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LA DESTRA E LA SINISTRA HEGELIANA

Dopo la morte di Hegel (1831), i suoi seguaci si divisero in due gruppi principali, noti come destra hegeliana

e sinistra hegeliana.

Entrambi i gruppi accettavano la filosofia di Hegel come punto di partenza, ma ne interpretavano il significato

in modi opposti, soprattutto rispetto alla religione, alla politica e alla società.

Religione

Per la destra hegeliana (vecchi Hegeliani) la religione e’ come un punto che prepara alla filosofia, ma c’e’

anche una conciliazione tra filosofia e religione perché entrambe esprimono, in modo diverso, l’assoluto.

Per la sinistra hegeliana (giovani hegeliani), la religione esprime in modo inadeguato l’assoluto, ma questo

aspetto negativo viene superato dalla filosofia.

Stato

La destra hegeliana parte dall’affermazione “tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è

reale” per legittimare lo Stato prussiano, ultima espressione dello spirito oggettivo.

La sinistra hegeliana sostiene che tutto e’ necessariamente portato ad essere superato ma conservato, si

vede un carattere rivoluzionario. Noi siamo portati a pensare che la storia non può finire anche se e’ cosi.

I giovani hegeliani insistono su questo aspetto, dunque per loro, lo Stato prussiano viene superato da un

altro stato; si, lo Stato prussiano e’ il raggiungimento della massima eticità, ma di quell’epoca storica.

LUDWIG FEURBACH

Gli esponenti della sinistra hegeliana sono Ruge, Bauer ma per lo più Ludwig Feurbach, il cui pensiero e’

espresso nell’Essenza del cristianesimo del 1841.

Qua, Feurbach esprime il concetto di alienazione, partendo dalle riflessioni di Hegel nei suoi scritti teologici

giovanili. Il punto di partenza e’ una riflessione sull’essenza dell’uomo, l’uomo e’ l’unico essere naturale in

grado di riflettere sul fatto che appartiene al genere umano. L’essere umano, in un primo momento, ha

bisogno di oggettivare, la propria essenza nella forma religiosa, e dal momento che lo fa va ad alienarsi,

proiettando le sue qualità migliori verso Dio, ma come genere, l’infinita’ di Dio coincide con le infinite

possibilità di un uomo di appartenere ad una specie.

La coscienza e’ inconsapevole di questa alienazione, e si crea una scissione; Dio e’ un’entità estranea

all’individuo e lo domina.

Conoscere Dio e conoscere l’uomo e’ la stessa cosa, la teologia e l’antropologia sono la stessa cosa, la

teologia e’ un’antropologia rovesciata: non e’ Dio che ha creato l’uomo ma e’ l’uomo che ha creato Dio; piu’ si

innalza Dio, più l’uomo di umilia, l’individuo si sente estraneo a se’, l’uomo si impoverisce, si annulla.

Con la filosofia si supera l’alienazione religiosa, e dobbiamo affermare un ateismo filosofico con al centro

l’uomo e non Dio, si fonda un umanesimo con al centro l’uomo.

Feurbach riparte dalla filosofia di Hegel; definendola “mistica razionale” perché nel sistema di Hegel, l’idea e

lo spirito assoluto svolgono lo stesso ruolo che Dio ha nel cristianesimo. Nella filosofia Hegeliana le singole

determinazioni hanno significato nell’idea e nell’assoluto come l’individui hanno significato nell’assoluto ma

provoca un’inversione tra soggetto e predicato: il soggetto e’ l’idea e il singolo individuo e’ la manifestazione

come il predicato dell’idea. Il vero soggetto non e’ l’idea ma e’ il singolo individuo concreto.

Feurbach propone la filosofia dell’avvenire che e’ una forma di umanesimo: al centro viene considerato

l’individuo nella sua completezza, come corpo non solo come ragione e mente.

