce la temperatura normale attuale come "fredda" rispetto al nuovo valore di riferimento, innescando i brividi e la vasocostrizione per riscaldarsi.
  • Le vampate in menopausa: sono una condizione fisiologica in cui la drastica carenza di estrogeni destabilizza i centri di termoregolazione ipotalamici, provocando un improvviso e ingiustificato abbassamento del set-point. L'organismo si sente d'un tratto "surriscaldato" rispetto al set-point e reagisce attivando una massiva vasodilatazione e sudorazione profusa.
  • Colpo di calore vs collasso: il collasso di calore è causato da grave disidratazione con una temperatura del core tra i 37,5 e i 39°C. Il colpo di calore è invece la forma più grave di ipertermia (>40,5-42,5°C), in cui si verifica il blocco totale della sudorazione, delirio, perdita di coscienza e shock circolatorio.

Liquido extracellulare e liquido intracellulare

Ogni cellula del nostro organismo vive immersa in un ambiente liquido extracellulare (LEC), composto da plasma e liquido interstiziale, e racchiude al suo interno il liquido intracellulare (LIC). La caratteristica fondamentale della vita è il mantenimento di un netto disequilibrio chimico ed elettrico tra questi due compartimenti, pur restando in un perfetto equilibrio osmotico (stessa concentrazione totale di soluti, circa 300 mOsm/kg).

Se analizziamo la composizione ionica, notiamo una asimmetria netta che la cellula deve tassativamente preservare:

  • Nel LEC sono fortemente concentrati il Sodio (Na+), il Cloro (Cl−) e il Bicarbonato (HCO3−).
  • Nel LIC si trova un'elevata concentrazione di Potassio (K+), fosfati e anioni organici proteici.

Un caso emblematico è quello del Calcio (Ca2+): esso è molto concentrato nel LEC, mentre nel citoplasma è praticamente assente allo stato libero, poiché viene attivamente sequestrato dentro organelli membranosi. Questa estrema compartimentazione fa sì che qualsiasi minimo aumento del calcio citosolico non sia una semplice variazione ionica, ma un potente segnale intracellulare in grado di attivare risposte metaboliche o contrattili.

La membrana plasmatica come barriera selettiva

A separare questi due compartimenti vi è la membrana plasmatica, descritta dal modello a mosaico fluido. La sua matrice è un doppio strato fosfolipidico anfipatico (teste polari idrofile all'esterno, code apolari idrofobiche all'interno) la cui fluidità è modulata dalla presenza di colesterolo: un'elevata quantità di colesterolo ne riduce la permeabilità, specialmente all'acqua.

Immerse in questo mosaico troviamo le proteine transmembrana, che svolgono funzioni specializzate:

  • Recettori: per la trasduzione di segnali idrofili (come gli ormoni proteici) che non possono attraversare il core lipidico.
  • Enzimi: sia sul versante extracellulare (es. digestione intestinale) che intracellulare (es. adenilato ciclasi per i secondi messaggeri).
  • Canali ionici e Carrier: per il trasporto idrofilo mediato.
  • Marcatori di identità (Glicoproteine) e CAM (Molecole di adesione).

La permeabilità di questa barriera è regolata dalla Legge di Fick, secondo cui il flusso netto di una sostanza (J) è direttamente proporzionale al coefficiente di permeabilità della membrana (P), all'ampiezza della superficie di scambio (A) e al gradiente di concentrazione (ΔC):

J=P∙A∙ΔC

La velocità di diffusione aumenta con la temperatura e il gradiente, mentre diminuisce all'aumentare del peso molecolare della sostanza e della distanza (spessore della membrana). Quando parliamo di ioni, il movimento non è guidato solo dal gradiente di concentrazione, ma dal gradiente elettrochimico, che unisce la spinta chimica a quella elettrica generata dalla polarità della membrana (negativa all'interno).

