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Farmaci ipertensivi

L’ipertensione è un fattore di rischio per manifestazioni patologiche a carico di diversi organi: cuore, occhio, cervello. Quindi l’obiettivo del trattamento ipertensivo è proteggere gli organi dall’ipertensione arteriosa.

Quest’ultima può essere essenziale (non è nota la causa) o secondaria (per esempio data da malattie renali o neuroendocrine).

Classificazione dei livelli di pressione arteriosa

Classificazione dei livelli di pressione arteriosa secondo la European Society of Hypertension: quando si tratta un soggetto iperteso solitamente si inizia il trattamento con un farmaco soltanto.

Purtroppo, non è sempre possibile l’utilizzo di un solo farmaco soprattutto nei pazienti più gravi, dove ci sarà bisogno di una politerapia.

La politerapia deve essere ben studiata, per esempio associare due ACE-inibitori, due B-bloccanti non ha senso. Associare invece un diuretico e un B-bloccante, oppure un dilatatore arterioso (idrolazina) e un B-bloccante è coerente e concreto.

Ricordiamo brevemente i siti anatomici di controllo della pressione.

Classificazione dei farmaci ipertensivi

Alcuni di questi farmaci sono già stati accennati quando è stato fatto il Sistema Nervoso Simpatico. Faremo brevemente un elenco per poi concentrarci nel dettaglio.

  • Clonidina: a2-agonista che agisce a livello centrale ai recettori a2-presinaptici. Riduce il tono adrenergico e quindi riduce la liberazione di noradrenalina, riduce l’effetto di quest’ultima sia a livello dei recettori beta (effetto cardiaco) sia a livello dei recettori a1 (quindi effetto su resistenze arteriolari).
  • Reserpina: già vista nei farmaci antidepressivi. Depleta i terminali adrenergici di catecolammine, questo effetto è associato ad una riduzione del sistema del sistema nervoso simpatico.

In Italia non è più usata perché in molti soggetti andavano incontro a malattia depressiva. Negli USA però è ancora utilizzata.

  • A-bloccanti: agiscono a livello dei recettori a1, quindi sulle resistenze vascolari diminuendole.
  • B-bloccanti: già trattati, ormai si usano i B1 bloccanti, selettivi per azione a livello cardiaco: effetto ionotropo, cronotropo, dromotropo negativo proprio perché agiscono bloccando l’effetto della noradrenalina a livello dei recettori B1.

Questi ultimi si trovano soprattutto a livello cardiaco, i B2 si trovano a livello dei bronchi, quindi nel polmone, e la loro stimolazione provoca una broncodilatazione.

Un betabloccante non selettivo può avere conseguenze a livello bronchiale con broncocostrizione, quindi si preferisce utilizzare B-bloccanti selettivi.

Ci sono anche sostanze che hanno un’azione bloccante sia sugli alfa che sui beta come labetallolo, carvedilolo, ecc.

  • Gangliiplegici: non sono più utilizzati.
  • Vasodilatatori diretti: poi ci sono i che tratteremo in questa lezione.
  • Calcio antagonisti: sono molto utilizzati.
  • Diuretici: sono usati come antiipertensivi per uso cronico.
  • Farmaci che agiscono sul sistema renina angiotensina, che ad oggi sono molto usati.

In questo sistema abbiamo 3 tipi di farmaci:

  • Quelli che agiscono come ACE inibitori.
  • Quelli che agiscono sulla renina.
  • Quelli che agiscono sui recettori della angiotensina 2.

Poi abbiamo farmaci ad attività dopaminomimetica, cui la maggior parte non si usano più ma hanno interesse storico.

Abbiamo ancora il fenordopan che è un agonista dei recettori D1 a livello renale e si usa nelle crisi ipertensive.

Calcio antagonisti

Sono farmaci che si legano ai canali L della cellula muscolare, bloccando questi canali impediscono al calcio di entrare nella cellula muscolare liscia impedendone la contrazione.

Si hanno diversi tipi di canali al calcio che sono tutti voltaggio dipendenti: di tipo L, N, T.

In questo caso il bersaglio dei farmaci ipertensivi sono i canali di tipo L.

Abbiamo diversi tipi di calcio antagonisti e dal punto di vista chimico abbiamo le diidropiridine che sono quelle più usate come antiipertensivi perché hanno meno effetti a livello cardiaco come antiaritmici. In poche parole: più effetto vasodilatatore e meno azione negativa ionotropa e cronotropa.

Tra questi amlodipina, felodipina, isradipina, nicardipina: quando finiscono con dipina sapete che è una diidropiridina.

Le benzodiazepine come diltiazem, le fenilchilamine come verapamil e gallopamil. Queste ultime due sono usate più come antiaritmici piuttosto come antiipertensivi perché hanno un effetto notevole cronotropo e dromotropo negativo, perché oltre che effetto ipertensivo si avrà anche un effetto non voluto sul cuore.

Gli effetti collaterali:

Vasodilatatori

(Il monoxidil non si usa più per l’ipertensione ma quando c’è una crisi ipoglicemica)

Il meccanismo d’azione dei vasodilatatori non è ancora conosciuto, quello che si vede è che riduce il pool intracellulare del calcio. È probabile che questo effetto che ha concorra al meccanismo d’azione. La durata d’azione è di circa 12 ore.

Un’associazione razionale è quella di dare insieme all’idrolazina (un farmaco che dà una dilatazione a livello arterioso) una sostanza come un betabloccante che impedisce un’azione riflessa sul cuore.

Questo perché ovviamente questi farmaci provocando ipotensione, provocano una tachicardia riflessa che può vanificare l’effetto antiipertensivo. Per ridurre questo riflesso si può associare all’idrolazina un beta bloccante per rendere più efficace il suo effetto antiipertensivo.

Possono comparire reazione autoimmune di tipo lupoide per meccanismi ancora sconosciuti.

Attivatori dei canali del potassio

Tra questi il minoxidil, diazossido (non più util

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Scienze biologiche BIO/14 Farmacologia

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