Filosofia del diritto
Riflessione su cosa sia l’università
Kant → Il conflitto delle facoltà, 1789.
Scritto minore che dà il via all’idea moderna di università, in quanto Kant abbia insegnato in università, l’obiettivo è quello di creare un sistema scolastico, ‘‘grande scuola’’, che preveda la divisione del lavoro in modo tale da creare nuovi soggetti, ‘‘dottori’’, che potessero insegnare.
“Non fu cattiva la trovata di colui che per primo concepì e propose alla pubblica realizzazione l'idea di trattare l'intero complesso del sapere [..], mediante la divisione del lavoro, quasi come una fabbrica, in cui fossero impiegati tanti insegnanti pubblici, professori, quanti sono i rami delle scienze, come depositari di esse, i quali formassero insieme una comunità dei dotti, chiamata Università (anche alta scuola), che avesse la sua autonomia (poiché sui dotti in quanto tali solo dei dotti possono giudicare). Questa di conseguenza sarebbe autorizzata, attraverso le sue Facoltà (società più piccole, distinte secondo le diversità dei rami principali del sapere in cui si dividono i dotti dell'Università), sia ad accogliere gli alunni che aspirano a passare ad essa dalle scuole inferiori, sia anche ad investire per potere proprio di un rango da tutti riconosciuto, cioè di creare, dopo un esame preventivo, docenti liberi (che non sono membri dell'Università), chiamati dottori (di conferire loro un grado).”
I Dottori sono liberi docenti. Oggi, negli Stati Uniti e, in generale, nel resto del mondo, esclusa l’Italia, sono Dottori solo coloro che hanno fatto un Dottorato di ricerca (PhD).
L’università per Kant deve essere unicamente pubblica, per garantire la pubblicità e la garanzia del sapere, per permettere di creare un sistema autonomo che sia finanziato dalla collettività e non da un privato che ne eserciti il controllo.
Un altro punto fondamentale è la creazione di una ‘‘comunità di dotti’’, è questa stessa comunità in grado di giudicare gli studenti per ritenerli idonei ad iniziare e continuare il percorso universitario.
L’obiettivo è quello di creare un insieme autonomo, che possa funzionare con il sostegno economico pubblico e con la struttura autonoma formata dalla comunità dei dotti, a differenza delle università private come cattoliche per le quali è necessaria l’approvazione del cardinale per entrare nell’ordinamento dell’insegnamento.
Ragione → termine chiave dello scritto, che mette in luce come il diritto miri ad essere un discorso razionale, ma nella maggior parte dei casi non esiste una reale ragione ma un libero credo.
La ragione professata nell’Università è una ragione pubblica che non vede imposizioni.
Jacques Derrida: filosofo contemporaneo, ‘‘università senza condizione’’, scritto del 2001.
L’università è senza condizione, nessuno deve poter condizionare il sapere che viene espresso nelle università.
Per la nostra idea, l’università è il luogo dove si ricerca la conoscenza in modo incondizionato, e ciò è possibile solamente negli stati democratici, in quanto non vi sia un’imposizione data dalla religione o dal governo.
Questo carattere distingue l’università da qualsiasi altra forma di ricerca esterna, finalizzata agli interessi di chi finanzia la ricerca, a differenza dell’università che, essendo finanziata pubblicamente, non ha indirizzi privati.
Lo spazio accademico deve essere coperto da una sorta di immunità assoluta, come se il suo interno fosse inviolabile → questo non deve essere inteso come un’impossibilità.
La verità in questi casi scaturisce dall’incontro delle opinioni dei dotti, non esiste in realtà una verità assoluta che sia basata sulla mera opinione.
L’università senza condizione in realtà rimane un principio inattuato, dovrebbe però essere un dogma e un obiettivo in quanto la funzione dell’università non sia solo quella di diplomarsi ma di ampliare il sapere attuale grazie alla ricerca.
→ È la ricerca (non la didattica). Ogni campo del sapere può e deve essere ampliato, e i docenti hanno il dovere di contribuire a tale ampliamento. Ciò significa, come affermava Kant, che uno dei poteri dei professori è quello di trovare i loro successori. (L’Università è anche però studio, ricerca e diffusione del sapere nella comunità.) Solo nel contesto dell’Università la ricerca è libera.