Classificazione dei sistemi di trasporto

I trasporti si dividono in base a criteri energetici e fisici:

1. Trasporti passivi (Secondo gradiente, senza consumo di ATP)

  • Diffusione semplice: Riguarda molecole piccole e lipofile (come i gas respiratori O2 e CO2). Passano direttamente attraverso il doppio strato lipidico e la loro velocità dipende unicamente dal gradiente di concentrazione.
  • Diffusione facilitata: Richiede una proteina di trasporto (canale o carrier) perché si applica a molecole idrofile o grandi. Un esempio classico sono i trasportatori GLUT per il glucosio.
    • Concetto chiave d'esame: A differenza della diffusione semplice, la diffusione facilitata mostra il fenomeno della saturazione. La velocità di trasporto non aumenta all'infinito con l'aumentare del soluto, ma raggiunge un limite massimo (Vmax) quando tutti i siti di legame dei carrier sono occupati. È inoltre influenzata da specificità, affinità e competizione tra molecole simili.

Focus sui canali ionici

I canali ionici selezionano gli ioni in base al diametro e alla carica degli amminoacidi del poro (pori con amminoacidi negativi attirano i cationi). Il loro meccanismo di apertura/chiusura (gating) permette di classificarli in:

  • Voltaggio-dipendenti: si aprono in risposta a variazioni del potenziale elettrico di membrana (fondamentali nelle cellule eccitabili).
  • Meccano-attivati: si aprono in seguito a stiramento meccanico della membrana (es. barocettori o pareti dello stomaco).
  • Ligando-dipendenti: si aprono in seguito al legame chimico con un ligando (es. recettori ionotropici sinaptici).

Le proteine carrier si distinguono invece in Uniporto (una sola molecola), Simporto (due molecole nella stessa direzione) e Antiporto (due molecole in direzioni opposte).

Il movimento dell'acqua: osmosi, osmolarità e tonicità

L'acqua è l'unica molecola capace di muoversi liberamente tra LIC e LEC, e lo fa per osmosi muovendosi secondo il proprio gradiente (da una soluzione a minor concentrazione di soluto a una a maggior concentrazione). Il trasporto è velocizzato da canali proteici detti acquaporine. All'orale è fondamentale distinguere due concetti che spesso i ragazzi confondono: Osmolarità e Tonicità.

  • L'Osmolarità è una proprietà chimico-fisica quantificabile espressa in Osmole/L. Indica il numero totale di particelle osmoticamente attive in soluzione, indipendentemente dalla loro natura e dalla loro capacità di attraversare la membrana (1 mole di glucosio = 1 Osm; 1 mole di NaCl si dissocia e produce 2 Osm).
  • La Tonicità è un concetto biologico e clinico che descrive l'effetto che una soluzione ha sul volume cellulare ed è legata esclusivamente ai soluti non permeanti (che non possono attraversare la membrana).

Ponendo una cellula in soluzione, osserviamo tre comportamenti:

  • Isotonica: stesso numero di soluti non permeanti; la cellula rimane in equilibrio.
  • Ipotonica: la soluzione esterna ha meno soluti non permeanti della cellula. L'acqua entra nella cellula per diluire l'interno, facendola gonfiare fino alla lisi osmotica.
  • Ipertonica: la soluzione esterna ha più soluti non permeanti. L'acqua esce dalla cellula, causandone il raggrinzimento.

Collegamento clinico: Questo è alla base della terapia endovenosa: se un paziente ha cellule disidratate somministriamo una soluzione ipotonica per spingere l'acqua dentro le cellule; se dobbiamo reintegrare una perdita di volume ematico senza alterare le cellule usiamo una soluzione isotonica (come la soluzione fisiologica allo 0.9% di NaCl).