Dice “l’uomo e’ cio che mangia”, il nutrimento è essenziale non soltanto al corpo ma anche al pensiero, e’

una critica alla filosofia di Hegel e viene rivalutato l’uomo concreto.

MARX

Il pensiero di Marx si può introdurre cona la frase “io non sono marxista” , per marxista si intende le opere, i

pensieri che traggono ispirazione dal pensiero di Marx, invece marxiano si intendo tutto ciò che ha come

riferimento il pensiero di Marx.

La filosofia di Marx ha influenza nel mondo operaio e per distorsione nel regime totalitario di Stalin nell’URS,

infatti e’ stato frainteso molte volte anche volontariamente.

Marx fa sia riflessione teoriche, analizzando il sistema capitalistico, ma anche a livello di prassi, non

parlando di rivoluzione per arrivare ad una societa’ comunista, ma parlando di armi per superare il sistema

capitalistico. Il comunismo non e’ cosi importante nella sua analisi teorica, infatti non ci sono opere in cui

descrive precisamente la societa’ comunista.

Marx ha rivisitato le sue opere in particolare “Il capitale”, all’inizio dovevano essere tre libri ma ne e’ stato

scritto solo uno, gli altri sono stati scritti da Engels. La gestazione e’ complessa, sono state fatte traduzione

specialmente in francese e sono state fatte rielaborazioni anche concettuali ed dunque difficile ricostruire il

pensiero originale di Marx.

Nasce Mega, un acronimo che raccoglie gli scritti di Marx ed Engels.

Il pensiero di Marx cade nell’oblio dopo la caduta dell’URS ma negli ultimi anni e’ tornato in auge con la crisi

del 2008, Marx analizza le crisi e le tendenze del sistema capitalistico, ha fornito strumenti per l’analisi

economica, alla base della struttura economica si ha il pensiero di Marx.

Per Marx teoria e prassi vanno di pari passo. Con l’analisi teorica deve seguire un’impegno pratico dal

proletariato. Questo pensiero viene sintetizzato in “Tesi su Ferubach”, in cui non ci deve essere solo una

battaglia di idee ma si deve trasformare in una battaglia sociale.

Marx nasce a Treviri, in Germania, nella Renania nel 1818. Si avvicina alla filosofia specialmente alla sinistra

Hegeliana, studia giurisprudenza e poi filosofia scrivendo “Tesi sulla differenza della filosofia di Democrito e

quella di Epicuro”.

Si appassiona al giornale politico con la Gazzetta renana, si sposa con Jenny da cui avrà tanti figli e gliene

moriranno 4. Conduce una vita in miseria dunque abbandona la Germania e va a Parigi dove fonda “Annali

franco-tedeschi” e prende contatti con il movimento operaio parigino.

Scrive “Scritti teoretici giovanili” che contiene “Introduzione alla Critica della filosofia Hegeliana del diritto

pubblico” del 1844.

INTRODUZIONE ALLA CRITICA DELLA FILOSOFIA HEGELIANA DEL DIRITTO PUBBLICO

Marx mette in discussione la concezione di stato di Hegel, mettendola in relazione con la sua concezione. Lo

stato di diritto che si e’ affermato dopo la rivoluzione francese ha sancito un’uguaglianza astratta (formale)

cosi tutti sono uguali di fronte alla legge, ma non si tiene conto delle condizioni materiali degli individui, e

cosi sono temporaneamente disuguali. La disuguaglianza viene legittimata all’interno dello stato di Hegel, lo

stato supera la atomizzazione che c’e’ nella societa’ civile.

Per Marx lo stato non riconosce la riflessione tra bene pubblico e privato, ma e’ un’illusione per come lo

stato emana una particolare atomizzazione nella società civile, non c’e’ un’uguaglianza sostanziale ma

formale e si realizza nello stato che ha una posizione critica dopo la rivoluzione francese.