Nessuna ricerca può di principio essere inaccettabile. Il dovere degli universitari è quello di sostenere la costante ricerca, sempre più precisa, che rispecchi il mondo che ci circonda.
C’è una distanza tra l’Università e lo spazio comune, come uno spazio di gioco (ad esempio il campo di calcio, nel quale comportamenti normalmente riconducibili ad atti di percosse, come i tackle, sono comunemente accettati dai giocatori): nell’Università devono essere messe alla prova tutte le idee, anche quelle più controverse (non però idee assurde, come per esempio il “terrapiattismo”, perché, comunque, dietro l’Università sta la comunità dei dotti).
Il concetto di professore
Parlare di Università è “un impegno dichiarativo, un appello in forma di professione di fede: fede nell'università”. “Ci si può chiedere chi sarebbe allora responsabile di una tale professione di fede [...] ‘Professare’ [...] significa dichiarare apertamente. Il discorso di professione è sempre, in un modo o nell'altro, libera professione di fede; deborda dal puro sapere tecno-scientifico nell'impegno della responsabilità. Coloro che professano tale libertà sono i professori; difatti l’etimologia della parola professore deriva dalla parola professare. “L'idea di professione implica che al di là del sapere, del saper-fare e della competenza, un impegno testimoniale, una libertà, una responsabilità vincolata a un giuramento, una fede giurata che obblighi il soggetto a rendere conto davanti a un'istanza da definire.”
Professione → Professore → professare → dichiarare apertamente.
L’Università implica un impegno testimoniale in forma di professione di fede (nell’Università stessa).
La professione di fede deborda dal mero sapere tecnico-scientifico nell’impegno della responsabilità vincolata a un giuramento di libertà, libertà di professare apertamente e pubblicamente la ragione.
Il professore è colui che professa apertamente e liberamente la ragione. La professione non è mero sapere tecnico-scientifico, ma implica una responsabilità vincolata a un giuramento di libertà, libertà di professare apertamente e pubblicamente il proprio sapere.
Ad oggi, l’università prevede le c.d. tre missioni:
- Sapere
- Saper fare
- Produrre e avanzare la conoscenza
Come dovrebbe essere quindi l’università ideale?
Una comunità di dotti che professano il loro sapere, un luogo di rispetto del reale.
Ovvero un luogo di ricerca autentica sulla verità. Deve essere un soggetto pubblico, che resiste in nome della verità per non deludere la fiducia che in esso ripone la sua società.
Occidente e multiculturalismo
John Searle - ‘‘Occidente e multiculturalismo’’.
Scritto che racchiude 6 idee che racchiudono la razionalità occidentale.
Razionale e logico sono due cose diverse, razionale si basa sulla ratio mentre la logica si fonda sul logos (= ragionamento).
La filosofia analitica si basa sul linguaggio ordinario per capire quali sono le strutture su cui si fonda il mondo, il modo in cui si comprendono gli ordinamenti giuridici.
L’opera ‘‘Occidente e multiculturalismo’’ indica 6 pilastri su cui si fonda la concezione della ragione.
I 7 pilastri sono:
- La razionalità è il modo con cui si comprendono le rappresentazioni umane, la realtà esiste indipendentemente dalle rappresentazioni umane.
- Almeno una delle funzioni del linguaggio è la comunicazione.
- La verità è questione di accuratezza.
- La conoscenza è oggettiva.
- Logica e razionalità sono formali.
- Gli standard intellettuali sono alla portata di tutti.
1) La realtà esiste indipendentemente dalle rappresentazioni umane
L’idea di linguaggio viene mediata da Ludwig Wittgenstein, uno dei padri della filosofia del linguaggio.
Prigioniero della Prima guerra mondiale a Cassino, dove scrive la sua unica opera Tractatus logico-philosophicus, dal quale si estrapola l’idea di enunciato: nella filosofia del diritto ha un senso tecnico, in riferimento all’interpretazione del termine iperonimo ‘‘frase’’.
Termine iperonimo: unico termine che racchiude una serie di elementi precisi, come fiore, albero, frase, che racchiude sia l’enunciato che la proposizione che l’enunciazione a differenza delle considerazioni.