2. Trasporti attivi (Contro gradiente, con consumo di energia)

Trasporto attivo primario

L'energia deriva direttamente dall'idrolisi dell'ATP. Le proteine trasportatrici sono pompe ATPasiche:

  • Pompa Na+/K+ ATPasi: È il motore omeostatico della cellula. Estrude attivamente 3 ioni Na+ ed introduce 2 ioni K+ per ogni ciclo. Questo meccanismo è definito elettrogenico perché muove una carica positiva netta verso l'esterno, contribuendo a mantenere il potenziale negativo di membrana. Inoltre, espellendo costantemente soluti, mantiene l'equilibrio osmotico impedendo che l'acqua entri massivamente per osmosi distruggendo la cellula per rigonfiamento.
  • Applicazione farmacologica d'esame: La digitossina (cardiotonico) agisce bloccando la pompa Na+/K+. Questo blocco fa aumentare il sodio intracellulare. Di conseguenza, lo scambiatore secondario Na+/Ca2+ (antiporto) rallenta il suo lavoro perché trova meno gradiente del sodio da sfruttare. Il calcio non viene più espulso efficientemente, aumenta nel citosol della cellula cardiaca e determina un aumento della forza di contrazione del cuore.
  • Pompa del calcio (SERCA / PMCA): spinge il calcio fuori dal citosol.
  • Pompa protonica (H+/K+): acidifica il lume gastrico estrudendo protoni in cambio di potassio.

Trasporto attivo secondario

Non consuma ATP in modo diretto. Sfrutta l'energia cinetica e il forte gradiente elettrochimico di uno ione (solitamente il Sodio) creato a monte da un trasporto attivo primario.

  • Un esempio celebre è il trasportatore SGLUT (Sodio-Glucosio) a livello dell'epitelio intestinale e renale. Il sodio, entrando nella cellula secondo il suo gradiente energetico, "trascina" con sé il glucosio contro il suo gradiente di concentrazione. Il legame del sodio aumenta l'affinità del carrier per il glucosio. Una volta dentro, il glucosio potrà passare nel sangue tramite diffusione facilitata (GLUT2), impedendone la perdita con le urine o le feci.

Trasporto vescicolare e trans-epiteliale

Per macromolecole o strutture massive (es. batteri, grandi proteine), la cellula ricorre al trasporto vescicolare:

  • Endocitosi: internalizzazione tramite invaginazione della membrana. Può essere aspecifica come la pinocitosi (liquidi), altamente specifica come l'endocitosi mediata da recettore (che sfrutta il rivestimento proteico di clatrina), o la fagocitosi (mediata da filamenti di actina per particelle solide >0,5μm come i batteri).
  • Esocitosi: rilascio all'esterno di materiale tramite fusione di vescicole con la membrana. Può essere costitutiva (continua, come il muco) o regolata da uno stimolo (come il calcio che fa rilasciare i neurotrasmettitori nelle sinapsi).
  • Transcitosi: combina endocitosi ed esocitosi. La vescicola entra da un lato dell'epitelio, viaggia sui microtubuli e viene estrusa dal lato opposto (es. passaggio di immunoglobuline/anticorpi negli epiteli).

Infine, il trasporto epiteliale (tipico degli epiteli monostratificati polarizzati, che presentano trasportatori diversi sul lato apicale rispetto a quello basolaterale) può avvenire per via transcellulare (attraversando l'intera cellula) o per via paracellulare (nello spazio tra le cellule), quest'ultima rigidamente limitata e sigillata dalla presenza delle giunzioni serrate (tight junctions).

Potenziali di membrana e l'eccitabilità cellulare

Professore, analizziamo i Potenziali di Membrana e l'Eccitabilità Cellulare.

Sebbene l'organismo nel suo complesso sia elettricamente neutro, a cavallo della membrana plasmatica di tutte le cellule viventi esiste una distribuzione asimmetrica di cariche elettriche. L'acqua dei compartimenti intra ed extracellulari si comporta come un ottimo conduttore, mentre il doppio strato

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Scienze biologiche BIO/09 Fisiologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lilithiummm di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fisiologia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Galbiati Rita.
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