La liberta' dopo la rivoluzione francese e’ di tipo negativo: non e’ fondata sull’uguaglianza tra individui ma su

sul contrasto individuale, non c’e’ legame che unisce la libertà che escludono. La stessa critica posta al

diritto alla proprietà privata che e’ un diritto di egoismo e di interessi della borghesia.

Marx prende le distanze da Feurbach per la concezione di alienazione: che e’ frutto di un bisogno, l’uomo

per comprendere la propria essenza, la oggetta e la proietta verso Dio, di questa ne e’ inconsapevole, e’ un

errore della coscienza.

Per Marx l’alienazione non e’ un errore della coscienza ma un errore sociale, perché l’uomo vive in una

societa’ capitalistica: l’uomo non si realizza in questa vita e crea un mondo alternativo o religioso in cui

supera le condizioni misere.

Marx sostiene che “la religione e’ l’oppio del popolo”, l’oppresso tenta di superare l’oppressione con l’aldilà.

La religione e’ da ricercarsi nelle condizioni i socio-politiche, per Feurbach si ha una nuova antropologia, per

Marx no, la religione e’ un errore, e’ un prodotto sociale, quindi si deve cambiare la societa’ con una

rivoluzione socio-economica del proletariato stesso. La filosofia non puo’ sostenere una rivoluzione vera e

propria, non può’ agire sotto l’aspetto teorico ma si deve agire anche nella prassi.

Nel 1844 pubblica Marx “Manoscritti economico-filosofici del ’44”, in questo periodo ha rapporti con Engels e

scrive della situazione degli operai visto che e’ figlio di operaio, e scrive infatti “Situazione della classe

operaia in Inghilterra”, Engels e’ una figura centrale nella vita di Marx, lo sostiene anche economicamente.

Marx studia l’economia politica e analizza le dinamiche interne della società capitalistica. Al centro c’e’

l’alienazione economica e le condizione del proletariato nel sistema capitalistico. Marx parte dalla dalla

considerazione sulla condizione degli operai, che e’ disumana. L’operaio e’ alienato:

- -rispetto al prodotto

- Rispetto all’attivita’ lavorativa che svolge

- Rispetto alla propria essenza come essere umano

- Rispetto al rapporto con gli altri umani.

1) Il proletariato crea il profitto, ma questo appartiene al capitalista nonostante sia prodotto dall’operaio. Il

profitto si presenta come capitale che opprime l’operaio stesso. L’operaio con l’attività lavorativa

produce un prodotto che non gli appartiene, ma appartiene al capitalista. Più e’ maggiore il valore di

queste merci, meno l’operaio ha la possibilità di averle. Anche la possibilità di averle crea una forbice

sociale maggiore all’interno della societa’ capitalista e si creano cosi, bisogni secondari e chi non riesce

a soddisfarli si sente un escluso.

2) L’attività stessa e’ qualcosa di imposto, e’ una scelta del capitalista non dell’operaio, e’ un lavoro coatto,

l’operaio non si sente realizzato nell’attività lavorativa dove in realtà si dovrebbe sentire realizzato, ma

nello svolgere funzioni animali: mangiare, bere e riprodursi; e’ dunque una forma di disumanizzazione.

Rispetto alla propria essenza umana, ciò che realizza pienamente l’uomo e lo distingue dall’animale e’ il

lavoro, imprime la sua essenza su ciò che produce, oggettiva la propria essenza sul prodotto. Il lavoro

non e’ un fine ma un mezzo per soddisfare i fini che non sono suoi. Per Marx gli animali sono spinti

dall’istinto, gli umani invece no e il lavoro e’ l’attivita’ conforme allo scopo. Il suo lavoro e’ solo un mezzo

per raggiungere un fine che non e’ il suo, e’ estraniato dalla propria essenza.

3) Con gli altri umani (il capitalista) e il rapporto nel sistema capitalistico e’ un rapporto conflittuale, invece i

rapporti umani hanno alla base un legame.