Enunciato → considerazione materiale della frase, come analisi della struttura della frase, ci si può solo chiedere se sia sintatticamente corretta (sintattica).
Proposizione → considerare la sua relazione con la realtà, quando si considera come proposizione ci si può chiedere se sia vera o falsa, è l’idea più intuitiva che abbiamo di realtà (semantica).
Enunciazione → si considera la frase effettivamente prodotta e performata nel contesto, non basta l’informazione di per sé come può essere per la proposizione, la rappresentazione vera o falsa di uno stato di cose, si relaziona al contesto nel quale l’enunciazione viene pronunciata (pragmatica).
Il linguaggio giuridico si basa sulla proposizione.
In questo caso, quando l’autore parla della frase fa riferimento alla proposizione, anche quando fa riferimento all’enunciato, quindi come la frase fa riferimento al mondo, l’enunciato è come una fotografia del mondo, che rappresenta le strutture del mondo esattamente come una fotografia.
È una forma di realismo ingenuo, che viene applicata non nel diritto positivo ma nella filosofia del diritto.
Nel diritto positivo la concezione che viene utilizzata è quella dell’enunciazione, la frase che viene introdotta e considerata nel contesto.
Differenza tra direttiva e norma
Direttiva: insieme di parole prodotte dal legislatore. La direttiva, il testo della legge, non è diritto, non è norma.
Norma: l’interpretazione della direttiva data dal legislatore (o dal giudice). La norma è diritto. Ciò che dice il legislatore, o il giudice, ha un effetto sulla realtà sociale completamente diverso dalla stessa cosa detta da un giurista.
Una proposizione prodotta dal legislatore non descrive alcuno status giuridico, bensì produce lo status giuridico stesso; invece, la stessa proposizione pronunciata da chi non ha potere legislativo non produce uno status giuridico, bensì descrive la sola esistenza di uno status giuridico (per esempio, se il Parlamento approva una legge che autorizza a fumare nei luoghi chiusi, l’organo legislativo sta ponendo il permesso di fumare, rispetto al quale i comuni cittadini non possono dire se la proposizione sia vera o falsa; tuttavia, se un comune cittadino dice che è permesso fumare nei luoghi chiusi, questi non sta ponendo alcuno status giuridico, ma, al contrario, lo sta descrivendo e rispetto a tale descrizione possiamo dire se quell’affermazione è vera o falsa).
2) Almeno una delle funzioni del linguaggio è la comunicazione
Il linguaggio non ha necessariamente una funzione unicamente comunicativa, l’esito ultimo della traiettoria del trattato, è quello di ottenere un linguaggio incapace di comunicare, comprensibile solo a chi lo parla.
L’intenzione del linguaggio è quella di comunicare, è sempre l’intenzione ultima che permette di comprendersi, per pochi concetti, anche con chi parla una lingua diversa, questo perché si condivide lo stesso mondo ed è questa la condizione per cui si può parlare di razionalità.
Per questo motivo la comunicazione non è l’unica funzione del linguaggio, non condividiamo lo stesso linguaggio ma la stessa realtà.
I diritti intesi come insieme di norme dei codici, dipendono molto dalla lingua parlata dalla nazione di provenienza, dalla lingua e dalla cultura.
Dalla lingua e dalla cultura dipende anche la percezione della realtà, motivo per cui ordinamenti di paesi molto diversi possono risultare discordanti.
3) La verità è questione di accuratezza
Quando parliamo nel linguaggio ordinario, non abbiamo bisogno della massima accuratezza, per comprendersi e per comunicare, ma per quanto riguarda la verità, essa deve essere assolutamente precisa per essere tale.
L’accuratezza di cui necessitiamo nel linguaggio ordinario non è un’accuratezza di tipo scientifico, nella verità è necessaria anche l’accuratezza scientifica.
La verità ha una corrispondenza con una idea ingenua del mondo, che non ha bisogno dell’accuratezza scientifica ma dipende dalle percezioni che abbiamo del mondo.
4) La conoscenza è oggettiva
Dal piano ontologico, ci siamo spostati in ambito di conoscenza nell'ambito epistemologico, secondo Searle la conoscenza è oggettiva e quindi non dipende dal soggetto che conosce e chi lo percepisce.