Cosa determina questi tipi di alienazione nel sistema capitalistico: il modo di produrre capitale che si fonda

su proprietà privata dei mezzi di produzione (li ha il capitalista e non l’operaio); e’ la proprietà privata che

determina l’alienazione. Dunque l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e’ la soluzione,

ed e’ l’esito finale della rivoluzione proletaria che porta al comunismo e alle divisioni delle classi sociali.

Nel 1845 Marx va in zone diverse dell’Europa per motivi economici, a Bruxelles scrive “La sacra famiglia”

con Engels dove si distanzia dalla filosofia di Hegel e riprende alcune osservazioni di Feurbach e accusa

Hegel di “misticismo logico”. Per Hegel tutto cio’ che e’ reale e’ razione e tutto ciò che e’ reale e’ razionale,

per Marx, Hegel sta giustificando la realtà storica, per Hegel invece ciò giustifica la realtà, pone lo spirito

prima alla relata concreta e ribalta soggetto e predicato, per Marx e’ contro la realtà concreta.

Scrive Marx “L’ideologia tedesca” e “Manifesto del partito comunista” che vanno di pari passo per alcuni

temi, entrambe le opere sono state scritte con Engels, la prima e’ un’opera filosofica la seconda e’ un

manifesto programmatico a carattere politico, in queste due opere viene esposta la concezione materialistica

della storia per la prima volta.

IDEOLOGIA TEDESCA

In questa opera Marx ha fatto i conti con la sua precedente coscienza filosofica e prende le distanze da

posizioni essenziali per l’esistenza umana, qui scompare e bisogna individuarla perché l’uomo e’ parte di

partecipazione nel rapporto socioeconomico e storico, in relazione storico sociale, non l’esistenza umana

che prescinde a questo rapporto e prende distanze da Feurbach e da lui dei manoscritti.

Si vede una concezione materialistica della storia/ materialismo storico che per Hegel invece la storia e’

storia dello spirito, per Marx invece no, alla base della storia non c’e’ lo spirito ma la condizione materialistica

dell’uomo. Quando l’uomo ha prodotto i suoi mezzi di sussistenza per soddisfare i bisogni naturali, dunque

l’uomo lavora, e inizia cosi la storia.

L’uomo lavora per ridurre i mezzi di sussistenza e mette in atto attivita’ conformi allo scopo, ma gli animali lo

fanno in maniera istintiva.

In ogni attività lavorativa ci sono due aspetti:

- rapporti economici e sociali tra individui che partecipano a questa attivita’

- Ci sono le forze produttive che sono elementi necessari per la produzione.

Il modo di produzione e’ costituito da 2 elementi in rapporto dialettico che sono i rapporti e le forze lavorative;

e la storia e’ un susseguirsi di un particolare rapporto dialettico.

Le forze produttive sono:

- la forza lavoro: chi lavora concretamente e produce

- Mezzi di sussistenza

- Conoscenze tecnologiche

I rapporti di produzione sono i rapporti che si stabiliscono in un particolare modo di produzione, all’interno dei

rapporti di produzione c’e’ una divisione del lavoro e questo porta alla divisione in due classi: la casse

dominante con i mezzi di produzione e non lavora, la classe sfruttata che non ha i mezzi di produzione ma

lavora e produce. In questo rapporto c’e’ sempre qualcuno che beneficia del lavoro altrui e qualcun altro che

e’ sfruttato.

La storia si sviluppa in modo dialettico, le forze produttive e i rapporti di produzione entrano in contraddizione

ed e’ un processo storico, le forze di produzione sono un ostacolo, il modo di produzione viene superato, un

esempio fatto ne “Il manifesto del partito comunista” e’ quello della borghesia che entra in contraddizione con

il modo di produzione dello stato feudale, viene superato con una nuova struttura ovvero la borghesia

capitalista.

Il rapporto di produzion

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

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