L’idea è che una conoscenza soggettiva sia influenzata dal tipo di soggetto, ad esempio uomo e donna, quando si presuppone questa cosa a livello di razionalità, non significa che a livello di linguaggio pur essendo diverso nella percezione non renda possibile ed efficace la comunicazione.
Es: le donne hanno una maggiore sensibilità a distinguere le tonalità di colore.
5) Logica e razionalità sono formali
Ciò che conta per verificare se un discorso sia razionale, non conta il contenuto ma la forma, l’insieme del concatenarsi delle proposizioni, un ragionamento può essere corretto avendo comunque una conclusione falsa, l’enunciato razionale è un enunciato correttamente formulato.
Es: nello svolgimento di un processo ci sono delle norme che garantiscono l’equità del processo per tutti i soggetti.
Parlando di processo giusto, non si parla del processo che ha avuto un esito ‘‘giusto’’, ma di un processo che ha seguito le norme procedurali.
Sarebbe corretto nonostante l’esito non lo sia, si potrebbe avere la condanna di un innocente a seguito di un processo giusto, ovvero correttamente svolto.
6) Gli standard intellettuali non sono alla portata di tutti
Non tutti condividono le stesse capacità cognitive, siamo in grado di distinguere un lavoro realizzato bene e uno non, ma dipendentemente dalle capacità cognitive deriva la comprensione.
A prescindere dalle capacità cognitive non è possibile per alcun soggetto arrivare ad una conoscenza certa, in quanto non si abbiano tutti gli elementi per comprendere perfettamente qualsiasi elemento della situazione in cui ci troviamo.
Per questo motivo, nel diritto per avere un procedimento corretto bisogna che segua le norme procedurali previste, sarebbe impossibile conoscere tutti gli elementi della situazione in cui ci si trova per avere un esito che corrisponde alla realtà in maniera perfetta.
Il concetto di verità
Specifichiamo il concetto di verità: distinguiamo tra verità, verificabilità e verofunzionalità di un enunciato descrittivo. Stiamo qui adottando la teoria dell’enunciato di Wittgenstein, filosofo austriaco.
Wittgenstein era di famiglia ricchissima, la più ricca della grande Vienna; aveva 7 fratelli (5 dei quali morti suicidi) e tutti grandi artisti musicali. Wittgenstein ha frequentato lo stesso istituto tecnico di Hitler.
Wittgenstein pubblicò una sola opera, il Tractatus logico-philosophicus, scritto quando era prigioniero a Cassino, dove venivano reclusi i prigionieri di guerra durante la Prima guerra mondiale. Dopo la pubblicazione del libro, Wittgenstein insegnerà nelle scuole elementari, e poi si ritirerà in un convento a fare il giardiniere. Nel frattempo, il Tractatus circola, sebbene non fosse stato ancora pubblicato, e viene adottato come libro dal circolo di Vienna, gruppo di filosofi che contribuiscono alla riflessione di stampo logico empirista. Ciò rese famosissimo Wittgenstein. Dopo vari tentativi, il circolo di Vienna riuscì a farlo tornare in Inghilterra, dove aveva frequentato Bertrand Russel e, con la pubblicazione del suo Tractatus, andò ad insegnare all’Università di Oxford.
L’unica opera pubblicata da Wittgenstein è il Tractatus logico-philosophicus. Fu scritta a Cassino, nel carcere in cui venivano reclusi i prigionieri di guerra durante la Prima guerra mondiale.
Wittgenstein ha segnato la riflessione filosofica del XX sec.; il Tractatus logico-philosophicus è definita l’opera del primo Wittgenstein, nonché l’unica opera curata e pubblicata con Wittgenstein in vita; le altre opere successive al Tractatus furono pubblicate dopo la sua morte dai curatori testamentari.
L’idea più importante del primo Wittgenstein è l’idea di enunciato come immagine della realtà: il linguaggio, una cosa tutta umana, è in grado di rappresentare le cose del mondo, in quanto il mondo e il linguaggio condividono la medesima struttura logica.
La metafora è quella della fotografia: la fotografia rappresenta correttamente il paesaggio se, confrontando la fotografia e il paesaggio, vi è corrispondenza tra i due; allo stesso modo, l’enunciato
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